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Il significato del Natale

Il Tempo di Natale celebra l'anniversario della nascita del Figlio di Dio, e ci prepara alla sua venuta futura come Giudice.

A patire da Natale, la liturgia segue passo passo nel suo Ciclo Gesù, nella sua opera di redenzione, perché la Chiesa, godendo di tutte le grazie che derivano da ciascuno di questi misteri della vita di Lui, sia, come dice l'Apostolo S. Paolo, la Sposa senza macchia, senza ruga, santa ed immacolata, che Egli potrà presentare al Suo Padre, quando tornerà a prenderci alla fine del mondo.

Questo momento, designato dall'ultima domenica dopo la Pentecoste, è il termine di tutte le feste del calendario cristiano.

Percorrendo le pagine che il Messale e il Breviario dedicano al Tempo di Natale, si trova ch'esse sono consacrate specialmente ai misteri della fanciullezza di Gesù. La liturgia celebra la manifestazione al popolo Giudeo (Natività: 25 dicembre) e pagano (Epifania: 6 gennaio) del grande mistero dell'Incarnazione, che consiste nell'unione in Gesù del Verbo generato dal Padre prima di tutti i secoli, con l'umanità generata dalla sua madre nel mondo. E questo mistero si contempla con l'unione delle nostre anime al Cristo che ci genera alla vita divina: “A tutti quelli che l'hanno ricevuto ha dato il potere di divenire Figli di Dio”.

Il verbo, che riceve eternamente la natura divina dal Padre, innalzò a Sé l'umanità che gli diede nel tempo la Vergine, e si unisce nel corso dei secoli alle nostre anime mediante la grazia.

L'affermazione della triplice nascita del Verbo, dell'umanità di Gesù e del suo corpo mistico costituisce l'oggetto della meditazione della Chiesa in questo periodo dell'anno. 

Il tempo di Natale comincia alla Viglia della festa e termina, per il ciclo temporale, l'ottavo giorno dopo l'Epifania (13 gennaio). Questo tempo è in parte caratterizzato dalla gioia che prova l'umanità di possedere Colui, del quale l'umana natura è totalmente consacrata al Verbo, che la possiede come sua, e che consacrerà a Dio tutti gli uomini di cui sarà il Salvatore.

Perciò questo Tempo è un'epoca di grande gioia per tutto il popolo. Con gli Angeli, con i Pastori, con i Magi soprattutto, primizie dei Gentili, lasciamoci trasportare dal grande giubilo e con la Chiesa, che riveste i suoi Sacerdoti di paramenti bianchi, cantiamo un festante Gloria in excelsis. Il Salvatore nostro, scrive S.Leone, oggi è nato, rallegriamoci. Non ci può essere tristezza nel giorno in cui nasce la vita, la quale, dissipando il timore della morte, spande sulle nostre anime la gioia della promessa eternità.

Non c'è persona che non abbia parte a questa allegrezza. Tutti hanno uno stesso motivo di rallegrarsi, poiché nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, trovandoci tutti schiavi della colpa, è venuto per liberarcene tutti.

E questa allegrezza è tanto più grande in quanto la nascita di Gesù sulla terra è il pegno della nostra nascita in cielo, quando Egli ritornerà a prenderci alla fine del mondo. 

Mentre il mondo intero era sepolto nel silenzio e la notte era a metà del suo corso - dice l'Introito della Messa della Ottava di Natale - il Vostro Verbo onnipotente, o Signore, è disceso dal trono regale del cielo”. Così, per uno speciale privilegio, si celebra nella Festa di Natale una Messa a Mezzanotte, seguita da un'altra all'aurora e da una terza al mattino. Come notano i Padri, si è appunto al momento in cui il sole arriva al punto più basso del suo corso e rinasce in qualche modo, che nasce ogni anno pure a Natale il Sole di giustizia. La Festa di Natale, il giorno 25 dicembre, coincide con la festa che i pagani celebravano al solstizio d'inverno per onorare la nascita del sole ch'essi divinizzarono. Così la Chiesa cristianizzò questo rito pagano. 

Ogni focolare cristiano dovrebbe avere il suo piccolo presepe, intorno al quale recitare in questi giorni le preghiere del mattino e della sera. I fanciulli imparerebbero così (in questo periodo di gioia, proprio dell'infanzia) che essi debbono unirsi ai pastori e ai Magi per adorare il piccolo Gesù, il Dio fanciullo adagiato sulla paglia, per domandargli di diventare con Lui e con la sua grazia sempre più figli di Dio.

 

 

(Dal messale Romano quotidiano, testo latino completo e traduzione italiana di S.Bertola e G. Destefani - commento di D.C.Lefebvre O.S.B. - edizione aggiornata 1962 - Edizioni S.Francesco di Sales)   

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