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L'agonia della Chiesa e il nostro dovere (11)

È utile smascherare gli stratagemmi dei modernisti, far vedere che questi eretici mentono quando pretendono di non toccare la Chiesa, ma di aiutarla soltanto a rinnovarsi e ad espandersi. In realtà la tradiscono, vogliono farla morire, perché le strappano ipocritamente ciò che è necessario alla sua vita, per sostituirvi ciò che dovrebbe farla morire se non avesse la promessa divina di superare qualsiasi disastro. In effetti alla Chiesa, che è maestra di verità, i modernisti pretendono di imporre un modo di dire e un tipo di magistero che la muterebbero in una pseudo-profetessa diabolica, che impartisce al mondo una dottrina infinitamente fluida in una fraseologia vagamente cristiana. Alla Chiesa che dispensa la grazia di Dio tramite i sette Sacramenti e che offre al Signore l'unico vero Sacrificio, pretendono di imporre un altro Messale ed un altro rituale che generalizzerebbero l'invalidità sacramentale o il sacrilegio e trasformerebbero la liturgia in una misera impresa di rappresentazioni sedicenti religiose.

La tara essenziale dei modernisti è la menzogna: mentono e vorrebbero trasformare la Chiesa nella perfetta istituzione della menzogna universale. A questo scopo si applicano a spogliarla di tutto ciò che la fa vera. Vogliono toglierle tutti i mezzi indispensabili e tradizionali che la fanno essere vera: il potere di giurisdizione e anche il potere d'ordine sono minacciati nella loro efficienza dalla collegialità; la Messa è esposta all'invalidità per l'alterazione dei riti; il dogma scompare per l'abbandono sistematico delle formule irreformabili; la santità infine si dissolve in fantasticherie umanitarie in forza dello pseudo messianismo. 

Avendo dunque il modernismo fatto entrare la Chiesa in agonia, ne consegue che non è sufficiente una meditazione, anche se pia ed apologetica, sulla natura della Chiesa per tenersi all'altezza della prova che l'opprime. Bisogna anche, e ciò è molto urgente, vegliare presso il Signore Gesù che è in agonia nella Sua Chiesa. Egli sarà in agonia nella Sua Chiesa fino alla fine del mondo, innanzitutto nel senso che continuerà a soffrire nei Suoi membri già provati e che, per il Suo amore, si offrono volentieri o almeno non si rifiutano ai tormenti della malattia, alle persecuzioni dei nemici esterni, alle rinunce anche crudelissime, che esige la fedeltà assoluta alla legge della grazia. Tuttavia, in alcuni periodi particolarmente terribili – e noi siamo in uno di questi periodi – Gesù è in agonia nella Sua Chiesa in un altro modo, che non fa che aggiungersi al precedente; è in agonia perché la Sua Chiesa è ostacolata, beffeggiata, contrariata, combattuta dall'interno nel suo compito essenziale di dispensatrice della Redenzione.

Non che essa stia per sparire, perché le porte degli inferi non prevarranno, ma i suoi propri figli, e, tra i suoi figli, alcuni capi della gerarchia, la maltrattano con tanta villania e cattiveria che avanza soltanto ricadendo ad ogni passo, sfinita e languente. 

Apriamo gli occhi e guardiamo. Senza che sia mai stata abolita la Messa tradizionale, diventa sempre più frequente che la Messa venga celebrata nell'equivoco e profanata nel sacrilegio.

Senza che mai taccia la predicazione della sana dottrina, avviene tuttavia che spesso la predicazione sia resa incerta dagli pseudo-profeti e dai teologi della menzogna.

E similmente, benchè la santità permanga zampillante e pura, non è raro che venga travestita e caricaturizzata da contraffazioni vilissime. 

Questa è una delle forme che prende l'agonia del Signore nella Sua Chiesa ai nostri giorni. Non bisogna dormire durante questo tempo. Ma come vegliare e tenerGli compagnia?

Innanzitutto raddoppiare la preghiera in pace e amore. Poi, constatando che è ormai impossibile partecipare alla vita della Chiesa senza esporsi ad ogni genere di noie, non retrocedere davanti a questa sofferenza, ma sopportarla in unione con la Chiesa, anch'essa sofferente e oppressa. Vogliamo qualche esempio? Dobbiamo a qualsiasi costo perseverare nello studio delle Sacre Scritture, mentre si moltiplicano gli ostacoli per impedire di approfondirle e nutrircene. Non dobbiamo esitare ad affrontare dei disagi per andare saggiamente in aiuto di quei sacerdoti che celebrano la Messa di sempre. Ugualmente non dobbiamo esitare, malgrado l'umiliazione che forse ci attende, ad elevare verso un'autorità ecclesiastica, che spesso ci deride, la nostra rispettosa, ma instancabile richiesta per farci restituire la Scrittura, il catechismo e la Messa. Dobbiamo ancoira e soprattutto far la fatica di cercare, in questa Santa Chiesa che i modernisti vogliono de-spiritualizzare, i mezzi che non le mancheranno mai per conservare il primato della preghiera e della contemplazione.

Attraverso questi esempi possiamo intravedere ciò che significa vegliare con Gesù che è in agonia nella Chiesa.

[…] Restando più che mai uniti alla Chiesa in questa situazione eccezionalmente crudele, noi confessiamo così la nostra fede nella Chiesa. In questi tempi di persecuzione incruenta, questa velia durante l'agonia è la forma che riveste la nostra confessione di Fede.

Consideriamo da più vicino i caratteri particolari che essa presenta. 

Il modernismo non attacca apertamente, ma subdolamente e dissimulatamente, introducendo ovunque l'equivoco. Perciò confessare la Fede di fronte ad autorità moderniste significa rifiutare ogni equivoco sia nei riti che nella dottrina.

Significa attenersi alla Tradizione perché essa, sia nelle definizioni dogmatiche che nell'ordinamento rituale è precisa, leale e irreprensibile.

Principalmente per i riti della Messa, possiamo ben vedere che non confesseremo pienamente la Fede della Chiesa nella messa, che non rifiuteremo categoricamente la mortale ambiguità modernista se non conserveremo nella celebrazione stessa il rito tradizionale più che millenario e che non offre nessuna presa all'eresia.

Accettare i nuovi riti, pur mettendo nella loro celebrazione una reale pietà, pur predicando rettamente sulla Messa, non è certo una confessione di Fede che non lascia aditi all'eresia modernista né un rifiuto sufficiente dell'eresia nella sua forma attuale. Infatti, se noi accettiamo la nuova celebrazione polivalente, eccoci impegnati, in forza di questo cedimento, sul cammino del rinnegamento in atto.

Che cosa possono fare allora le attestazioni verbali o i gesti pii? Non saranno altro che una contraddizione aggiunta all'equivoco

Di fronte a delle autorità che vogliono imporre la menzogna sotto la sua forma peggiore – la forma modernista – e in mezzo ad un popolo cristiano sconcertato da questa impostura senza precedenti, ci rendiamo subito conto che confessare pienamente la fede nella Chiesa custode della vera Messa significa innanzi tutto continuare a celebrare la Messa di sempre. Se è vero che ciò non avviene senza sofferenza, non è meno vero che la Chiesa della quale celebriamo la vera Messa, ci dà, proprio attraverso questo, la forza per sopportare questa pena con coraggio e agevolmente.

 

Padre R.T. Calmel 

 

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