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Autospoliazione della Chiesa

 

Centro della predicazione di Nostro Signor Gesù Cristo è stata la netta distinzione tra Sé e i Suoi discepoli [1] ed il mondo. Fino ad indicare Satana come “principe di questo mondo” [2] e “principe del mondo” [3]. Fino a specificare la netta separazione dal mondo con le parole: “non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato” [4]. Fino a chiarire: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” [5]. E questa spada è la verità su Dio che Egli è venuto a rivelare e che il mondo per superbia non vuole accogliere.

Con tutto questo, nell’annunciare il Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII prefigurò un cambiamento epocale nell’atteggiamento della Chiesa verso il mondo, improntato ora ad una apertura fiduciosa ed orientato ad evitare la condanna degli errori moderni, visto che “ormai gli uomini da se stessi sembra siano propensi a condannarli” [6]. Di conseguenza non esitò ad accantonare l’insegnamento divino lanciando la strategia del dialogo con “quanti non credono o credono in modo non adeguato […]; gli incontri possono essere occasione per scoprire la verità” [7]. Nasce qui una tendenza a cercare le verità di fede per mezzo di un processo evolutivo ed inclusivo (interreligioso) operato in modo comunitario. In altre parole al posto della Rivelazione di Dio ad opera del Figlio da accogliere umilmente, la verità da credere diventa una mera costruzione umana – né divina né eterna – e come tale in perpetuo divenire [8] [9].

All’interno del processo interreligioso, si innesta da subito il movimento pancristiano: se lo scopo è l’unità [di tutti gli uomini e dei cristiani in particolare], da dove discende la frantumazione della Chiesa fondata da Gesù Cristo in tante confessioni? Per il Modernista la parcellizzazione non nasce dalla frattura operata dallo scismatico o dalla ribellione dell’eretico ma da “alcuni malintesi” e da “antiche controversie”: il movimento ecumenico sorto dal Concilio Vaticano II si propone – come primo passo – grazie all’unione delle diverse comunità di fede, di “formare tutti insieme la vera ed unica Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo” [10].

In parallelo inizia il mutamento della politica ecclesiale verso l’ebraismo. Fu Papa Roncalli a promettere al rappresentante della sinagoga Jules Isaac la revisione della dottrina cattolica sul giudaismo.

Con Roncalli la mutazione genetica è avviata. Dal movimento verso un pancristianesimo livellatore delle divergenze si passa alla ricerca di una Religione universale, capace di ammansire l’umanità rendendo gli uomini succubi adoratori di un nulla fabbricato da menti sottili, in pratica schiavi obbedienti di un potere totalitario quale mai è esistito nella storia.

Ma il Mondo a cui il papa aveva aperto incautamente le Sacre Porte, non si accontenta di vaghi attestati di simpatia. Esige, pretende atti concreti. E per prima cosa vuole che la Chiesa smetta di pensarsi come detentrice di un potere spirituale superiore a quello temporale.

Ed ecco che Paolo VI, papa eletto dalla fazione neomodernista, elimina gli elementi della liturgia papale derivanti dal cerimoniale imperiale romano, elementi volti ad esaltare il Vicario di Cristo come il sommo detentore di tutti i poteri.
Uno di questi segni era la corte laica del papato, costituita dal patriziato e dalla nobiltà romana, con ruoli e funzioni nel pontificale e a cui il papa periodicamente si rivolgeva con allocuzioni. La corte laica rendeva visibile l’armonia tra potere temporale e spirituale. Ebbene, Paolo VI, portatore di una visione di Chiesa rinnovata, capace di instaurare un rapporto positivo col mondo, dapprima avvisa il patriziato e la nobiltà romana (la corte laica) che oggi il Papato “tutto assorbito nelle sue funzioni spirituali, si è prefissa un’attività apostolica, che possiamo dire più ampia e nuova” e dunque “il dovere di venire a colloquio apostolico col mondo moderno le impone, anche dolorosamente talvolta (sic!), di sceverare e di preferire nel suo retaggio di istituzioni e di consuetudini ciò che è essenziale e vitale” [11]; in seguito liquida del tutto la corte laica [12], come un retaggio del potere temporale, tenuto in vita a scopo rivendicativo.

