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Il Matrimonio (prima parte)

I. Il Matrimonio

Consideriamo il matrimonio prima sul piano naturale, poi su quello sovrannaturale.

 

A. Il Matrimonio sul piano naturale 

1. Secondo la Ragione

Esiste in Dio una legge eterna che dirige ogni azione e movimento verso il suo ultimo fine. Questa legge vincola tutto il creato: vincola gli esseri irrazionali in modo fisico e irresistibile; vincola gli esseri razionali in modo morale, così che essi possono obbedire o disobbedire secondo l’uso del libero arbitrio.

Questa legge si promulga nel creato intero. Per il fatto di promulgarsi negli esseri razionali si chiama ‘legge naturale’. Questa legge è iscritta nella natura umana, dove l’uomo può percepirla, leggerne le esigenze, e obbedirle.

L’uomo percepisce, ad esempio, di avere gli occhi per vedere e lo stomaco per mangiare. Percepisce di avere lo stomaco per conservarsi in esistenza come individuo, e la facoltà sessuale per conservarsi in esistenza come specie. San Tommaso d’Aquino constata che l’occhio sta alla visione come la facoltà sessuale sta alla procreazione.

La legge naturale ci mostra, dunque, che la sessualità ha come fine la procreazione, ma non solo questo: la sessualità appartiene al Matrimonio. Un figlio, quando è nato, ha bisogno di essere educato da un padre e da una madre che lo amino e che si amino a vicenda, e che siano anche i suoi modelli di condotta. Questo è del tutto necessario affinché un bambino cresca come individuo ben equilibrato e felice.

Ora, se occorrono venti anni a un figlio per raggiungere la piena maturità, e se ci sono parecchi figli, ne consegue che i genitori debbano rimanere insieme per un periodo considerevole di tempo. Anzi, per creare la stabilità e la sicurezza necessarie per educare figli in modo adeguato, i genitori devono impegnarsi in un rapporto di amore reciproco che duri per tutta la vita.

Vediamo come la ragione, più particolarmente secondo la legge naturale, dimostra che la sessualità appartiene solo al Matrimonio. Procediamo dunque, appoggiandoci soprattutto sul Catechismo romano, ad esporre brevemente la dottrina della Chiesa sul Matrimonio. 

2. Secondo la Fede

Il Matrimonio viene definito dal Catechismo romano come: ‘l’unione maritale dell’uomo colla donna, contratta fra persone legittime, la quale implica un’inseparabile comunanza di vita’ (Cfr. Catechismo Romano sull’Istituzione e finalità del Matrimonio).

a.) Vincolo

In questa frase l’unione viene definita più precisamente come ‘vincolo’. Dio non solo istituì il Matrimonio, ma lo rese vincolo. Questo vincolo viene espresso da Adamo con le parole: «Questo è osso dalle mie ossa, e carne dalla mia carne. Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen. 2,18).

Questo vincolo viene in esistenza, come abbiamo già detto, tra due persone legittime, ossia, un uomo e una donna giuridicamente liberi da sposarsi: non possono essere troppo strettamente imparentati ad esempio, né già sposati validamente. Esso si realizza mediante il loro reciproco consenso, che costituisce il contratto del Matrimonio.

Osserviamo a questo punto che il termine ‘Matrimonio’ ha due sensi: 1) il consenso: questo è il senso in cui si dice: ‘Partecipo al loro matrimonio’; e (Concilio di Trento s.24) il legame: questo è il senso in cui si afferma: ‘Hanno un matrimonio felice’.

Il vincolo (e dunque anche il Matrimonio stesso) ha due proprietà: l’unità e l’indissolubilità. L’unità esprime la monogamia, cioè il fatto che il vincolo unisce solo due persone e non di più; l’indissolubilità esprime il fatto che il vincolo dura fino alla morte.

Il Signore Stesso esprime l’unità quando cita le parole di Adamo come pronunciate da Dio: «così che non sono più due ma una carne sola» (Mt. 19,5); esprime poi l’indissolubilità quando dice: «Quello, dunque, che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi» (Mt. 19,6)2.

