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Gli angeli: alcune comuni domande

Che cos’è un Angelo? Porre la domanda intorno a sé riserva strane sorprese. Anche in mezzo ai cattolici praticanti, le risposte sono esitanti, incerte, flosce, erronee. E’ indifferenza? Spesso. Della timidezza anche. Chiedere, è confessare la propria ignoranza. E d’altronde, chi interrogare senza temere di passare per un semplice, un debole di spirito? Credere agli Angeli? Perché no a Babbo Natale! Le domande, prudentemente, sono rigettate. Altri vanno a cercare altrove, nelle opere di esoterismo dove rinascono gli Angeli dubbiosi delle vecchie teorie gnostiche. La cattiva conoscenza si muta in errore. Che avrebbero amato sapere, questi curiosi dimorati sulla loro fame? Tutto, o quasi. E, tra le altre, questo : “Dio fece i Suoi Angeli spiriti”, afferma il salmista (Salmo 103.4). Il catechismo della Chiesa cattolica (Grande Catechismo di San Pio X, N.d.R.) insegnava una volta che un Angelo è una creatura intelligente e puramente spirituale.

Egli non ha né volto né forme sensibili essendo un puro Spirito, creato da Dio per sussistere senza dovere essere unito ad un corpo. Questa qualità spirituale fa, almeno, degli Angeli un essere superiore a tutti gli uomini prigionieri della materia, ed al Cristo stesso, con la Sua Incarnazione, abbassato al di sotto della natura angelica di cui Egli era l’autore. Gli Angeli, ed il Concilio Vaticano II lo ha confermato, non sono dei simboli delle nostre pulsioni ma delle individualità, capaci di conoscenza e di volontà. Essi hanno una triplice vocazione di adoratori perpetui della Trinità, di messaggeri tra Dio e gli uomini, e di protettori dell’umanità. Queste risposte non fanno che aprire la porta su delle nuove domande e sul desiderio di andare più lontano.

PERCHE’ DIO CREO’ GLI ANGELI? Il momento della Creazione ha lasciato perplessi i Padri della Chiesa ed i teologi che non sono mai pervenuti ad una certezza. Essi non poterono che constatare l’assenza di precisione nei testi biblici. La Genesi e l’Ecclesiastico non sono affatto espliciti : “All’inizio, Dio creò il Cielo e la Terra” dice l’una; e l’altro: “Colui che vive nell’Eternità creò tutto allo stesso tempo”. Origene, Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino, confessarono di volta in volta il loro imbarazzo. Da un passo del Libro di Giobbe (Giobbe 38,5-7), era possibile dedurre l’anteriorità della creazione angelica sulla creazione materiale: “Chi ha posto la pietra angolare, quando gli astri del mattino cantavano in coro e che tutti i Figli di Dio lanciano delle grida di allegria?”. Gli astri del mattino, per i commentatori sacri, sono gli Angeli, i Figli di Dio, nel senso in cui ogni creatura ha Dio per padre. Questa idea di mattino lascia supporre che essi furono creati per primi. L’appellativo di antico serpente (Apoc.12,9) dato al demonio, Angelo decaduto, che tenta Adamo ed Eva, conferma questa anteriorità. Sant’Agostino, ne La Città di Dio, emette l’ipotesi che gli Angeli sono stati creati nello stesso istante della luce. La sola certezza posta dalla Chiesa è che tutti gli Angeli furono creati nello stesso tempo (Concilio Laterano IV (1215) e Vaticano I (1870).

QUANTI ANGELI CI SONO? Conoscere, o, piuttosto, tentare di conoscere il numero approssimativo degli Angeli non è una preoccupazione altrettanto puerile come sembra, e, se questa domanda ha lungamente trattenuto l’attenzione dei Padri e dei Dottori della Chiesa, è che essa è legata al grande combattimento tra le forze del Bene e quelle del Male. Parte in palio del conflitto, esposta in prima linea, l’umanità è scrupolosa di sapere quante truppe sono impegnate da ogni lato. La Bibbia mette in scena gli immensi eserciti del Signore. “Possiamo enumerare le Sue truppe?” domanda il Libro di Giobbe (25,2); ed il profeta Daniele gli fa eco: “Mille migliaia Lo servivano, miriadi di miriadi stavano in piedi davanti a Lui” (Dan.7,10). Cristo, la sera del Giovedì Santo, quando giungono gli uomini incaricati di arrestarLo, ordina a Pietro di riporre la sua spada nel fodero ed aggiunge: “Pensi tu dunque che io non possa fare appello a Mio Padre, che mi fornirebbe seduta stante più di dodici legioni di Angeli?” (Mt.26,53). San Girolamo stima a quasi settanta duemila i soccorsi in questione. Cifre simboliche che non suggeriscono che l’incalcolabile... San Gregorio Magno ne ha concluso che il numero degli Angeli, finito agli occhi di Dio, è infinito secondo l’intelligenza umana. San Cirillo di Gerusalemme rincara: “Vedi, o uomo, davanti a quale folla di testimoni tu entrerai in giudizio. Tutta la razza degli uomini sarà presente. Evoca nel tuo spirito tutti quelli che sono esistiti da Adamo fin ora. E’ una folla immensa. Essa è ancora piccola. Perché gli Angeli sono più numerosi. Essi sono le 99 pecore mentre che l’umanità non ne rappresenta che una (Allusione al Vangelo di Matteo 18,12-13, tradizionalmente interpretato come l’immagine di Cristo che lascia il cielo e la compagnia degli Angeli per mettersi in cerca della pecora smarrita, l’umanità peccatrice. N.d.R.). E’ scritto in effetti che i Suoi servitori sono mille volte mille, non che questo numero definisca la loro moltitudine, ma perché il Profeta non ha potuto esprimerne uno più grande” (San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XV,24).

San Tommaso d’Aquino giustifica questa moltitudine con diversi argomenti: Gli Angeli sono le più perfette creature di Dio, ora è nella perfezione che Dio si compiace. Si è dunque compiaciuto nel moltiplicare il Suo capolavoro e nel far molti più Angeli che creature materiali, o materiali e spirituali contemporaneamente. Una delle funzioni angeliche è di formare la Corte divina e di cantare perpetuamente la lode di Dio. Questa Corte deve essere immensa e magnifica, e questo, a dispetto della defezione degli Angeli ribelli che seguirono Lucifero. Ogni uomo è, durante la sua vita, sotto la protezione di un Angelo. Occorre dunque almeno tanto quanto gli umani morti, viventi e da nascere.

E questi Angeli custodi essendo reclutati nell’ultimo Coro, che costituisce, in qualche modo, un proletariato angelico, bisogna dedurne che un solo Coro angelico è almeno uguale in numero a tutta l’umanità passata, presente e futura. Ma, Dio compiacendosi nella perfezione, gli Angeli dei primi Cori, quelli dell’élite celeste, sono molto più numerosi degli altri. Riecco le cifre astronomiche.

Infine, ed è l’ultimo argomento di San Tommaso, la giustizia divina non saprebbe ammettere che il numero dei maledetti sia più grande di quello degli eletti. Prevedendo nello stesso tempo la defezione dei demoni e la perdita degli uomini che essi trascinerebbero al loro seguito nell’Inferno, Dio prese la precauzione di creare degli Angeli a profusione per popolare il Paradiso. Tutti i mistici nelle loro rivelazioni sono affascinati dalla profusione degli Angeli. Santa Brigida di Svezia conferma che essi sono molto più numerosi degli umani. Santa Francesca Romana li vede “uscire dalle mani del Creatore come neve stretta”. Sant’Angela da Foligno parla “di innumerevoli truppe fiammeggianti”, di modo che ella avrebbe creduto questi splendori senza numero se ella non avesse saputo che Dio fa tutto senza misura. Quanto a Padre Pio, ricordandosi dell’insegnamento di Sant’Ilario che afferma che quello che a noi sembra vuoto è in verità riempito di Angeli, egli arricchisce: “E’ possibile che una punta d’ago contenga migliaia di Angeli”.

