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Memoriale Viganò: Bergoglio non risponde, preferisce giudicare

C’era comprensibile attesa, stavolta più che mai, per le tradizionali esternazioni aeree di Bergoglio di ritorno da Dublino, dove si trovava per il IX Incontro mondiale delle famiglie (per la prima volta ufficialmente al plurale). Durante la trasferta in Irlanda, nella nottata tra sabato e domenica, è stato sganciato l’ordigno firmato da mons. Carlo Maria Viganò: il lungo e circostanziato memoriale in cui l’ex nunzio negli Sati Uniti d’America si sgrava la coscienza mettendo in fila, a disposizione del pubblico – vista l’omertà protratta delle istituzioni preposte – tutte le informazioni di prima mano collezionate durante gli anni del suo ufficio sulle turpi vicende di abusi sessuali nella chiesa americana (e non solo).

La drammatica denuncia del prelato colpisce duramente il silenzio complice della gerarchia di fronte alla capillare rete criminale coltivata da chierici pervertiti, primo tra tutti il cardinale McCarrick, definito espressamente come un “predatore seriale”. E termina con un’implorazione all’esercizio della “parresia” tanto decantata da papa Francesco: una supplica rivolta a tutti, a partire proprio dal capo della chiesa, messo a conoscenza dei fatti sin dall’anno della sua elezione al Soglio di Pietro. “Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”, esorta mons. Viganò, che non esita a parlare di “grave, sconcertante e peccaminosa condotta di papa Francesco”, pronto ad agire “sempre in funzione del plauso dei media”. Perché di fronte a tanta sporcizia, afferma il prelato, “occorre proclamare un tempo di conversione e penitenza”.

Ebbene, stavolta è toccato alla giornalista Ana Matranga, della televisione americana CBS, chiedere in volo a Bergoglio se confermava la veridicità di quanto dichiarato dall’arcivescovo Viganò circa l’incontro personale avuto con Sua Santità nel 2013 durante il quale gli sarebbe stato riferito della condotta di McCarrick; se era vero, inoltre, che McCarrick fosse già stato pesantemente sanzionato da papa Benedetto XVI.

Così interrogato, Bergoglio si è avvalso della facoltà di non rispondere e lo ha fatto con il seguente, testuale, giro di parole: “Risponderò alla sua domanda, ma preferirei che prima parlassimo sul viaggio e poi di altri argomenti, mi sono distratto con la Stefania ma adesso rispondo. Io ho letto questa mattina quel comunicato, ho letto, e io dirò sinceramente che devo dirvi questo, a lei e a tutti coloro di voi che sono interessati. Leggete voi attentamente il comunicato e fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parla da se stesso. E voi avete la capacità giornalistica sufficiente per prendere le conclusioni. È un atto di fiducia. Quando passa un po’ il tempo e voi avete le conclusioni forse parlerò, ma io vorrei che la vostra maturità professionale faccia questo lavoro, vi farà bene, davvero eh”.

La risposta di Bergoglio reca con sé due messaggi impliciti, ma estremamente chiari. Primo: il dossier di mons. Viganò si commenta da solo (dunque è fatto oggetto di una delegittimazione preventiva). Secondo: comunque, da ciò che direte, cari giornalisti, sarà valutata la vostra “professionalità” (cioè, dipenderà il vostro tesserino).

Considerato che il documento in oggetto non contiene un’accusa generica, bensì nomi, cognomi e indirizzi, luoghi e circostanze, la non-risposta dell’interrogato suona piuttosto sconvolgente. Teniamo conto, per giunta, che in Irlanda Bergoglio ha chiesto ripetutamente perdono per lo scandalo degli abusi nella chiesa e per il tradimento dei pastori, assicurando ai fedeli feriti il massimo impegno nella ricerca della verità e della giustizia.

Effetto italiano. Fatto sta che l’house organ di Santa Marta ha raccolto prontamente la consegna, con avvertimento incorporato, e per la penna del papolatra Melloni (“scolaro” di Bologna, recente biografo di don Milani) ha svolto il servizio richiesto, restando ora in attesa della promozione sulla “maturità professionale”.

