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No alle unioni di fatto

Sono sempre più numerosi i tentativi di equiparare il matrimonio alle unioni di fatto e a quelle omosessuali. Tutto è facilitato, a motivo di una mancata resistenza da parte dei cattolici, molti dei quali, hanno ormai alzato bandiera bianca. Noi non siamo e non vogliamo essere tra questi ultimi. Proponiamo alcune argomentazioni, accessibili mediante la sola ragione, argomentazioni, dunque, condivisibili anche da chi non crede, che si possono opporre ad un qualsiasi tentativo di equiparazione suddetta.

Chiariamo un punto: non diciamo che le coppie di fatto e le unioni omosessuali devono essere punite dallo Stato, ma non diciamo nemmeno che devono essere legittimate pubblicamente. Cosa deve fare, dunque, lo Stato?

1° Deve limitarsi a riconoscere e promuovere quelle forme di vita che contribuiscono al bene comune, quelle forme di vita che si propongono la procrea­zione e l'educazione dei figli, al fine di assicurare la continuazione stessa e la sopravvivenza di una società.

È ragionevole ritenere che solo la famiglia fondata sull’unione eterossessuale, unione tra persone di sesso diverso, caratterizzata dall'amore, dalla stabilità e dalla coesione dei suoi membri, costituisce il luogo più idoneo per la nascita e la crescita di un nuovo essere umano.

Questo perché, le unioni di fatto, a differenza della precedente, sono deliberatamente a tempo determinato e per loro stessa natura instabili: infatti le persone che le compongono non si impegnano e non vogliono impegnarsi con alcun vincolo a rimanere unite. Quindi, le unioni di fatto non possono, per loro natura, garantire ai figli l'ambiente adatto all'educazione ed alla crescita.

Circa le unioni omosessuali, è evidentissimo che non possono generare nuovi esseri umani che possano garantire la sopravvivenza di una so­cietà.

Dare in adozione figli a queste cop­pie (come vorrebbero alcuni) significa, quanto meno, privarli voluta­mente della figura paterna o materna (una donna resta pur sempre donna e non può sostituire un padre, e lo stesso vale per un uomo, che non può sostituire una madre).

I pochi dati disponibili indicano che l'affidamento di bambini a queste coppie comporta loro dei problemi psicologici molto gravi, a motivo della summenzionata carenza di un padre o di una madre e an­che perché il tasso di violenza nel mondo omosessuale è molto elevato e per la brevità delle unioni omosessuali (confermati anche questi dati da recenti statistiche americane).

Ma si obietta: nem­meno il matrimonio offre una garanzia totale di stabilità, visto che ci sono ma­trimoni che falliscono, che ci sono anche matrimoni di breve durata.

Si risponde che, nonostante questi esiti fallimentari (di per sé, non addebitabili al matrimonio, ma alle persone dei coniugi), il matrimonio rimane pur sempre, l’unica istituzione che possa garantire la sopravvivenza della società.

Invece nelle unioni di fatto, il fallimento è istituzionale, cioè l’unione di fatto in quanto tale, è fallimentare, poiché, come già detto in precedenza, mancano, in essa, quelle caratteristiche di vero amore, di stabilità e di coesione, per essere luogo idoneo per la nascita e crescita di un essere umano.

2° Chi contrae matrimonio, si assume i relativi impegni pubblicamente, dinanzi alla società e a Dio (se è credente).

I coniugi si assumono dei doveri, tra di loro e i figli, il cui rispetto può essere esigito dallo Stato.

Invece, nel­le altre unioni l'adempimento degli obbli­ghi viene lasciato alla totale arbitrarietà dei conviventi. Il riconoscimento giuridico di queste unioni produrrebbe un’anomalia nell’ordinamento giuridico stesso: lo Stato si assumerebbe degli obblighi nei confronti dei conviventi, riconoscerebbe dei diritti e concederebbe incentivi economici (per esempio quelli per comprare la casa), ma in cambio non potrebbe esi­gere i doveri che invece esige dai coniugi.

Per queste ragioni, noi diciamo no alle unioni di fatto.

Le unioni di fatto sono una rovina per la società. Rappresentano un modo per non assumersi chiare responsabilità, quali, appunto, quelle relative alla procreazione ed educazione di figli, che possano garantire il futuro alla comunità. Non avrebbe senso, una qualsiasi loro legittimazione.

Mentre il matrimonio è un gesto di fiducia verso la società, le unioni di fatto costituiscono un gesto di sfiducia. E allora: perché la società dovrebbe avere fiducia in loro e riconoscerle come tali?

 

Padre Angelo Fiorentino (dalla rivista IL SETTIMANALE DI PADRE PIO)

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