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Come è cambiato il rito romano antico

Il decreto del Sommo Pontefice Benedetto XVI, pubblicato nel luglio 2007 per liberalizzare il Rito romano antico, ha suscitato una varietà di reazioni: alcuni lo hanno accolto con gioia, nella speranza che sarebbe stato applicato il più largamente possibile; mentre altri lo hanno etichettato come «qualcosa per i nostalgici».
In questo contesto, tale saggio si propone di valutare i due riti in maniera scientifica: più precisamente, di paragonarli alla luce delle loro rispettive teologie sacramentali.
Il testo vuole offrire al lettore una visione sintetica dell’argomento, sia concernente l’ordinario (o “comune”) della Messa, cioè quelle parti che sono comuni a tutte le Messe, sia concernente i propri, cioè quelle parti che sono proprie a una Messa o ad un’altra. La prima parte del saggio analizza il comune della Messa, la seconda parte analizza inter alia i propri della Messa. 
Il paragone dei due riti ci permetterà di valutarli in modo giusto.

 

ESTRATTO DAL LIBRO - INTRODUZIONE

Il termine “Liturgia” deriva delle parole greche laios (popolo) ed ergon (opera) e significa “opera del popolo” o “servizio pubblico”. Ad Atene si riferiva alla sovvenzione economica da parte dei cittadini benestanti, ad esempio, per la milizia, i giuochi e per le rappresentazioni teatrali al servizio del popolo.

Oggi si riferisce alla preghiera pubblica della Chiesa: della Chiesa come Chiesa visibile nel servizio di Dio. Questa preghiera, questo culto, si distingue in tre parti:

1. il santo sacrificio della Messa, dove non solo la Chiesa ma anche Nostro Signore Gesù Cristo Stesso prega, è presente ed agisce personalmente;

2. i Sacramenti dove il Signore agisce questa volta per propria virtù;

3. l’ufficio divino o salmodia, che è la preghiera stabilita dalla Chiesa per il clero e per i religiosi, affinché loro compiano nel Suo nome una preghiera costante a Dio.

La decadenza, cui abbiamo assistito nell’ambito della dottrina e della spiritualità cattoliche, si manifesta ugualmente nella liturgia. Lo stesso spirito del Mondo, lo spirito della natura caduta, appare nella liturgia proprio nella sua essenza, nel suo principio formale, che è il soggettivismo. Questo soggettivismo tende a fare del culto di Dio il culto dell’uomo.

La tendenza si manifesta più chiaramente in quell’atto, che è il più grande e più alto del culto cattolico, cioè nel santo sacrificio della Messa. Quì si osserva come il culto di Dio si sciolga, si decomponga e si corrompa per trasformarsi nel culto dell’uomo e si vede al contempo come il senso della liturgia ritorni alle sue origini, per riferirsi di nuovo ad un servizio al popolo, per sostenere giuochi e rappresentazioni teatrali.

A causa della gravità di questa decadenza, ci concentreremo nella sezione presente sulla santa Messa stessa: sulla sua natura e sul modo in cui si è stata corrotta, ma parleremo anche della liturgia in modo più generale.


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