Per “Repubblica”, monsignor Viganò è “un vecchio prelato, furibondo per non aver fatto carriera” che cova risentimento verso il papa. Melloni parla di “gesto vendicativo ma autolesionista (se Viganò sapeva più di tutti, più di tutti ha taciuto)”. Taciuto? Ma se il suo documento elenca una serie di esternazioni rimaste inevase, donde l’extrema ratio di affidare alla stampa il resoconto completo…

A ogni buon conto, “Qualcuno – scrive Melloni – ha fatto di un pollo il Corvo”. E affonda così la sua personale arringa: “Attaccare papa Francesco alla fine del suo viaggio irlandese, a sei giorni dalla lettera al popolo di Dio, a un mese dal ritiro della berretta cardinalizia a McCarrick […] nasconde un disegno: che non ha nulla a che fare con la pedofilia, ma col tentativo di saldare l’integrismo anti-bergogliano con il fondamentalismo politico cattolico. Cioè il mondo dei tradizionalisti legati al cardinale Burke, che ha deciso di passare dai dubia alle calumniae scommettendo sulla possibilità di agire come blocco in un futuro conclave”.

La linea difensiva scelta da “Repubblica” e dagli altri organi di informazione schierati con Bergoglio per riempire il silenzio di costui, prevede la classificazione di Viganò come un conservatore legato ad ambienti ostili all’attuale pontificato, oltre che come soggetto affetto da radicata frustrazione e squilibrio senile. Gli stessi argomenti denigratori si ritrovano pari pari su Avvenire, dove Ognibene, si spertica in ogni lode all’operato del pontefice regnante che si distingue per “eccezionale rigore e chiarezza”.

Effetto americano. In Italia il tentativo di insabbiamento con minaccia incorporata probabilmente funzionerà alla grande, tutto verrà presto derubricato a “corvata” stagionale, e buonanotte. Il problema, a occhio, saranno gli Stati Uniti, dove i fedeli stanno soffrendo nella carne l’abominio descritto dal nunzio Viganò. Là ci sono i danni materiali, e questi danni non si contano più.

Un commento arrivato a Riscossa Cristiana la dice lunga: Cosa stiamo vivendo qui noi sinceri praticanti in America è persecuzione! Stiano nel inferno! Pregate per noi fratelli e sorelle italiani! Aiutateci!

Il sito americano prescelto da mons. Viganò per pubblicare, già tradotto, il suo dossier, è “Lifesitenews”. Il primo giornale a rilanciare la notizia nella giornata di domenica è stato il New York Times, che si è barcamenato tra la professione di fede bergogliana e la necessità di dare seguito al proprio stesso scoop sul cardinale McCarrick, che tanto lavoro era costato. Il cortocircuito ora generato dalle rivelazioni di Viganò dipende verosimilmente dal fatto che il nuovo spotlight che il NYT pensava di ritagliare su misura sul cardinale, è stato di fatto allargato a tutta una estesa e potentissima lobby gay che gli serve da habitat, da vivaio e da cintura di protezione.

La lobby omosessuale americana – a cui il NYT non andrà mai frontalmente contro – spacca sia la politica che la dottrina. È una enorme e capillare struttura di peccato dove si conduce la bella vita, si possiedono case e auto di lusso, si hanno a disposizione ninfetti per tutti i gusti. McCarrick e i suoi, animali politici oltre che animali e basta, si sono battuti per la comunione ai politici abortisti proprio in ragione della loro commistione profonda col grande potere liberal.

Ma lo scollamento con i milioni di cattolici sfregiati dal tradimento del clero non farà riassorbire tanto facilmente lo squarcio aperto dalla bomba Viganò. L’ex primo consigliere della Nunziatura negli Stati Uniti, mons. Jean Francois Lantheaume, batte un colpo sui social network, esprimendo tutto il suo appoggio al memoriale di Viganò e confermandolo almeno nella parte che lo riguarda. Verso il suo ex-capo ha parole di grande stima e venerazione.