QUALI DONI HANNO RICEVUTO GLI ANGELI? Creando gli Angeli, Dio diede loro la grazia che doveva prepararli alla felicità suprema che Egli riservava loro : la visione beatifica. Egli diede loro una immensa intelligenza, una volontà senza debolezza. Ma diede loro anche la libertà. Ad essi di scegliere senza costrizione quello che auguravano fare dei doni che Egli aveva loro gratuitamente consentito. Comunque, questi doni dovevano permettere loro di decidersi senza rischio di perdersi, se non mostruosamente volontario. Tutto era programmato per la loro eterna felicità. “Gli Angeli hanno ricevuto la loro natura dal Verbo ; la loro santità vi è stata aggiunta dallo Spirito Santo, Non è che con un esercizio progressivo delle virtù che gli Angeli sono divenuti degni di ricevere lo Spirito Santo ma è con un dono gratuito che essi hanno ricevuto la santità, un dono aggiunto alla loro natura nel momento della loro creazione e che penetra il loro essere ; è perché essi non possono che difficilmente peccare” (San Basilio).

L’intelligenza angelica è senza comune misura con la nostra. Per conoscere, gli Angeli non hanno bisogno di quei contatti che ci sono indispensabili, i sensi. La conoscenza è presso di loro interamente di ordine spirituale. Questa natura e questa conoscenza spirituali perfette, raddoppiate dalla loro santità innata, li fa adatti, fin dall’istante della loro creazione, a conoscere la verità e ad amare il bene, in delle proporzioni che nessun uomo può immaginare. Quando ci occorre apprendere penosamente, a prezzo di uno sforzo e di un apprendistato, l’Angelo conosce immediatamente e perfettamente. Questa prontezza permette loro di vedere in un lampo fino alle ultime conseguenze delle loro decisioni.

Estranei alle nostre inquietudini, i nostri dubbi, le nostre tergiversazioni e la nostra maldestria nel prevedere il seguito dei nostri atti, essi sono incapaci di esitazione poiché sanno sempre esattamente quello che fanno e quello che vogliono, senza alcun rischio di sbagliarsi. La loro intelligenza è retta, la loro logica di un implacabile rigore. Lo spirito umano si stanca e si affatica, esige del riposo, quello dell’Angelo è instancabile ed infaticabile essendo libero dalle pesantezze della materia. La memoria umana è capricciosa, quella dell’Angelo è incapace della minima dimenticanza ; quello che egli sa, lo sa definitivamente e perfettamente. Ancora non smette mai di arricchire le sue conoscenze, in una perpetua sete di apprendere e di sapere. Questa intelligenza è chiusa alle distrazioni, dandosi interamente a quello di cui si occupa, senza mai smettere pertanto di essere rivolta verso Dio ed assorbita nella contemplazione. L’intelligenza naturale degli Angeli era perfetta fin dall’inizio perché, creandoli, Dio fece loro conoscere l’idea di tutto quello che Egli creava. Essi si conoscevano tra di loro, conoscevano tutte le anime, tutte le creature e tutti i segreti della Creazione. Tutte le evoluzioni naturali possibili erano loro familiari. Essi potevano inquadrare nel minimo dettaglio tutte le ipotesi di tutte le condotte umane in virtù di tutte le circostanze con una grande probabilità, solamente intravista dall’esercizio della libertà lasciata ai figli di Dio. Tuttavia, questa conoscenza naturale era insignificante paragonata a quella che Dio riservava loro quando essi se ne sarebbero dimostrati degni. Allora, essi conoscerebbero tutto non da se stessi ma dalla conoscenza stessa di Dio ed in Dio. Sarebbe per essi come passare dalla notte al giorno La teologia chiama dunque la conoscenza naturale degli Angeli vespertina, conoscenza della sera, e mattutina, conoscenza del mattino, quella che essi trarrebbero direttamente da Dio.

La prima implicava di non percepire che una immagine della divinità, la seconda era il faccia a faccia eterno. Dio non privò gli Angeli ribelli dell’intelligenza naturale che Egli aveva dato loro creandoli, tanto più che i demoni, col loro peccato, avevano irrimediabilmente falsato il regalo divino. Ma, benché ammaccata, questa intelligenza permane quella di Angeli prima della prova ed essa sorpassa infinitamente la nostra. Tuttavia, il più piccolo degli Angeli fedeli, illuminato dall’intelligenza divina, sorpassa in saggezza il Principe degli Inferi, ridotto alle sue proprie luci. Gli Angeli conoscono il futuro per quanto Dio lo vuole e lo permette e secondo che essi ne hanno bisogno per portare a buon fine le missioni che sono confidate loro. Essi non rischiano mai nel predire senza avere la garanzia che si compirà e che la libertà divina e la libertà umana coniugate non lo modificheranno in profondità, uno scrupolo di cui i demoni, bugiardi tra i bugiardi, non si imbarazzano, profetizzando a torto ed a traverso. Non essendo ubiqui, gli Angeli non possono conoscere naturalmente il passato nella sua integrità. Ma essi possono istruirsi vicendevolmente degli eventi di cui sono stati attori o testimoni. Con l’intelligenza, Dio diede loro la volontà, ed Egli la diede loro perfetta. La nostra è soggetta ai desideri, alle passioni, alle concupiscenze, la loro ne è esente e non può dunque fare atto che non sia morale. Non più della loro intelligenza, essa non reclama riposo, e questa volontà incessante è libera. Un Angelo non può agire che essendo pienamente illuminato sui suoi atti, volendoli assolutamente ed in tutta libertà. Così, gli Angeli, sapendo sempre quello che fanno, non hanno scusa a degli errori che non possono essere che volontari. Dio, comunque, per rispetto per la libertà delle Sue creature, non aveva voluto formare queste intelligenze e queste volontà private interamente dalla disposizione al peccare. Ma, per difenderli, Egli aveva dato loro la Sua grazia e la Sua santità, rendendo loro quella disgrazia quasi impossibile. Ogni colpa angelica, per conseguenza, non potrebbe più che essere il frutto di un atto di volontà mostruosamente vizioso e totalmente pesato, soppesato e premeditato. Questa perfezione dell’intelligenza e della volontà condannava gli Angeli che avrebbero sbagliato ad ignorare la nozione di pentimento e ad essere privati dalla misericordia divina.

GLI ANGELI SONO FELICI? Possedendo la conoscenza del mattino, gli Angeli che dimorarono fedeli videro Dio faccia a faccia, furono illuminati dalla Sua luce, irradiati dalla Sua intelligenza, splendenti dai Suoi misteri, le Sue grazie, le Sue grandezze. Per ogni creatura dotata di una natura spirituale, è il vertice assoluto della felicità poiché la restituisce al Suo Creatore che è il suo fine e la sua ragion d’essere. Tutte le aspirazioni dello spirito sono colmate al centuplo. Non si tratta di una dissoluzione dell’io nella divinità, come lo insegnano le filosofie dell’Estremo Oriente, ma di una gioia personale senza eguali e senza limiti, ancora esaltata da una felicità supplementare: vedere Dio glorificato attraverso di sé. L’intelligenza angelica, e quella dei beati, è dunque perpetuamente colmata senza essere mai sazia dalla visione di Dio. La capacità di amore degli Angeli si abbevera nell’Amore assoluto. La loro gioia è nell’altissimo. Questa contemplazione e questa felicità fanno di essi le creature sante per eccellenza. Il loro unico pensiero è di vedere manifestare la Gloria e l’Amore del Creatore. Da questo deriva che gli Angeli sono gli adoratori perfetti, debordanti di amore e di abnegazione, pronti anche a rinunciare alla loro beatitudine se questa rinuncia potesse aumentare la gloria del Benamato. Questo scrupolo della glorificazione divina conferisce al mondo angelico una sorgente di gioia supplementare, chiamata beatitudine accidentale. Perché, benché già perfetta e massima, la felicità angelica è accresciuta ogni volta che Dio è glorificato sulla terra. La vittoria riportata da Cristo sulle potenze delle tenebre, la conversione dei peccatori, i trionfi dei Santi e dei Martiri entusiasmano gli Angeli e li spingono ad aiutare con tutto il loro potere l’umanità nella sua lotta contro Satana. Questa beatitudine accidentale non raggiungerà la sua pienezza che nel giorno dell’ultimo Giudizio, quando sarà compiuto il piano di Dio e manifestata la Sua gloria. Ma, se gli Angeli si rallegrano del bene che si compie sulla terra, come non sarebbero desolati del male che vi si commette?

