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L'ecumenismo in salsa conciliare

19/06/2019 - “Il pluralismo e le diversità di religione sono una sapiente volontà divina”. Così recita il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” del 4 febbraio 2019 firmato ad Abu Dhabi da papa Bergoglio e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb. Non si può essere più chiari di così: questa chiesa rinuncia alla missione (datale da Nostro Signore Gesù Cristo!) di evangelizzare tutte le genti e battezzarle, perché chi crederà sarà salvo e chi non crederà sarà dannato; questa chiesa, che porta avanti un ecumenismo scandaloso, si impegna a promuovere il “buon musulmano”, il “buon buddista”, il “buon ebreo”, il “buon induista”, e così via, perché in fondo “Dio è lo stesso per tutti”. Che sia un Papa a professare ufficialmente una bestialità del genere è ancora più tragico, perché appare ancora più evidente la devastazione dottrinale a cui ormai si è giunti, dove nemmeno più si nomina il perenne magistero della Santa Chiesa Cattolica, anzi, ce ne si allontana drasticamente. Se a ciò si somma l'opera di demolizione compiuta anche in campo liturgico, ecco che il cataclisma avvenuto nella Chiesa si può ritenere perfettamente realizzato: nulla più rimane di cattolico.

Nel frattempo, lo stesso ecumenismo conciliare calabraghe contribuisce a far fare passi da gigante alle leggi e alle norme scriteriate create da un'Europa completamente anticristiana: quale modo migliore per applicare il principio di uguaglianza delle religioni se non incoraggiare l'immigrazione, e la conseguente invasione di massa di musulmani e di quanti hanno nel sangue l'odio verso la Chiesa di Cristo. Non importa se il problema dell'integrazione reciproca è immane e non eludibile: importante è accogliere tutti, a prescindere. Non importa delle preoccupanti questioni legate agli extracomunitari refrattari ad ogni tipo di rispetto per il Paese ospitante o ai fondamentalisti islamici che predicano odio e terrorismo: per il clero conciliare saranno tutti costretti a fare i conti con la civiltà secolarizzata dell'Europa (come se la decadente società occidentale, svuotata di ogni tipo di valori cristiani, rappresentasse un ottimo modello da imitare...).

Così, appesa la veste al chiodo in sfregio al dovere di difendere innanzitutto la Verità e i fedeli che vi hanno aderito, il clero modernista veste i panni dell'assistente sociale, per mostrare il proprio buonismo davanti alle menti già stordite di una moltitudine di persone che non conosce nemmeno l'abc della religione cattolica. E dato che l'Illuminismo ha già spianato la strada, l'obiettivo dei conciliaristi non è altro che quello di assecondarne le spinte rivoluzionarie, di cui il mondo è pieno fino al culmine, come un ubriaco che ebbro di alcol è pronto a vomitare tutto lo schifo che ha ingerito. In altri termini, una resa incondizionata al mondo, altro che conservare e difendere la Fede! Si vive nella falsità, nell'ambiguità più profonda e nella corruzione dei cuori più tremenda.

Ci si è fatti ormai il callo a sacerdoti che ripetono a più non posso: “La porta deve aprirsi, anche se la persona che bussa per bisogno non ha un’identità riconosciuta e non assomiglia a noi”, e ancora: “Andate a leggere Matteo XXV, è tutto scritto lì… perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi più piccoli, l'avete fatto a me”, come piace citare a Don Fausto Resmini, ad esempio, in un suo intervento presso una banca di credito cooperativo per il progetto “banca alimentare”, prete della diocesi bergamasca la cui Curia, un giorno sì e l'altro pure, non perde occasione di strizzare l'occhio al sindaco della città Giorgio Gori nella realizzazione del suo “bel” programma che prevede sempre più sfilate gaypride, la costruzione di una moschea e tante altre iniziative “entusiasmanti”... come dire, devotamente atee. 

Che vada invece a farsi benedire la missione evangelizzatrice della Chiesa e tutti quei pericoli che possono derivarne, per non parlare del martirio! Ecco che il prete conciliare ha pensato bene di evitare la fatica di andare controcorrente, di scansare pericolose scocciature, soprattutto di scongiurare l'eventualità di dover testimoniare la Verità costi quel che costi, semplicemente manipolando il Vangelo a proprio piacimento e per il proprio tornaconto, ossia eliminando qualsiasi contenuto che possa mettere in evidenza che o si è con Cristo, o si è contro Cristo. Si dica invece che si è tutti alla pari, tutti ugualmente protetti da un Dio buono che si adegua sapientemente ad ogni tipo di religiosità, così da vivere nel più sicuro rispetto umano, oltre che nella sicura apostasia.

Non ci vuol molto a comprendere la manipolatura e storpiatura del messaggio evangelico in mano a questi assistenti sociali clericali, intorniati da collaboratori ben “indottrinati” aderenti a miriadi di fondazioni dedicate non a pilastri della Chiesa cattolica ma a personaggi ambigui e scandalosi, ovviamente promossi dai vertici attuali vaticani. È il caso di don Lorenzo Milani, ad esempio, che ha fatto sua la filosofia della modernità idealistica come auspicava già Giovanni XXIII (Il papa “buono”!). Paolo Levrero, nel suo libro molto ben documentato “L’ebreo don Milani”, sottolinea che quel che è ancor più triste è proprio la sua “canonizzazione” da parte di Bergoglio, che lo mostra come esempio da seguire, mentre sarebbe piuttosto da evitare. La dottrina e la vita di questo sacerdote progressista sono infatti piene di rivolta e odio di classe, d’insubordinazione ad ogni Autorità (civile ed ecclesiastica), di indipendenza assoluta, di mancanza di spirito didattico, di laicismo e soprattutto di confusione teologica, la quale oscilla tra il cripto-giudaismo e il giudeo-cristianesimo.

Ma tant'è: tutto concorre alla distruzione del cattolicesimo per far posto alla nuova religione che ha il solo obiettivo di far vivere l'uomo secondo i suoi desiderata, giustificando i suoi vizi. Dio serve solo per dare al nuovo corso una parvenza di religiosità che in realtà non esiste perché non esiste spiritualità.

Perciò bisogna utilizzare l'arma del linguaggio subdolo, ambiguo, malevolo; per cui quel che importa è ripetere il solito refrein: bisogna accantonare la “paura del presente” e pensare al fatto che, alla fine, deve prevalere la cultura e la cura dell’altro. A che livelli di falsità si riesce a giungere!

In veritàrisuonano sempre più attuali le parole contenute nell’Epistola ai Galati dove San Paolo insegna: “Mi meraviglio che così presto vi siete allontanati da Colui che vi ha chiamato nella grazia di Cristo, passando ad un vangelo diverso…, vi sono alcuni che gettano lo scompiglio in mezzo a voi e si propongono di stravolgere il Vangelo di Cristo. Ora, se anche un Angelo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che noi stessi vi abbiamo annunciato, sia anatema!” (I, 6-8).


L'Alfiere

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