Così il vescovo texano Strickland ha chiesto di diffondere in tutte le parrocchie della diocesi di Tyler una nota in cui afferma che le affermazioni di Viganò sono credibili e che si rende necessaria un’indagine ai più alti livelli.

Probabilmente McCarrick era l’eminenza grigia dietro le nomine di Bergoglio per spazzare via dall’America l’ala tradizionalista dell’episcopato: lo stesso Wuerl, capo dei vescovi progressisti, era stato messo a Washington da lui. Ma è evidente che, dietro questa imponente manovra di sostituzione gerarchica, si nascondeva un altrettanto imponente radicamento di quell’apparato del male che ha causato un numero ormai sterminato di vittime innocenti.

Intanto sul quotidiano “ La Verità” del 27 agosto si commentano le prime reazioni. Con un editoriale il direttore Maurizio Belpietro si domanda come mai una bomba simile sia stata ignorata dai mass media italiani. In seconda pagina viene raccolto qualche anonimo commento all’ombra del colonnato: si teme un insabbiamento o la solita macchina del fango rivolta verso mons. Viganò. Belpietro titola: “Anziché spiegare, attaccano chi ha fatto luce”. Prosegue: “I giornalisti fan di Bergoglio non sperino di cavarsela ignorando il memoriale del monsignore o gettando ombre sulle sue intenzioni. Non importa la ragione che lo ha spinto a parlare, quel che dovrebbe contare è solo la realtà dei fatti elencati. Sono veri oppure no?”  La banale domanda che dovrebbe sorgere alla luce di queste rivelazioni choc è in realtà già coperta dal fumo amico che cerca di sviare la questione. Su diversi siti integralisti-Bergogliani già si trovano i primi epiteti di quella che sarà una lunga litania di insulti verso mons. Viganò:  cialtrone, vendicativo, carrierista, frustrato… addirittura disabile. In molti hanno il terrore che anche solo guardando i titoli di giornali o siti internet inerenti allo scandalo, possa venire meno la cieca fiducia verso il Romano Pontefice e si limitano ad esclamare “viva il Papa”.

Sempre su “La Verità” del 27/8 troviamo anche l’intervista al card. Raymond Leo Burke. E’ il primo cardinale che commenta la notizia, proprio sulla testata italiana che l’ha lanciata per prima. Il cardinale dei dubia irrisolti non ha intenzione di demordere e rincara la lunga lista dei punti di domanda gesuiticamente ignorati. Si chiede: “Se quello che c’è scritto è vero, cioè che il Papa fosse stato a conoscenza della situazione del cardinale McCarrick almeno dal 2013, allora deve affrontarla personalmente chiarendo la sua posizione. E poi c’è la questione di tutti questi alti prelati che non hanno risposto nel modo giusto alle denunce che hanno ricevuto”. Apprezzabile che un cardinale si levi per chiedere spiegazioni; che sia sempre lui a farlo toglie forza a queste iniziative.

Certo è che la lettura del memoriale di mons. Viganò lascia tutti annichiliti. Per quanto si immaginasse il degrado diffuso nelle strutture profonde della chiesa, la spaccatura del muro di omertà che lo ha sinora protetto dall’interno, e d’improvviso mette a nudo volti, vicende e responsabilità, provoca un senso di nausea, di vertigine e insieme di sollievo. Questa banda di mostri ha preso tutto quello in cui abbiamo creduto, tutto quello che ci definisce nel profondo e lo ha lordato, e profanato in ogni modo possibile. Finalmente qualcuno lo grida senza remore, chiamando i chierici alla conversione e alla penitenza e mostrando al gregge smarrito che, anche tra i pastori, la fede forse da qualche parte sopravvive ancora.

 


Elisabetta Frezza/Andrea Maccabiani (riscossacristiana.it

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