Veri pastori cercasi

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[Editoriale n.21 - novembre 2019] 

Si è scritto e detto tanto sulla crisi della Chiesa che ormai da anni sta imperversando in tutto il mondo cattolico. Resta al momento una sola certezza: ancora non si vuole riconoscerne la causa, ossia che essa è generata dal Concilio Vaticano II.

Al più si confonde la causa con gli effetti ma si è ancora lontani dall'individuare oggettivamente la pianta che genera i frutti marci.

La questione si fa poi assai curiosa quando si legge di discorsi e prese di posizione di quei prelati che si fregiano del titolo (appioppato dall'opinione pubblica) di conservatori o difensori della Tradizione per il solo fatto di entrare in aperto contrasto con il pontificato di Papa Bergoglio.

Proprio di questi presunti difensori del Magistero perenne della Chiesa giova spendere alcune parole, perché ancora una volta ci si trova nella condizione in cui la toppa è peggio del buco; vale a dire che si viene a creare quella strana situazione in cui, per rimediare al danno provocato niente di meno che dal Pontefice in persona con i suoi ripetuti atti scandalosi, ci si affida alle repliche di vescovi e cardinali che dissentiranno pure dalle strampalate teorie pontificie ma le cui contrapposizioni finiscono puntualmente per rafforzare proprio chi intendono correggere.

Se viene infatti a mancare una disamina oggettiva della crisi nella chiesa si finirà per acuirla ulteriormente dal momento che la radice dei suoi mali continua a rimanere al suo posto invece che venire rimossa.

Per fare qualche nome e cognome di prelati che appartengono indubbiamente al coro delle voci critiche nei confronti dell'attuale Pontefice: 

se il card.Sarah denuncia (nel libro Si fa sera e il giorno ormai volge al declino)

«il degrado della liturgia trasformata in spettacolo, la negligenza nelle celebrazioni e nelle confessioni, la mondanità spirituale»

e al tempo stesso sostiene che

«le due forme dell’uso del rito romano [Vetus Ordo e Novus Ordo Missae] possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso»

ebbene significa registrare i frutti della devastante riforma liturgica imposta dal Concilio Vaticano II (ecco gli effetti) ma rifiutare di trattare il Concilio per quello che è (la causa): un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica (come ebbero a sottolineare i cardinali Bacci e Ottaviani a proposito proprio della neo messa conciliare). La contraddizione è dunque evidente: si intende difendere ciò che è più prezioso nella Chiesa, cioè la S.Messa, ma al tempo stesso si intende salvare a tutti i costi il Concilio che la demolisce. Sarà la schizofrenia del biritualismo, sarà quello che sarà, sta di fatto che cadono davvero le braccia se questa è l'opposizione a Papa Bergoglio la cui pastorale trae linfa proprio dal CVII;

se il card. Burke (intervista pubblicata sul New York Times, 9 novembre 2019) si lamenta del fatto che

«durante il mio sacerdozio, sono sempre stato accusato di essere troppo attento a ciò che il Papa ha detto. E ora mi trovo in una situazione in cui mi chiamano nemico del papa, cosa che non sono. […] Non sono cambiato. Insegno sempre le stesse cose che ho sempre insegnato e queste non sono le mie idee. Ma improvvisamente, questo viene percepito come contrario al pontefice romano»

e al tempo stesso condanna (conferenza tenutasi il 15 luglio 2017) un grande vescovo quale fu Mons. Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, (che diceva le sue stesse parole già nel 1976: «[prima del Concilio] non ho fatto altro che quello che ho fatto per trent'anni della mia vita sacerdotale e che mi ha fatto diventare vescovo [...]. E ora, [dopo il Concilio] mentre sto facendo un lavoro abbastanza simile a quello che ho realizzato per trent'anni, improvvisamente sono "sospeso a divinis"[...]») accusandolo di essere scismatico (per aver ordinato – in stato di necessità - quattro vescovi senza il mandato del Romano Pontefice) e affermando che

