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Intervista ad ALEXANDRE DEL VALLE

La Corsia dei Servi intervista Alexandre del Valle*

 

1- Lei ha recentemente scritto il saggio  “La nuova cristianofobia: perché si uccidono i cristiani oggi nel mondo?”, già uscito in diversi paesi in lingua inglese e che troveremo presto anche in Italia. Perché ha voluto affrontare questo tema? 

Perché si parla sempre dell’islamofobia, all’ONU, nei paesi musulmani, nei discorsi dei rappresentanti musulmani in Europa, nelle teorie terzomondiste, nell’organizzazione dei 57 paesi membri dell’OCI (Organizzazione della Conferenza islamica), ecc. Ma mai si parla veramente della Cristianofobia! 

Ho scritto molto nel passato sulla Nuova Giudeofobia, anche lei vittima del terrorismo islamico e delle ideologie Rosso-nere-verdi, e devo riconoscere che oggi, i cristiani hanno preso il posto degli Ebrei come i membri della religione più perseguitata e come gli esseri più odiati... anche (e sempre di più) in Occidente. 

E ciò che mi indigna, è che se ne parla meno della cosiddetta “islamofobia”; quindi, colpa ai cristiani se non se ne parla: nessuno parla meglio di noi che noi stessi, e se i cristiani colpevolizzati non fanno sapere la loro indignazione all’ONU, presso i governi, in TV, nei giornali e nelle Chiese, come possiamo stupirci che i paesi nemici dei cristiani non lo facciano? 

 

2- Quali responsabilità ha l’Occidente nei confronti dei cristiani perseguitati, le cui uccisioni pare non interessino a nessuno? 

 La responsabilità dell’occidente e dei nostri governi è schiacciante, totale, perché una delle spiegazioni del perché i cristiani sono perseguitati ovunque nel mondo non cristiano e del perché non ci sia giustizia contro i criminali che rimangono nella totale impunità e nell’indifferenza della stampa mondiale, è che i nostri governi non osano mai chiedere giustizia e neppure spiegazioni ai governi “amici” (come Arabia saudita, Algeria, Tunisia, Marocco, Pakistan, Kuwait) che perseguitano i cristiani. 

Come si può sperare che questi paesi diventino più tolleranti verso i cristiani se i nostri governi non pensano neanche a sollevare questa tematica durante gli incontri? 

E assicuro che non è vero affermare che i nostri dirigenti non possono fare pressione: la verità è che i nostri dirigenti non ci pensano neanche! 

Così come quelli che si spacciano per buoni cristiani (ad esempio Andreotti, che avevo incontrato alla Fondazione De Gasperi nel 2002) che non si sono mai preoccupati di chiedere la reciprocità. Mi ricorderò sempre la risposta datami da Andreotti “non è il caso, non c’entra”... 

Immaginate al giorno d’oggi quanto possa preoccupare la questione delle persecuzioni dei cristiani ai dirigenti attuali, apostati o relativisti, se agli stessi ultimi dirigenti ritenuti cattolici praticanti (come Andreotti) non gliene importava nulla dei cristiani d’oriente... 

E’ triste, perché allo stesso modo in cui i Paesi arabi esigono regole, diritti, vantaggi, riconoscimenti per le minoranze musulmane qui, in Europa o in USA, i nostri dirigenti e quelli dell’UE che danno miliardi di aiuti ai paesi africani e arabi e al Pakistan ogni anno, potrebbero e dovrebbero condizionare tali aiuti alla cancellazione o abrogazione delle leggi che vietano il culto ai cristiani o che li condanna quando fanno proselitismo ... 

Così, mentre l'Europa si batte il petto e persegue la sia pur minima traccia di islamofobia denunciata da Paesi islamici, costoro praticano una cristianofobia formale e disinibita senza incontrare la minima reazione da parte delle nostre autorità. La differenza tra l’islamofobia e la cristianofobia consiste nel fatto che, se la prima viene combattuta in tutto il mondo, grazie alla pressione dei Paesi musulmani, la seconda è tollerata ovunque, a cominciare dai Paesi occidentali, che hanno negato le loro radici cristiane a favore di un relativismo culturale suicida e di una sorta di espiatorio masochismo collettivo. 