Per gli stessi motivi [13], il 13 novembre del 1964 Paolo VI, alla fine della celebrazione liturgica in San Pietro, depose ai piedi dell’altare la tiara, simbolo del triplice potere del papa (padre dei principi e dei re, rettore del mondo e vicario di Cristo) [14]. In seguito alla visita all’ONU, Paolo VI rinunciò anche al Suo Pastorale, donato a U Thant, sempre per aiutare i poveri.

La rinuncia ai segni del potere temporale spinse Paolo VI a restituire al governo turco [15] il vessillo di Mehmet Alì Pascià sventolante nell’ammiraglia turca, che era stato conquistato dai Cristiani nel corso della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). E pensare che san Pio V aveva stabilito il 7 ottobre festa di Nostra Signora della Vittoria (oggi festa della B. V. Maria del Rosario) attribuendo alla Madonna il merito del successo.

Paolo VI avviò la trasformazione della Chiesa “da struttura gerarchica ad una Chiesa vista come comunione di fratelli. Da una Chiesa vista come sempre tesa a difendere i suoi spazi e i suoi diritti, a una Chiesa che vuole essere solo lievito nella pasta. Lievito all’interno delle sue strutture, lievito all’interno delle altre religioni. Da una Chiesa vista come chiusa in se stessa preoccupata della sua conservazione a una Chiesa come comunità aperta al mondo, popolo di Dio in cammino” [16]. In sostanza da rivolta al cielo a china sulla terra, da teocentrica ad antropocentrica: durante l’ultima sessione pubblica del Concilio Vaticano II, Paolo VI arriverà a dire, rallegrandosene: “la religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa dio” [17].

I passi avanti della Chiesa – come avviene ininterrottamente da un cinquantennio – sono giudicati dal Potere che regge questo mondo come “importanti ma ancora non sufficienti”.

Vi erano retaggi del vecchio ordine, ad esempio lo status della religione nei paesi a maggioranza cattolica.

Giovanni Paolo II, un papa nominato sub condicione (dovette giurare fedeltà ai testi ed allo spirito del Concilio Vaticano II) porrà fine a queste situazioni che erano entrate in distonia con la dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, ove si proclamava quella libertà religiosa che Pio IX aveva fermamente condannato (giustamente il card. Ratzinger la definì “una revisione del Sillabo di Pio IX, una sorta di contro-Sillabo […] un tentativo per la riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo come era diventato dopo il 1789”).
Si apre una stagione di concordati masochistici stipulati dalla Santa Sede con gli Stati troppo cattolici, a partire dall’Italia: col nuovo concordato (1984, 18 febbraio) la religione cattolica perde il suo rango di “sola religione dello Stato italiano” (come conseguenza, verrà di fatto eliminata o stravolta l’educazione religiosa nelle scuole) mentre alla città di Roma viene tolto il riconoscimento di città sacra (seguiranno come conseguenza aperture di moschee e sfilate gay-pride). Si osserva che se il massonismo vincente reclama la laicità dello Stato, allo scopo di escludere la voce della Chiesa dall’agone politico, non è scusabile il conformarsi in modo pedissequo al volere della setta.

Proseguendo su un piano inclinato, seguendo un’agenda forse dettata dal Sacro Collegio, Wojtyla, con zelo degno di miglior causa, aprì la breccia nel muro che divideva la Cattolica dalle altre fedi: ed ecco l’invenzione delle tre religioni del libro, le "tre grandi religioni monoteistiche che adorano l'unico Dio", che si concretizza con la benedizione impartita al Sudan [18] in nome di Allah, (1993, 15 febbraio), con il bacio al Corano (1999), con l’invocazione a San Giovanni Battista a benedire l’Islam (in occasione del viaggio in Terra Santa, 2000, 21 marzo), con la preghiera nella moschea di Omayya a Damasco (2001, 6 maggio). Evidentemente per il papa polacco Allah non è un dio inventato da un uomo ma un altro nome del Dio di Gesù Cristo.

