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La mia libertà finisce quando inizia quella altrui

Sono bigotto, oltranzista e reazionario, ed ecco perché nel 2017 (come se il tempo mutasse la verità), ancora ritengo che sia fondamentale lottare in nome di chi una voce non l’ha ancora, in nome della categoria sociale più debole, quella prenatale. Sembra che solo personaggi intrisi di moralismo Cristiano possano ancora credere che nel grembo dal concepimento in poi esista la vita, ma stupirà forse gli illuminati libertari scoprire che anche i più lontani dalla Fede hanno saputo separare l’etica dal desiderio. 

Il Mahatma Gandhi disse: “Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l’aborto sia un crimine”. Un personaggio lontanissimo dal mondo Cattolico, Pier Paolo Pasolini, negli Scritti Corsari dichiarò: “Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente.” 

Cerchiamo di essere onesti. Quando nello spazio vengono trovati batteri parliamo di vita (come è normale che sia, per quanto semplice ed elementare), e tuttavia un feto non viene riconosciuto come tale. Tralasciando la banalità per la quale da un giorno all’altro quello che per i benpensanti sarebbe un grumo di cellule diverrebbe improvvisamente vita umana (a 90 giorni un non uomo abortibile, dal giorno dopo, novantunesimo, sbam, essere umano), occorre osservare che chi sostiene l’aborto entro i tre mesi lo fa senza ragione scientifica, seppur di essa si rende portabandiera. 

Lo fa esclusivamente perché così autorizza la legge, la quale, molto orwellianamente, non può essere sbagliata. Le settimane in cui la legge italiana autorizza sono infatti 12, questi stramaledetti 3 mesi in cui la donna si porterebbe in grembo un non-uomo (ma dacchè vita è, giacchè una sola cellula già è vita e tu pure, gentile lettore, sei un assemblato di cellule), sono diverse da quelle che altri paesi autorizzano. L’Inghilterra consente entro la 24 (secondo gli inglesi dunque per il doppio del tempo sareste stati dei non-uomini), la Svezia entro la 18, e non vi annoierò con altre cifre come le proposte della Planned Parenthood e della signora Clinton per l’aborto a 36 settimane o post-natale. 

Se dai 90 giorni si parla di vita umana questi stati stanno innegabilmente compiendo anche per i radical-chic libertari, a patto che siano onesti, crimini contro l’umanità, o addirittura, innegabilmente, un genocidio. Perché questi sono anche contro la scienza? Cosa definisce l’uomo tale secondo la dottrina scientifica? 

I cromosomi, che ci distinguono da tutte le altre specie viventi. Nell’essere umano sono 46, e 46 sono nell’embrione e nel feto da quando lo spermatozoo incontra la cellula uovo. Concludiamo. Vi si invita ad una lettura della legge 194, esponente all’articolo 4 il diritto alla pratica dell’aborto entro i 90 giorni estendibili in alcuni casi, tra cui un disagio socio-economico della famiglia, vergognosa opzione quella di eliminare un soggetto per l’egoistico scopo di preservare l’integrità patrimoniale (comunque esiste l’adozione, ma sia mai che si debbano soffrire le pene del parto, meglio la morte altrui), e l’articolo 10 che impone anche agli obiettori di coscienza di praticare un aborto se indispensabile a salvare la vita della madre, se richiesto (esistono ancora donne che si sacrificano per i propri figli). 

L'aborto non è un "male minore". È un crimine, è un male assoluto. L'aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne un'altra (nel migliore dei casi) o per passarsela bene. 

È contro il Giuramento di Ippocrate che i medici devono fare. È un male in sé stesso, ma non è un male per la religione. Non tradiscono la professione gli obiettori di coscienza, ma gli abortisti, i quali somministrano quel medicinale abortivo che l’antico giuramento vieta. 

Tutti siamo stati quel grumo di cellule che qualcuno pensa di poter buttare via. E per finire davvero voglio usare le parole di una grande donna che ha offerto la vita per il bene dei più deboli e dei più piccoli, Madre Teresa, premiata con un Nobel per la pace: “Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”. 

 


Martino Nozza Bielli

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