Scandali a ripetizione
La grancassa della chiesa conciliare, per mezzo dei suoi siti internet e testate giornalistiche, ha dipinto come “epocale” l’udienza concessa il 27 aprile da papa Prevost a Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury e guida (sic!) della Chiesa anglicana dal 3 ottobre 2025. Una donna vestita da vescovo è stata ricevuta con tutti gli onori ecclesiastici dal Pontefice romano con la quale ha dialogato cordialmente “da pari a pari”…
Ora, qui di epocale c’è in realtà la grande pagliacciata che con sconcerto viene sbattuta in faccia ai fedeli col solito refrain dell’iniziativa frutto della svolta avvenuta con il Concilio Vaticano II, con cui la Chiesa cattolica ha dato inizio alla stagione del dialogo ecumenico ufficiale con le altre Chiese e non solo. Dunque è cosa buona e giusta.
Invece non è affatto cosa buona e giusta ma questo pastrocchio si chiama con un altro nome: scandalo.
E ciò per diversi motivi, come spiega la FSSPX:
1.la Chiesa cattolica non riconosce la validità delle ordinazioni anglicane, che furono dichiarate "assolutamente nulle e invalide" da Leone XIII nella Apostolicae Curae;
2.la Chiesa insegna categoricamente di non aver ricevuto da Nostro Signore Gesù Cristo l'autorità di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne;
3.la Comunione anglicana è dottrinalmente eretica e trae origine dallo scisma di Enrico VIII d'Inghilterra dalla Chiesa cattolica nel 1534;
4.inoltre, Sarah Mullally, "teologicamente liberale", autodefinitasi con orgoglio “femminista”, sostiene l’aborto, le benedizioni per le coppie dello stesso sesso, la cura pastorale delle LGBT, e l’identità di genere.
Stendiamo dunque un velo pietoso sulle dichiarazioni di rito, davvero imbarazzanti, espresse da papa Prevost in merito alla necessità del dialogo e allo sforzo di concentrarsi su ciò che unisce anziché su quello che divide: di questo passo, continuando a smantellare il cattolicesimo e relegare in una angolo pezzo dopo pezzo l’insegnamento di Nostro Signore con la scusa di poter parlare con tutti, sarà sempre più evidente che a farne le spese è la fede che finisce per annacquarsi, col rischio concreto che la figura di Gesù Cristo come unico Salvatore si dissolve. Alla fine di cattolico non rimane sul campo più nulla: altro che dialogo!
E altro che “chiesa del dialogo” perché stranamente è prodiga nel concedere udienze a tutti tranne a chi è fedele alla Tradizione della Chiesa. Lì del dialogo se ne sono perse le tracce e la chiesa conciliare diviene chiesa inconciliabile. Il suo vero volto, a contatto con la Tradizione, non riesce ad essere camuffato e celato dalla maschera dell’ecumenismo, dal buonismo, dal linguaggio ambiguo e fumoso che comprende tutto e il suo contrario…In questo caso la chiesa conciliare appare per quello che realmente è: una contro chiesa con i suoi attori meschini che non sono certo in cura d’anime ma in faccende affaccendati ad andare a braccetto col mondo per farsi da esso compiacere, non per convertirlo.
Perché nella chiesa conciliare della dimensione spirituale e del sacro non se ne concepisce più nemmeno il significato, né il valore inestimabile, né tantomeno la gravità di certi abominevoli fatti che poi ne scaturiscono.
Ed è così che a Zurigo, nella parrocchia di Guthirt, si viene a sapere che il 4 ottobre 2025 si è organizzata all’aperto una celebrazione per la benedizione degli animali. A causa del maltempo, si è però deciso di spostare tale celebrazione in chiesa, all’interno della celebrazione eucaristica dove tre persone hanno spezzato parte della propria ostia consacrata e l'hanno condivisa con i loro cani.
Sì, proprio così: con dei cani.
Il fatto, una volta diventato pubblico, ha suscitato comprensibile sconcerto ma il Vescovo, al termine dell’'indagine formale aperta per ricostruire i fatti, ha sentenziato: le tre persone non hanno agito con intenzione sacrilega. Dunque l’increscioso accadimento è da considerarsi chiuso. Punto.
Ogni commento è superfluo sia per quanto riguarda i tre ebeti protagonisti della vicenda, sia per quanto attiene gli abusi liturgici ormai divenuti prassi nella chiesa conciliare, per non parlare della perdita completa del senso del sacro. Ma per il vescovo “il fatto non sussiste”.
Come dire: di male in peggio.
L'Alfiere
