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Troverà la fede sulla terra?

“Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?”: è questa la domanda che, espressa da Nostro Signore Gesù Cristo, torna continuamente nella nostra mente nei giorni che ci è chiesto di vivere.

Forse tutti i cristiani, di tutte le generazioni cristiane, l'hanno udita riecheggiare dentro, nella costante e implacabile lotta della vita. Certo, tutte le anime seriamente impegnate, preoccupate di conservare la fede difronte al mondo, hanno sentito risuonare quelle terribili e solenni parole... “troverà la fede sulla terra?”.

Come però negare che oggi l'eco dell'interrogativo di Cristo ci raggiunge con una drammaticità che toglie il respiro?
Ma c'è una cosa che fa ancora più tremare ed è che questa domanda diventa forte come un rombo di tuono non di fronte al mondo, già da troppo tempo perso in uno stanco e reiterato laicismo, ma difronte alla Chiesa che, nel suo insieme, sembra aver smarrito la strada della fede autentica.

E se il Signore si riferisse proprio alla sua Chiesa quando parlava di “terra”? Eh sì, perché affinché la terra degli uomini faccia ritrovare la fede a Cristo che torna, occorre che questa fede la Chiesa l'abbia custodita e, così custodita, comunicata.

Ma quale fede?
Quale fede dovrà trovare Cristo che torna?

Certamente non una vaga religiosità, quella c'era già senza Cristo e ci sarà sempre.

Non cercherà, il Signore, una vaga religiosità naturale, a cui magari affrettatamente qualche ecclesiastico avrà aggiunto un altrettanto affrettato “timbro” cristiano.
Non una vaga religiosità naturale, la fede in un Dio generico che, come uscita di sicurezza, deve pur esserci per l'uomo che, consumata la vita su questa terra, si ritrova senza più niente in mano.

No, non è questa la fede.

La fede di Cristo, quella che lui cerca, è la fede nella vita soprannaturale che Lui è venuto a portare nel mondo; quella vita per cui lui è morto in Croce.
È la fede nella vita di Grazia, quella comunicata dai sacramenti, tutti e sette, e custodita dai comandamenti, tutti e dieci.

Gesù è venuto per elevare la nostra vita, per portarla in Dio unica nostra pace, e perché questa elevazione sia reale, si produca sul serio, chiede la rinuncia a se stessi, che inizia dalla rinuncia al peccato.

Nella notte di Pasqua, nel cuore della Veglia, la Chiesa ci ha chiesto di ripetere le promesse del battesimo: Rinunciate a Satana e a tutte le sue opere?... Credete in Dio...?

La fede, quella che dà davvero la vita eterna, produce una operazione reale nella vita, di rinuncia a sé e di consegna a Dio. La fede naturale, invece, non chiede niente e non produce niente.

Il battesimo con le sue promesse ha aperto per noi, dono inaudito, la vita di Dio.
“Quando Cristo tornerà” troverà questa fede sulla terra?

Molta Chiesa Cattolica sembra averla già abbandonata nell'illusione di essere più facilmente accettata nella società praticamente atea di oggi.

Certo, questa chiesa dalla fede “ridotta” non sarà mai la Chiesa Cattolica, ma la abita da dentro occupandola abbondantemente.

E questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero: un clero muto, che non chiama alla conversione perché in fondo, per lui, il peccato è solo un modo per dire la fatica del vivere.

Questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero che è pronto a benedire tutto, pur di sedersi nel salotto buono della società.
Sì, perché nel vuoto della fede resta, per sentirsi ancora vivi, solo una cosa: esserci ancora in tutte le iniziative; e in nome di questo presenzialismo, non si cura la crescita di quel piccolo resto che ancora conserva la fede autentica, la fede di Cristo. Non si cura amorevolmente il piccolo resto, ma lo si scandalizza mentre si conversa nel salotto buono della società.

Ci si illude che tutto diventi cristiano con un passaggio frettoloso in chiesa, con una benedizione a uno dei tanti “cippi” della religione civile, prendendo la parola tra un sindaco e un assessore.

Sono illusioni e non benedizioni queste, perché non hanno, dentro, il movimento della Grazia, cioè la rinuncia a Satana e il credere in Dio.

No, non basta davvero un passaggio in chiesa, non basta l'assistenza ad una messa affrettata e umanizzata, dove la preoccupazione è salire sul palco; non basta questa messinscena perché le cose diventino cristiane.

Occorre che la vita degli uomini e della società lo siano davvero cristiane, cioè che portino dentro, anche come giudizio culturale, la rinuncia a Satana e l'obbedienza a Dio.

Occorre che siano veramente cristiane, con tutti i sacramenti e tutti i comandamenti... per la gloria di Dio e la vita degli uomini.


Radicati nella fede (radicatinellafede.blogspot.com)

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