E, se questo male può affliggerli, come la loro felicità potrebbe essere perfetta? San Giovanni della Croce risolve questo dilemma in una maniera che può dapprima sembrare fuorviante, quasi scandalosa: “Gli Angeli comprendono meglio di chiunque altro gli effetti del male, senza risentirne nessun dolore, e si staccano dalle opere di misericordia senza provarne compassione afflitta”. Così, quali che siano le atrocità che si svolgono nel mondo, gli Angeli le vedono senza rivolta, né collera, senza tristezza né compassione dolorosa. E’ da dire che essi sono insensibili, indifferenti, crudeli? Per nulla. Appartiene agli uomini provare questi sentimenti di impotenza, di rimpianto e di stupore rabbioso davanti all’incredibile pazienza divina nel tollerare i crimini e le bestemmie. Ed essi li provano perché non comprendono quale posto può tenere il male nel piano di Dio. Gli Angeli sono informati di tutto quello che Dio fece, fa e farà; essi conoscono le finalità di tutto. Dio tollera il male perché è la razione della libertà. Non volendo che le Sue creature fossero degli schiavi, Egli ha dato loro la possibilità di scegliere la rivolta del peccato da cui discende tutta la miseria del mondo. Ma, da questa miseria, Egli ha l’intenzione di estrarre un bene sovrano che permane nascosto ai nostri occhi di carne. San Paolo, di fronte alla persecuzione scatenata contro i primi cristiani, affermava con sicurezza: “Tutte le cose volgono al bene di quelli che amano Dio”. Giuliana di Norwick, una mistica inglese, desolandosi dei mali e delle colpe dell’umanità, in una visione, sentì Cristo risponderle: “Alla fine, tu vedrai che tutto era bene”. Questo fine ci è nascosto, gli Angelo lo vedono. Essi sanno come Dio ritorcerà contro l’Inferno la malizia di Satana e come la sofferenza incomprensibile, ingiusta e rivoltante si tacerà compiendo la terza beatitudine: “Beati gli afflitti perché saranno consolati”. Ecco quello che intendeva Giovanni della Croce e che esplicita San Tommaso d’Aquino quando scrive che gli Angeli non sono rattristati dalla sofferenza e dal male. Ed egli aggiunge subito: “L’Angelo non può essere penato che da quello che è contrario alla sua volontà che è quella di Dio. Ora, nulla si produce che Dio non permetta al fine di estrarne un bene più alto. Egli tollera il male per farlo servire ai Suoi piani ed alla felicità dei Suoi eletti”.

GLI ANGELI HANNO UN CORPO? La definizione classica dell’Angelo, un essere creato, personale, intelligente e spirituale, dovrebbe evitare di porre la questione del corpo angelico, nella misura in cui il corpo è la nota tangibile dell’incarnazione, della caduta nella materia, alla quale gli Angeli sono estranei. Comunque, i Padri ed i Dottori della Chiesa si sono interrogati, chiedendosi se gli spiriti beati non possedevano un corpo sottile, fatto di fuoco o di luce. Questa opinione, abbastanza vasta, fu finalmente condannata dapprima dal Concilio di Nicea nel 325, poi da quello del Laterano IV nel 1215. Arrighini riassume la posizione della Chiesa cattolica: “Bisogna convincersi che, presso l’Angelo, non vi è nulla di materiale, neanche l’ombra più tenue di un corpo, per sottile ed imponderabile che lo si possa immaginare”. Tuttavia, è sotto delle forme accessibili ai nostri sensi che gli Angeli si manifestano agli umani. Questi corpi non sono che delle apparenze, quando anche sarebbero solidi. L’unione dello spirito e della materia rimane accidentale, essi restano estranei l’uno all’altro. Essi non parlano con una voce umana, producono dei suoni umani. Essi non mangiano ma lo sembrano, così come l’Arcangelo Raffaele lo rivela a Tobia, suo protetto. Questi corpi sono sempre belli e luminosi. Ma questi giochi non provocano alcuna compiacenza presso gli Angeli che non si piegano che al fine di obbedire a Dio. Al contrario. Rivestirsi di apparenze false e menzognere diverte i demoni.

QUAL E’ IL SESSO DEGLI ANGELI? La questione del sesso degli Angeli era oziosa per eccellenza. Il semplice buonsenso porta l’evidente risposta: se la natura angelica è puramente spirituale, va da sé che gli Angeli sono asessuati e che non si riproducono. Essi sono per conseguenza liberati dalla schiavitù dei sensi e, se conoscono l’amore, essi ignorano tutto del desiderio umano. Gesù lo dice espressamente. In effetti, dei Sadducei, negatori del mondo angelico e della resurrezione di morti, gli pongono una domanda che sperano imbarazzante. Riferendosi al levirato, quella legge mosaica che comandava che una vedova senza figli divenga la sposa di suo cognato, essi immaginano una donna sposata di volta in volta a sette fratelli, Di quale sarebbe la moglie nell’eternità? E Cristo risponde: “Voi siete in errore, perché conoscete male le Scritture e la potenza di Dio. Nella Resurrezione, in effetti, non si prende né marito né moglie, ma si è come degli Angeli nel cielo”. Una simile risposta dovrebbe chiudere definitivamente il dibattito; se tale non è il caso, forse bisogna tenerne per responsabile il passo della Genesi (Gen.6,1-4) che narra come i Figli di Dio si unirono alle Figlie degli uomini e ne concepirono una posterità. Basandosi su questa citazione, e sul suo apocrifo vetero-testamentario, Il Libro di Enoch, taluni Padri della Chiesa hanno attribuito ad un peccato di carne la colpa degli Angeli. Non bisogna vedervi che una cattiva interpretazione di questo titolo di Figlio di Dio che, qui, non designerebbe gli Angeli. Interpretazione tanto più aberrante, come lo sottolineò San Giovanni Crisostomo, che la natura angelica esclude la possibilità di commettere il peccato della carne. E che è precisamente la carne, la materia, che ribollì di disgusto e di orrore il serafino Lucifero, al punto che egli rifiuta di adorare Cristo, Uomo-Dio, e Sua Madre. Questa natura spirituale non impedisce agli Angeli di manifestarsi sotto degli sviluppi corporali che, essendo loro estranea, possono prendere l’apparenza che loro canta, maschile, femminile, come pure infantile. Certi teologi stimano che un Angelo prenderà un volto d’uomo per esprimere la sua forza soccorritrice e protettrice ; di donna per manifestare che essi hanno, per l’umanità, una tenerezza materna, ed al fine di onorare la Vergine Maria, Regina degli Angeli. Sarebbe per onorare l’infanzia di Cristo e ricordare che essi sono, come noi, figli di Dio, che accadrebbe loro di prendere i tratti di un bambino, così come i loro Angeli custodi apparvero a Santa Francesca Romana ed a Santa Caterina Labouré. Caterina, d’altronde, constaterà nel corso della doppia apparizione del suo Angelo custode e della Vergine, a Rue du Bac, il 18 luglio 1830, che il bambino, che doveva avere quattro anni, non parlava meno “come un uomo e con le parole più forti” quando si tratta di convincere la giovane religiosa dell’identità della sua visitatrice (Racconto scritto delle apparizioni di Rue du Bac, da Santa Caterina Labouré, redatto a richiesta delle sue superiori il 30 ottobre 1876, citato dall’abate Laurentin nel suo libro ; Vita di Santa Caterina Labouré).

