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Disperati

Nessuno dei due amici aveva quelle che si chiamano idee in materia di religione. Con questo non si vuole certamente dire che nessuno dei due avesse un'opinione, cosa che del resto corrispondeva al vero; si vuole dire che nessuno dei due aveva dato alla religione una base intellettuale.

Forse è il caso di chiarire che cosa sia una “idea”, che cosa significhi “avere un'idea”, e quale sia la condizione di coloro che non hanno “idee”. E dunque, quando gli uomini guardano per la prima volta al mondo della politica oppure della religione, quello che vi trovano incontra l'occhio della loro mente allo stesso modo in cui un panorama si offre per la prima volta alla persona che abbia appena guadagnato il dono della vista. Tutte le cose sono lontane allo stesso modo; non c'è prospettiva.

La connessione tra un fatto e l'altro, tra una verità e l'altra, l'impatto del fatto sulla verità e della verità sul fatto, che cosa conduca a che cosa, quali punti siano primari e quali secondari, tutto questo essi lo devono ancora imparare. Per loro è una scienza nuova, che non sanno neppure di ignorare.

Per di più, nella loro mente, il mondo di oggi non ha alcuna connessione col mondo di ieri; il tempo non è un flusso, ma sta davanti a loro tondo e pieno, come la luna. Non sanno che cosa sia successo dieci anni fa, e conoscono ancora meno gli annali di un secolo; per loro il passato non vive nel presente; non comprendono il valore dei punti contestati; per loro i nomi non portano con sé alcuna associazione, e le persone non accendono alcun ricordo. Sentono parlare di uomini, e di cose, e di progetti, e di contrasti, e di princìpi; ma tutto viene e va come il vento, nulla lascia un'impressione, nulla penetra, nulla occupa il proprio spazio nella loro mente.

Non collocano alcunchè: non hanno alcun sistema. Sentono e dimenticano; oppure ricordano appena quello che hanno sentito una volta, ma non sanno dire dove. Così non hanno consequenzialità negli argomenti; cioè oggi argomentano in una direzione e domani nell'altra, non esattamente ma indirettamente, a casaccio.

Le linee del loro argomentare divergono; nulla giunge al punto; non c'è un centro dove stia la loro mente, dal quale procedano per giudicare uomini e cose.

Questa è la condizione mentale che molti mantengono per tutta la vita.

E sono davvero politici ed ecclesiastici ben miserevoli, se non hanno la fortuna di capitare in buone mani, di essere guidati da altri e di impegnarsi in un progetto. In caso diverso, sono alla mercé dei venti e delle onde; e pur senza essere radicali, whig, tory, o conservatori, Chiesa alta oppure Chiesa bassa, compiono gesti whig, gesti tory, gesti cattolici e gesti eretici così come gli capita, sospinti dagli eventi o dalle fazioni.

E qualche volta, quando si sentono feriti nel loro senso di importanza, si rifugiano nell'idea che tutto questo prova come essi siano liberi da pastoie, che sono moderati, ragionevoli, che si tengono nel mezzo, che non sono “uomini di partito”; in realtà sono schiavi, e dei più disperati.; poiché a questo mondo la nostra forza consiste nell'essere soggetti alla ragione, e la nostra libertà nell'essere prigionieri della verità. 

 

John Henry Newman (Dal libro PERDITA E GUADAGNO – cap. III, pag. 51 – Casa editrice Jaca Book) 

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