 

3- Come si spiega il silenzio di tanti sacerdoti nei confronti della cristianofobia? 

La chiesa cattolica romana e la maggior parte del suo clero, parroci, sacerdoti, vescovi e cardinali, non parlano quasi mai delle persecuzioni dei cristiani nel Mondo, per vari motivi: 

1/ Il Vaticano come Stato, abbastanza debole, che deve gestire rapporti con le chiese dei paesi persecutori, e che deve obbedire alle regole elementari della Diplomazia, non può parlare come parlano i Protestanti evangelici americani molto anti-musulmani e che accusano apertamente gli Stati che perseguitano i cristiani (esempio, organizzazione Porte Aperte, sito Zenit, ecc); 

Seconda dimensione di questa prima spiegazione, La Chiesa ha paura di denunciare la cristianofobia dei paesi che ammazzano i cristiani perché le stesse chiese d’Oriente (o i suoi rappresentanti legati ai governi dittatoriali, anti-occidentali, o islamici) chiedono spesso alla Chiesa occidentale e a Roma di non aggravare la loro triste e tragica situazione parlando della dhimmitudine (che è lo status giuridico riconosciuto ai non-musulmani che vivono in un sistema politico governato dal diritto musulmano), e chiedono di non denunciare i governi persecutori perché hanno paura delle rappresaglie non solo dai gruppi islamici radicali o terroristi ma sopratutto dei governi. E questo vale anche per i cristiani perseguitati nei paesi asiatici comunisti, o induisti; 

2/ Il Vaticano e la Chiesa Cattolica non sono ancora usciti dalla mentalità ecumenista del Concilio Vaticano II, che stabili la dottrina di buoni rapporti con i Musulmani e accettò un discorso di auto-flagellazione e di senso di colpa verso le altre religioni (Nostra aetate), e questo impone all’attuale Papa Benedetto XVI una certa prudenza che non aveva quando era ancora il cardinale Ratzinger; 

3/ Al di là della Chiesa, nella sua dimensione umana, gli uomini che la compongono sono come la società occidentale, malati del senso di colpa, colpevolizzati in maggioranza, ed accettano la tolleranza a senso unico e, peggio, l’idea che L’Occidente cristiano debba "pagare" le sue atrocità passate (Crociate, inquisizione, riconquista, colonizzazione, ecc), quindi anche per loro, nell’inconscio, nessun cristiano è una vittima innocente; 

4/ Molti cristiani moderni cattolici conciliari hanno dimenticato sia l’antico Testamento e la sua dimensione virile e umana, sia il Vangelo e la sua dimensione verticale e mistica, e quindi concepiscono la loro religione cattolica  solo come una religione umanista orizontale, buonista, una religione che non deve fare nessun proselitismo, dimenticando il dovere di convertire e annunciare la Parola: questo sincretismo umanitario neo-cattolico post-conciliare è in totale sintonia con i postulati masochisti del politicamente corretto, e con l’idea che l’Occidente cristiano debba “pagare” le sue “colpe passate”; 

5/ Sedotti dall’ideologia terzomondista e di sinistra buonista, molti cattolici fra cui tanti sacerdoti, tanti parroci, sono dei “dhimmi volontari”, agendo come se fossero già sottomessi al dominio del Califfato e della Shari’ah. 

 

4) Prendiamo ad esempio il Pakistan: cosa avviene in realtà in quel Paese? 