GLI ANGELI HANNO LE ALI? Non avendo corpi, essendo dei puri Spiriti, gli Angeli non hanno alcuna ragione di avere delle ali. I loro spostamenti si effettuano alla velocità del pensiero poiché essi non sono sottomessi alle leggi della materia. Dotarli di ali è un modo simbolico di esprimere la loro velocità e la loro residenza celeste. L’Antico Testamento descrive spesso gli Angeli come degli esseri alati, cosa che certi commentatori hanno interpretato come una presa dalla mitologia babilonese, un recupero dei geni alati che custodivano i luoghi sacri. Comunque sia, è tardivamente, nel IV secolo, che l’iconografia paleo-cristiana dona delle ali ai suoi Angeli. L’idea che si trattava di una cristianizzazione di divinità pagane, del tipo delle Vittorie alate simili a quella di Samotrace, a lungo estesa, è oggi contestata. Il Basso Impero, recuperando l’immagine tradizionale del dio Ermete, che lo si ritroverà spesso associato agli Angeli, darà ai beati Spiriti le piccole ali ai talloni di Mercurio Ermete, messaggero dell’Olimpo. L’immagine dell’Angelo alato soppianterà rapidamente l’iconografia primitiva che raffigurava gli Angeli sotto le sembianze di giovani vestiti di bianco e risplendenti. I Serafini, al vertice della Gerarchia angelica, saranno dipinti nell’immaginario medievale con sei ali, come li mostra Isaia: “Dei Serafini stavano davanti a Lui, avendo ognuno sei ali, due per coprirsi il volto, due per coprirsi i piedi, due per volare"(Is.6,2). Queste ali con cui essi si coprono il volto testimoniano della maestà insostenibile di Dio di cui anche i primi tra gli Angeli non possono sopportare lo splendore.

GLI ANGELI SONO BELLI? Ne va della bellezza degli Angeli come di tutto quello che tocca le loro apparizioni sotto forma corporale: essa è prestata. Ma questa presa non è gratuita poiché traduce in un linguaggio comprensibile per noi l’indescrivibile splendore della loro natura magnificata dalla grazia di Dio. Ciò che è santo e perfetto non può essere che perfettamente bello. Tutti i mistici cristiani si intendono dunque, di secolo in secolo, per celebrare la bellezza degli Angeli. La tedesca Santa Geltrude descrive il suo Angelo custode sotto “forma di un nobile principe, così fastosamente abbigliato che non si poteva paragonarlo a nessuna bellezza terrena”. Sant’Angela da Foligno, pertanto abituata alle apparizioni di Cristo e che si credeva pronta davanti ad ogni altra visione celeste, si meraviglia di provare tanta gioia ed ammirazione davanti alla Corte angelica. San Giovanni della Croce, familiare col suo Angelo custode che chiamava Lauriel, dice di lui che è alato, divinamente bello, più brillante del sole, vestito di bianco, con una corona sulla testa ed una croce sulla fronte. Alla fine del secolo scorso, la piccola Santa italiana Gemma Galgani che non perde mai la visione del suo Angelo, sospira: “Quanto è bello!”. Nel 1910, un santo sacerdote, l’abate Lamy, fondatore di un pellegrinaggio mariano e trattando col mondo spirituale, presenta il suo Angelo custode: “Il mio Angelo custode ha una testa abbastanza rotonda, un volto bellissimo, capelli neri ed ondulati”. Se queste persone non erano, alla stregua dell’infaticabile abate Lamy, dotati di un insospettabile equilibrio mentale, forse occorrerebbe concluderne che essi prestano al loro Angelo le sembianze e le caratteristiche in accordo con i loro propri desideri e le loro proprie aspirazioni. La fede consiglia piuttosto di vedervi la nota della sollecitudine angelica desiderosa di presentare agli uomini un volto alla loro portata.

CHE ETA’ HANNO GLI ANGELI? Creature spirituali, gli Angeli non sono sottomessi alla morte alla quale sono asservite tutte le creature materiali. Abitanti dell’eternità, essi esistono fuori del tempo ed ignorano le piegature dell’età. E’ a questo stato che fa allusione Cristo indirizzandosi ai Sadducei quando Egli dice loro: ”Quelli che saranno stati giudicati degni di prendere parte a quel mondo ed alla resurrezione dai morti non prendono né moglie né marito; come pure non possono più morire, perché essi sono simili agli Angeli, e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione” (Lc.20,35-36). Doppio privilegio dell’immortalità e dell’eternità, gli Angeli gioiscono di una perpetua gioventù. “I Giovani” è uno dei titoli che la Scrittura dà loro. Lo smeraldo con cui Ezechiele paragona Lucifero è la pietra dell’eterna gioventù. Ma questa gioventù simbolizza dapprima l’impossibilità per gli Angeli che restarono fedeli a Dio di perdere oramai la Sua grazia.

COME SI VESTONO GLI ANGELI? In assoluto, il vestito degli Angeli non è che un accessorio che viene a rivestire l’apparenza corporale di cui essi si servono. Ma, come ogni altro dettaglio nelle apparizioni angeliche, è retto da un forte simbolismo. E’ quello che vuole farci comprendere lo Pseudo-Dionigi quando scrive: “La divina saggezza dona degli abiti agli Spiriti ed arma le loro mani con diversi strumenti” (Per molto tempo confuso con San Dionigi l’Areopagita, discepolo di San Paolo, quest’altro Dionigi, monaco bizantino del VI secolo, è l’autore di un trattato di angelologia guardato come fondamentale, La Gerarchia celeste, N.d.R.). San Gregorio di Nazianzio, appoggiandosi sulla lettura della Bibbia, afferma che gli Angeli sono normalmente vestiti di bianco, in onore, egli dice, della loro perfetta purezza. L’Angelo del mattino di Pasqua, che annuncia la Resurrezione di Gesù alle Pie Donne, porta “una veste bianca come la neve” (Mt.28,3 e Lc.16,5). Più interessante ancora è la precisazione apportata da San Luca che parla di un “abito splendente”. “Questo vestito risplendente” colpisce ugualmente lo sguardo del centurione romano Cornelio, favorevole alla nuova fede, a cui un Angelo consiglia di mandare a cercare Pietro e di chiedergli il battesimo (Atti 10,30). Questo bianco, in effetti, non ha nulla a che vedere col colore terrestre, come tenterà di spiegarlo Bernadette Soubirous descrivendo la veste di Nostra Signora di Lourdes. Lo Pseudo-Dionigi ha senza dubbio ragione quando evoca degli abiti “di fuoco e di luce”. “Il vestito radioso e tutto di fuoco raffigura la conformità degli Angeli con la divinità, a seguito del significato simbolico del fuoco, e della loro virtù di illuminazione, precisamente perché la loro eredità è nei cieli, paese della luce puramente intelligibile”. L’abito di fuoco e di luce è dunque dapprima un riflesso della natura angelica sempre bagnata dalla luce divina.

