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Il Matrimonio. Gli atti contrari al matrimonio (seconda parte)

II. Gli atti contrari al Matrimonio

A. L'IMPURITA'

Abbiamo già visto che la sessualità è orientata verso la conservazione del genere umano. La grandezza di questo bene corrisponde alla grandezza del piacere associato alla sessualità, perché, secondo la scolastica, la natura di un piacere corrisponde alla natura del bene posseduto. Abbiamo anche visto che la sessualità è caratterizzata da una certa mancanza di controllo ed ordine. La grandezza del piacere accoppiata alla debolezza della natura umana decaduta, fa sì che i peccati contro la purezza siano, purtroppo, frequenti. Questi peccati sono proibiti dal sesto Comandamento con le parole”non commetterai atti impuri” o “non commetterai l’adulterio” (da intendere in senso ampio). Oltre al nome di ‘adulterio’ portano il nome di ‘fornicazione’ e d’’impurità’. Poiché i Dieci Comandamenti sono espressione della legge naturale, ne consegue che questi peccati sono contrari sia alla ragione sia alla Fede.

1. Il suo Male

a) Secondo la Ragione - Questi atti sono male in quanto 1) abusano di una facoltà della natura umana, ossia quella della sessualità che è orientata verso la procreazione nel contesto del Matrimonio; 2) trasgrediscono la legge naturale; e 3) offendono il supremo Legislatore che è Dio. Tali atti non sono solamente male ma gravemente male, poiché si oppongono ad un gran bene, la conservazione del genere umano. La Scolastica insegna: Corruptio optimi pessima est “La corruzione dell’ottimo è cosa pessima”.

b) Secondo la Fede - Secondo la Fede i peccati contro la purezza sono tutti gravi, come spiega il Catechismo di san Pio X:

425. E’ un gran peccato l’impurità? E’ un peccato gravissimo ed abominevole innanzi a Dio ed agli uomini; avvilisce l’uomo alla condizione dei bruti, lo trascina a molti altri peccati e vizi, e provoca i più terribili castighi in questa vita e nell’altra.

La peccaminosità particolare dell’impurità sta nel fatto che questi peccati vengono commessi contro il proprio corpo (1Cor 6,18). Sono ancora più gravi quando la persona è battezzata, perché allora pecca anche contro Nostro Signore Gesù Cristo di cui (in quanto Corpo mistico) è membro, e contro lo Spirito Santo di cui è il tempio. Che Cosa significa ‘peccato grave’? Il peccato grave, o mortale, è quello che spegne la vita sovrannaturale dell’anima e che è punito dalla morte eterna dell’Inferno, se non se ne pente prima della morte fisica. Il peccato mortale viene definito nel modo seguente dal Catechismo di san Pio X (Cf. CCC 1857-9):

700. Che cosa si richiede perché un peccato sia mortale? Perché un peccato sia mortale si richiedono tre cose: materia grave, piena avvertenza, perfetto consenso della volontà.

701. Quand’è che vi ha materia grave? Vi ha materia grave quando si tratta di una cosa notabilmente contraria alla legge di Dio e della Chiesa.

702. Quand’è che vi ha piena conoscenza nel peccare? Vi ha piena conoscenza nel peccare, quando si conosca perfettamente di fare un grave male.

703. Quand’è che, nel peccato, si ha il perfetto consenso della volontà? Si ha, nel peccato, il perfetto consenso della volontà, quando si vuol fare deliberatamente una cosa, sebbene si conosca peccaminosa.

Aggiungiamo che ricevere la Santa Comunione nello stato di peccato mortale è un ulteriore peccato mortale, ossia un sacrilegio. Lo stesso Catechismo insegna al riguardo:

630. Chi sa di essere in peccato mortale, che cosa deve fare prima di comunicarsi? Chi sa di essere in peccato mortale, deve, prima di comunicarsi, fare una buona confessione; non bastando l’atto di contrizione perfetta, senza la confessione, a chi è in peccato mortale per comunicarsi come conviene.

