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Una questione di principio 

di don Jean-Michel Gleize (Fonte: rivista La Tradizione cattolica n.3/2019) L’Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia non ha lasciato indifferente nessuno. Secondo il parere dello stesso Papa, però, la sola interpretazione possibile del capitolo VIII di questo documento è quella data dai vescovi della regione di Buenos Aires in Argentina, i quali affermano apertamente che a certe coppie di divorziati risposati si può consentire l’accesso ai sacramenti. Il Papa, in una lettera di settembre 2016, ha affermato che «Lo scritto è molto buono ed esplicita perfettamente il senso del capitolo VIII di Amoris laetitia, non c’è altra interpretazione», ed ecco che lo scorso giugno, la Segreteria di Stato del Vaticano ha riconosciuto a questa affermazione lo status di «Magistero autentico».

Avendo appurato che le autorità della gerarchia ecclesiastica restano in possesso del loro potere di Magistero, è lecito chiedersi: che valore attribuire agli atti di insegnamento dispensati dalle autorità ecclesiastiche in carica (il Papa e i vescovi) dopo il Concilio Vaticano II? Occorre considerarli, come in passato, frutto dell’esercizio di un vero Magistero, nonostante tali insegnamenti si allontanino, del tutto o in parte, dalla Tradizione della Chiesa?...

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Documento stampato il 23/04/2021