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Che cos'è la bellezza

Gli impressionanti progressi tecnici e scientifici del XX secolo hanno trasformato profondamente la vita quotidiana dell’uomo. I passi da giganti compiuti in medicina, grazie ai quali ora è possibile guarire da molte patologie e malattie prima incurabili, ne sono un tipico esempio…e anche per quanto attiene la tecnologia, oggi è possibile eseguire senza sforzo compiti finora insospettati.

Tuttavia è curioso notare che nonostante il mondo si ammodernizzi sempre di più, la società ha a che fare con un crescente stato di ansietà, come se non riuscisse a scrollarsi di dosso un sentimento di angoscia che attanaglia la profondità del proprio animo…in ultima analisi pare proprio che al fine di ricercare il benessere (fine a se stesso) e la funzionalità in tutto, ci si è alla fine allontanati da ciò che è trascendente o soprannaturale.

A questo punto non sono mancate voci che hanno messo in guardia sul fatto che il mondo moderno ha quasi esiliato la bellezza dalla vita quotidiana. Come non ricordare le parole scritte daDostoevskij (nel romanzo "l’idiota") "la bellezza salverà il mondo”, e quelle di Papa Paolo VI , in occasione della chiusura del Concilio Vaticano II “ il mondo nel quale viviamo ha necessità di bellezza per non cadere nella disperazione”.

Par di capire che l’uomo non può fare a meno della bellezza…e spesso egli si sente orfano di essa…

Ora, resta da chiederci: Quale bellezza? Cosa intendiamo per bellezza?

Chi si professa cattolico sa che la risposta è da cercare nell’uomo. La sua anima, che ha sete d’infinito, cerca valori perenni  che riportino alle verità trascendenti: l’essere umano ha sete di Dio, Bellezza assoluta ed eterna. Per saziare questo legittimo e santo desiderio, la Chiesa dispone di un inestimabile strumento: la Liturgia.

Nel libro-intervista "Rapporto sulla fede" così si esprime l’allora cardinale Ratzinger: "Dietro ai modi diversi di concepire la Liturgia ci sono, come di consueto, modi diversi di concepire la Chiesa, dunque Dio e i rapporti dell'uomo con Lui. Il discorso liturgico non è marginale: è stato proprio il Concilio a ricordarci che qui siamo nel cuore della fede cristiana".

Ed è in questa direzione che trova significato e fondamento il Motu Proprium Pontificum Summorum di Papa Benedetto XVI, il quale sottolinea l’importante, l' essenziale riscoperta della tradizione, in particolare della Messa tradizionale, in rito antico. Lì la Liturgia, per chi ha già avuto modo di sperimentare, raggiunge picchi di bellezza inimmaginabili; e si sperimenta la Bellezza che trapassa il cuore, infondendo all’anima una serenità rara e rinnovato vigore nell’affrontare gli impegni della vita quotidiana.

D'altronde, se l’illibata dottrina cattolica illumina e orienta l’umanità da 2000 anni, forse è giunto il momento di raggiungere, soprattutto con la bellezza espressa nei riti, le generazioni post/moderne tanto avverse alla tradizione, condizionate da un certo clero progressista malato di modernismo e, al fine,  privo di fede.

"Dietro ai modi diversi di concepire la Liturgia ci sono modi diversi di concepire la Chiesa, dunque Dio e i rapporti dell'uomo con Lui", dice il Papa. Parafrasando queste parole credo sia giusto affermare anche che dietro ai modi diversi di concepire la Liturgia ci sono modi diversi di concepire la fede.

Tanti, forse troppi, sacerdoti, e persino vescovi e cardinali, hanno dimenticato che la Liturgia, debitamente eseguita e presentata, è più efficace dell’evangelizzazione di qualsiasi documento scritto, perché raggiunge tutte le persone, indipendentemente da cultura, età, o lingua. Per chi avesse dei dubbi consiglio vivamente  di partecipare ad una Messa in rito antico: si rimarrà folgorati certamente da tale esperienza. Si sperimenterà la contemplazione profonda e riverente davanti a Dio, si assisterà alla creazione di un ambiente a-temporale che lega il passato al presente, il visibile all’invisibile, il terreno al celeste, insomma, la creatura al Creatore. La solennità, la pompa e lo splendore della Liturgia creano tutto questo. Ecco che cos è la bellezza!

 

Stefano Arnoldi

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