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Riedificare bastioni di santità (8)

Siamo dunque condannati all'impotenza nel bel mezzo del caos, e spesso del caos sacrilego? Non credo. Prima di tutto, per il fatto di essere di Gesù Cristo, la Chiesa è assicurata della certezza assoluta di poter conservare fino alla fine del mondo nel suo seno quel tanto di gerarchia personale autentica per mantenere i sette Sacramenti e particolarmente i Sacramenti dell'Altare e dell'Ordine; e poi perché sia predicata e insegnata la dottrina di salvezza, unica ed invariabile: “Ecco che sono con voi ogni giorno fino alla fine del mondo” (Mt 28,29); “Ogni volta che mangerete questo pane e berrete questo calice voi annuncerete la morte del Signore finché non ritorni” (1Cor 11, 26); “Se quei giorni non fossero abbreviati nessuno si salverebbe, ma quei giorni saranno abbreviati a motivo degli eletti” (Mt 24,22).

Questi testi dicono ciò che dicono, e cioè la certezza di una permanenza invincibile della Chiesa: dottrina, sacramento, santità, e non consentono re-interpretazione disperata o disperante.

[…] Che il sacerdote fedele, atto ad istruire e predicare, assolvere e dire la Messa, usufruisca dunque completamente del suo potere e della sua grazia di predicare ed istruire, di perdonare i peccati e di offrire il Santo Sacrificio secondo il rito tradizionale. Che la suora insegnate usufruisca completamente della sua grazia e del suo potere di formare le ragazze nella Fede, nei buoni costumi, nella purezza, nelle belle lettere. Che ogni sacerdote, ogni laico, ogni piccolo gruppo di laici e sacerdoti, che abbiano autorità e potere su una piccola roccaforte della Chiesa e della cristianità, usufruiscano completamente delle loro possibilità e del loro potere. Che ognuna di queste roccaforti, protetta, difesa, spronata,m diretta nella sua preghiera e nei suoi canti da un'autorità reale, diventi il più possibile un bastione di santità: così assicurerà la continuità certa della vera Chiesa e preparerà efficacemente il rinnovamento per il giorno scelto dal Signore. È così che si fa la preparazione della restaurazione, e non tramite le immense macchine di associazioni planetarie, per le quali il problema del capo resterà sempre insolubile e, contemporaneamente, le aspirazioni alla santità si dissolveranno in discorsi frivoli e saranno soffocate dalla molteplicità delle circolari e dei bollettini; per non parlare del deplorevole moltiplicarsi delle riunioni in congressi.

Ciò che sarà sempre possibile nella Chiesa, cioè che la Chiesa assicurerà sempre, nonostante i tentativi diabolici della nuova Chiesa post-vaticanesca, è questo: tendere alla santità realmente, potersi istruire, in un gruppo reale anche se molto piccolo, sulla dottrina immutabile e soprannaturale, sotto un'autorità reale e conservando la sicurezza che resteranno sempre dei veri sacerdoti e dei Vescovi fedeli, che non avranno dimissionato nelle mani delle commissioni e della collegialità.

Mi sembra che il mezzo per permettere alla battaglia cristiana di raggiungere la sua massima espansione, evitando i conflitti interni e le rivalità esterne, è quello di condurla per piccole unità, che si aiutino se necessario, ma che si rifiutino di far parte di non so quali organizzazioni sistematiche e universali.

In queste varie unità, come una modesta scuola, un umile convento, una confraternita di pietà, un piccolo gruppo di famiglie cristiane, un'organizzazione di pellegrinaggi, l'autorità è reale e indiscussa; il problema del capo praticamente non si pone; l'opera da svolgere è precisa. Si tratta solamente di andare fino in fondo alla propria grazia e alla propria autorità nella piccola sfera della quale si ha certamente la responsabilità, tenendosi uniti, senza grandi organizzazioni amministrative, a coloro che fanno la stessa cosa.

Il Signore sfalderà la collegialità; accorderà dei Vescovi che eserciteranno personalmente e santamente i loro poteri; susciterà un grande e santo Papa quando vedrà dei gruppi sufficientemente ferventi per accoglierli. Fino a quel momento, il Signore non permetterà mai alla collegialità e alla democratizzazione di prevalere. Non lo permetterà perché concederà sempre alla sua Chiesa, per restare santa, cioè per fare i Sacramenti e santificare le anime, la quantità indispensabile di potere gerarchico e di potere sacerdotale ordinario.

La Vergine innalzata ai cieli, e che non cessa di intercedere per la Chiesa del suo Figlio, è sempre sicura di essere esaudita. Ci è concesso di dirLe: “Regina pastorum omnium ora pro nobis”, “Regina di tutti i pastori, prega per noi”.  

 

Padre R.T. Calmel 

 

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