Ancora meno comprensibili erano state le preghiere con gli stregoni africani del Togo durante un culto animista (1985, 9 agosto), l’unzione impressagli nella fronte da una sacerdotessa di Shiva con “crisma” di vacca “sacra” (a Madras, in India, 1986, 2 febbraio), lo scempio di Assisi con la preghiera davanti alla statua del Buddha intronizzata sul tabernacolo della locale chiesa di San Pietro (1986, ottobre), l’equiparazione durante l’evento di Assisi con gli altri capi religiosi, stregoni inclusi. Nel 1993 (4 febbraio) in Benin esprime apprezzamento per i “grandi sacerdoti” del Voodoo riconoscendo, la sacralità dei riti degli antenati. Nel 1998 (10 settembre, v. L’Osservatore Romano) rileva l’importanza dei vari leader spirituali (da Zoroastro a Lao Tse, da Confucio a Buddha), che come Gesù avrebbero “realizzato, con l’aiuto dello Spirito di Dio, una più profonda esperienza religiosa” destinata a prendere forma nelle varie dottrine e riti.

Con questo modo di pensare è chiaro che la Chiesa è abbassata a comunità esperienziale di pari valore soteriologico delle confessioni idolatriche e perciò la missione (che presto verrà denominata proselitismo) perde di vigore ed anche di significato.

In effetti Roncalli da Delegato Apostolico scoraggiò un seminarista bulgaro ortodosso, dal perseguire una conversione al Cattolicesimo spiegando che nella “Chiesa di Cristo” la Cattolica è una delle tante denominazioni a pari valore salvifico[19].

Ma i ripetuti riconoscimenti ed omaggi ai diversi culti, pur “importanti” non erano ritenuti “sufficienti”. Dalle sinagoghe sono arrivate pressioni acciocché, mettendo in pratica i principi dettati nella dichiarazione Nostra aetate, la Chiesa Cattolica riconoscesse le sue colpe verso il popolo eletto, rigettasse l’insegnamento bi-millenario secondo cui la si considera il Nuovo Israele (la cosiddetta teologia della sostituzione) la teologia della Chiesa-nuovo Israele ed ammettesse esplicitamente un’autonoma via di salvezza per gli ebrei. Ed ecco il 12 marzo 2000, nella Basilica Vaticana, il papa chiede pubblicamente in mondovisione perdono per le presunte colpe dei suoi predecessori nei rapporti con i Giudei (un modo di giudicare il passato con schemi moderni, tipico degli illuministi). Poco dopo, il 26 marzo, in occasione di un viaggio in Israele, accompagnato dai rabbini, deponendo un messaggio nel Muro del Piantodi Gerusalemme (una ritualità talmudica), chiedeva ancora perdono in nome della Chiesa.

Toccò a Benedetto XVI mettere il tassello definitivo nei rapporti col Giudaismo.

Dopo aver anche lui pregato al Muro del Pianto (2009, 12 maggio), dà il via libera al card. Bagnasco che, in nome della Conferenza Episcopale Italiana,incontrando i rabbini Laras e Di Segni, dichiarò loro che non è più intenzione della Chiesa Cattolica operare attivamente per la conversione degli ebrei (2009, 22 settembre).

Ma Benedetto XVI, pur di cultura modernista, cercò in tutti i modi di occultare il carattere obiettivamente rivoluzionario del rivolgimento vaticanosecondista. Ed ecco la risibile tesi della riforma nella continuità (non del depositum fidei, ma del soggetto Chiesa), il benemerito Summorum Pontificum che liberalizzava (a parole) la Messa di sempre, il ripristino di alcuni segni pontificali (mozzetta, fanoni). Ma ormai il carattere sacrale era stato intaccato da Giovanni XXIII (che dispensò i cardinali dal bacio della pantofola), da Paolo VI (che rinunciò alla tiara e Pastorale) e da Giovanni Paolo II (che abolì l'utilizzo della sedia gestatoria).

Oggi il pontificale del Papa - tolti alcuni dettagli accidentali – è simile a quello di un vescovo qualsiasi.

Sia come sia, la frenata ed il tentativo maldestro di cucitura di Benedetto XVI non piacquero al potere di questo mondo. Attaccato ferocemente dai media, tradito dai suoi collaboratori, odiato dalla fazione neomodernista più radicale, estromesso il Vaticano dall’utilizzo del circuito bancario, il papa tedesco si vide costretto a lasciare.

Con Francesco I – che ama presentarsi umilmente solamente come vescovo di Roma – tutto si accelera.

