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Verso la grande città

Molto tempo fa, in un paese d'Oriente, in una cittadina tutta bianca, alla riva di un grande lago trasparente e sotto un cielo molto azzurro, viveva una ragazzina di quattordici anni. Viveva con i genitori ed era felice.

Le gemme cominciavano a sbocciare e di casa in casa ci si aiutava per preparare il grande viaggio che tutti gli abitanti del paese facevano tutti gli anni verso la grande città; la fanciulla ne faceva parte già da due anni.

Finalmente arrivò la partenza; tutti i bambini erano nella strada: i più grandi con il loro fagotto sotto il braccio, scorrazzavano dappertutto. I papà pensavano alle provviste, le mamme affidavano ancora una volta i loro piccoli ai nonni, troppo anziani per affrontare il faticoso viaggio.

Tutta la giornata si camminava sotto il sole. A mezzogiorno ci si fermava per una mezz'oretta a mangiare sotto l'ombra di grandi palme. Poi la carovana si rimetteva in marcia.

La sera del terzo giorno di viaggio, la ragazzina si fermò all'improvviso a una curva della strada e indicò l'orizzonte: la grande città, tutta bianca, si staccava dal cielo arrossato dal tramonto.

È là che passavano la notte. Poi al mattino, la carovana si rimise in viaggio al ritmo dei tradizionali canti di marcia. All'improvviso, una fermata imprevista: da lontano, alle porte della città, si sentiva gridare... era un rumore di folla, come di una manifestazione. Man mano che ci si avvicinava, si distingueva una massa di gente che brandiva grandi rami di palma e urlava: “Osanna!”. La fanciulla si intrufolò tra la gente che ingombrava la strada e riuscì a vedere, seduto su un piccolo asino grigio, un Uomo...

Dodici dei suoi amici Lo circondavano, cercando di fargli da guardia del corpo, di impedire alla folla entusiasta di soffocarlo. Lui era molto bello, calmo, nei suoi occhi si leggeva un'immensa pace e anche un'ombra di tristezza. La ragazzina si arrestò: l'aveva riconosciuto, era Lui che era venuto, due anni fa, a casa sua... Si ricordava come già allora aveva sentito la stessa forza che usciva da Lui, e come aveva desiderato essere migliore! Da allora non aveva mai dimenticato la sua visita, in primavera, quando aveva dodici anni.

Corse a prendere un ramo di palma e si lanciò verso la processione, cercò di avvicinarsi il più possibile all'asinello, e unì le sue lodi a quelle degli altri finché non avesse più voce.

A partire da mercoledì aumentò il trambusto in città: sotto le porte delle case la gente si sussurrava cose misteriose: “Non ditelo a nessuno, ma ho visto mio cugino che m'ha detto...”, “Lo dico a lei, ma non lo ripeta a nessuno...”. Quando la fanciulla si avvicinava per sapere, riceveva un rimprovero. Una o due volte, riusciva a capire che si trattava di quell'Uomo che tutti avevano acclamato domenica.

Allora la ragazzina volle sapere ad ogni costo. Durante le notti seguenti passavano delle ombre davanti alla porta, strisciando lungo i muri. Una notte si alzò col cuore serrato da una paura terribile e senza far rumore, per non svegliare i genitori, uscì di casa. Raso al muro, nascondendosi negli angoli delle strade, arrivò ad un grande muro che chiudeva un giardino pubblico, all'estremità della città.

Ecco un rumore... presa dal panico, si nascose in un cespuglio. Da lì, riusciva ad osservare senza essere vista. Vedeva brillare delle torce, e un gruppo di uomini dallo sguardo cattivo, usciva dal giardino. Alla luce delle torce riconobbe, incatenato, Colui che era stato l'oggetto di una sì grande festa quattro giorni prima... aveva lo stesso sguardo pacifico: irradiava la calma in mezzo a quegli uomini che Lo circondavano pieni di odio.

La fanciulla era impietrita. Sì, l'avevano arrestato! Ma perché? Dappertutto dove era andato, aveva fatto del bene, amava tanto i bambini... Agghiacciata dallo spavento, restò là finché si fece giorno. Poi tornò dai genitori mentre delle grosse lacrime le colavano dalle guance, annunciando: “L'hanno arrestato...”.

Per tutta la giornata un'agitazione febbrile scuoteva la città. La ragazzina cercava di sapere... Gli uni dicevano: “Deve morire!”. Gli altri non dicevano nulla. Circolò la notizia che il governatore della città L'avrebbe fatto picchiare come uno schiavo.