Nessuno quasi parla della terribile situazione dei cristiani e delle minoranze non musulmane in Pakistan, dove la shari’ah (che è la legge divina dell’Islam, contenuta  nel Corano e nella Sunna, legge da cui gli esegeti ed i giurisperiti musulmani traggono le norme di diritto fiqh, cui, a loro volta si ispira il legislatore statuale)  è la principale fonte del diritto e dove le leggi «anti-blasfemia» permettono, dopo il 1986, di far condannare a morte coloro che «diffamano l’Islam». 

Gli articoli 295 A, B e C del Codice penale pakistano permettono di condannare alla pena capitale cristiani, indù, ahmadi (setta ereticale dell’Islam sunnita, fondata da Mirza Ghulam Ahmad nel 1889. Essa dichiara riaperta la profezia, per il resto dell’Islam chiusasi con la morte di Maometto, e rifiuta l’utilizzo della violenza a fini di proselitismo, fino a perseguire addirittura il dialogo interreligioso; atteggiamento questo che equivale ad una vera e propria apostasia. In tutto il mondo si conta che siano circa 10 milioni, di cui 4 in Pakistan, anche se le cifre sono dubbie e contrastanti a seconda delle fonti), sciiti ed altri «infedeli» accusati di «blasfemia». 

È in virtù di questo Codice penale sharitico che è stata condannata a morte Asia Bibi, colpevole di aver «profanato l’Islam» per aver bevuto ad un «pozzo musulmano»; ed è unicamente per aver denunciato questo che il governatore del Punjab (pakistano), Salman Ka Teseer, musulmano moderato, figlio di madre cristiana e sposato ad una cristiana, è stato ucciso nel gennaio 2011. Il suo assassino, Mumtaz Qadri, in carcerazione preventiva, durante la prima udienza del processo, è stato accolto trionfalmente da migliaia di islamisti, che minacciavano di uccidere il figlio del governatore martire, rapito dai talebani, se l’assassino non fosse stato liberato… 

Ricordiamo che, dopo l’assassinio di Salman Ka Teseer, fu la volta del Ministro – cristiano – delle minoranze, Shabbaz Bhatti, colpevole, anche lui, di aver difeso Asia Bibi e di aver chiesto l’abolizione della legge sulla blasfemia, di venire assassinato, il 2 marzo 2011, ad opera di islamisti. Essi, oggi, minacciano tutta la sua famiglia, che si deve nascondere. 

Nel luglio scorso, un altro caso egualmente tragico, nella sua atroce banalità per il Pakistan, ha scosso il villaggio di Mahra Abad (Islamabad), quando una giovinetta cristiana – handicappata mentale – Rimcha, di 14 anni, è stata condannata per «profanazione», per aver bruciato delle pagine del Corano. 

In un secondo tempo, la giustizia ha dimostrato che le pagine erano state bruciate volontariamente dall’Imam che aveva accusato la ragazzina, nel frattempo denunciato da due suoi ex fedeli. Ma, nonostante ciò, Rimcha è tuttora minacciata di morte dalle organizzazioni islamiste pakistane e la sua famiglia ha dovuto abbandonare il suo villaggio, cambiare nome e vivere nascosta, per sfuggire alla morte. Più innocente ancora, nessuno studio legale , nessun Ministro, nessun organo d’informazione osa difendere Rimcha, per paura d’essere uccisi. Per dissuadere del tutto un eventuale Zola pakistano, gli islamisti hanno avvertito il consigliere del Primo Ministro per le minoranze, fratello di Shabbaz Bhatti, che, se dovesse aiutare Rimcha ed i suoi a trovare rifugio all’estero, sarebbe immediatamente ucciso… 

Strano «alleato» l’Occidente: il Pakistan – Paese padrino dei talebani – si batte, a partire dal 1990, in seno all’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) e delle Nazioni Unite per far approvare leggi contro «l’islamofobia». 

Seguace della tecnica del ribaltamento delle accuse, il Pakistan è, pertanto, parte del plotone di testa dei Paesi dove le minoranze sono maggiormente perseguitate.  