Poiché il vincolo è indissolubile, la Chiesa non riconosce la possibilità del divorzio. La dichiarazione di nullità, invece, non è l’annullamento (cioè la dissoluzione) del vincolo, bensì un’affermazione formale da parte della Chiesa che il matrimonio non è mai esistito.

Tra i vari possibili motivi ci può essere il fatto che non si trattava di due persone ‘legittime’ (ossia libere di sposarsi); che non c’era il vero consenso; che non erano presenti testimoni. La separazione fisica, invece, viene concessa dalla Chiesa per vari motivi, rimanendo salvo il vincolo. 

b.) Due finalità

La Chiesa insegna che ogni matrimonio valido ha due finalità.

La prima finalità è quella che corrisponde alla legge naturale nei termini da noi sopra evocati, ossia la procreazione e l’educazione dei figli (Matrimonii finis primarius est procreatio atque educatio prolis: secundarius mutuum adiutorium et remedium concupiscentiae - Codice del Diritto canonico 1917, Can.1013.1). Questa finalità viene espressa con le parole: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: ‘Siate fecondi, e moltiplicatevi, e riempite la terra’» (Gen. 1,27-28).

Poiché la procreazione è tradizionalmente la prima finalità del matrimonio, la Chiesa ha sempre raccomandato ai genitori la generosità nel numero dei figli che si mettono al mondo, insegnando la fiducia nella Divina Provvidenza; per lo stesso motivo ha sempre condannato il controllo artificiale delle nascite e ristretto quello naturale.

La seconda finalità consiste nell’assistenza reciproca degli sposi e viene espressa colla parola: «Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un essere simile a lui che lo aiuti» (Gen. 2,18); e «Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e saranno due esseri in una sola carne» (Gen. 2,23).

Ora, poiché la prima finalità del matrimonio è dunque la procreazione e l’educazione dei figli, ne consegue che l’assistenza reciproca degli sposi mira in primo luogo ad esso e poi a tutta la loro vita matrimoniale (cfr.R.P.Jolivet, Traité de Philosophie IV, Morale, Emmanuel Vitte 1949, s.401).

Questa seconda finalità si descrive anche come ‘amore matrimoniale’. Esso può essere inteso come un tipo di amicizia, profondo e duraturo, che tipicamente, ma non essenzialmente, possiede un aspetto sessuale.

L’aspetto sessuale viene descritto a sua volta come remedium concupiscentiae. Ciò significa che l’esercizio della sessualità è lecito ed onesto nel matrimonio, anche se il Peccato originale ha staccato essa, insieme ai sensi e alle emozioni, dal controllo completo della ragione e perciò l’ha disordinata. Il remedium concupiscentiae viene espresso da san Paolo con le parole: ‘Per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito’ (1.Cor.7.2). 

c.) Uno Scopo divino

La Chiesa insegna, dunque, che Dio stesso ha istituito il matrimonio. Inoltre insegna che il suo fine ultimo è che gli uomini possano conoscere, amare, e adorare Dio quaggiù, e godere di Lui per sempre in Cielo (Casti Connubii 12).

Questo insegnamento fa parte della dottrina della Chiesa secondo cui il fine ultimo dell’uomo è la beatitudine in cielo per mezzo della propria santificazione quaggiù. Ugualmente la Chiesa intende il matrimonio come il luogo per formare l’uomo alla santificazione. Il matrimonio si può dunque descrivere come un luogo di santificazione prima dei figli e poi degli sposi. 

d.) La Castità

Abbiamo detto che il Peccato originale ha separato i sensi, le emozioni, e quindi anche la sessualità, dal controllo completo della ragione e perciò li ha disordinati. Questa mancanza di controllo e di ordine della natura caduta, si chiama ‘concupiscenza’. La virtù con cui l’uomo può dominarla è la virtù cardinale della temperanza, o moderazione. Nell’ambito della sessualità questa virtù si chiama ‘castità’.

