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Intolleranza dottrinale

Un saggio ha detto che le azioni dell'uomo sono figlie del suo pensiero, e noi stessi abbiamo stabilito che tutti i beni come pure tutti i mali di una società sono frutto delle massime buone o cattive che essa professa. La verità nello spirito e la virtù nel cuore sono pressoché inseparabili ed in stretta relazione: quando lo spirito è in preda al demone della menzogna, il cuore, se pure non ha dato inizio da sé all'ossessione, è assai prossimo a lasciarsi andare in balia del vizio. L'intelligenza e la volontà infatti sono due sorelle per le quali la seduzione è contagiosa; se si vede che la prima si abbandona all'errore, si stenda un pietoso velo sull'onore della seconda.

Ed è per questo, Fratelli miei, è perché non vi è alcun attacco, alcuna lesione nell'ordine intellettuale che non abbia funeste conseguenze nell'ordine materiale, che noi ci impegniamo sia a combattere il male attaccandolo nei suoi principi, sia a prosciugarne la fonte, cioè le idee. Tra di noi si sono accreditati mille pregiudizi: il sofisma, stupito di essere attaccato, invoca la prescrizione; il paradosso si vanta d'aver ottenuto il diritto di cittadinanza. Gli stessi cristiani, che vivono nel bel mezzo di questa atmosfera impura, non ne evitano del tutto il contagio, ma accettano molti errori troppo facilmente; stanchi di resistere sui punti essenziali spesso, per farla finita, cedono su altri punti che sembrano loro meno importanti non accorgendosi, e spesso non volendo accorgersi, di dove potrebbero essere condotti dalla loro imprudente fragilità. [...] 

Il nostro secolo esclama: Tolleranza! Tolleranza! Si ritiene che un sacerdote debba essere tollerante, che la religione debba essere tollerante. Fratelli miei, in ogni cosa niente eguaglia la franchezza, ed io vi dico senza tergiversare che esiste al mondo una sola società che possiede la verità, e che questa società deve essere necessariamente intollerante. [...] 

Fa parte dell'essenza di ogni verità il non tollerare il principio a sé contrario; l'affermazione di una cosa esclude la negazione di questa stessa cosa, come la luce esclude le tenebre. Laddove non v'è nulla di certo, o laddove nulla è definito, i pareri possono divergere e le opinioni possono essere varie; questo lo comprendo e domando la libertà in tutte le questioni dubbie: In dubiis libertas. Ma dal momento in cui la verità si presenta con le caratteristiche che la contraddistinguono con certezza, per il fatto stesso che si tratta di una verità, essa è positiva, necessaria, e di conseguenza è unica ed intollerante: In necessariis unitas; condannare la verità alla tolleranza significa forzarla al suicidio. L'affermazione che dubita di se stessa si suicida, ed essa dubita di se stessa quando lascia con indifferenza che la propria negazione le si ponga a lato. L'intolleranza è per la verità l'istinto di conservazione, l'esercizio legittimo del diritto di proprietà; quando si possiede qualcosa, bisogna difendere questo qualcosa, pena l'esserne interamente privato. 

Così, Fratelli miei, per la necessità stessa delle cose, l'intolleranza è ovunque, perché ovunque vi è bene e male, vero e falso, ordine e disordine; ovunque il vero non sopporta il falso, il bene esclude il male, l'ordine combatte il disordine. [...] 

Per quel che riguarda un certo numero di questioni, in cui la verità fosse meno assoluta, in cui le conseguenze fossero meno gravi, potrei, almeno fino ad un certo punto, venire a patti con voi: sarei conciliante se mi parlaste di letteratura, di politica, d'arte, di scienze amene, perché in tutte queste cose non vi è un tipo unico e determinato, il bello ed il vero sono più o meno delle convenzioni ed al massimo l'eresia in questo campo incorre solamente nell'anatema del senso comune e del buon gusto. Ma se si tratta della verità religiosa, insegnata ovvero rivelata da Dio stesso, se è questione del vostro futuro eterno e della salvezza della mia anima, allora nessuna transazione è più possibile; mi troverete irremovibile, e debbo esserlo. L'essere intollerante è attributo comune a ogni verità: ma la verità religiosa, poiché è la più assoluta e la più importante di tutte le verità, è di conseguenza la più intollerante ed esclusiva. 

