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Lettera alla madre del suo bambino mai nato

Prima di leggere e meditare la dolcissima "Lettera alla madre del suo bambino mai nato" giova ricordare sinteticamente l'insegnamento del magistero perenne della Chiesa in materia di aborto (si veda Compendio di teologia morale di P. Eriberto Jone).

Il quinto comandamento proibisce, in primo luogo, ogni ingiusta uccisione, tanto di se stessi quanto di altri. In secondo luogo, proibisce ogni ingiusto ferimento o mutilazione. 

L'uccisione diretta di un innocente è sempre illecita (perciò è ad esempio proibito uccidere ammalati per abbreviare loro le sofferenze...). Per quanto riguarda l'aborto, l'uccisione del feto è sempre atto gravemente colpevole, è un omicidio.

Neppure per salvare la vita della madre è lecito intaccare la vita del feto vivente. Così pure è sempre proibito sub gravi l'aborto, anche se, non ricorrendo ad esso, dovessero perire figlio e madre; ciò vale pure nel caso di gravidanza extrauterina. 

Così pure gravemente colpevole è quanto si fa con l'intenzione di ottenere l'aborto, anche se questo non avviene.

La proibizione di sopprimere direttamente il bambino nel seno materno è fondata sugli stessi motivi che rendono illecita l'uccisione diretta di qualsiasi altra persona innocente. Ogni uomo infatti ha un fine ultimo personale ed eterno da raggiungere: l'eterna felicità nella visione beatifica di Dio. Inoltre ogni uomo ha l'obbligo di tendere a questo fine ultimo per tutto il tempo della sua esistenza, dono di Dio stesso. Affinché l'uomo possa adempiere questo suo grave obbligo, Dio gli diede, non il diritto sulla vita, ma il diritto alla vita, cui egli non può rinunziare. E poiché questo diritto non proviene né dai genitori né molto meno dallo Stato o da qualsiasi altra autorità umana, nessuno può intromettersi in questo diritto togliendo direttamente ad un innocente la vita per raggiungere fini personali. Di conseguenza nessun uomo e nessuna autorità umana può dare ad uno il diritto di uccidere direttamente un innocente. L'uccisione diretta di un innocente non si può giustificare con nessuna teoria e nessun punto di vista medico, eugenetico, sociale, economico. 

L'uccisione indiretta è ordinariamente proibita; può essere lecita per motivi molto gravi. Ad esempio, le donne incinte peccano gravemente quando, senza motivo sufficiente, fanno qualche cosa che si prevede possa provocare l'aborto. In caso di malattia letale, una madre può lecitamente prendere una medicina, la quale non solo operi la guarigione, ma causi pure l'aborto, supposto però che non vi sia alcun altra medicina contro il male e che la guarigione non derivi dall'aborto. 

Buona lettura...e buona riflessione!

p.Elia S.

 

Cara mamma,

tu non mi conosci in quanto, quand’ero ancora nel tuo grembo, hai deciso che la mia vita venisse soppressa con l’aborto.

Ma, rifiutato dagli uomini, sono stato raccolto dal Signore che ha detto: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai" (Is. 49,15). 

Essendo morto da piccolo, non in grado quindi di compiere il bene ed il male e di discernerlo, non sono stato sottoposto al giudizio come invece accadrà a te ed agli altri uomini nel momento della morte.

Io so che sei stata sedotta da certi falsi maestri che, come Lucifero con Eva, ti hanno fatto credere che si trattava "solo di un’interruzione della gravidanza", mentre il Papa ha chiarito che invece è un peccato mortale.

So che non hai mai letto la Bibbia e neppure tale enciclica, mentre preferivi passare ore davanti alla televisione, strumento utile ma che gli uomini hanno reso un moderno vitello d’oro.

Se tu avessi letto la Parola di Dio avresti meditato il libro sapienziale del Qoelet che insegna "Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo".

Avresti quindi atteso il momento propizio per compiere quegli atti d’amore che mi hanno dato vita in un momento per te indesiderato.

Credendoti libera ed emancipata secondo le teorie del mondo, ti sei trovata "prigioniera" della mia presenza che ti avrebbe impegnata in compiti e responsabilità per le quali non ti sentivi matura.

Nonostante i consigli di chi, ispirato da Dio, ti stimolava ad affidarti comunque alla Sua provvidenza, tu hai preferito sbarazzarti di me.

Padre Pio, durante la confessione di una donna che aveva abortito, le mostrò in visione un papa osannato dalle folle dicendole che Dio aveva progettato per suo figlio un tale ruolo.

Ma io ti amo lo stesso e prego perché tu ti salvi; in molti casi la preghiera dei bambini abortiti è l’unica orazione, unita a quella di qualche familiare, recitata incessantemente a favore della loro madre. 

Se sentirai dei rimorsi, sappi che, come è successo a tante madri che hanno abortito, tali rimorsi sono una grazia che va accolta e perfezionata con la confessione del tuo grave peccato, che il Signore d’infinita misericordia arde dal desiderio di perdonare; ma non può farlo senza il tuo pentimento.

Non trascurare tale grazia ed affrettati a sbarazzarti del grave peccato.

Da tale peccato devi liberarti il più presto possibile per la tua serenità e per la gioia di Dio che ha detto "Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc. 15,7).

Poiché ti amo non desidero che tu, incurante dei richiami alla conversione ed al pentimento, finisca nell’inferno che esiste ed è esattamente come la Madonna, mia Madre in cielo, l’ha mostrato ai veggenti di Fatima.

Anche se andrai da medici o psicologi per tentare di allontanare il "rimorso provvidenziale", nessuno di loro potrà mai cancellare la tua colpa, ma un sacerdote sì.

Tuo figlio mai nato.