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Domenica VII dopo Pentecoste

S. Vangelo sec. Matteo (7, 15-21)

Allora disse Gesù ai suoi discepoli: Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi sotto l'aspetto di pecore, ma che nell'interno sono lupi rapaci: li riconoscerete dai loro frutti. Forse che alcuno raccoglie dalle spine l'uva o dai rovi il fico? Così ogni albero buono dà buoni frutti; mentre l'albero cattivo dà frutti cattivi. Non può l'albero buono produrre frutti cattivi, né l'albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che dà frutti cattivi sarà tagliato e gettato nel fuoco. Dunque, dai loro frutti li conoscerete. Non chiunque Mi dirà: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, che è in cielo, questi entrerà nel regno dei cieli.


ANALISI - dagli scritti di P. Marco M. Sales

Gesù continua il discorso della montagna. Un altro ostacolo che può impedire l'entrata nel regno dei cieli sono i falsi profeti. Con questo nome, benché principalmente vengano designati gli Scribi e i Farisei, tuttavia si indicano pure in generale tutti coloro che, con false dottrine, raggiri e inganni, cercano di indurre gli altri nell'errore.

Dice Gesù: I falsi profeti si presentano vestiti da pecore e fingono santità e usano maniere insinuanti e piene di dolcezza, ma in realtà sono lupi, che bramano trascinare le anime al male. Il mezzo per conoscerli sono i loro frutti, cioè la vita che conducono, le opere che fanno, e soprattutto gli effetti che producono le loro dottrine. L'empietà e l'ipocrisia non possono rimanere a lungo senza manifestarsi. Dio non lo permette. Come ogni albero produce uno speciale frutto che fa conoscere la sua natura, così gli insegnamenti erronei in materia di religione e di morale non tardano a produrre effetti disastrosi, che fanno conoscere il veleno che in essi si nasconde.

L'albero buono e l'albero cattivo sono principalmente la vera e la falsa dottrina, ma possono ancor significare il maestro della verità e il maestro della falsità. Si noti però che l'albero non può cambiare natura, mentre l'uomo da buono può divenir malvagio e da malvagio divenir buono; e d'altra parte l'uomo può fingere e ingannare, benché la finzione e l'inganno non possano durare a lungo: la bocca parla dall'abbondanza del cuore.

Gesù continua:  Questa terribile minaccia riguarda la sorte dei falsi profeti e di quelli che loro aderiscono: saranno tagliati dal regno di Dio e dati alle fiamme. Non è motivo sufficiente per dire che sian veri profeti l'adoperare che fanno del nome di Dio.

Similmente, per essere veri cristiani non basta aderire esternamente a Gesù, ma è necessario praticare la sua dottrina. Gesù chiama Dio “mio Padre”, afferma di dover essere chiamato Signore e presenta Se stesso come Giudice, che pronuncia la sentenza contro i malvagi: si manifesta dunque come vero Figlio di Dio.


COMMENTO

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi sotto l'aspetto di pecore, ma che nell'interno sono lupi rapaci: li riconoscerete dai loro frutti...

Il Vangelo ci avverte che le parole dolci e gli atteggiamenti mansueti debbono essere valutati dai frutti delle opere e che bisogna apprezzare qualcuno non secondo quello che egli si mostra a parole, ma secondo quello che si mostra ai fatti, perché spesso la veste dell'agnello serve a nascondere la ferocità dei lupi. Dunque, attraverso la nostra maniera di vivere noi dobbiamo meritare la beatitudine eterna, di modo che noi dobbiamo volere il bene, evitare il male e obbedire di tutto cuore ai precetti divini per essere gli amici di Dio mediante il compimento di questi propositi. - Commento al Vangelo di Matteo, S. Ilario di Poitiers

Ogni albero buono dà buoni frutti; mentre l'albero cattivo dà frutti cattivi...

L’albero buono simboleggia la buona volontà, alla quale, per durare ed essere buona, sono necessarie queste cinque cose: la radice dell’umiltà, il tronco dell’obbedienza, i rami della carità, le foglie della santa predicazione e i frutti, cioè la dolcezza della celeste contemplazione. La radice dell’umiltà, quanto più è profonda nel cuore, tanto più è alta nelle opere. E questo è simboleggiato nell’acqua che, quanto più scende, tanto più sale. L’umiltà dell’ipocrita, non avendo radice nel cuore, vuole apparire grande nelle opere. Invece la vera umiltà, quanto più penetra nel profondo, tanto più si abbassa, e così tanto più in alto viene esaltata. L’albero cattivo raffigura la cattiva volontà: la sua radice è la cupidigia, il suo tronco l’ostinazione, i rami sono le opere cattive, le foglie sono le parole maligne e i frutti la morte eterna. E di tale albero il Signore soggiunge: “Ogni albero che non produce frutti buoni sarà tagliato e gettato nel fuoco”. L’albero viene tagliato quando il peccatore, tagliato dalla scure della morte, cade e ritorna alla terra. E allora i rami delle ricchezze e i successi di questo mondo vengono stroncati e le leggere foglie delle parole scrollate via. Ormai cessano le parole, perché si è arrivati alle percosse. E i frutti, cioè le sue opere cattive, saranno dispersi. E le bestie, il cui nome suona come vastiae, devastatrici, cioè i predoni e gli omicidi che erano abituati a ripararsi sotto la sua ombra, morto lui, fuggono. E gli uccelli, cioè i superbi che erano soliti starsene tra i suoi rami, tutti fuggono. Giustamente quindi dice il Signore: “Ogni albero che non porta frutti buoni sarà tagliato e sarà gettato nel fuoco, che è preparato per il diavolo e per i suoi angeli”. - Sermoni, S. Antonio di Padova

Non chiunque Mi dirà: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio...

Gesù ci mette in guardia contro i falsi profeti che si fingono agnelli di pace e bontà, predicano il benessere e sono lupi rapaci che strappano le anime al Signore e alla vera felicità. Questi falsi profeti sono i sobillatori dei popoli e gli eretici: gli uni ingannano promettendo la brutale soddisfazione delle passioni e materializzando la vita; gli altri ingannano fingendo pietà e religione e aprendo una via allo spirito che sembra più comoda e conduce, invece, alla morte eterna. A questa categoria appartengono gli eretici e specialmente i protestnti; all'altra appartengono i massoni, i settari e specialmente i comunisti bestiali. […] Che importa che essi fingano pietà e s'illudano di averla? Non è l'apparenza che vale dinnanzi a Dio, né è il dire Signore, Signore e poi fare il proprio comodo che può far entrare nel Regno dei cieli. La caratteristica degli eretici non potrebbe essere più precisa: essi dicono Signore, Signore con le apparenze della loro pietà, si vantano anche di profetare nel nome di Dio, cioè di annunciare e propagare le parole della Bibbia; credono di essere i propagatori del regno di Dio e i nemici di Satana, mentre dolorosamente ne sono gli amici e coadiutori […]. Gesù Cristo non lascia spazio a equivoci e afferma solennemente che simile gente è così estranea a Lui che Egli non la conosce e protesterà di non conoscerla, quando si presenterà a Lui nel giorno del Giudizio. Falsi profeti sono anche quelli che si ammantano di pietà e poi vengono meno ai loro doveri, contentandosi di una devozione superficiale, tutta a base di apparenza e vuota di sostanza. […] Il cristiano deve essere integro e totalitario; deve istruirsi nella Fede e vivere nell'ineffabile luce della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana; deve unirsi alla vita della Chiesa per unirsi a Gesù Cristo, deve avere grande vita interiore e tendere alla santità. - I Quattro Vangeli, don Dolindo Ruotolo

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