Questo biancore splendente diventa porpora regale incandescente nell’iconografia primitiva delle Chiese orientali. E’ vero che Dionigi, quando dipinge l’Arcangelo Michele e le legioni celesti rivestiti dell’uniforme bizantina, fa vestire loro delle corazze “di fuoco, di giacinto e di zolfo”. San Gregorio di Nazianzio aggiunge una cintura dorata all’abito, precisando che essa è simbolo di zelo e di castità. San Basilio, poggiandosi su Ezechiele (Ez.28,13), dispiega tutte le gemme sugli abiti angelici, accostando ad ogni pietra una virtù. Lo zaffiro onora la purezza, il cristallo la trasparenza dell’essere, il giacinto l’unione a Dio, lo smeraldo l’eterna giovinezza della Grazia. Gli scritti dei mistici e le rivelazioni private lasciano supporre, talvolta con molta poesia, che la moda, in Paradiso, non è così fissa ed immutabile come vi sembra. L’Angelo custode di Santa Francesca Romana porta una tunica bianca con righe blu e rosse. L’abate Lamy vede Gabriele ed altri Angeli coperti “di placche d’oro di forme irregolari poste in mosaico con cui tutto l’alto del corpo è rivestito. Una di queste placche scintilla di qua, poi l’altra di là. E’ un andirivieni costante e successivo di placche. Esse ricevono la luce di Dio”. La mistica tedesca Mechtilde Taller, all’inizio di questo secolo, riconosceva gli Angeli dei differenti Cori ed i sentimenti che essi auguravano manifestarle grazie alla diversità dei colori del loro abbigliamento. Gli Angeli custodi dei peccatori portavano dei blu o dei verdi scuri simboleggiando la loro tristezza nell’essere così poco ascoltati dai loro protetti. Seguendo una credenza costante fin da Dionigi, Mechtilde vedeva degli Angeli rivestiti degli ornamenti sacerdotali. Gli Angeli non sono mai calzati e pertanto non si sporcano mai i piedi. Alcuni artisti non hanno esitato nel dipingere degli Angeli nudi in omaggio alla loro perfetta innocenza, alla loro inviolabile purezza. Tuttavia, non è certamente questa idea della castità che il vescovo Cauchon aveva in testa quando chiedeva a Giovanna d’Arco se San Michele le appariva nudo... Domanda insidiosa sulla quale il prelato contava poggiare un’accusa di stregoneria e di commercio con il demonio e che fu respinta con una tranquilla ed insolente richiesta : “Dei suoi abiti io non so niente, ma voi pensate che Dio non abbia di che vestirlo”.

DOVE VIVONO GLI ANGELI? La tentazione è di rispondere subito: In cielo, senza precisazione poiché il cielo, in senso religioso, non potrebbe essere localizzato geograficamente. Ed è vero che il cielo, il Paradiso, è la residenza normale degli Angeli che non hanno fallito. Tuttavia, tutti i teologi, e dapprima Sant’Ambrogio e Sant’Ilario, si intendono per affermare che un grandissimo numero di Angeli sono perpetuamente, se si osa dirlo, “all’estero” od in “spostamenti professionali”. Sono gli Angeli custodi delle creature viventi e le Potenze in carica nel buon cammino dell’universo e degli elementi. “L’aria è tutta interamente piena di Angeli”, così afferma San Giovanni Crisostomo. Tuttavia, la natura spirituale dell’Angelo gli permette, anche se non è dotato di ubiquità, di muoversi alla velocità del pensiero. Soprattutto, l’Angelo non è mai assente dal cielo poiché non perde mai, ovunque egli sia, la visione beatifica, la contemplazione di Dio. Egli unisce così quello che sembra inconciliabile all’uomo : la contemplazione e l’azione. San Tommaso d’Aquino precisa che questa azione scorre precisamente da questa contemplazione, poiché l’Angelo realizza nel mondo i disegni di Dio che ha contemplati in Dio. Questa teoria tomista è solidamente fondata sul Vangelo. “Io sono Gabriele, che sto davanti a Dio”, dice l’Arcangelo a Zaccaria, annunciandogli che egli non tarderà più ad essere padre. E l’impiego del presente non è fortuito. Gabriele non smette di stare davanti al Trono dell’Altissimo, pur essendo realmente presente nel Tempio. Non si tratta là di una prerogativa principale conferita a questo grandissimi signori della Corte divina che sono i Serafini Michele, Gabriele e Raffaele, ma di un bene comune a tutta la Gerarchia angelica e che si estende all’ultimo degli Angeli custodi. Gesù lo precisa: “Guardatevi bene dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché, vi dico, i loro Angeli, nei cieli, vedono costantemente il volto del Padre Mio che è nei cieli”. Questa presenza degli Angeli sparsi attraverso il mondo risponde ad una necessità : contrastare l’azione degli Angeli decaduti cacciati dal cielo e che, per la maggior parte di loro, non sono obbligati a restare nell’Inferno.

COME COMUNICANO GLI ANGELI? Per l’uomo, comunicare non può farsi che con dei mezzi materiali: la parola, la scrittura, il gesto ed i segni. L’Angelo, non avendo corpo, non ha voce, ed anche quella che egli prende nelle apparizioni non è la sua. Egli non può in più né scrivere né comunicare con una qualsiasi gestualità, almeno secondo la sua natura angelica. E, nonostante ciò, San Paolo dichiara: “Quando anche io parlerei le lingue degli Angeli e degli uomini, se io non ho la carità, io non sarei che un timpano sonoro, un cembalo risuonante” ( 1^ Lettera ai Corinzi 13,1). Esisterebbe dunque un linguaggio proprio degli Angeli che non può, di conseguenza, che essere superiore al nostro. Gli Angeli dialogano con Dio, con l’umanità, e tra di loro. Di ordine spirituale, la loro conversazione con Dio non cessa mai, benché Dio non abbia bisogno di questo dialogo per conoscere tutto delle Sue creature. San Gregorio Magno pensa che gli Angeli Gli parlino coi loro canti di azioni di grazia, la loro tenera e ardente aspirazione nel conoscere ancora di più la Sua Luce ed il Suo splendore, e che essi trovano un motivo supplementare nell’intrattenersi con Lui quando gli rendono conto delle loro missioni presso gli uomini e Gli trasmettono le loro preghiere. Le conversazioni che gli Angeli tengono tra di loro sono similmente di ordine puramente intellettuale. “Perché parlare consiste unicamente nel manifestargli(all’interlocutore, N.d.R.) l’idea che si ha”.

Per San Tommaso, si tratta di un procedimento paragonabile alla trasmissione del pensiero. Basta un atto di volontà, e quale che sia la distanza tra di loro, perché due Angeli dialoghino. Il pensiero dell’uno diventa leggibile e limpido per l’altro e permane nascosto a tutti quelli a cui il messaggio non è destinato. Questo dialogo si fa dall’alto in basso e dal basso in alto della Gerarchia angelica, gli Angeli dei Cori superiori che istruiscono quelli dei Cori inferiori dei misteri divini che non sono loro direttamente intelligibili, ed incaricandoli di eseguire le volontà di Dio, e gli Angeli dell’ultimo Ordine che vengono a rendere conto. Rari sono gli umani che comunicano coscientemente con gli Angeli e, comunque, questa comunicazione è costante.