Un esempio tra i tanti, purtroppo passato sotto silenzio dalla stampa europea: nell’agosto 2012, Zafar Ghatti, un cristiano, è stato condannato per blasfemia, per aver inviato un sms «blasfemo» al cellulare di un Imam, sms effettivamente inviato da una carta sim a suo nome, ma acquistata a sua insaputa. Zafar Ghatti langue oggi in prigione e la sua famiglia, minacciata di morte, ha dovuto abbandonare il villaggio di New Town Rawalpindi (Islamabad) e vivere nascosta. 

Nel «Paese dei Puri», l’odio verso i cristiani non solo è pubblico, ma accresce la popolarità. È così che l’ex campione di cricket pakistano, Imran Khan, ex capitano della nazionale di cricket, candidato alle elezioni presidenziali per il partito filo-talebano Pakistan Tehrik-E-Insaf, ha proclamato: «con me in vita, nessun cristiano entrerà nella nazionale, anche se giocasse meglio dei musulmani», aggiungendo che «coloro che insultano l’Islam meritano la morte»… si potrebbero citare migliaia di altri casi di persecuzione di cristiani, ahmidi, sciiti ed indù in Pakistan. 

Così, il 4 dicembre scorso, nel villaggio di Ghulam Nabi Shah (provincia del Sinh), Vajanti Meghwar, una bambina indù di 6 anni è stata violentata da islamisti anti-indù; in seguito, la fanciulla ha subito molti interventi chirurgici e la sua vita è ancora in pericolo, ma, per incredibile che ciò possa sembrare, quando la sua famiglia ha reclamato giustizia, le è stato risposto che non si poteva far nulla per lei… 

Nella maggior parte dei casi, in effetti, quando i Paesi occidentali non si mostrano ufficialmente pronti a dare battaglia, come nel caso di Asia Bibi, i non musulmani perseguitati non sono difesi. Poiché nella shari’ah, totalmente in vigore in Pakistan, la testimonianza di una donna o di un non musulmano non ha mai la benché minima probabilità di venire presa in considerazione dai giudici, quando contraddice quella di un musulmano. I miscredenti non possono contare sulla giustizia, né sulla solidarietà dei loro amici musulmani, essi stessi minacciati se li difendono. 

In Pakistan, come in numerosi altri Paesi musulmani, un infedele non può mai essere capo dell’esercito, alto funzionario o candidato alle elezioni presidenziali. I cristiani non possono costruire o restaurare una chiesa senza autorizzazione federale, pressoché sempre rifiutata. Non possono mai esprimere pubblicamente la loro Fede, mentre sono obbligati a seguire corsi di Corano nelle scuole. Nella migliore delle ipotesi, le ragazze non musulmane violentate o rapite – non potendo denunciare i propri aguzzini – possono salvare la propria vita sposando i loro aguzzini e convertendosi all’Islam, poiché la polizia si rifiuta di ricevere le loro denunce o le rende inoffensive producendo falsi rapporti. Di qui la triste, ma lucida frase dell’assassinato Ministro per le minoranze Shabbaz Bhatti: «Noi siamo senza voce e senza terra, stranieri nel nostro stesso Paese». 

 

5- Quali sono i maggiori persecutori di cristiani? Quali gli Stati più violenti? 

Paesi musulmani: paesi arabi, Pakistan, Iran, Nigeria, Sudan, ecc 

Paesi buddisti e induisti: India, Vietnam, Laos, Sri Lanka, ecc 

Paesi marxisti totalitari: Corea del Nord, Cina, Eritrea, Cuba, ecc 

Ma anche gli  Europei che, rinnegando le radici cristiane del loro continente e praticando l’auto-flagellazione e la politica di « appeasement » (politica di accomodamento), sono indirettamente complici, col loro silenzio, delle persecuzioni contro i cristiani nel mondo, per i quali non esigono in cambio di aiuti finanziari nessuna protezione giuridica.   

 

6) Da dove nasce l’odio dell’islam nei confronti del cristianesimo? 