La parola ‘castità’ viene dalla parola latina castigare, e esprime la visione da parte della Chiesa che la vita è una battaglia tra il bene e il male, una battaglia che richiede dagli uomini ascesi e mortificazione, come nella frase di san Paolo: «Castigo il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (1Cor 9,27).

Per gli sposi la castità equivale alla moderazione negli atti e nei piaceri sessuali. In questo contesto il Catechismo romano parla della modestia degli sposi e della astinenza saltuaria dall’atto coniugale, secondo la parola di san Paolo: «per meglio pregare Iddio» (1Cor 7,5-7).

La castità degli sposi può, in alternativa, significare l’astinenza totale dall’uso della sessualità, se tutti e due gli sposi sono d’accordo, persino per tutto il corso del matrimonio: la Chiesa ha un’alta stima per i matrimoni perfettamente casti, senza che questo significhi il disprezzo dell’atto coniugale.

Per coloro che non sono sposati, la castità equivale all’astinenza completa dagli atti sessuali.

Il Catechismo di san Pio X insegna: 

430. Per mantenerci casti conviene fuggire l’ozio, i cattivi compagni, la lettura dei libri e dei giornali cattivi, l’intemperanza, il guardare le immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose, e tutte le occasioni di peccato. 

Una persona che trova che le sue forze naturali sono inadeguate a mantenere la castità, deve pregare l’aiuto di Dio che non chiede mai l’impossibile. Viene raccomandato il ricorso frequente al sacramento della Penitenza, alla santa Comunione quando la persona è nello stato di grazia, e la recitazione fervorosa del santo Rosario. L’aiuto necessario verrà dato in modo particolare agli sposi mediante le grazie inerenti il sacramento del Matrimonio.

Ciò che abbiamo esposto sopra sul legame del Matrimonio, sulle sue due finalità, sul suo scopo divino, e sulla castità si riferisce al Matrimonio in genere: come istituzione della legge naturale. Si rapporta ad ogni Matrimonio valido, e dunque anche al Matrimonio di quelle coppie che appartengono ad altre religioni come il giudaismo, il buddismo, l’islam, e anche quello di coloro che non professano alcuna religione. 

Nostro Signore Gesù Cristo ha elevato questa istituzione naturale a Sacramento di cui possono godere tutti i battezzati. 

 

B. Il Matrimonio sul piano sovrannaturale  

Il Signore ha elevato questa istituzione naturale a livello sovrannaturale, dunque, a quello di Sacramento: così ha assunto ‘una natura molto più nobile e volta a un fine molto più alto’ (Catechismo di Trento sul Matrimonio come Sacramento). Come tale acquista tre caratteristiche ulteriori: primo, l’educazione di un popolo per il servizio e il culto del vero Dio e di Cristo nostro Salvatore; secondo, il segno dell’unione tra Cristo e la Sua Chiesa; terzo, il segno e il dono della grazia. 

1. L’educazione

Questa caratteristica riguarda la prima finalità e lo scopo divino del Matrimonio. Li relaziona all’adorazione della Santissima Trinità e di nostro Signore Gesù Cristo.

Nel Catechismo, trattando dell’educazione dei figli sia sul piano naturale che su quello sovrannaturale, si legge: 

460. Quali sono i doveri dei genitori verso i figli? Partecipi della paternità divina, i genitori sono per i figli i primi responsabili dell’educazione e i primi annunciatori della fede, Essi hanno il dovere di amare e di rispettare i figli come persone e come figli di Dio, e di provvedere, per quanto possibile, ai loro bisogni materiali e spirituali, scegliendo per loro una scuola adeguata e aiutandoli con consigli nella scelta della professio- ne e dello stato di vita. In particolare hanno la missione di educarli alla fede cattolica.

461. Come i genitori educano i loro figli alla fede cristiana? Principalmente con l’esempio, la preghiera, la catechesi famigliare, e la partecipazione alla vita ecclesiale. 

