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Tredici nuovi cardinali più quattro. Vincitori e vinti del prossimo concistoro

La torta in faccia che si buscò sei anni fa l'arcivescovo di Bruxelles André-Joseph Léonard, dileggiato (mentre le attiviste di Femen gli tiravano acqua e lo provocavano, lui chiudeva gli occhi e univa le mani in preghiera - ndr) per le sue posizioni tradizionali sia in dottrina che in pastorale, ha trovato oggi una ben più sostanziosa replica nella porpora conferita da papa Francesco al suo successore e rivale progressista, Jozef De Kesel.

Nei precedenti concistori, aveva ripetutamente creato sconcerto il rifiuto di papa Jorge Maria Bergoglio di far cardinale Léonard, nonostante l'importanza della sede da lui governata e le qualità della persona. Si disse che il nuovo papa non volesse più privilegiare le diocesi storicamente cardinalizie, a vantaggio delle "periferie". Ma con De Kesel questo scrupolo è prontamente caduto. Titolo di merito del neocardinale è d'essere pupillo di Godfried Danneels, predecessore di Léonard e capofila della "mafia" – definizione sua – di San Gallo, il club cardinalizio dei grandi elettori di Bergoglio nel conclave fallito del 2005 e in quello riuscito del 2013.

Ma questa non è affatto l'unica botta messa a segno da papa Francesco con l'annuncio dei tredici nuovi cardinali, più altri quattro d'età non più da conclave, da lui fatto al termine dell'Angelus di questa domenica 9 ottobre.

È vero che qualche promozione di "periferia" c'è, come quelle degli arcivescovi di Bangui nella Repubblica Centroafricana, di Dhaka in Bangladesh, di Port-Louis nelle Isole Maurizio e di Port Moresby in Papua Nuova Guinea.

Ma anche alcune grandi diocesi tradizionalmente cardinalizie sono state premiate con la porpora. Ad esempio quella di Madrid, il cui arcivescovo Carlos Osoro Sierra, lì collocato dallo stesso Bergoglio, sì è guadagnata la promozione anche per aver lasciato esposti al pubblico ludibrio, senza prenderne le difese, due suoi vescovi suburbicari colpevoli di aver criticato i matrimoni omosessuali.

Ma a far più scalpore è il conferimento della porpora al titolare di un'altra grande diocesi storicamente cardinalizia, quella di Chicago. Il premiato è Blase J. Cupich, cioè l'uomo su cui Bergoglio ha puntato di più per rovesciare a proprio vantaggio gli equilibri di forze dentro la conferenza episcopale degli Stati Uniti. Non solo. I nuovi cardinali statunitensi sono ben tre su tredici. E uno di questi, Joseph W. Tobin, arcivescovo di Indianapolis, ha ottenuto la sua rivincita dopo essere stato estromesso nel 2012 dalla curia vaticana – dove era il numero due della congregazione per i religiosi – per aver scopertamente appoggiato le suore americane ultraprogressiste.

Il terzo nuovo cardinale statunitense, sia pur di nascita irlandese, è Kevin J. Farrell, da poco chiamato a Roma come prefetto del neonato dicastero per i laici, la famiglia e la vita. A suo proposito si può notare che in questa carica ha soffiato il posto – e di conseguenza la porpora – a monsignor Vincenzo Paglia, l'ecclesiastico di più alto grado della Comunità di Sant'Egidio. La quale è quindi rimasta all'asciutto anche in questo concistoro, alla pari dell'Opus Dei, il cui arcivescovo più in vista, José Horacio Gómez, è titolare di Los Angeles, un'altra delle grandi diocesi storiche, ma è anche per sua sfortuna agli antipodi dell'ultrabergogliano Cupich.

Tra gli altri promossi, è curioso che il Venezuela abbia, per la prima volta nella storia, un secondo cardinale (mentre altri paesi dell'America latina non ne hanno nemmeno uno), forse per ridimensionare la preminenza dell'arcivescovo di Caracas, Jorge L. Urosa Savino, che è uno dei tredici cardinali della famosa lettera di protesta che irritò grandemente Francesco all'inizio del sinodo dello scorso ottobre.

Più di vetrina è il cardinalato dato all'attuale nunzio in Siria, Mario Zenari. Così come, tra gli ultraottantenni, la porpora conferita a Renato Corti, vescovo emerito di Novara e molto vicino, in passato, al cardinale gesuita Carlo Maria Martini, durante l'episcopato di questi a Milano.

Commovente la porpora per il vecchio sacerdote albanese Ernest Simone, martire vivente delle atroci persecuzioni del passato regime.

Ecco di seguito i tredici nuovi cardinali elettori, nell'ordine e con le qualifiche con cui sono stati annunciati da papa Francesco:

1. Mons. Mario Zenari, che rimane Nunzio Apostolico nell’amata e martoriata Siria (Italia);

2. Mons. Dieudonné Nzapalainga, C.S.Sp., Arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana);

3. Mons. Carlos Osoro Sierra, Arcivescovo di Madrid (Spagna);

4. Mons. Sérgio da Rocha, Arcivescovo di Brasilia (Brasile);

5. Mons. Blase J. Cupich, Arcivescovo di Chicago (U.S.A.);

6. Mons. Patrick D’Rozario, C.S.C., Arcivescovo di Dhaka (Bangladesh);

7. Mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, Arcivescovo di Mérida (Venezuela);

8. Mons. Jozef De Kesel, Arcivescovo di Malines-Bruxelles (Belgio);

9. Mons. Maurice Piat, Arcivescovo di Port-Louis (Isola Maurizio);

10. Mons. Kevin Joseph Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (U.S.A.);

11. Mons. Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Tlalnepantla (Messico);

12. Mons. John Ribat, M.S.C., Arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea);

13. Mons. Joseph William Tobin, C.SS.R., Arcivescovo di Indianapolis (U.S.A.).

Più i quattro ultraottantenni:

1. Mons. Anthony Soter Fernandez, Arcivescovo Emerito di Kuala Lumpur (Malaysia);

2. Mons. Renato Corti, Arcivescovo [per l'esattezza: Vescovo - ndr]  Emerito di Novara (Italia);

3. Mons. Sebastian Koto Khoarai, O.M.I, Vescovo Emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho);

4. Reverendo Ernest Simoni, Presbitero dell’Arcidiocesi di Shkodrë-Pult (Scutari – Albania).

Il concistoro in cui saranno fatti cardinali è in programma per il 19 e 20 novembre.

Dopo questo concistoro, in un ipotetico conclave non avranno un cardinale, in America latina, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, Bolivia, Paraguay. Quest'ultimo paese non ha mai avuto un cardinale in tutta la sua storia.

 

Sandro Magister (magister.blogautore.espresso.repubblica.it)

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