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Chiesa e antichiesa

Da più di due secoli, in nome dell’Umanesimo, il mondo, quel mondo al quale Gesù non vulle appartenere, quel mondo che disgrega invece di riunire, appunto perché chi non è con Gesù disperde invece di raccogliere, il mondo ha preteso creare la felicità dell’uomo allontanandolo dalla religione. E per meglio riuscire l'ha chiamata superstizione come oggi i laicisti dell’estrema la chiamano "l’oppio del popolo".

Il paganesimo ha avuto in tutti i secoli i suoi Giuliano apostata che tentano di risuscitarlo.

Infedeli è l’uomo quando pecca, perché egli si allontana dal regno di Dio, cerca di costruirsene un altro lontano da Lui, senza di Lui, contro di Lui; quelli che per tanti secoli sono stati i successivi tradimenti consumati dall’uomo sulla mente contro Dio dopo la riforma protestante, hanno preso il nome di Illuminismo, di razionalismo, di umanesimo e ora di laicismo.

Nel laicismo convergono le più disparate, le più diverse concezioni del mondo, da quelli dei liberali (tra i quali sono anche i credenti) a quelli del comunismo ateo; da quelli dei massoni, dei radicali a quelli del socialismo. In nome del laicismo si è così data battaglia alla Chiesa. (…)

Si sono scagliati contro la civiltà cristiana come non si sono scagliati contro il costume di Gengis Khan o i vari Tamerlano. Si può dire che la Chiesa può avere avuto le sue ombre in mezzo a tanta luce, può avere avuto le sue fallanze; ma non si può negare che la più bella civiltà di cui il mondo ha goduto e che ha prodotto frutti di beni è la civiltà cristiana, tanto ripudiata oggi, per l’influsso avuto dalla Chiesa nella società civile e se qualche cosa non ho potuto fare è stato per gli ostacoli che si sono ad essa frapposti. E quali sono invece i frutti della civiltà laica, della civiltà dell’antichiesa?

Sono i frutti di una sfrenata libertà che è giunta alla licenza dei costumi, che è arrivata quasi alla putrefazione. Sono stati i frutti che hanno condotto a porre la scienza al servizio del genocidio, delle camere a gas, dell’opposizione alle stesse leggi naturali della generazione; è stato il fatto di mettere i ritrovati del progresso e della scienza al servizio della guerra, dei bombardamenti delle città, anche se indifese.

Questi sono i frutti della civiltà laica; sono stati quelli di avviare il mondo verso una sete insaziabile di godimento, di ricchezze che conduce perfino al gangsterismo. E' una sete di piaceri che ha portato alle guerre; una corruttela che finisce spesso in quelle conseguenze che tanto si sono oggi moltiplicate: suicidi, assassini, pazzie.

Questi i frutti della civiltà laica, dell’antichiesa, ottenuti soltanto per avere la soddisfazione di gridare “non vogliamo che Cristo per mezzo della sua Chiesa abbia il suo influsso nella società”. (…)

Il laicismo che cosa ha tirato fuori? Il piacere, il piacere fino alle estreme conseguenze, fino alla putrefazione, fino a quella mania luciferina di godere; di godere qualsiasi cosa che possa soddisfare questi appetiti bestiali che snervano e rendono impotente anche il giovane, una volta così fiorente.

Ha ripudiato la pax cristiana. Gesù ha detto: “Vi do la mia pace, vi lascio la pace mia, che non è quella del mondo”. Ma il mondo ha voluto la “sua” pace, Il pacifismo dei laicisti; e nei congressi della pace si è escluso il rappresentante del Orincipe della Pace. E le guerre si sono moltiplicate, le guerre condotte con tanta ferocia, senza distinzioni di colpi, con tutti gli errori che abbiamo lamentato negli ultimi conflitti. Questi sono gli effetti del laicismo; senza parlare dell’odio politico nella lotta di classe, dell’odio che è l’antitesi della carità di Cristo, dell’odio che è ministro di dolore, e ministro di morte. Questi gli effetti della civiltà laica, della civiltà dell’antichiesa.