2. Il Segno dell’unione di Cristo alla Sua Chiesa

Questa caratteristica riguarda la seconda finalità del Matrimonio, e viene espressa da san Paolo con le parole: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Ef 5,32). 

E’ segno in tre sensi:

a.) il legame matrimoniale è il più stretto di tutti i rapporti umani e coinvolge il più forte amore. Perciò il Signore l’ha preso come segno della Sua unione intima alla Sua Chiesa e del Suo amore immenso per noi;

b.) il matrimonio sacramentale è segno di questa unione tra il Signore e la Sua Chiesa in quanto è ordinato ad essere un amore speciale, santo, e puro;

c.) infine è segno perché il marito è simbolo di Cristo e la moglie della Chiesa, ossia il marito è il capo della moglie come Cristo è il Capo della Chiesa. Per questo motivo il marito deve amare la propria moglie, e la moglie deve amare e rispettare il proprio marito. San Paolo insegna: «Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25), e la Chiesa è soggetta a Cristo (Ef 5,24). Si noti però che l’autorità cristiana non è egoista, bensì coinvolge servizio e devozione secondo l’esempio del Figlio dell’Uomo che venne non per essere servito ma per servire.

Il Catechismo romano spiega che il marito deve trattare la propria moglie con generosità e con onore: ella è sua compagna come Eva per Adamo. E’ bene che lui provveda il necessario al sostentamento della famiglia: pertanto «deve saggiamente organizzare la famiglia, correggere i costumi di tutti i membri di essa, sorvegliare su ciascuno perché adempia il suo compito».

La moglie, invece, deve obbedire al proprio marito, possedere «l’incorrutti- bilità di uno spirito quieto e mite» (1Pt 3,4), «abbia somma cura di educare i figli nell’amore della religione e sorvegliare l’andamento della casa», ed ami e stimi il proprio marito sopra ogni altro dopo Dio.

Questi principi, che raccolgono la Tradizione evangelica ed il Magistero del- la Chiesa, andranno di volta in volta tradotti nel contesto della società moderna in cui vivono i coniugi, in modo che entrambi abbiano cura e responsabilità di custodire, con l’aiuto della Grazia, un matrimonio che sia veramente secondo il progetto di Dio. 

3. Il Segno e il dono della Grazia

Questa caratteristica riguarda entrambe le finalità del Matrimonio.

Ora, un sacramento «è una cosa sensibile, la quale per istituzione divina, ha la virtù non solo da significare, ma anche di produrre la santità e la giustizia» (Catechismo romano n.154). La santità e la giustizia di un qualsiasi sacramento, che si chiamano anche ‘le grazie sacramentali’, vengono conferite al soggetto umano per compiere i fini per cui il sacramento in questione è stato istituito.

Il sacramento del Matrimonio significa e produce la grazia in quanto contratto, cioè in quanto reciproco consenso. La produce per aiutare gli sposi a compiere i fini del Matrimonio, ossia procreare ed educare i figli e garantire l’assistenza reciproca dei coniugi. Circa la seconda finalità Il Concilio di Trento dichiara: «Mediante la Sua Passione, Cristo, l’Autore e il Perfezionatore dei venerabili Sacramenti, meritò per noi la grazia che perfeziona l’unione naturale tra gli sposi, conferma la loro unione indissolubile, e li santifica» (s. 11).

Queste grazie saranno applicate se gli sposi sapranno ben invocarle e - possiamo aggiungere - se vivono da buoni cristiani, frequentando la santa Messa devotamente e pregando con assiduità.

Il Catechismo romano conclude la sua esposizione del Matrimonio con le parole seguenti: «Così troveranno che le benedizioni del matrimonio cresceranno quotidianamente, con l’abbondanza della grazia divina; e vivendo nella ricerca della pietà, non solo passeranno questa vita in pace e tranquillità, ma anche si riposeranno nella vera e ferma speranza, che non confonde, di arrivare tramite la bontà Divina al possesso di quella vita che è eterna» (n.296).

 

Padre Konrad Zu Loewenstein 

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