Home / Approfondimenti / L'avvento di Papa Francesco al soglio di Pietro / Fuggiamo dalla misericordia

Fuggiamo dalla misericordia

La misericordia era il pugnale a lama corta triangolare o quadrata che poteva passare l’armatura  e serviva per dare il colpo di grazia al cavaliere colpito e disarcionato o per ottenerne la resa.

La Chiesa non godeva di buona salute, già da quando si era messa a flirtare con quel mondo che per secoli aveva cercato di guidare e redimere, e di cui è poi diventata a poco a poco la compagna patetica, disprezzata eppure sempre più comprensiva e servizievole. Non era mancato qualche rigurgito di orgoglio da parte di questo o quel papa, subito scoraggiato dalla fronda interna di vescovi e di preti. La stragrande maggioranza di costoro seppellì le encicliche che infastidivano il mondo, e nessuno più lesse gli atti della Congregazione per la dottrina della Fede, alla quale era stato cambiato il nome perché apparisse ora come una specie di istituzione accademica e nessuno si sentisse  intimidito da quella  sua  autorità superiore e da quei giudizi che avrebbero dovuto restare incontrovertibili.

Quando lo strapotere del mondo si è fatto più minaccioso e perverso, questa chiesa ha pensato che non valesse più la pena neppure di giocare su due tavoli, e continuare a fare finta di difendere la fede perduta, ma occorresse dimostrare, d’ora in poi, di volere essere solo un’amante devota e fedele. Così è stato chiamato Bergoglio che sapeva come portare a termine la  liquidazione del cattolicesimo, per averla già sperimentata con successo nel proprio paese.

L’arma letale per consegnare al mondo le spoglie della chiesa cattolica è stata individuata subito nella indulgenza generica e gratuita da elargire a piacimento secondo le esigenze del mercato, ed è bastato rivestirla con i panni contraffatti della misericordia, per accontentare il mondo e tranquillizzare quelli che volevano continuare a sentirsi in armonia con la chiesa senza fare la fatica di porsi troppe domande.

La misericordia secondo Bergoglio è stata la trovata geniale con cui prendere addirittura tre piccioni con un  colpo solo: la demolizione della chiesa, il favore del mondo, e la condiscendenza di quelli che volevano continuare a sentirsi cattolici fedeli. La misericordia ha cominciato ad essere spesa a piene mani con successo, centrando tutti gli obiettivi.

Ma c’era sul tappeto la questione del Sinodo sulla famiglia, organizzato con il proposito di formalizzare la  trasformazione ufficiale della morale famigliare, ma che ha incontrato una forse inaspettata corrente risalente in senso contrario. Per evitare che l’ingranaggio si bloccasse, ecco l’dea di anticipare la demolizione del matrimonio cattolico giocando sia sullo snellimento misericordioso della procedura, che per principio non gode mai la simpatia della gente, sia sulla moltiplicazione delle cause di nullità del matrimonio. Ma la procedura è normalmente funzionale alla serietà della materia trattata, e qui essa era stata stabilita per sottrarre il sacramento al capriccio e alla manipolazione dei singoli interessati. Mentre  la moltiplicazione cervellotica delle cause di nullità, sempre in nome della misericordia, costituisce una manomissione diretta e arbitraria della istituzione sacramentale, cioè di una  materia indisponibile.

Su questo arbitrio applicato a sostanze religiose ha scritto in modo chiarissimo il prof  De Mattei (clicca qui). Tuttavia ci sono almeno due aspetti particolarmente interessanti su cui forse vale la pena di ritornare.

Anzitutto, se la pubblicazione dei due Motu Proprio vuole essere senz’altro il colpo di grazia dato alla chiesa cattolica per dimostrare la sua resa senza condizioni al mondo impegnato nella folle corsa verso il nulla,  non bisogna trascurare neppure il modo, la mossa a sorpresa con cui esso è stato inferto, cambiando  le regole del gioco: un colpo basso mirato a spiazzare in anticipo quella opposizione che si prepara a difendere la morale cattolica al Sinodo. Un fendente brutale, preparato già con l’instrumentum laboris dell’anno scorso, dove si  auspicava lo snellimento delle procedure facendo vagheggiare l’idea che una cosa di poco conto come la validità del matrimonio canonico non meritasse la competenza  di giudici di professione. Il tutto, mentre era già stata decisa la rimozione del cardinale Burke dalla Segnatura Apostolica. Si tratta dunque di una regia studiatissima di cui nulla è stato lasciato al caso ma che ora ha puntato soprattutto a mettere fuori gioco i possibili avversari.

Bergoglio ha dimostrato fin dall’inizio una volontà di ferro nel perseguire il proprio disegno eversivo, ma anche una scaltrezza  piuttosto grossolana nel realizzarlo. Tanto grossolana da non essere percepita dalle masse che l’hanno scambiata per difetto di artificio culturale. Ma ora l’iniziativa di accelerare improvvisamente i tempi, in base al principio che chi colpisce per primo colpisce due volte, è stata elaborata da consiglieri in grado anche di padroneggiare con disinvoltura il cinismo raffinato e quasi beffardo delle parole con le quali sono state avvolte le intenzioni. Prima fra tutte, questa misericordia capace di coprire anche il gioco sporco, perché essa è a vantaggio del popolo e il popolo non ha di che lamentarsi.

Ma è proprio l’uso della misericordia che smaschera e tradisce le intenzioni. E anche questo non può passare inosservato. Qui infatti la misericordia è elargita a tutti, meno che alle vittime immediate dello sfacelo programmato dalla ideologia bergogliana. Infatti in tutto questo tripudio di intenzioni misericordiose, nessuno si è ricordato dei piccoli, dei figli che sempre più numerosi saranno schiacciati dall’ormai universale disegno di destrutturazione della famiglia. Segno che è ritenuta più importante ancora una volta la benevolenza del mondo delle passioni effimere.

Nei lineamenti per il Sinodo di ottobre ci si preoccupa ipocritamente delle vittime delle famiglie disunite, e si sollecita una particolare cura pastorale per loro. Però non ci si cura di  fare il minimo cenno alla cause del fenomeno dilagante delle famiglie dissolte, prima fra tutte alla perdita diffusa del senso e della importanza della stabilità del matrimonio. Del resto già da tempo quelle cause non vengono più ricordate neppure dai sacerdoti, per non disturbare la società gaudente che le coltiva.

Alla luce della nuova disciplina matrimoniale, se e quando verrà realizzato questo piano di particolare cura pastorale verso le famiglie separate, avremo lo scenario tragicomico di pastori dediti ad assistere le vittime delle disgregazioni familiari che sono state incoraggiate dalla Chiesa con l’ abolizione programmata del sacramento del matrimonio.

Questa misericordia cieca, debordante, incontinente e incontenibile, che non risparmia  apparentemente nessuno e che assicura a tutti la licenza per tutto, finirà per affondare la chiesa e la società nelle stesse sabbie mobili.

A noi che guardiamo disincantati un naufragio programmato, non resta che abbandonare questa  barca e cercare di mettere in salvo quello di cui non possiamo essere espropriati: la capacità di leggere la realtà del bene e del male e la volontà di trasmetterla senza sottintesi e senza incertezze.

 

 

(Patrizia Fermani - riscossacristiana.it)

Share |