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L'amore, questo sconosciuto

Rimango sempre allibito quando leggo del numero impressionante di divorzi che ogni anno avvengono nella nostra società e resto esterrefatto quando il motivo ricorrente per giustificare la fine di un matrimonio è la frase “non ci amiamo più, c’è incompatibilità di carattere”. E per di più è allarmante il fatto che a tale motivazione ricorrono tanti giovani (ma il fenomeno è in aumento anche tra i meno giovani) che si ritengono cattolici ma che, evidentemente, a nulla importa dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale… Non ne capiscono il senso o si rifiutano di comprenderlo? Di conseguenza vien da pensare: qual è il significato del matrimonio? Che cosa significa sposarsi?

Ora, dal momento che la società è flagellata dal fenomeno sempre più in crescita delle convivenze, è di conseguenza lapalissiana che a tali interrogativi non solo non si è data risposta ma nemmeno si sente più l’esigenza di porseli… Ed è inutile girarci attorno ipocritamente: sono domande soppresse perché la scelta che si è abbracciata è quella di vivere secondo le proprie voglie sensuali credendo che l’amore esista quando ci si sente trasportati da un brivido sentimentale: il nostro egoismo ha preso su di noi il sopravvento sicché identifichiamo il nostro piacere con l’amore e la nostra felicità con il soddisfacimento del puro piacere fisico. Ma l’identificazione del matrimonio col piacere che il matrimonio ci procura è un errore, perché dopo qualche anno, trascorso il brivido sessuale dei primi tempi, ci accorgiamo che il legame non regge più. Ecco allora il ricorso al “non ci amiamo più” quando in realtà vogliamo intendere che lo scambio del piacere egoistico ha cessato di soddisfarci. Risultato? Si cambia partner con la stessa semplicità con cui si cambia un vestito: è così semplice!

Ma il fatto stesso che un primo matrimonio sorto per amore possa essere infranto per un secondo matrimonio (in genere una convivenza) agognato per amore ci dimostra che la più bella parola del nostro linguaggio è stata deformata dalla menzogna di satana.

Quello che viene chiamato “amore” - scriveva il venerato Fulton Sheen - è spesso nulla più che un confuso miscuglio di pathos sentimentale, di mascherato egotismo, di complessi freudiani, di una vita delusa e di debolezza di carattere -.

Una vita delusa: siamo arrivati al cuore della questione. È la delusione del nostro vivere, è la continua ricerca di una felicità che non sappiamo nemmeno definire, è la costante insoddisfazione del piacere fisico che disperatamente divora e crea dipendenza come una droga, è tutto questo che rende la vita invivibile e senza senso o al massimo una serie di brevi parentesi di estasi che durano talmente poco da non soddisfare in realtà. Manca qualcosa in tutto questo, è evidente.

Manca la serenità, quella gioia che riempie il cuore  quando sentiamo che ciò che stiamo facendo, ciò che stiamo vivendo, è giusto, è benedetto dalla nostra coscienza, è dono di Dio. Ma noi non vogliamo che Dio entri nelle nostre questioni di cuore quasi temendo che la Sua presenza risulti ingombrante e impedisca di vivere “al massimo” un rapporto d’amore, il nostro rapporto d’amore…

Con questa demenziale e arrogante convinzione non ci accorgiamo che prima ancora delle nostre paturnie, non sappiamo nemmeno nulla del nostro Creatore. Non sappiamo nulla di Dio, non sappiamo nulla di cosa significhi Sacramento (il matrimonio è un sacramento: ma cosa significa?), non sappiamo nulla di nulla.... decidiamo di vivere menefregandoci di tutto ma con la pretesa di raggiungere un chissà cosa chissà quando. 

A forza di vivere così stiamo tristemente collezionando figuracce a figuracce, senza accorgersi che ciò che pavoneggiamo come prova matura di libertà e originalità è in realtà uno sfoggio continuo di ignoranza e conformismo disperato.

L'Evangelista Matteo ha scritto: "Dunque non sono più due, ma una carne sola. Non divida pertanto l’uomo quel che Dio ha congiunto” (Mt 19, 6). Ecco uno dei passi del Vangelo più anticonformistici e rivoluzionari che esista raffrontato alla nostra “bella” società: in quelle parole è contenuto uno dei segreti del matrimonio…A cominciare dall’insegnamento che nessuna persona è al servizio della felicità di un’altra. Ci abbiamo mai pensato?

 

Stefano Arnoldi

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