Ma come gli Angeli vi partecipano ? Nel suo linguaggio filosofico medievale, San Tommaso d’Aquino scrive: “Gli Angeli agiscono in noi con scosse impresse agli spiriti vitali”. Per la sua doppia e straziante natura, spirituale e carnale, l’uomo possiede abbastanza spirito per non essere totalmente sordo e cieco alle realtà del mondo invisibile, e troppo materiale per muoversi a suo agio in una dimensione che non è ancora fatta per lui. Così la voce degli Angeli, che è quella di Dio, gli perviene senza che egli sappia sempre identificarlo. Un commentatore, il cardinale Journet, diceva: “Più spesso che non lo pensiamo, questa subitanea ispirazione ci è soffiata all’orecchio dal nostro Angelo custode”. Questo primo modo di comunicazione è qualificato di ordinario. Egli opera con una suggestione così discreta a livello della nostra coscienza che noi non lo differenziamo dalle nostre proprie riflessioni e l’adottiamo come veniente da noi stessi. L’altro è qualificato di illuminativo. L’ispirazione e l’illuminazione si fanno con grande forza. Esse sono inconfondibili con il processo di pensiero naturale, come se esse portassero nettamente la firma dello Spirito beato che le ha suscitate. Questa nota inconfondibile è il sigillo dell’autenticità del dialogo, più probante ancora quando appare come la risposta netta ad una richiesta espressa nella preghiera e quando si unisce ad una lunga esperienza dell’orazione e della contemplazione. Una credenza ereditata dall’ebraismo dice che gli Angeli custodi dei popoli sono i creatori delle lingue nazionali.

COME CI APPAIONO GLI ANGELI? Gli Angeli, come pure i demoni, non possono agire direttamente sulla nostra anima e la nostra volontà che, salvo il peccato mortale che li consegna al diavolo, sono incatenate per tutti eccetto Dio. E’ loro consentito, per contro, agire sui nostri sensi e la nostra immaginazione per mezzo di apparizioni sensibili. Per averle lui stesso sperimentate, San Giovanni della Croce le descrive così: “Accade spesso alle persone avanzate nella spiritualità di vedere dei personaggi e delle figure dell’Altra Vita, quali i Santi e gli Angeli, buoni o cattivi ; di essere illuminati da qualche luce straordinaria. Talvolta, esse sentono delle parole insolite pronunciate dalle persone che appaiono loro, o da altri che esse non vedono. Altre volte, il loro odorato è colpito da odori piacevolissimi, senza che esse sappiano da dove provengono questi odori. Lo stesso accade per i sapori” (San Giovanni della Croce, La Salita del Carmelo). Questo tipo di azione è detto more humano, al modo dell’uomo. L’altro modo è chiamato more angelico, al modo degli Angeli. Esso può esercitare la sua azione sul mondo materiale in maniera visibile per noi. Così si spiega il vento misterioso che, l’11 febbraio 1858, agita i bordi del Gave di Lourdes senza, comunque, fare muovere gli alberi. Così si spiega anche il celebre miracolo del sole volteggiante di Fatima, il 13 ottobre 1917. Un altro modo angelico agisce direttamente sui sensi di un vedente, provocando quello che è convenuto chiamare una apparizione. Altrimenti detto, “ogni manifestazione sensibile di una persona o di un essere la cui presenza nelle circostanze in cui essa si produce non saprebbe spiegarsi nel corso naturale o normale delle cose” (Dizionario di teologia cattolica). Questo intervento può essere così forte che sospende i sensi del vedente, provocando un fenomeno di estasi. L’apparizione, qualificata di immaginaria, non significa che è il prodotto di uno spirito stanco ma che l’Angelo utilizza la nostra immaginazione, la nostra memoria, le nostre passioni. E’ a questo tipo che sono collegate le apparizioni sotto forma onirica. Resta il modo più frequente e più ordinario, l’insensibile, che si confonde col nostro proprio pensiero fino a sembrarci naturale. Dio ha dunque colmato i Suoi Angeli di tutti i doni; è questa perfezione, questa eccellenza, che proclama la Bibbia quando essa li designa semplicemente col nome di Virtù. Una virtù, nel senso primitivo della parola, è una eccellenza intrinseca che costituisce il grado di perfezione di un essere, e la sua energia nel produrre gli atti che gli sono proprie. La parola latina virtus non si traduce con virtù ma con coraggio, bravura, la qualità che, agli occhi dei Romani, era propria all’uomo (vir), essendogli essenziale. La qualità intrinseca degli Angeli li rende atti a servire perfettamente Dio. Tali sono dunque il loro unico scopo, la loro unica preoccupazione, quelli che giustificano tutti i loro interventi.

GLI ANGELI SONO I MESSAGGERI DI DIO? Ecco anche esattamente cosa significa etimologicamente il loro nome, in ebraico come in greco. Malaak - Malachim al plurale - vuol dire “portatore di messaggio”. La traduzione greca della Bibbia dei Settanta impiega naturalmente la parola angelos la cui radice rinvia all’idea di novella, di informazione e, di conseguenza, di messaggero. Sant’Agostino lo ricorda ai suoi lettori, nel IV secolo, quando il senso cristiano della parola comincia a velarne il primo significato: “Angelo designa la funzione e non la natura. Tu chiedi come si chiama questa natura? Spirito. Tu domandi la funzione? Angelo. Da quello che è, è uno Spirito, Da quello che fa, è un Angelo”. Questo ruolo di messaggero, di ambasciatore di Dio presso gli uomini, tutti gli Angeli, anche i Principi dei Serafini, lo hanno un giorno, così come lo prova la visita di Gabriele, che non è certamente uno Spirito subalterno, a Nazareth; o quella di Raffaele, che presenta se stesso come essendo “uno dei sette che stanno sempre davanti a Dio”, a Tobia ed alla sua famiglia. Tutti gli Spiriti celesti sono dunque un giorno messaggeri di Dio, ma solo gli ultimi tra di essi non sono che questo : inviati di Dio presso gli uomini. E’ per questo che il nono Coro è quello degli Angeli. Lo Pseudo-Dionigi, poggiandosi sui primi Padri ed il loro insegnamento teologico, non esita nel vedere negli Angeli gli iniziatori dell’umanità ai misteri divini. “Nei tempi che hanno preceduto la Legge e nel tempo della Legge, gli Angeli hanno guidato i nostri avi verso le realtà divine, prescrivendo loro delle regole di condotta, rivelando loro, come interpreti, le sante ordinanze, le visioni segrete dei misteri che non sono di questo mondo, o diverse profezie”.

Ma la visita dell’Angelo ed il suo insegnamento non sono fine a se stessi. Il suo solo scopo, come lo dirà San Bernardo, è di preparare l’incontro dell’anima con Dio e di cancellarsi nell’istante in cui questo incontro si produce, come il negoziatore di un matrimonio regale che si eclissa alla porta della camera nuziale. Portare la parola di Dio agli uomini è la missione per eccellenza degli Angeli, ma non è che un aspetto degli atti che essi non smettono di compiere al servizio del Creatore. Sant’Agostino lo afferma: “Tutte le creature angeliche servono Cristo”. Questo servizio consiste in una associazione delle creature spirituali superiori nel governo divino. Dio traccia i piani di questo governo e dona direttamente le Sue istruzioni ai Serafini ; a questo si limita la Sua azione. Egli ne confida l’esecuzione agli Angeli. Questi non smettono di rendergli conto affinché li guidi e li illumini. “Non sono tutti degli Spiriti amministratori?” chiede San Paolo (Lettera agli Ebrei 1,14). “Ogni creatura visibile è retta dall’azione di uno Spirito celeste” (Sant’Agostino). “Nel mondo visibile, tutto è governato dalle creature invisibili” (San Gregorio Magno). Queste affermazioni fondano tutta la credenza agli Angeli custodi, dai più elevati tra loro che presiedono alla corsa degli astri e dei pianeti fino a quelli che proteggono gli individui. Perché gli Angeli hanno un ruolo di tutela. Gioiendo già della visione beatifica, gli Angeli non possono meritare di più da se stessi, qualunque desiderio ne abbiano. Così come lo dice uno di loro a Mechtilde Taller: “Se noi fossimo capaci di invidiare gli uomini, noi li invidieremmo di poter soffrire per la gloria di Dio...” Non potendo immolarsi all’Amore, gli Angeli lavorano nell’aumentare la gloria divina dall’umanità. Ma essi lo fanno anche perché sono colmi di una immensa carità e di una compassione che agisce verso gli uomini. Essi sanno che formano con noi una sola città di Dio e lavorano nell’aumentarne il numero dei cittadini con tutto il loro potere.

