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La Chiesa invincibile (3)

La Chiesa è inseparabilmente sia mediatrice di salvezza per la sua predicazione, i suoi insegnamenti, la sua gerarchia sia dimora sacra ove Dio abita grazie alla carità che brucia sempre nel cuore della Chiesa e grazie alla presenza eucaristica del Signore Gesù che nutre questa carità. Il suo ruolo di mediatrice di salvezza si esercita solo durante il pellegrinaggio nella valle di lacrime; invece, sia per i tempi di lotta dell'esilio, che per il riposo ineffabile nella patria eterna, la Chiesa è il Tabernacolo di Dio. Essa infatti è infiammata dallo stesso amore tanto sulla terra, che nel paradiso; solo che in cielo l'amore procede dalla visione beatifica, mentre sulla terra ha la sua fonte nella Fede e nei Sacramenti della Fede. 

La funzione mediatrice della Chiesa non sarebbe assicurata se determinate condizioni venissero a mancare. Al di fuori di queste condizioni, infatti, sarebbe impossibile alla Chiesa dispensare la grazia con certezza, annunciare la verità senza alterazioni, celebrare il culto con una liturgia leale e gradita al Padre Celeste. 

D'altronde, se la sua funzione di mediatrice fosse interrotta, la Chiesa cesserebbe anche di essere la dimora di Dio in mezzo agli uomini. Come potrebbe infatti il Signore risiedere sotto le Specie eucaristiche, allorché non fossero più assicurati né dogmi della Fede, né ordinazioni valide, né le umili determinate leggi della celebrazione sacramentale, per mezzo della quale questa presenza diventa effettiva? E come i dogmi della Fede, le ordinazioni valide e le umili determinate leggi della Santa Messa potrebbero essere assicurate e conservare la loro validità, se i riti non fossero più sottoposti ad una regolamentazione precisa, se le formule dogmatiche e il potere d'ordine venissero disprezzati e se, contemporaneamente, i formulari e i riti fossero abbandonati all'arbitrio del celebrante e alla fantasia dell'assemblea? 

Se si distruggessero le umili condizioni della presenza reale eucaristica, sarebbe finita per la Chiesa. Infatti se venisse a mancare la presenza eucaristica, come potrebbe essere nutrita e mantenuta la carità teologale? E, se la divina carità non fosse sostenuta e alimentata, come potrebbe mai sussistere? Ma dal momento in cui la carità venisse a spegnersi, la Chiesa non meriterebbe più il suo titolo di nobiltà suprema: quello di essere il tabernacolo di Dio in mezzo agli uomini. Essa non sussisterebbe. 

Così, dunque, la dignità della Chiesa, che è duplice – dispensatrice di Grazia, dimora di Dio – è mantenuta viva e risplendente per il fatto che determinate condizioni sono rispettate. Ed è uno degli inganni dei modernisti parlarci della Chiesa in tutti i toni, proprio mentre si applicano in maniera scientifica a sottrarle i mezzi per sopravvivere, sia relativizzando le definizioni di Fede, sia disgregando i riti, sia inventando una trasposizione naturalista della carità soprannaturale. 

Come se la Chiesa potesse mantenere la Fede, diffonderla nel mondo, nutrire i suoi figli delle verità di salvezza e contemporaneamente disprezzare, laddove dovrebbe ripetere “le parole che non passeranno mai”, i termini formali e i dogmi irreformabili protetti da anatemi. 

Come se la Chiesa potesse essere vivificata dalla grazia e potesse comunicarcela, pur prestandosi tranquillamente alla disgregazione dei propri riti, da lei stessa fissati per proteggere e solennizzare i segni sacramentali che conferiscono la grazia. 

Come se, infine, la Chiesa potesse reggersi ancora in piedi irremovibile quale società soprannaturale e gerarchica della grazia di Cristo e al tempo stesso lasciar rovesciare totalmente dagli attacchi subdoli della collegialità democratica siam la struttura personale di governo, che il Signore le ha dato, sia il primato di Pietro che le ha posto come fondamento. 

I molteplici e concertati attacchi modernisti, il cui scopo è di far saltare ciò che alcuni chiamano l'apparato giuridico della Chiesa, non ci sorprendono eccessivamente “perché il discepolo non è da più del suo maestro”, né la Sposa più grande dello Sposo. Questi attacchi non ci spaventano, perché abbiamo l'assicurazione che la Chiesa li respingerà vittoriosamente. 

La Chiesa non è un'istituzione di questo mondo: discende dal cielo, direttamente da Dio; essa è il tabernacolo di Dio in mezzo agli uomini. Perciò, grazie alla sua origine e alla sua natura, sfugge alla condizione comune a tutte le istituzioni di questo mondo, per belle e nobili che siano, di subire un giorno o l'altro la sconfitta e talvolta una sconfitta irrimediabile. Come non si può dire che Cristo sulla Croce è un vinto, perché la sua potenza e il suo amore trasformano il suo crudelissimo supplizio in un sacrificio d'infinito merito, pienamente gradito al Padre , totalmente efficace per riscattarci dal peccato, così non si può neanche dire che la Chiesa, perseguitata all'esterno e tradita anche dall'interno, subisca una sconfitta e corra alla sua rovina, perché, al contrario, i suoi poteri e la sua santità restano sempre sufficientemente forti e attivi, affinché la carità sovrabbondi in mezzo all'iniquità. 

La Chiesa è vittoriosa perché è la Sposa del Cristo vittorioso. La Chiesa è invincibile, anche se con figli soggetti alla sconfitta e spesso vinti e che tuttavia, finché rimangono nel suo seno, non saranno mai vinti irreparabilmente. Quando lo sono è perché si sono separati da lei; pur tuttavia non la privano con questo della forza accordatale per sempre di trattenerli e santificarli. Sia prima, sia dopo la loro defezione, essa resta la dispensatrice infallibile della salvezza e il tempio santo di Dio. Coloro che l'abbandonano si perdono, ma essa non è mai perduta; poiché la caratteristica di riportare vittoria è una prerogativa imperitura del Signore Gesù Cristo, essa è anche una prerogativa necessaria della sua Sposa: “Vicit leo de tribu Juda”.

 

Padre R.T. Calmel  

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