Durante più di un'ora non si seppe nulla di nuovo. Un'ora di angoscia durante la quale pensava alla sofferenza di quell'Uomo del quale nessuno aveva pietà.

Andava di qua e di là, di strada in strada, cercando di sapere se avevano finito, se Lo si lasciava finalmente libero. Voleva vederLo, dirGli che, se tutti gli altri Gli volevano del male, lei Lo amava con tutto il cuore.

La folla urlava per ottenere la sua morte. La fanciulla si accasciò sul giardino di una casa, come svenuta. All'improvviso, si raddrizzò... sentiva delle grida orribili: “A morte! A morte!”. Non resse più e fuggì. Camminava come una pazza, dappertutto, senza meta, e ad una curva della strada vide un gruppo di donne: c'era la Sua Mamma. Non piangeva, era solo molto pallida. Il suo viso era segnato dall'angoscia del pensiero delle sofferenze del Suo Figlio. La ragazzina la riconobbe bene: aveva visto anche Lei, due anni fa, si gettò al suo collo e l'abbracciò forte.

La folla si faceva da parte, volarono delle pietre, Lui era coperto di sangue e di sputi, portava due enormi travi di legno.

La Sua Mamma era divenuta ancora più pallida. I loro occhi si erano incrociati per un minuto. Ma Lui era stato obbligato a continuare la sua strada, senza fermarsi. La Sua Mamma non è caduta, ma la fanciulla svenne: era troppo orribile.

Al suo risveglio i suoi genitori erano vicino a lei, e dai loro sguardi capiva che Lui era morto.

Il ritorno nel suo paese era triste; non rideva, non mangiava, non dormiva più: pensava sempre a quello che aveva visto.

Il tempo non passava mai. Aiutava la mamma, cuoceva il pane, andava a prendere l'acqua alla fontana, spazzava la casa e lavava i piatti. ;a non giocava più con le sue amiche come faceva prima. Il suo cuore era pesante; aveva paura, sperava... non sapeva cosa, ma avrebbe voluto che fosse avvenuto qualcosa... qualcosa che potesse cambiare quello che era successo...

Un giorno, mentre era alla fontana, un uomo venne di corsa gridando: “Colui che hanno condannato venerdì nella grande città, ecco, i suoi amici L'hanno visto... Sì, erano tutti insieme, e Lui è venuto a trovarli!”.

In men che non si dica, tutti gli abitanti erano là a discutere: “E' una favola!”, “Ma no, se l'hanno visto!”. La fanciulla ascoltava attenta. Un'immensa speranza gonfiava il suo cuore... Se fosse stato vero! … Aveva voglia di gridare, di cantare, di piangere! Come voleva rivederLo!

Cercavano di scoraggiarla: “Vediamo, bambina mia, bisogna essere ragionevoli: sai molto bene che è impossibile!”. Solo il papà e la mamma credevano che potesse essere vero.

La fanciulla pensava e ripensava a quello che era successo. All'improvviso, rivide il viso della Sua Mamma, che lei aveva abbracciato... Se è vero che era di nuovo vivo, Lei doveva sicuramente saperlo! La doveva vedere.

La ragazzina aspettò che i genitori dormissero, prese delle provviste, e partì. La luna rischiarava la strada. Aveva paura, ma doveva arrivare ad ogni costo.

Per non perdersi, seguiva un fiume, nel quale immergeva i piedi quando le facevano troppo male. La notte si avvolgeva in un mantello e dormiva sotto i cespugli. Era talmente stanca da non aver più nemmeno il tempo di aver paura.

Un bel mattino, distinse in lontananza la grande città, e fece correndo i pochi chilometri che mancavano.

Passò da porta a porta, bussava, domandava... La sera, finalmente le aprì un uomo, nel quale riconobbe colui che aveva guidato l'asinello, in fondo alla stanza c'era una donna: “Giovanni, chi è?” domandò. La ragazzina era entrata, e tra le braccia della Sua Mamma osò chiedere: “E' vero?”. Con un bacio, la Sua Mamma le rispose: “Sì!”.

***

Forse pensate che quello che ora avete letto, è una storia, e che i personaggi sono inventati... No. Colui che è stato torturato e messo a morte è Gesù Cristo, e la ragazzina è la figlia di Giairo, alla quale Gesù aveva reso la vita quando era morta a dodici anni. 


LE CROISÈ (Crociato della Svizzera francese)

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