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Avere un padre e una madre: un diritto da proteggere

Viviamo in un’epoca in cui in nome di sempre nuovi “diritti” ne vengono cancellati di antichi come il mondo stesso. Tra questi, oltre al diritto alla vita, vi è quello di ogni uomo ad avere un padre ed una madre. Diritto naturale, cioè iscritto nella natura stessa dell’uomo. Eppure oggi numerosi paesi europei e non solo, da diversi anni a questa parte, appaiono impegnati in quella che non sarebbe eccessivo definire un’opera di smantellamento dell’istituto naturale della famiglia.

Si tratta di un processo culturale, prima che politico, che scaturisce dalla convinzione, anche storicamente infondata, secondo cui il sistema sociale altro non sarebbe che una fortuita combinazione di elementi, tra cui la famiglia, del tutto convenzionali e dunque privi di valore intrinseco. I frutti di questa tendenza relativista emergono con forza allorquando, come accade oggi, le stesse istituzioni democratiche – costitutivamente preposte alla tutela del bene comune – contraddicono la propria ragion d’essere piegandosi alla promozione di interessi particolari.

Ad esempio l’interesse di una persona singola ad avere un figlio, magari persino in età avanzata. Ecco che sempre di più le legislazioni occidentali si aprono all’adozione di figli a single, al ricorso di single alla fecondazione artificiale, alla possibilità per le cosiddette “mamme-nonne” di concepire un figlio tramite l’ausilio delle nuove tecniche di “Procreazione medicalmente assistita” (PMA)

Sempre più accade oggi che dei bambini siano concepiti non dal rapporto d’amore tra un uomo e una donna, ma tramite il ricorso a banche del seme o degli ovuli, o addirittura all’utero in affitto. Come sappiamo vi è addirittura chi lavora alla creazione di uteri artificiali!

Eppure la psicologia, la sociologia, il buon senso, ci dicono quanto sia importante nell’educazione equilibrata di un figlio l’apporto di ambedue i genitori, di entrambi i sessi. Ricerche e studi governativi fatti in America dicono che già negli anni ottanta il 63% dei suicidi in età giovanile si era verificato in famiglie col padre assente, e che i figli di un single soffrono “più frequentemente di disordini psichici“, ed hanno “una probabilità assai maggiore di cadere in abuso precoce di alcool e droghe” (Fonte: United States Department of Health and Human Service, Bureau of Census; David A. Brente et al., Post-traumatic stress disorder in peers of adolescent suicide victims, in “Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry”, 34 (1995), pp.209-215).

“Una ricerca durata per oltre 34 mesi- come ricorda l’avvocato Massimiliano Fiorin nel suo “La fabbrica dei divorzi”- sui bambini dell’asilo ricoverati negli ospedali di New Orleans negli anni ottanta, quali pazienti del reparto di psichiatria, ha rivelato che nell’80% dei casi la patologia era originata dall’assenza (voluta o imposta, ndr) del padre” (Jack Block et al., Parental functioning and the home environment in families of divorce, in “Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry”, 27 (1988), pp. 297-213).

Ancora: “A detta delle statistiche elaborate dagli appositi dipartimenti del Ministero di Grazia e Giustizia (americano), agli inizi degli anni novanta il 43% dei detenuti americani era infatti cresciuto in casa con un unico genitore, mentre un ulteriore 14% era vissuto senza entrambi i genitori. Un altro 14% aveva trascorso l’ultima parte dell’infanzia presso un collegio, un’agenzia o un altro istituto giovanile… In Texas, nel 1992, l’85% dei giovani carcerati era parimenti proveniente da fatherless homes. Così come lo era l’80% degli autori di stupri motivati da accessi di rabbia incontrollata” (fonte: United States Bureau of Justice Statistics, Survey of State Prison Inmates, 1991; Criminal Justice & Behavior, 14 (1978), pp.403-426; Texas Department of Corrections, Fulton Co. Georgia Jail populations, 1992).

Eppure c’è chi si ostina a negare l’importanza dei genitori e quindi a sostenere la liceità di ricorrere alla fecondazione artificiale per i singles.

Esempio di questa iniqua negazione del diritto dei nascituri ad avere entrambi i genitori sono anche i reiterati tentativi, talora concretizzatisi in provvedimenti legislativi, volti non solamente a conferire rilievo pubblico alle unioni omosessuali, ma anche a riconoscere a tali contraenti il diritto all’adozione di bambini (ottenuti tramite fecondazione artificiale o adozione di bambini già nati, nonostante per questi ultimi non manchi certo la domanda da parte di coppie eterosessuali padre-madre).

Di fronte a questi fatti e a questa cultura -che porta a sostituire persino le parola “padre” e “madre”, in alcuni paesi, con perifrasi disumane come “genitore A” e “genitore B”, e in altri con il termine generico di “contraenti” (il patto matrimoniale)-, a noi sembra necessario ribadire il diritto di ogni creatura che viene al mondo ad avere un padre ed una madre dai quali essere generati, cresciuti e amati.

In perfetta sintonia non con un particolare credo religioso, come si vuole far credere da parte di alcuni, ma con la natura stessa, che prevede che ogni uomo nasca dal rapporto tra un uomo e una donna, e dalla “singamia” (cioè “matrimonio”) tra un ovulo femminile e uno spermatozoo maschile. In quest’ottica – basandoci solamente sul buon senso, sulla biologia, sull’esperienza e sulla realtà, oltre che sugli studi di psicologia che dimostrano tutti la necessità per ogni figlio di entrambi i genitori e del loro differente e complementare apporto-, riteniamo che la nostra posizione non sia, come si dice da più parti, discriminatoria, ma al contrario che essa difenda il diritto del più debole (e cioè proprio il bambino chiamato al mondo) dalle discriminazioni dei più forti, dall’arbitrio di quegli adulti che vorrebbero cancellarlo in nome di un proprio, presunto “diritto”, imponibile per legge, o attraverso le forzature della tecnica, perché inesistente, in verità, in natura.

 

Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana (MEVD) 

 

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