Ma c’è la Chiesa, grazie a Dio. (…) La Chiesa che da Gesù è stata così dotata di tutti i mezzi per condurre l’uomo a salvezza, non soltanto fa del bene sotto l’aspetto spirituale e soprannaturale, ma anche sotto l’aspetto sociale; questa Chiesa insegna che anche lo Stato è debitore a Dio, perché non soltanto l’individuo è creato da Dio, non soltanto l’individuo gioisce dei beni che Dio ha dato alla natura, ma gli individui insieme, come società, dipendono anche da Dio, la società stessa dipende da Dio.

Se Dio non custodisce la città, invano vegliano le sentinelle. Questa società dunque non può essere laica; come non può essere laico l’individuo e d’altra parte non può privarsi dei benefici sociali che possano venire dall’azione santificatrice della Chiesa. Questa società, se è dallo Stato benevolmente trattata, rifonde su di esso i vantaggi che possono venire dalla collaborazione cordiale e dalla concorde intesa, senza la quale nasce il conflitto. Infatti, essendo due poteri che comandano e hanno il diritto di comandare ai cittadini o ai fedeli che sono gli stessi individui, possono, in mancanza di accordo, mettere in contrasto le coscienze dei cittadini e dei fedeli: cittadini insieme ai fedeli. Se questo accordo è osservato, ne vengono tanti benefici sociali. (…)

Il cinismo però fa la grande accusa alla Chiesa: il politicantismo. Perché se essa interviene nei problemi che riguardano direttamente o indirettamente le materie miste o comunque quelle che hanno un riflesso nella morale, se interviene in queste materie, dicono che fa della politica. Ma se la politica tocca l’altare, come si può lasciare che la Chiesa, che l’altare siano profanati, come si può ammettere che un sacramento, per esempio il matrimonio, sia manomesso, profanato dei laici? È dunque evidente che la Chiesa deve intervenire per giudicare se quelli che hanno il potere pubblico si servono del potere pubblico per il bene dei cittadini sia sotto l’aspetto morale che sotto l’aspetto soprannaturale, perché tutto deve essere diretto al fine ultimo.

Non siamo stati creati soltanto per stare in una patria terrena; cerchiamo l’eterno e non possiamo, per le cose temporali, perdere le eterne.

Ebbene, purtroppo - anche fra i cristiani - quando la Chiesa interviene in certe questioni che hanno un riflesso immediato o mediato nella vita religiosa dei popoli, vi sono quelli che hanno l’ardire di rivolgersi a lei, puntarle il dito davanti e dirle: “Tu non c'entri in questo“. Ma, dico io, domando io: le direbbero queste parole a Gesù, queste parole che sono un po’ delle bestemmie, quasi; e come possono dirle a quelli che stanno compiendo il mandato divino di dirigere gli uomini per evitare loro il pericolo di perdere il bene supremo? (…)

Ebbene, quei cattolici che hanno preso un po’ del veleno laico, dovrebbero considerare il male che fanno…(…). Curiosi questi cristiani che nel momento in cui pare che stia per sferrarsi l’assalto che i persecutori stanno dando alla Chiesa, nel momento in cui si dovrebbe far fronte comune per salvare la civiltà cristiana, per impedire al laicismo, al social-comunismo e a tutti gli altri che si coalizzano contro la Chiesa, di trionfare, si mettono a discutere, a disputare, come se fosse principalmente importante il lato economico!

Sono cooperatori del marxismo, allora, questi; sono quelli che vendono la primogenitura di grandezza italiana e cristiana, come Esaù, per un piatto di lenticchie, vendette la sua primogenitura. Come possono pretendere questi di non essere marxisti se pongono il materiale, il temporale in primo luogo, anche a scapito di quello che è lo spirituale e il soprannaturale, se non sentono quello che ha detto Cristo, che la prima cosa che si deve cercare è il regno di Dio, poi verrà il resto, se noi ce ne renderemo degni?

L’Antichiesa, Vedete, cerca di penetrare nella Chiesa. (…)


Card, Alfredo Ottaviani (1890 - 1979) - estratto dal libro Il baluardo (pp.47-59) - Edizioni Effedieffe