GLI ANGELI PORTANO LE PREGHIERE DELL’UMANITA’? Abbattuti da disgrazie incomprensibili, Tobia e la sua famiglia, lungi dal ribellarsi, continuano pazientemente a lodare Dio ed a seguire i Suoi Comandamenti. Da parte sua, la giovane e bella Sara, perseguita da una volontà demoniaca accanita nell’impedirle di fondare un focolare, si affida al cielo. Dio, avendoli abbastanza provati, interviene e mette termine alle loro prove inviando loro Raffaele. Intervento miracoloso, decisivo. Ora, perché si è prodotta, qual è stato l’evento che ha motivato l’aiuto potente dell’Arcangelo? Raffaele, nell’istante di risalire presso il trono di Dio, ne dona la chiave: “Voi saprete dunque che, quando eravate in preghiera, tu e Sara, ero io che presentavo le vostre suppliche davanti alla gloria del Signore e che le leggevo ; e come quando seppellivi i morti. Quando tu non hai esitato ad alzarti, ed a lasciare la tavola, per andare a seppellire un morto, io sono stato inviato per provare la tua fede, e Dio mi inviò nello stesso tempo per guarirti, come anche Sara, tua nuora”. (Tobia 11, 12,13,14). L’Angelo è per eccellenza colui che può presentare a Dio le preghiere dei giusti arricchendole con la sua propria santità. Questa certezza dell’Antico Testamento si ritrova nell’ultimo Libro del Nuovo. “Un altro Angelo venne allora a porsi vicino all’altare, munito di un incensiere d’oro. Gli si diedero molti profumi perché li offrisse, con le preghiere di tutti i Santi, sull’altare d’oro posto davanti al Trono” (Apoc.8,3 e 4). Clemente di Alessandria ne conclude che l’uomo, anche se prega da solo, è mescolato alla preghiera dei Cori angelici, ed Origene mostra gli Angeli che si riuniscono intorno a quelli che pregano al fine di unire le loro preghiere alla sua. “Perché, se salgono al Cielo, è per portarvi le nostre preghiere; se ne discendono, è per riportarci i doni di Dio” (Origene, Contra Celsius). Facendo questo, essi compiono un’opera sacerdotale, giustificando la tradizione iconografica che li riveste degli ornamenti sacri. Ma la preghiera degli Angeli, secondo una tradizione ben ancorata, è dapprima un canto di lode perpetuo.

GLI ANGELI SONO MUSICISTI? “Gli Angeli circondano il Trono di Dio e lodano perfettamente la divina maestà ; essi sono migliaia di migliaia ; sono degli eserciti, dei cori di fiamme, senza smettere fin dal primo istante della loro esistenza, il popolo dei primogeniti di Dio, coro scintillante di astri accesi dall’Altissimo intorno al Suo Trono nel firmamento” (San Gregorio di Nazianzio). Tutta la Creazione deve celebrare gli splendori del Creatore, come non smette di convitarli il Salmista. E tale è una delle funzioni angeliche. Fin dal primo istante della Creazione, Giobbe mostra gli Angeli assistenti, meravigliati, alla nascita dell’universo e facendo riecheggiare i loro canti di allegrezza: “Chi posò la pietra angolare, in mezzo al concerto gioioso degli astri del mattino e le acclamazioni unanimi dei Figli di Dio?” (Giobbe 38,6 e 7). Questi canti non hanno nulla a che vedere, evidentemente, con le armonie terrestri, anche le più sublimi, perché essi sono puramente spirituali; essi non ricorrono né agli strumenti di musica, né alla voce. Raffigurarseli è impossibile alla comprensione umana. Comunque, la Bibbia evoca il contenuto di questi canti angelici. Isaia, in una visione, contempla i Serafini prosternati intorno al trono di Dio e li sente proclamare: “Santo, Santo, Santo è Yahvé Sabaoth ! La Sua gloria riempie tutta la terra!” (Is.6,3). San Luca, la notte della Natività, mostra il cielo di Betlemme pieno di “una truppa numerosa dell’esercito celeste, che lodava Dio dicendo: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini di buona volontà!”. E l’Apocalisse apre le sue visioni sul concerto degli Eletti e degli Angeli: “Ho inteso la voce di una moltitudine di Angeli riuniti intorno al Trono, dei Viventi e dei Vegliardi - essi si contavano per miriadi di miriadi e per migliaia di migliaia! - e gridavano a piena voce : “Degno è l’Agnello immolato di ricevere la potenza, la ricchezza, la saggezza, la forza, l’onore, la gloria e la lode”. Nei passi di Isaia e di San Luca, la Liturgia, sia quella latina che quella greca, ha fatto gli inni del Gloria e del Sanctus che gli Ortodossi chiamano il Trisagione.

Quest’ultimo è talvolta chiamato inno serafico, e gli esegeti lo comprendono come espressione del timore sacro che agita fin nelle più santi delle creature davanti alla maestà divina. San Giovanni Crisostomo, per rispetto per i Serafini, considerava che il loro canto non doveva essere ridetto che dai battezzati, mentre che il Gloria in excelsis, inno dei Cori inferiori, era accessibile ai catecumeni. A questi Angeli cantori, l’Apocalisse aggiunge la rimessa ai Sette che stanno davanti a Dio delle sette trombe annunciatrici dei flagelli. Tuttavia, non è questo aspetto terribile che riterrà la cristianità, se non nel canto del “Dies irae”. Nella pietà popolare come nell’iconografia, i concerti angelici sono infinitamente più pacifici e sereni. Così pacifici e così sereni che essi saranno presto associati alla morte dei martiri, dei giusti e dei santi. Per diverse ragioni, gli Angeli sono guardati come le guide ed i difensori delle anime sulla via del Cielo. Molto presto, la Chiesa perseguitata, sconvolta dall’inalterabile serenità di cui fanno prova i martiri fin nei supplizi così atroci che la loro sola descrizione solleva il cuore, vi vede l’effetto di un fenomeno mistico, di una grazia che strappa l’anima a se stessa, rendendo i testimoni insensibili ai tormenti della carne. Questa estasi è legata alla visione degli Angeli. “Bisogna sapere che accade spesso che i beati Spiriti cantino dolcemente le lodi di Dio, quando le anime degli eletti escono da questo mondo, affinché occupate ad intendere quest’armonia celeste, esse non sentano la separazione dai loro corpi” (San Gregorio Magno, Dialoghi). In una passione spesso guardata come apocrifa, o parzialmente apocrifa, quella di Santa Cecilia, la giovane patrizia è così riconfortata nella sua agonia dal canto degli Angeli. Una cattiva lettura medievale comprenderà che fosse Cecilia stessa che cantava in tal modo. Questo errore poetico farò della martire romana la patrona dei musicisti...

GLI ANGELI SARANNO PENSIONATI? Alla fine del suo grande discorso sulla realtà della resurrezione della carne, San Paolo conclude: “Poi sarà la fine, quando Egli (Il Cristo) ridarà il regno a Dio Padre dopo aver distrutto ogni Principato, Potenza e Dominazione”. Questi titoli di Principato, Potenza, Dominazione, designano degli Angeli del secondo Ordine. Ma essi possono anche applicarsi a degli Angeli ribelli che appartenevano, in origine, agli stessi Cori. E’ più verosimile supporre che Paolo, qui, faccia allusione a dei demoni come è il caso in altre Lettere dove egli designa nettamente sotto questi vocaboli degli spiriti maligni. Sono dunque le potenze del Male che Cristo, alla fine dei tempi, soggioga per sempre. Comunque, taluni autori hanno voluto vedere in questo versetto di San Paolo una allusione agli Angeli tanto più appropriata che essa corroborava le loro tesi. In effetti, basandosi sempre sulla teologia paolina e questa affermazione: “Non sono tutti degli Spiriti amministratori, inviati come ministri in favore di quelli che raccoglieranno l’eredità?” (Lettera agli Ebrei 1,14), essi giungevano alla conclusione che la missione degli Angeli si fermava all’ultimo Giudizio, quando il numero degli Eletti sarebbe al completo, e colmati i vuoti lasciati in Cielo dalla diserzione di Lucifero e delle sue truppe. Se la missione degli Angeli si limitava ad assicurare la salvezza ad un massimo di umani, è evidente che l’istante in cui Dio creerà ogni cosa nuova trascinerebbe per essi un inevitabile “sciopero tecnico”. Ma la natura degli Angeli è prima di tutto di adorazione e di contemplazione.