Quel minimo di cerimoniale tradizionale che era stato ripristinato viene accantonato, sembra definitivamente. L’agenda ecumenica riprende il suo ruolo in modo accelerato, confermata dall’autorevole e papale dichiarazione che “il proselitismo è una sciocchezza”. Non possono quindi destare meraviglia né i segni e gli indumenti buddisti con cui si è ornato il card. Tauran, né il girotondo del card. Ravasi in onore del Pacha Mama (la dea femminile incaica).

Con questo pontificato quanto resta di cattolico viene quotidianamente preso di mira dal sedente sulla cattedra di Pietro con epiteti malevoli ed ingiuriosi. Un ordine fiorente (Frati Francescani dell'Immacolata) è stato perseguitato e stravolto su mandato diretto del vescovo di Roma.

Si nota una progressiva secolarizzazione della Chiesa Cattolica, la cui preoccupazione appare sempre più limitata all’immanente, all’ambito politico-sociale, a scapito delle cose di Dio. Il che potrebbe anche essere tollerabile come temporaneo obnubilamento, se, almeno, il discorso sociale fosse quello di altissimo valore iniziato da Leone XIII (Rerum Novarum, 1891) e sviluppato da Pio XI con la Quadragesimo Anno (1931) e non l’eco vergognoso e il vile allineamento ai temi imposti dall’agenda onusiana (migranti, ecologia, lotta alla corruzione e via cantando nel coro) o da quella vaticansecondista (accompagnamento omosessuali, comunione a tutti, sacerdozio alle donne, spoliazione delle chiese, ecc.).

Due ultime considerazioni.

A noi non è dato sapere quanto di ciò che è accaduto sia dovuto a debolezza nei confronti della fazione egemone, oppure a propria convinzione eretizzante oppure ancora a connivenza con la setta anti-cristiana.

Come pensano i pastori di poter tenere legati a sé i fedeli quando essi stessi proclamano che fede e prassi cattolica non sono necessari per la salvezza dell’anima?

se il sale perde il sapore […] a null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato (Mt 5,13).

 

Oreste Sartore

 

 

NOTE

[1] “il mondo li ha odiati perché essi non sonodel mondo, come io non sono del mondo”, Gv 17,14

[2] Gv 14,30

[3] Gv 12,31; 16,11

[4] Gv 17,9

[5] Mt 10,34

[6] Giovanni XXIII, Gaudet Mater Ecclesia, discorso di apertura del Concilio Vaticano II, 12 ottobre 1962

[7] Lettera Enciclica Pacem in Terris, 11 aprile 1963

[8] Per una trattazione esaustiva v. G.R., Hybris in misericordia, sì sì no no 26 febbraio 2016

[9] Il Modernismo ha sempre avuto un sacro orrore di ciò che è stabile e non soggetto al divenire storico. Ad esempio Ratzinger da teologo prima e da cardinale poi rifuggiva come fissismo la concettualizzazione tomistica della fede

[10] Erano pensieri ben radicati nell’anima del futuro papa come dimostra la lettera del Delegato Apostolico Mons. Roncalli datata 27 luglio 1926; in: Francesca della Salda, “Obbedienza e pace - Il vescovo A. G. Roncalli tra Sofia e Roma -1925-1934”, Torino 1989

[11] discorso di Paolo VI al patriziato e alla nobiltà romana, 14 gennaio 1964

[12] motu proprio "Pontificalis domus", 1968

[13] mons. Pericle Felici, nell’annunciare il gesto che il Papa si apprestava a fare, lo motivò con quanto i padri conciliari avevano testé detto sulla povertà e sulla fame nel mondo. In effetti la tiara fu messa in vendita per darne il ricavato ai poveri. Si sa, in nome dei poveri ogni spoliazione è santa.

[14] Era questo uno degli obiettivi della Rivoluzione Francese (l’altro era rovesciare la “Corona”)

[15] Il quale governo non seppe che farne e finì per deporlo in un magazzino

[16] Maria Guarini, La Chiesa e la sua continuità. Ermeneutica e istanza dogmatica dopo il Vaticano II, Rieti 2012

[17] allocuzione di Paolo VI, 7 dicembre 1965

[18] Una nazione dove dal 1983 al 1993 erano stati massacrati, oltre 1 milione e 300.000 di persone tra cui migliaia di cattolici

[19] v. Francesca della Salda, op. cit.

 

 

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