Dopo il totalitarismo rosso, basato sulla lotta di Classe, il bruno, sulla lotta delle Razze, l’Occidente deve affrontare il totalitarismo verde (colore dell'islamismo), che si fonda sulla lotta tra le Civiltà e tra le Religioni. Solo in apparenza, questo terzo totalitarismo è più debole dei primi due: non trova certo espressione in uno Stato totalitario, come fu il caso del nazismo o dello stalinismo, non dispone di un arsenale nucleare e strategico paragonabile a quello degli Stati Uniti o  della Cina, benché il Pakistan, come diceva Bin Laden, detenga la « bomba nucleare dell’Islam », e benché l'Iran di Ahmadinejad stia per ottenerla.  

Il totalitarismo verde non é solo terroristico ma prima di tutto ideologico. Per questa ragione sarà ancora più difficile da sconfiggere dei precedenti. 

L’islamismo è fondamentalmente intollerante e razzista, un razzismo a base religiosa, « legittimato» da Dio, e per ciò molto più difficile da combattere. 

Come il Nazismo, il Totalitarismo Verde considera che il Resto dell’umanità non-musulmana faccia parte della categoria dei sotto-uomini, preparando così una nuova soluzione finale, in particolare per i Satanici Giudeo-Crociati, che devono pagare per le Crociate, la Colonizzazione, il Sionismo e l’Imperialismo, dunque responsabili di tutti i mali di cui soffrirebbero le nazioni arabo-islamiche umiliate. 

Come il Nazismo, l’islamismo è intrinsecamente antisemita, ma anche anticristiano e contro tutto ciò che non è islamico, a cominciare dai « falsi musulmani » occidentalizzati, prime vittime della spada della Jihad. 

Dall’11 settembre in poi, non si è mai parlato tanto dell’islamismo e della religione musulmana. Eppure non siamo mai stati così disinformati sulla natura vera dell’ideologia che  ispirò i Kamikaze d’Allah quando colpirono il cuore del mondo occidentale. 

Alcuni  commentatori rifiutarono per principio di mettere in relazione tra loro i termini Islam e terrorismo, preferendo parlare di « caos » o di « minaccia eversiva», denunciando così la « politicizzazione » dell’islam. 

Altri si affannarono a spiegare l’islamismo come un « integralismo » religioso ne peggiore ne migliore di quello ebraico o cristiano, precisando altresì che i musulmani « si sarebbero un giorno non lontano, evoluti e modernizzati come noi ». 

Praticando la politica dello struzzo, e rassegnandosi nel vedere il mondo islamico abbracciare la barbarie, tanti « autorevoli » analisti non sono stati capaci di definire chiaramente la nuova minaccia neo-totalitaria islamica. 

In verità, il totalitarismo islamista non è un semplice « integralismo » come gli altri, ma una ideologia di distruzione di massa, un imperialismo guerriero e conquistatore a pretesa religiosa. Al fanatismo spirituale  viene sommata una pericolosa volontà di rivincita di un mondo arabo-islamico « umiliato » dal colonialismo. 

Si tratta dunque di un totalitarismo teocratico e patologicamente anti-occidentale e giudeofobo, come lo si vede nei discorsi razzisti e violentissimi di Mahmud Ahmadinejad e di tanti altri.

Il primo totalitarismo che non sia nato nelle menti europee. Il primo che si esprime in nome del terzomondo con l’ambizione di trascinarlo sotto la bandiera di un Islam vendicatore.  

 

Bergamo, Dicembre 2012 

 

 

Alexandre del Valle*, saggista e geopolitologo francese, collabora a parecchie riviste di geopolitica (Politique Internationale, Geostrategiques, Strategiques,  Spectacle du Monde, Valeurs Actuelles, Le Figaro, Israele Magazine, etc). Del Valle é considerato uno dei migliori esperti francesi e occidentali sul terrorismo islamico ed i problemi di geopolitica del Medio Oriente.

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