Fratelli miei, nulla è esclusivo quanto l'unità: udite l'espressione di san Paolo: Unus Dominus, una fides, unum baptisma. Nel cielo vi è un solo Signore: Unus Dominus. Dio, che ha l'unità come attributo fondamentale, ha dato alla terra un solo simbolo, una sola dottrina, una sola fede: Una fides; e questa fede, questo simbolo, li ha confidati ad una sola società visibile, ad una sola Chiesa i cui figli sono tutti segnati con lo stesso sigillo e rigenerati dalla stessa grazia: Unum Baptisma. Così l'unità divina, che risiede da tutta l'eternità nello splendore della gloria, s'è prodotta sulla terra con l'unità del dogma evangelico, il cui deposito è stato dato in custodia da Gesù Cristo all'unità gerarchica del sacerdozio: Un solo Dio, una sola fede, una sola Chiesa: Unus Dominus, una fides, unum baptisma. [...] 

Gesù Cristo (disse - ndr): Se qualcuno non è battezzato nell'acqua e nello Spirito Santo; se qualcuno rifiuta di mangiare la mia carne e bere il mio sangue, non avrà parte nel mio regno. Lo confesso, non vi è in ciò sottigliezza alcuna, ma intolleranza, la più positiva, la più franca delle esclusioni. Ed ancora Gesù Cristo ha inviato i suoi Apostoli a predicare a tutte le nazioni, cioè a travolgere tutte le religioni esistenti per stabilire l'unica religione cristiana su tutta la terra, e a sostituire a tutte le credenze dei diversi popoli l'unità del dogma cattolico. E prevedendo i sommovimenti e le divisioni che questa dottrina avrebbe provocato sulla terra, non si è fermato lì, ma ha dichiarato di esser venuto a portare non la pace ma la spada, ad accendere la guerra non solo tra i popoli, ma anche all'interno della stessa famiglia, separando, almeno quanto alle convinzioni, la sposa credente dallo sposo incredulo, il genero cristiano dal suocero idolatra: Gesù Cristo non ha sottilizzato sul dogma. [...] 

Si è parlato della tolleranza dei primi secoli, di quella degli Apostoli; Fratelli miei, non vi si pensa mai, ma lo stabilire la religione cristiana è stato al contrario opera di intolleranza religiosa per eccellenza. Al tempo della predicazione degli Apostoli quasi l'intero universo possedeva questa tanto vantata tolleranza dogmatica; poiché tutte le religioni erano allo stesso modo false e irragionevoli, non erano in guerra fra loro, tutti gli dei si equivalevano, ed erano tutti demoni, non erano esclusivisti, si tolleravano: Satana non è diviso contro se stesso. Roma, moltiplicando le proprie conquiste, moltiplicava anche le proprie divinità, e lo studio della sua mitologia si complicava in proporzione a quello della sua geografia. Il trionfatore che saliva al Campidoglio si faceva precedere dagli dèi conquistati con orgoglio anche maggiore di quanto non trascinasse dietro di sè i re vinti. Nella maggior parte dei casi, in virtù di un senatoconsulto, gli idoli dei Barbari andavano a confluire ormai nelle proprietà della patria, e l'Olimpo nazionale s'ingrandiva quanto l'impero. 

Quando apparve il cristianesimo, nel momento della sua prima apparizione,  non fu rifiutato in un colpo solo; il paganesimo si chiese se, invece di combattere questa nuova religione, non dovesse accoglierla nel proprio seno. La Giudea era divenuta una provincia romana, e Roma, che era solita ricevere e conciliare tutte le religioni, accolse inizialmente senza alcun sgomento il culto proveniente dalla Giudea. Un imperatore pose Gesù Cristo come anche Abramo tra le divinità del proprio oratorio, come pure si vide un altro Cesare proporre di rendergli omaggi solenni. Ma la parola del profeta non tardò a verificarsi: le moltitudini di idoli, che di solito consideravano senza invidia che degli dèi nuovi venissero a mettersi al loro fianco, all'arrivo del Dio dei cristiani emisero all'improvviso un grido di spavento e, scuotendosi di dosso la loro tranquilla polvere, si agitarono sui loro altari minacciati: Ecce Dominus ascendit, et commovebuntur simulacra a facie ejus. A questa vista Roma si fece attenta e presto, quando ci si accorse che questo Dio nuovo era nemico irreconciliabile degli altri dèi, quando si vide che i cristiani, il culto dei quali era stato ammesso, non volevano ammettere il culto della nazione; in breve, quando si fu constatato lo spirito intollerante della fede cristiana, fu allora che cominciò la persecuzione. 