«non è legittimo assistere alla messa o ricevere i sacramenti in una chiesa che è sotto la direzione della Fraternità SSPX»

ebbene significa segnare un clamoroso autogol poiché si è in piena contraddizione su ciò che si dice e ciò che si pensa. Di certo emerge un'evidente quanto preoccupante confusione mentale. Non si capisce perché Mons.Lefebvre, a cui è dovuta la salvezza della Messa di sempre e le cui parole e opere sono risultate profetiche alla luce dei fatti di oggi, dovrebbe essere un esempio di vescovo da non seguire mentre Burke, che non ha salvato né fatto un bel niente contro l'attentato alla Santa Messa nè si è opposto concretamente alla devastazione imperante del Concilio, dovrebbe essere un punto di riferimento per i fedeli che intendono rimanere cattolici;

se il card. Muller (ex-prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede!) dichiara (16 maggio 2019) che

«la Chiesa si trova davvero in una delle crisi interne ed esterne più gravi di tutta la sua storia. Cesserà di esistere se continuerà ad essere trasformata in un'ONG religioso-politica e se l'insegnamento della fede e della morale, così come ci è stato rivelato da Cristo, continuerà ad essere relativizzato o verrà abbandonato del tutto»

e al tempo stesso, in ogni sua intervista, richiama quale punto di riferimento i decreti del Concilio Vaticano II per mezzo dei quali si sono sovvertite liturgia, dottrina, morale... ebbene si rimane alquanto sbalorditi. Se poi si considera anche la sua strenua difesa della nuova messa conciliare, che ha dato il la, sugli altari e nelle chiese, ad ogni nefandezza perpetrata a danno di Nostro Signore, si rimane ancora più sconcertati dalle prese di posizione dell'eminente prelato;

se il vescovo Schneider ribadisce in molti suoi interventi che

«il Concilio di Trento è stato uno dei più alti momenti della storia della Chiesa proprio a causa della chiarezza dottrinale e disciplinare»

ma al tempo stesso richiama più volte parimenti l’insegnamento del Concilio Vaticano II sugli stessi temi, vien da chiedersi se a breve ci verrà anche richiesto di credere che gli asini volano.

Questi sono solo esempi, che non è certo piacevole enumerare perché la desolazione è assai grande: prelati che abbozzano critiche sacrosante su aspetti di una crisi devastante nella Chiesa cattolica ma che non riescono o non vogliono vedere più in là del proprio naso.

Critiche che finiscono così per essere fini a se stesse, che sono fuorvianti perché possono generare la convinzione di avere di fronte sacerdoti tutti d'un pezzo, che hanno capito tutto, quando in realtà è pressoché vero l'esatto contrario.

In altre parole si finisce nello scambiare lucciole per lanterne, e al disorientamento si aggiunge altro disorientamento. Dove a farne le spese sono i fedeli, sempre più lontani dalla via maestra.

Pare di vivere la terribile situazione di un malato grave che si mette nelle mani di un medico poco avveduto che invece di curare il tumore con strumenti adeguati utilizza un'inutile aspirina: superfluo scrivere come andrà a finire.

Appare dunque evidente che i fedeli sono alle prese con un serio problema che coinvolge sacerdoti, vescovi e cardinali e il ruolo che quest'ultimi dovrebbero ricoprire: questo è senza dubbio un altro aspetto della crisi profonda della chiesa.

Da una parte il clero conciliare corrotto sino al midollo, umanamente irrecuperabile.

Dall'altra quello che - dignità vuole – registra ufficialmente l'esistenza di un grave problema nella Chiesa, ma dalla perniciosa incoerenza.

È bene dunque prestare attenzione nel non cadere in facili illusioni e prendere consapevolezza della qualità del clero di oggi, anche e soprattutto di quello che sembra vestire i panni di difensore della Tradizione, la cui opera produce un solo inevitabile effetto: la continua agonia della Chiesa di Nostro Signore.


La Redazione

 


Documento stampato il 08/12/2019