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Perché abbiamo deciso di essere sordi?

Credo che noi tutti abbiamo vissuto almeno qualche volta, nel nostro impegno di testimonianza alla verità cristiana, la dolorosa esperienza di rivolgersi ai sordi”. Questa è una riflessione del card. Carlo Caffarra, sottolineata in una delle sue catechesi: “Mi sono chiesto varie volte –continua il Cardinale -  quale sia la ragione profonda di questa sordità dell’intelligenza. E la risposta che fino ad ora mi convince maggiormente è la seguente. L’intelligenza dell’uomo occidentale si è come autocensurata, precludendosi pregiudizialmente qualsiasi accesso ad una verità che non sia empiricamente verificabile. È stato scritto giustamente che per questo uomo la scienza è capace di conoscere la verità ma non possiede la certezza, mentre l’etica possiede la certezza ma non conosce la verità.

Il volere umano, in conseguenza di quell’auto censura dell’intelligenza, si è di fatto ridotto al desiderare. Ora la diversità fondamentale che esiste tra volere e desiderio è che il primo è naturalmente capace di amare ciò che è bene in sé e per sé, mentre il secondo è capace solo di amare ciò che è bene per il soggetto desiderante. Se consideriamo la tematica dell’amore coniugale, una persona umana decapitata, se così posso esprimermi, di ciò che le consente di accedere al vero e al bene intelligibile può capire la coniugalità semplicemente come coesistenza ad experimentum di due egoismi opposti, regolamentata dalle leggi di un dare/avere il cui bilancio finale deve essere in parità.

Una persona decapitata di ciò che le consente di accedere al vero e al bene intelligibile penserà in via pregiudiziale che l’amore e il dono di sé non siano possibilità concrete: all’more e alla verità dovranno sostituirsi regole di comportamento che consentono agli opposti egoismi di convivere senza farsi troppo male. Non è difficile allora rendersi conto che il grande discorso cristiano sulla coniugalità risulta semplicemente incomprensibile ad un uomo così fatto”.

Non credo che serva un ulteriore commento alla riflessione del card. Caffarra... ciò che tuttavia angustia e che talvolta assai deprimente è costatare che quando si è alle prese con tali tematiche, quando si sprona l’interlocutore ad una riflessione più profonda sulle verità e sulle tematiche cristiane, quando si trattano argomenti religiosi, ecco palesarsi quella sordità, richiamata dal card. Caffarra, che si trasforma a volte in un intollerabile fastidio… eppure se non si affrontano queste tematiche, se si continua a fuggire dalla domanda sul senso della vita, sul significato della propria esistenza, sul significato della sofferenza, sul comandamento dell’amore, su cosa sia l’amore… non si potrà mai venire a capo di nulla, e la vita risulta costruita sulle banalità, sull’astrattezza, sull’egoismo, sulle miserie dell’uomo...

Sulle miserie dell’uomo, sì, che in quanto tali, non possono che sfociare in una falsa felicità, quella del momento, quella che dura un istante, quella che scompare all’improvviso lasciando l’amaro in bocca e drogando la nostra volontà alla ricerca sempre più spasmodica e nervosa di altre fugaci felicità…

Perché è così difficile fermarsi e riflettere: dove sto dirigendo la mia vita? Che tipo di vita ho deciso di vivere? Perché decido di scegliere la felicità del momento piuttosto che la felicità duratura, perché scelgo la precarietà piuttosto che la sicurezza?

Certamente questo costante esame di coscienza è faticoso e talvolta pone dinanzi ardui percorsi da seguire: può così sopraggiungere una certa stanchezza spirituale che giunge a persuadere che di tanta fatica non vale poi tanto la pena prodigarsi…oppure può nascere l’impazienza poiché non si comprende come dopo tanti sforzi non si vedano immediatamente almeno qualche risultato consolatorio…oppure ancora, viene a mancare quella fiducia nel cammino che si è deciso di intraprendere a causa delle molte “interferenze” che assillano, che molestano e che provengono, pare, dalla realtà che ci circonda e dalla società in cui si è calati, ma che in una più profonda postuma analisi si scopre curiosamente che sono state poste sul cammino della vita non a caso...