2. I suoi Tipi 

Offriamo adesso un breve elenco degli atti impuri più comuni. Distinguiamone due categorie. La prima categoria è quella degli atti naturali, in altre parole gli atti tra un uomo e una donna aperti alla procreazione; la seconda categoria è quella degli atti contro la natura, che cioè non sono tra un uomo e una donna aperti alla procreazione.

a) Secondo la natura

1. La fornicazione - Consiste nell’atto impuro tra un uomo e una donna quando né l’uno né l’altro sono sposati. La peccaminosità dell’atto sta proprio nel fatto che i componenti non sono sposati l’uno con l’altro.

2. L’adulterio (nel senso stretto) - Questo è l’atto tra un uomo e una donna quando almeno uno è sposato. La peccaminosità dell’atto sta nel fatto che viola il vincolo del Matrimonio. E’ particolarmente grave quando il vincolo è sacramentale, per i motivi già sopra esposti. Vale come adulterio anche l’atto impuro tra ‘divorziati-risposati’ perché il loro divorzio e Matrimonio susseguente sono di ordine puramente civile; e dunque le due persone, agli occhi della Chiesa, rimangono sposate ai loro sposi originali a causa della indissolubilità del vincolo matrimoniale.

3. La convivenza - La convivenza fra due persone che commettono la fornicazione o, cosa ancor più grave, l’adulterio, è atto peccaminoso perché esclude Dio dalla loro unione, disprezza il Matrimonio, e scandalizza gli altri, soprattutto facendo credere che la convivenza sia una cosa normale e dunque lecita.

b) Contro natura

Questi atti sono peccaminosi perché contro natura, cioè contro la legge naturale. Lo sono in quanto frustrano la prima finalità della sessualità che è la procreazione di figli nel Matrimonio.

1. La Masturbazione. Questo peccato consiste nell’atto sessuale solitario.

2. La Contraccezione. Questo atto si può intendere come un tipo di masturbazione. La Chiesa ha sempre insegnato che la contraccezione è un peccato grave e l’ha dichiarato in modo autentico da Papa Paolo VI nell’Enciclica Humanae Vitae (L’insegnamento di vari vescovi o sacerdoti per far passare la contraccezione come una questione di coscienza, come se per i fedeli potesse essere lecito, è nullo e vuoto, perché i membri della gerarchia e del clero hanno il potere e la competenza d’insegnare solo ciò che insegna la Chiesa). Il Papa condanna questo peccato secondo questi termini: «Ogni azione che o prima, o nello stesso momento, o dopo il rapporto sessuale è specificatamente intesa a prevenire la procreazione». Spiega inoltre che tali azioni sono sbagliate in se stesse e per questo non possono essere giustificate come mezzi per alcun bene apparente (Rom 3,8). Osserviamo che la ‘pillola’, la ‘mini-pillola’, la ‘pillola del giorno dopo’ (o ‘contraccettivo d’emergenza’), la pillola ‘elle one’ (o ‘pillola di cinque giorni dopo’) i ‘cerotti’, e l’‘anello’ hanno tutti la capacità di fare abortire (Vide V. Baldin - p. G.M. Carbone OP, Pillole che uccidono, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2006). Quindi coloro che praticano questa forma di ‘contraccezione’ sono anche colpevoli di rischiare l’aborto anche se ne sono moralmente responsabili solo in rapporto al loro grado di conoscenza.

3. L’Omosessualità. Questo peccato consiste nell’atto impuro tra due membri dello stesso sesso. La Chiesa insegna che questi sono peccati di grave depravazione. L’atto dei sodomiti è uno dei peccati che grida vendetta al Cielo.