Ascoltate come gli storici del tempo giustificavano le torture inflitte ai cristiani: non parlavano male della loro religione, del loro Dio, del loro Cristo, delle loro pratiche, le calunnie furono inventate solo più tardi; rimproverano loro solamente di non poter sopportare alcun'altra religione se non la propria. [...] 

Così, Fratelli miei, il principale motivo di risentimento contro i cristiani era la rigidità eccessivamente assoluta del loro simbolo e, come si diceva, l'umore insocievole della loro teologia; se fosse stato solo questione di un ennesimo Dio, non vi sarebbero state lamentele, ma si trattava di un Dio incompatibile, che scacciava tutti gli altri: ecco il motivo della persecuzione. Così lo stabilirsi della Chiesa fu opera di intolleranza dogmatica; tutta la storia della Chiesa non è altro che la storia di questa intolleranza. Chi sono i Martiri? degli intolleranti in materia di fede che preferivano il supplizio al professare l'errore. Che cosa sono i simboli? Formule d'intolleranza che regolano ciò che è necessario credere e che impongono alla ragione dei misteri necessari. Cos'è il Papato? Un'istituzione d'intolleranza dottrinale che, tramite l'unità gerarchica, mantiene l'unità della fede. Perché i Concili? Per arrestare le deviazioni del pensiero, condannare le false interpretazioni del dogma, anatematizzare le proposizioni contrarie alla fede. 

Noi siamo dunque intolleranti ed esclusivi in campo dottrinale, e ne siamo fieri; se non lo fossimo, non avremmo la verità, poiché la verità è una sola e di conseguenza intollerante. La religione cristiana, figlia del cielo, discendendo sulla terra ha mostrato i titoli della propria origine, ha offerto all'esame della ragione fatti incontestabili e che provano irrefragabilmente la sua divinità: ma se essa viene da Dio, se Gesù Cristo, suo autore, ha potuto affermare: Io sono la verità: Ego sum veritas, è ben necessario, in quanto inevitabile conseguenza, che la Chiesa cristiana conservi incorruttibilmente questa verità quale l'ha ricevuta dal cielo stesso; è ben necessario che essa respinga ed escluda tutto ciò che fosse contrario a questa verità e tutto ciò che la distruggesse. Rimproverare alla Chiesa cattolica la sua intolleranza dogmatica, le sue affermazioni assolute in materia di dottrina, è come farle un rimprovero che è in realtà un sommo onore: è come rimproverare alla sentinella di essere troppo fedele e vigilante, è come rimproverare alla sposa di essere troppo delicata e troppo esclusiva. [...] 

Se tutte le religioni possono essere messe sullo stesso piano, è perché si equivalgono tutte; se tutte sono vere, è perché sono tutte false; se tutti gli dèi sono tollerati, è perché non c'è Dio. E quando si arriva a questo punto, non resta più nessuna morale che possa mettere in imbarazzo. Quante coscienze si tranquillizzerebbero se la Chiesa cattolica desse il bacio fraterno a tutte le sette sue rivali! 

L'indifferenza delle religioni è dunque un sistema che affonda le sue radici nelle passioni del cuore umano; ma bisogna anche dire che, per molte persone del nostro secolo, questo sistema si basa su pregiudizi formatisi con l'educazione. In effetti, o si tratta di quelle persone già di età avanzata e che hanno succhiato il latte della generazione precedente, oppure si tratta di coloro che appartengono alla nuova generazione; i primi hanno cercato lo spirito filosofico e religioso nell'Emilio di Jean-Jacques[Rousseau, N.d.T.]; gli altri nella scuola eclettica o progressiva di quei semi-protestanti e semi-razionalisti che al giorno d'oggi possiedono lo scettro dell'insegnamento. [...] 

Siamo giunti là, Fratelli miei, dove logicamente deve arrivare chiunque non ammetta quel principio incontestabile che abbiamo posto, cioè: che la verità è una, e di conseguenza intollerante, esclusiva di ogni dottrina che non sia la propria. E, per riunire in poche parole tutta la sostanza di questa prima parte del mio discorso, vi dirò: Cercate la verità sulla terra, cercate la Chiesa intollerante; tutti gli errori possono farsi mutue concessioni: sono parenti prossimi, poiché hanno un padre comune: Vos ex patre diabolo estis. La verità, figlia del cielo, è la sola a non capitolare.

 

Card. Louis Edouard Pie [1815-1880] - Œuvres sacerdotales du Cardinal Pie, Tomo I, sermone XXIII, pag. 356-377, traduzione C.S.A.B. - pascendidominicigregis.blogspot.it)

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