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Burattinai e burattini

Il rischio è alto, ma non si può più tacere. Temiamo di più il giudizio di Dio che quello degli uomini. Molti di coloro che in questo momento hanno voce e peso nella Chiesa, in ogni caso, stanno perdendo ogni legittimità. Se questo fosse anche l’ultimo intervento pubblico di chi scrive, non importa: ciò che conta è che qualcuno ascolti e, se possibile, si muova prima che sia troppo tardi – prima cioè che la barca si infranga sugli scogli verso i quali la stanno guidando a tutta velocità. Sono più gravi i silenzi vigliacchi o le dichiarazioni esplicite di complicità? Probabilmente non fa molta differenza: il risultato è lo stesso. I burattinai del sistema hanno ormai mollato i freni e non trovano più alcuna resistenza, nemmeno da parte dei rappresentanti dell’Una sancta. Da due anni a questa parte assistiamo ad un’accelerazione impressionante del processo di autodissoluzione della società occidentale e, purtroppo, anche della Chiesa stessa.

I vari Kasper, Martin, Marx, Baldisseri, Forte, Paglia, Galantino, Mogavero (per citare solo i più noti)… sono soltanto pedine di un gioco molto più vasto, di un gioco sporco diretto dalle stesse menti occulte che regolano l’economia e la politica mondiali, manovrano i tagliagole islamici e controllano le agenzie dell’O.N.U. per imporre la propria agenda ai governi, specie a quelli – corrottissimi – dei Paesi più affamati e vessati, ma anche a quelli più “democratici” (e non meno corrotti) come il nostro. Quegli alti prelati, in realtà, sono degni di compianto, se pensiamo al giudizio particolare che li attende qualora non si ravvedano, secondo un dogma di fede valido per tutti, anche per chi non ci credesse (animae decedentium in actuali peccato mortali mox post mortem suam ad inferna descendunt, DS 1002). L’unica differenza, rispetto ai comuni fedeli, è che il giudizio di chi ha maggiori responsabilità è molto più severo (cf. Sap 6, 4-8).

Negare una dottrina definita in ambito di fede o di morale è non solo peccato mortale, ma pure un delitto che pone fuori della comunione cattolica e priva il responsabile di qualsiasi potestà ecclesiastica (cf. CIC 751; 1364); impugnare la verità conosciuta è altresì un peccato contro lo Spirito Santo, secondo il Catechismo di san Pio X (§ 964). C’è poco da sottilizzare rivendicando una fedeltà alla dottrina puramente nominalistica e appellandosi alla misericordia nella prassi pastorale: la legge morale è inscindibile dalla retta fede; se si tocca l’una si tocca l’altra. Certi sofismi sono indegni di Pastori che dovrebbero guidare il gregge del Signore alla salvezza; di fatto, invece, lo stanno dirottando verso sicura rovina, approvandone i mali senza curarli affatto. Questi presuli, pur essendone ancora formalmente rivestiti, non godono più di alcuna autorità all’interno della Chiesa, analogamente a quanto avviene per la grazia dei Sacramenti in chi, pur ricevendoli validamente, non ha però le disposizioni necessarie: essi sono efficaci, infatti, solo in chi non frappone ostacoli (non ponentibus obicem).

Dato che le costituzioni dei Paesi occidentali garantiscono i diritti civili a tutti i loro cittadini senza esclusione alcuna a causa delle scelte sessuali, affermare che il riconoscimento di speciali diritti civili a chi coltiva un sodalizio contro natura sia una questione di civiltà è semplicemente contro ragione e significa infangare la civiltà umana – oltre a ciò che resta di quella cristiana, se a farlo sono degli ecclesiastici… È sufficiente il buon senso comune per rendersi conto che gli atti omosessuali, sebbene si siano sempre commessi in ogni tempo e ad ogni latitudine, non sono mai stati posti in relazione con la conquista di presunti diritti aggiuntivi, in quanto non possono condurre a nessun matrimonio per il semplice fatto che non sono genitorialmente fecondi. Ma quanti conservano ancora il buon senso (anche nello stesso clero), avendo mantenuto la mente immune da tesi assurde e libera dall’enorme pressione sociale e mediatica? Perché non organizzare dei corsi accelerati in materia, magari con tanto di dimostrazioni pratiche? Così chi vive sulla Luna delle sue fantasie egualitaristiche e del suo tollerante buonismo potrebbe forse accorgersi – ma ci vorrebbe un miracolo – che le sue idee non giovano di certo a quegli infelici che si disonorano a vicenda in modo orrendo, ancor meno ai bambini che verranno affidati alle loro “cure parentali”, una volta aperto il varco con il disegno di legge in esame al Parlamento…

Attendiamo dunque non soltanto che le menti ancora sane, nella Chiesa Cattolica, si manifestino coraggiosamente e alzino la voce in modo efficace, senza ambiguità né camuffamenti, ma che quanti finora hanno versato acqua al mulino della demolizione spirituale, morale e sociale si ravvedano e dichiarino pubblicamente, senza mezzi termini, che la sodomia è un peccato impuro contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio (cf. Catechismo maggiore, § 966) e che, laddove ci sia piena avvertenza e deliberato consenso, è un peccato mortale, che esclude pertanto dalla ricezione dei Sacramenti ed è punito con la dannazione eterna, se non è abbandonato con sincero pentimento. Chiediamo pure che i medesimi soggetti riconoscano che, con l’aiuto della grazia e delle corrette scienze umane, chiunque può liberarsi da tendenze e abitudini sessuali disordinate o devianti e che, come ha sempre insegnato il Magistero autentico, la virtù della castità è accessibile a tutti, in qualunque situazione esistenziale.

Diversamente saremo obbligati, in coscienza, a non considerare più tali individui Pastori, ma marionette del sistema massonico che ha preso il controllo del mondo e si è infiltrato nella Chiesa quale corpo estraneo, ormai cresciuto a dismisura come un tumore maligno. Dato che la conclusione, allo stato attuale delle cose, appare purtroppo abbastanza scontata, ci consola se non altro un pensiero: quando il Giudice divino avrà guarito la sua Sposa terrena asportando il tumore con il castigo che incombe, ci si ricorderà che ci aveva pur avvertito in anticipo, onde preparare i Suoi fedeli agli eventi in modo che potessero attraversare incolumi la prova con il sostegno della Sua grazia. Egli non è morto sulla Croce per un’astratta verità cristiana che verrebbe oggi «confermata come traguardo da raggiungere» (La Civiltà Cattolica [?], n. 3958, p. 332), ma per confermare fin dall’inizio e in modo definitivo le verità salvifiche che aveva insegnato e che attendono soltanto di essere accolte per produrre il loro effetto.

 

G.G.

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