Chiaramente la convivenza di due persone che commettono questo peccato costituisce uno spregio del Matrimonio e uno scandalo ancor più grave nei confronti degli altri rispetto ad una convivenza impura fra un uomo e una donna. Presentare questo nei termini di ‘Matrimonio’, come previsto oggi da varie legislazioni civili, significa presentare come naturale, e persino nobile e santo, uno stile di vita osceno ed intrinsecamente pervertito. La Chiesa distingue tra atti, che sono soggetti della responsabilità morale, e passioni, che invece non lo sono. Non nega che le passioni possano essere forti e profondamente radicate in una persona, sia verso un membro dell’altro sesso sia del proprio, ma in entrambi i casi insegna la castità. Le passioni non sono da suscitare tramite contatti pericolosi con altri, né tramite immagini, né con la fantasia, bensì sono da temperare, da moderare, e da sottomettere al dominio della ragione con un lavoro assiduo della volontà (9. Non c’è altro modo per rispettare l’ordine oggettivo, per vivere virtuosamente, e per mantenere la pace dell’anima.

B. L'ABORTO

L’aborto procurato è definito da papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium Vitae come «l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita» (n. 58). Questo peccato è proibito dal quinto Comandamento ‘non ucciderai’ che proibisce l’uccisione di una persona umana innocente. Come i peccati contro la purezza, tali peccati sono di materia grave, anche se sono due generi di peccato ben diversi. Il quinto Comandamento, come il sesto (Che può comprendere la psicoterapia intesa in quanto corrispondente alla giusta metafisica e alla morale - non come quella del professor Freud - e ognuno dei dieci Comandamenti come abbiamo già osservato) obbliga sia secondo la ragione sia secondo la Fede.

1. Secondo la ragione - Per tutti gli uomini di buona volontà è evidente che una persona innocente è un bene, e dunque che è un male ucciderla. Chiaramente un infante non ha colpa personale: dunque per dimostrare che l’aborto è un male occorre dimostrare che si tratta di un infante, di una persona umana fin dal concepimento. La scienza genetica testimonia che fin dal concepimento tutti gli elementi fisici sono già presenti e che nel corso della gestazione essi si svilupperanno organicamente per formare la persona nella sua maturazione. Fin dall’inizio si tratta, dunque, di un corpo umano, almeno in potenza. La scienza genetica testimonia ugualmente che fin dal concepimento questo corpo è vivente. La filosofia aristotelica-scolastica insegna che il principio della vita di un corpo vivente è l’anima e che il principio della vita di un corpo viven- te umano è l’anima umana. Insegna inoltre che l’unità del corpo e dell’anima umani è la persona umana. Possiamo concludere che si tratta di una persona umana fin dal concepimento. Chi non accetta questa argomentazione non può comunque negare la possi- bilità che si tratti di una persona umana fin dal concepimento. Ma se c’è anche solo la possibilità che ci sia una persona, c’è anche la possibilità che l’aborto costituisca l’uccisione della persona: rischiare di uccidere una persona è chiaramente un male. Per illustrare questo argomento prendiamo l’esempio seguente: un operaio deve demolire una casa e non sa se ci sia una persona dentro, ma la demolisce comunque. L’azione è male perché c’è la possibilità che ci sia una persona nella casa.

2. Secondo la Fede (Intendiamo qui la parola ‘Fede’ in senso lato così da ricomprendere l’insegnamento cattolico in genere) - Il Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium Vitae trattando del quinto Comandamento, dichiara in un insegnamento definitivo: «Con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori, in comunione con i Vescovi […] dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave […] Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potranno mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa» (n. 62). Questa valutazione è da applicare ugualmente alla sperimentazione sugli embrioni, lo sfruttare «gli embrioni e i feti umani ancora vivi – talvolta ‘prodotti’ appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro -, sia come ‘materiale biologico’ da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessu- ti da trapiantare per la cura di alcune malattie» […] e «tecniche diagnostiche prenatali in vista dell’aborto eugenico che rivela una mentalità ignominiosa e quanto mai riprovevole» (n. 63). La gravità morale dell’aborto appare nelle circostanze particolari che lo caratterizzano: si tratta di un essere umano, «quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! E’ debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. E’ totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo» (n. 58).

 

Padre Konrad Zu Loewenstein

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