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La libertà umana

Non mi stupisco che si abbia paura della libertà umana: della propria libertà che ognuno di noi si porta addosso e alla quale è come condannato. Mi stupirei del contrario. Capisco benissimo che si ricorre a tutti i trucchi per attenuare, addirittura per negare la responsabilità che si colloca nel cuore di ognuno di noi. Abbiamo bisogno di sicurezza, di protezione, di tranquillità. Mentre la libertà ci turba. Ed ecco che ci si rassegna quasi a rinunciare a questa capacità di decisione, a questa possibilità di costruire o di distruggere il nostro destino.

Si preferisce essere scusati di continuo. Uno si comporta male? Può essere che l’educazione influisca in questo senso, ma, invece di richiamare alla responsabilità, magari affrontando qualche fatica non lieve, è assai più semplice addossare tutta la colpa all’educazione ricevuta. Dopo di che, esce indenne e rimane floscio come era: nessuna colpa, nessuno sforzo per riaversi. Se poi ci si mette, non dico la psicologia seria, ma quella divulgativa di quinta mano, allora c’è una scusa per tutti e per tutto. Macché responsabilità: sono i “complessi”, sono le “frustrazioni”, sono i ricordi d’infanzia “rimossi” nel “subconscio” a spiegare ogni comportamento anche più aberrante. E poi c’è la “società”, ci sono le “istituzioni”, ci sono le “strutture” a sopportare il peso di ogni accusa. Uno non lavora, non è leale, si dà al vizio, si abbruttisce? Chiaro, la colpa è sempre della società, eccetera.

Non dico che non vi siano delle attenuanti. E dei casi patologici. Ma, normalmente parlando, siamo davvero dei fuscelli trasportati dalla corrente? E che senso ha una cultura dove tutti accusano non si sa chi, ma nessuno si accusa di ciò che ha compiuto? E nell’intimo della coscienza, quando ci si sente privati di ogni responsabilità, non si avverte un senso di vuoto per cui sembra quasi di essere al mondo per caso e senza scopo? Dopo di che, si è pronti a concedersi a qualsiasi lezione venga impartita, a qualsiasi sollecitazione venga esercitata. Ci si comporta “secundum carosellum” o in base ai comandamenti della moda culturale, dei potenti di turno… Tolto di mezzo Dio, insorgono gli “dei” o le “dive” o il “fato”: si è alla mercé del primo venuto o delle forze istintuali che premono dentro e avrebbero bisogno di disciplina, ma la spontaneità deve imparare: anche se conduce all’imbecillimento.

Difendere la libertà umana significa sempre difendere la dignità della persona. Ed è comprensibile che si abbia paura della propria responsabilità. Qui l’uomo, nella sua libertà, si pone all’origine di ciò che compie. Non può invocare una causa che lo determini e che stia prima di lui. È sotto la minaccia di se stesso. Può scegliere il bene o il male. È lui che sceglie, non altri…

Vengono i brividi. Anche perché bisogna rispondere –render conto- di quanto si fa a se stessi. E a un Altro, con la maiuscola.

 

Mons. Alessandro Maggiolini, compianto vescovo di Como. (dal libro PIU' NULLA DA DIFENDERE, edizioni San Paolo) 

 


Mons. Alessandro Maggiolini (1931-2008) ha svolto numerosi incarichi: docente di filosofia nei seminari ambrosiani e di introduzione alla teologia all’Università Cattolica di Milano; Assistente diocesano della FUCI (universitari cattolici); Vicario episcopale per le Università di Milano; Assistente diocesano dei giuristi cattolici; Direttore della Rivista del Clero italiano. È stato Vescovo di Carpi dal 1983 al 1988  e vescovo di Como dal 1989. È stato membro della Commissione Episcopale per la Dottrina della fede e la catechesi, e della Commissione Episcopale per la Cultura e la scuola. Unico vescovo italiano a far parte del Comitato chiamato a redigere il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha collaborato con l’Osservatore Romano, il Giorno e altri periodici e riviste teologiche italiane ed internazionali.            

 

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