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Non la Chiesa di Cristo, ma un mostro cerebrale (10)

I poteri della Chiesa, sia di giurisdizione che di Ordine, sono poteri personali. Tali li ha istituiti il Signore una volta per sempre. Li ha istituiti così perché l'appropriazione personale è in armonia con le sante leggi della lealtà e dell'onore. Ogni ministro sappia dunque che è lui che è scelto, onorato a tal segno, investito di questa divina missione: lui, e non un gruppo anonimo. […]

Il Signore, avendo voluto che i poteri nella sua Chiesa siano personalmente attribuiti ed esercitati, non permetterà che la collegialità li assorba e li sopprima. Metterà invece fine alla collegialità in un modo o nell'altro.

Non dobbiamo perciò temere, ma pregare con piena fiducia, esercitare senza paura, secondo la Tradizione e ciascuno nella propria sfera, il potere che ci compete e preparare così i tempi felici in cui Roma si ricorderà di essere Roma e i Vescovi di essere Vescovi.

Roma infatti ritroverà il suo primato e farà cessare questa commedia collegiale che consente ai Vescovi di fare scisma in assemblea nazionale, in gruppo organizzato e collettivamente, mentre nessuno di loro si arrischia a dichiararsi personalmente scismatico.

Tutt'altro! Non ci vorrà un secolo né mezzo secolo perché la si finisca con questi dialoghi d'irresponsabili, che si moltiplicano a partir dal Concilio […].

Se il Vescovo avesse un po' di coraggio sacerdotale, osasse guardare in faccia al proprio dovere, esporsi al disprezzo, alle derisioni, forse all'emarginazione, pur di rendere testimonianza al Sommo Sacerdote, Gesù Cristo! Ma egli si è lasciato prendere in un macchinario ed in ingranaggi combinati apposta per impedirgli di essere se stesso, nella legittima sottomissione a Roma. Il sistema, però, sarà ridotto in pezzi e tutti i suoi meccanismi voleranno in frantumi. […].

I disordini postconciliari in generale e la collegialità pervertita in particolare sarebbero stati contenuti e rigettati ben presto se un gran numero di preti non avesse avuto altra aspirazione che di glorificare il Sommo Sacerdote […]. Alcuni preti e vescovi, profondamente coscienti che il Signore stesso si degna di servirsi di loro per offrire la Santa Messa, sentono orrore al solo pensiero di riti polivalenti.

L'incompatibilità tra il Dio di ogni verità e i riti equivoci è assoluta. È beffarsi del Signore con molta insolenza ed è un'orribile malvagità compiere il mistero della Fede secondo un rito che di per sé conduce alla distruzione della Fede. […]

Non tutte le analogie permettono di riflettere sui misteri soprannaturali, non tutte le nozioni possono essere utilizzate per pervenire a una certa intelligenza dei misteri rivelati da Dio. Non basta, per esempio, per cogliere la verità sulla santa umanità di Cristo attribuirGli alla rinfusa grandezze e debolezze della natura umana; è necessario, invece, vedere che la natura che Egli si degna di assumere non può che essere piena di sapienza e di grazia, che le debolezze ch'Egli vuol fare sue non possono mai essere le tare fisiche o psichiche relative alla perdita dell'integrità seguita al peccato originale. Il Cristo è stato soggetto alla sete, alla fatica, a certe tristezze e ai tormenti atroci della Croce, ma Egli era necessariamente esente dalla malattia o dalle deficienze psicologiche (questi mali poteva soffrirli solo nei membri del Suo Corpo Mistico).

Ebbene, della Chiesa è in un certo senso, come di Cristo stesso, poiché essa non è altro che Gesù Cristo diffuso e comunicato. Per esprimere la verità a suo riguardo, bisogna comprendere che questa società venuta dal cielo fa sue ed eleva al proprio livello certe proprietà d'una società giusta, ma resta, necessariamente, esente dagli artifici e dalle tare inseparabili da una società di tipo rivoluzionario.

Ora la concezione di Chiesa che si diffonde oggi ha questo di nuovo che è la trasposizione di un'idea falsa e perniciosa; l'idea del Rousseau o massonica della società.

Se molti teologi o pretesi tali ammirano la collegialità, se applaudono a certe iniziative d'uno pseudo-messianismo, che è una parodia dell'Evangelo, è perché trovano normalissimo il concetto rivoluzionario di società. A questo punto la loro teologia della Chiesa diviene aberrante. La politica fa naufragare la loro teologia. 

 

Padre R.T. Calmel

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