Perché non si vuole riflettere su questo? Da dove deriva questa durezza di cuore e di comprendonio?

In realtà è tutto ben definibile: il problema consiste nella mancanza di spiritualità nel cuore dell'uomo, nella mancanza di educazione religiosa in famiglia…in questo modo ci si è sempre più “mondanizzati” rincorrendo una vita costellata solo di piaceri e benessere da raggiungere assolutamente, costi quel che costi.  E qui veniamo al punto; inginocchiarsi di fronte al mondo ha significato e significa condividere sostanzialmente l’idea della naturale bontà dell’uomo e del mondo. Se l’uomo è strutturalmente buono, allora non c’è assolutamente bisogno della redenzione. Una miscela di illuminismo, nichilismo e relativismo fa sì che anche i cristiani accettino l’antropologia mondana senza nessuna istanza critica.

Si sono perse la verità del peccato originale (confinato nell’àmbito della mitologia), dell’esistenza del demonio e del suo influsso, e i limiti dell’uomo vengono dirottati nell’àmbito delle patologie psicologiche, oggetto di terapie psicoanalitiche che alla fine soffocheranno del tutto anche quella piccola fiammella di spiritualità residua. Eppure nel Vangelo (Mt 19, 17-18) Gesù ci ha svelato questa santa verità:  "Perché mi fai una domanda su ciò che è buono? Solo Uno è buono”. Cioè solo Gesù, solo Dio è buono, l'umanità tutta invece non lo è.

Ma chi legge più il Vangelo oggigiorno? Chi segue più il Magistero della Chiesa? Chi comprende più cosa sia la Tradizione, quell'immenso tesoro conservato dalla Chiesa? e chi, addirittura, considera ancora la Chiesa come un’Istituzione divina?

Mons. Luigi Negri ha sottolineato in un suo intervento: “Se il mondo è strutturalmente buono e la storia dell’umanità è la storia di un progresso definitivamente positivo, anche se attuato con gradualità, allora qual è la funzione della Chiesa: quella di scomparire nel mondo, perché il mondo possa, senza più nessuna obiezione dall’esterno, raggiungere la sua piena maturità? Ben altro era quello che ci era stato messo nel cuore e come responsabilità da assumere di fronte a Dio, alla nostra coscienza, al cuore e alla storia degli uomini. Infatti, la novità della vita dell’uomo è solo Cristo – in cui si è reso e si rende definitivamente presente la misericordia di Dio – che accoglie l’uomo, lo libera dal suo male profondo, e lo fa camminare verso un destino di verità, di bellezza, di bene e di giustizia.

Alla luce del volto di Cristo emerge tutta l’inesorabile positività del cuore dell’uomo, ma insieme emerge anche l’inesorabile tendenza al male e all’odio che caratterizza anch’essa il cuore dell’uomo. L’uomo ha bisogno di essere educato. La testimonianza cristiana è un fattore fondamentale di educazione che favorisce, con il suo stesso esserci, una vita umana più positiva e più buona sulla terra. Se la Chiesa sta in silenzio, non annuncia Gesù Cristo, non coinvolge la libertà degli uomini nel grande evento della salvezza cristiana, allora questa assenza favorisce il dilagare del male, nel cuore dell’uomo e della società”.

È la lotta tra il Bene e il male: ma se ci siamo sciaguratamente convinti che tale lotta non ci coinvolge, se ci siamo persuasi che tale lotta, se mai esistesse, non avviene primariamente nel nostro cuore ma solamente al di fuori di noi, siamo degli illusi e dei poveracci alla costante ricerca di un felicità che non troveremo mai…al contrario continueremo a farci del male a vicenda invece che impegnarci nella pratica del bene vicendevole e alla salvezza dell’anima.

Il mondo non è che una prova per meritarci la vita eterna…anche questa è una santa verità che è stata rimossa.  

Stefano Arnoldi

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