E questa adorazione, questa contemplazione sono destinate a non avere fine. Solo l'intrusione della rivolta, del peccato e del male nella Creazione ha trascinato per gli Angeli la necessità di guidare gli uomini alla salvezza. Ristabilito l'ordine inizialmente voluto da Dio e rifiutato da Lucifero poi dall'umanità, gli Angeli ritorneranno alla contemplazione eterna di Dio, alla visione beatifica. Sant’Ilario scrive: “Una volta tutti stabiliti nella beatitudine eterna, il Coro delle Virtù e delle Potenze celesti si riunisce per cantare le lodi di Dio. La vanità del secolo è dissipata. La creazione intera degli Angeli è liberata dai grandi lavori dei suoi ministeri. E, respirando in qualche modo nel beato regno dell’eternità, nella gioia e la pace, essa celebra il suo Dio” (Commento sul Salmo 148). La Gerarchia celeste non è abolita; Dio l’ha fissata, anch’essa, per l’eternità. Solamente il suo ruolo è modificato, alleggerito dalle responsabilità più pesanti. Perché rimane ad ognuno degli Ordini angelici un compito da assicurare. Lo Pseudo-Dionigi ha definito la Gerarchia celeste come una gradazione dall’alto in basso, dal vertice alla base dei tre Ordini. Solo gli Angeli del Coro superiore hanno le capacità intellettuali necessarie che permettono di comprendere spontaneamente i misteri divini. Ma questi segreti non sono nascosti pertanto ai Cori inferiori che hanno comunque bisogno, per accedervi, di essere illuminati dai Principi degli Angeli. La natura angelica avendo così per particolarità di essere fissa, immutabile, incapace di progredire poiché creata al sommo della sua perfezione intrinseca, un Angelo del nono Coro non diverrà mai un Serafino. Di conseguenza, egli avrà sempre bisogno del concorso degli otto Cori al di sopra di lui per comunicare alle grandezze di Dio. Ne accadrà d’altronde lo stesso per gli Eletti che, nella nuova Gerusalemme, avranno ricevuto una intelligenza delle cose divine proporzionate ai meriti che essi sono stati sulla terra. Ad eccezione di alcuni Santi che si saranno eguagliati ai Serafini, il regno di Dio trascinerà una catena di solidarietà tra i beati che avranno bisogno gli uni degli altri, le luci degli uni divengono quelle di tutti. Questa prospettiva aperta sulla Vita eterna trascina obbligatoriamente un’ultima questione, che è legittima, al richiedente, porsi.

DIVENTEREMO DEGLI ANGELI? Una tradizione popolare anglosassone afferma bellamente che, ogni volta che una campana suona, l’anima di un giusto riceve le ali che faranno di lui un Angelo interamente. Ancora è al prezzo di una prova probatoria destinata a verificare che l’impetrante possiede le qualità di un buon Angelo custode! Frank Capra si è ispirato a questa leggenda per realizzare uno dei più belli films del cinema americano, La Vita è bella. Ma, per carina che sia, questa tradizione è erronea perché essa poggia su di una cattiva lettura dei Vangeli. Ci si ricorda che alla domanda insidiosa dei Sadducei riguardante la condizione dei resuscitati Cristo risponde: “Nella Resurrezione, in effetti, non si prende né marito né moglie, ma si è come degli Angeli in cielo” (Mt.22,30). Egli non dice che i resuscitati diverranno degli Angeli ma che saranno simili agli Angeli, cosa che esplicita il Vangelo secondo San Luca (Lc.20,36), precisando che i giusti sono oramai liberati dalla morte, doppia razione della materia e del peccato. Essi non ne saranno liberati da una trasformazione radicale in esseri puramente spirituali, ma con una glorificazione reale della carne, rinnovata dopo essere passata dalla prova della morte e della corruzione. E’ precisamente quello che proclama San Paolo: “In un istante, in un colpo d’occhio, al suono della tromba finale, perché essa suonerà, la tromba, ed i morti resusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati (San Paolo fa qui allusione agli Eletti che saranno in vita il giorno dell’ultimo Giudizio, N.d.R.). Occorre, in effetti, che questo essere corruttibile rivesta l’incorruttibilità, che questo essere mortale rivesta l’immortalità. Quando dunque questo essere corruttibile avrà rivestito l’incorruttibilità e che questo essere mortale avrà rivestito l’immortalità, allora si compirà la parola che è scritta: “La morte è stata inghiottita nella vittoria” (1^ Lettera ai Corinzi 15,52-54). In effetti, il glorioso mistero dell’Incarnazione significa il posto grandioso, incomprensibile quasi alle nature spirituali, riservato alla materia, alla carne degli uomini, associata contro ogni attesa al trionfo definitivo di Cristo che si è abbassato fino ad essa. San Paolo aggiunge anche questa affermazione turbante, quasi scandalosa : “Non sapete che noi giudicheremo gli Angel?” (1^ Lettera ai Corinzi).

Egli intende con ciò che gli uomini, nella loro natura glorificata, avranno il sopravvento sugli Angeli ribelli che, giustamente, si sono ribellati contro una glorificazione della natura umana di cui, pertanto, essi non conoscevano la vastità. Gli Eletti riceveranno allora i posti ed i privilegi degli Spiriti decaduti. Ma non si tratta di diventare a nostra volta dei puri Spiriti ; la grandezza promessa all’Uomo è ben superiore. Noi non diverremo degli Angeli, noi resteremo delle creature umane, dotate di una doppia natura spirituale e carnale, ma riceveremo, malgrado questo handicap iniziale, i poteri ed i privilegi fin là riservati alla sola natura angelica. I teologi s’intendono anche nel pensare che i più grandi in mezzo agli Eletti s’innalzeranno al livello dei Cori superiori. Divenuti gli eguali dei Principi angelici, essi avranno il sopravvento in gloria, malgrado la loro natura materiale, sul mondo degli Spiriti. Certuni si sono avventurati in una classifica, a delle previsioni che rimangono, certamente, inverificabili. Gli apostoli della carità, i mistici che ardevano di amore per Dio raggiungerebbero così, in tutta giustizia, i Serafini. I grandi dottori che hanno messo la loro intelligenza al solo servizio della scienza di Dio sarebbero associati all’infinita conoscenza divina che irradia nei Cherubini. Gli asceti che hanno sopportato tutto in vista del cielo non sopporterebbero più, allo stesso modo dei Troni, che Dio. Gli umili, i dolci, i poveri di cuore regnerebbero in mezzo alle Dominazioni. I grandi penitenti che trionfarono delle tentazioni e delle ribellioni della carne sarebbero elevati al rango delle Virtù. I saggi ed i giusti sederebbero in mezzo alle Potenze. Quanto alla gente normale, ed anche ai peccatori strappati di giustezza, essi si dividerebbero i posti da riempire in mezzo agli Arcangeli e gli Angeli, e questo sarebbe, per la maggior parte di tra loro, infinitamente più di quello che essi meritavano...

 

Don Marcello Stanzione