Home / Attualità / L'Alfiere (Commenti al bestiario della chiesa conciliare) / Gli scandali sessuali del clero conciliare e i cani selvaggi secondo Bergoglio

Gli scandali sessuali del clero conciliare e i cani selvaggi secondo Bergoglio

03/09/2018 - Papa Bergoglio, durante la celebrazione della messa conciliare nella cappella di Casa Santa Marta, si è così espresso: “Bisogna riflettere sul modo di agire nella vita quotidiana, quando ci sono dei malintesi e comprendere come il padre della menzogna, l’accusatore, il diavolo, agisce per distruggere l’unità di una famiglia, di un popolo”. Queste le parole di commento al Vangelo (Lc 4, 16-30) in cui Gesù, tornato a Nazareth, viene accolto con sospetto. “Non erano persone – ha continuato – erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città. Non ragionavano, gridavano. Gesù taceva. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Questo passo del Vangelo finisce così:Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. La dignità di Gesù: con il suo silenzio vince quella muta selvaggia e se ne va”.

Sebbene nel passo evangelico non vi sia Gesù che tace, tuttavia Bergoglio vuole passare il messaggio che lui voglia restare in silenzio “con le persone che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie”. Chi sono quelle persone che cercano soltanto lo scandalo, divisione e distruzione a cui fa riferimento il pontefice argentino? Si capisce, il papa è tornato indirettamente a riferirsi alle accuse dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò e a quanti hanno pubblicato e diffuso il suo scottante dossier in merito agli scandali sessuali del clero conciliare americano. Un dossier che ha smascherato e chiaramente messo in grande difficoltà le autorità vaticane inchiodate alle loro gravose responsabilità.

Ma il problema di Bergoglio non è il dossier, non sono gli scandali sessuali dei ripugnanti sacerdoti che hanno fatto strage di vittime innocenti, non è il peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio. No. Per Bergoglio il problema è Viganò, e insieme a lui tutti quelli che hanno scoperchiato il vaso colmo di serpenti che si trova nella chiesa conciliare, portando allo scoperto le malefatte di un clero perverso; sono loro il problema del papa argentino e della lunga pletora di lecchini tirapiedi sempre pronti a sostenere ogni suo atto.

Del resto, nulla di nuovo. Coloro che intendono far emergere la verità, denunciando tutto quell'apparato di marciume che risiede nel codice genetico della nuova chiesa del Vaticano II, vengono sistematicamente additati come i cattivi, quelli che "cercano lo scandalo e la divisione". Per Bergoglio quelli che denunciano lo scandalo sono solo "cani selvaggi che non ragionano", mentre tace per chi invece lo scandalo l'ha commesso. Ecco servita la sua diabolica lezione: si deve denigrare e infangare chi denuncia e intende scuotere le anime dei fedeli, mentre dinnanzi al male si deve fare silenzio, occorre tacere, non creare scandalo, insabbiare.

Ciò che è tanto scandaloso – spiega il vescovo britannico Mons.R.N.Williamson - nell’attuale piaga dell’abuso da parte di ecclesiastici di adolescenti e ragazzi, è l’estensione dell’abuso, la copertura sistematica dell’abuso da parte di ecclesiastici di alto rango, e il rango di alcuni di loro che attiene fino al vertice della Chiesa. In effetti, lo scandalo è noto negli USA da decine di anni, ed è del tutto impossibile che non fosse di dominio pubblico anche a Roma. Da decine di anni, però, una rete di omosessuali ha un potere immenso all’interno della struttura e della gerarchia della Chiesa, al punto da esercitare un controllo di vasta portata a Roma sulla nomina dei vescovi, e nelle diocesi sulla scelta dei seminaristi. E’ sempre più difficile diventare vescovo o prete senza appartenere personalmente a tale rete”.

Sulle colonne di riscossacristiana.it Elisabetta Frezza e Andrea Maccabiani scrivono a proposito del dossier Viganò: “La lettura del memoriale di mons. Viganò lascia tutti annichiliti. Per quanto si immaginasse il degrado diffuso nelle strutture profonde della chiesa, la spaccatura del muro di omertà che lo ha sinora protetto dall’interno, d’improvviso mette a nudo volti, vicende e responsabilità, provoca un senso di nausea, di vertigine e insieme di sollievo. Questa banda di mostri ha preso tutto quello in cui abbiamo creduto, tutto quello che ci definisce nel profondo e lo ha lordato, e profanato in ogni modo possibile. Finalmente qualcuno lo grida senza remore, chiamando i chierici alla conversione e alla penitenza e mostrando al gregge smarrito che, anche tra i pastori, la fede forse da qualche parte sopravvive ancora”.

Ora è tutto alla luce del sole. Dal Concilio Vaticano II è nata una nuova chiesa per allearsi alle perversità di un mondo che ha rinnegato Dio: per cui il male è divenuto bene e il bene è divenuto male. Assistiamo, oggi chiaramente, ad una realtà davvero agghiacciante: la Chiesa infangata da un clero che asseconda ogni perversione e persegue il suo naturale obiettivo di aggredire chi rivendica verità, purezza e conversione.

Quali altri segreti, a questo punto, sono nascosti nella chiesa conciliare? Quali oscenità e sconcezze rimangono ancora oscurate e sotto silenzio?

Non facciamoci ingannare da chi fa del silenzio un'arma di corruzione, ma attingiamo agli insegnamenti dei santi, la cui fede è incorruttibile: come riporta il vaticanista Aldo Maria Valli (aldomariavalli.it) il grande papa San Gregorio Magno (540-604) ci ha lasciato proprio a proposito del tacere e del parlare un chiaro insegnamento: «Il pastore sia accorto nel tacere e tempestivo nel parlare, per non dire ciò ch’è doveroso tacere e non passare sotto silenzio ciò che deve essere svelato. Un discorso imprudente trascina nell’errore, così un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla. Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò ch’è giusto e, al dire di Cristo che è la verità, non attendono più alla custodia del gregge con amore di pastori, ma come mercenari»… «Cos’è infatti per un pastore la paura di dire la verità, se non un voltar le spalle al nemico con il suo silenzio?». (Regola pastorale, Lib. 2, 4 PL 77, 30-31).


L'Alfiere

Share |