Ma davvero la crisi della Chiesa è riconducibile al pontificato di Papa Bergoglio?

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[Editoriale n.20 - febbraio 2019] 

Siamo testimoni ormai da tempo nel pontificato di Papa Bergoglio di una serie di scandali che si susseguono a velocità impressionante: quando si pensa di aver toccato il fondo ecco il presentarsi di ulteriori fatti o atti clamorosi che producono un ulteriore sprofondamento nella spaventosa crisi di fede che si manifesta ormai in tutta la sua evidenza.

Inutile elencare la lunga serie di oscenità che ha prodotto e continua tutt'ora a produrre tale disfacimento del cattolicesimo e lo sfacelo da esso generato nelle anime di molti fedeli condotti al disorientamento da una pastorale che predica e realizza l'esatto opposto dell'insegnamento di Nostro Signore; come detto, la crisi della chiesa è talmente chiara che solo un cieco può non riconoscerla, come ebbe a confermare anche il compianto cardinale Carlo Caffarra, autore, con altri tre cardinali, dei famosi Dubia rivolti a Papa Francesco affinché il Pontefice facesse chiarezza su alcuni temi controversi, generati della sua esortazione apostolica Amoris laetitia, in materia dottrinale della chiesa.

A questi Dubia si sono affiancati altri documenti o prese di posizione di esponenti cattolici - chierici e laici, ritenuti conservatori e difensori della Tradizione della Chiesa - in aperto contrasto con le prese di posizione e il modus operandi dell'attuale pontefice. Vi è di più: molti di questi “oppositori” accusano proprio il papa argentino quale responsabile principale della crisi in atto nella chiesa e non perdono dunque occasione per sottolineare gli errori, e spesso le gravità, di alcuni suoi atti in tema di dottrina e uniformità al Magistero perenne della Chiesa.

Errori e gravità che sono certamente palesi in tutta la loro drammaticità dal momento che sono provocati dalla più alta autorità che dovrebbe conservare e difendere il deposito della fede, ma non è francamente credibile soffermarsi al particolare tempo del pontificato bergogliano trascurando una visione di insieme che evidenzia il fatto che il papa argentino non si è materializzato dal nulla ma, come lui stesso afferma, la sua elezione e il suo programma vanno letti nel segno di una perfetta continuità con quelli dei suoi più recenti predecessori.

Trascurando ciò si finisce per provocare, da chi intende in un certo qual modo difendere l'ortodossia del Magistero, un danno ancora più grande alla Chiesa perché ancora una volta la Verità passa di mano in mano rimanendo ostaggio di una visione pressoché ideologica e non oggettiva della realtà.

La resistenza ad un pontificato ritenuto non in linea con l'insegnamento della Tradizione della Chiesa non è altro che una farsa se poggia su una visione parziale della realtà, e che perciò si trasforma in tragedia se il risultato è quello di rafforzare quella crisi che si afferma di voler contrastare.

Se si pensa infatti, e veniamo al punto, che il solo Bergoglio sia l'origine dei mali che sta flagellando il Corpo Mistico di Nostro Signore, significa affermare una clamorosa falsità in quanto ci si limita ad evidenziare e riconoscere della crisi in atto nella chiesa solo gli effetti ma non le cause.

Di fatto è una forzatura affermare o dare a intendere che quello di papa Bergoglio sia il pontificato che ha generato la crisi della chiesa poiché tale crisi perdura da più di 50anni ossia da quello che quei presunti conservatori e difensori della Tradizione se ne guardano bene dal menzionare o mettere in discussione: il Concilio Vaticano II, con la sua nuova liturgia, la sua nuova dottrina e la sua nuova pastorale.

Ci rendiamo ben conto che i modi del papa argentino possano risultare urticanti e assai spicci non essendo quelli di chi ama agire di fino e in punta di piedi (come se si è spesso fatto nel recente passato adottando l'ambiguità più velenosa per scardinare il Magistero) sicché al posto di un fioretto viene preferito l'uso di una mannaia, ma, al di là delle modalità, il risultato e il fine da perseguire è il medesimo, punto per punto, dei suoi predecessori pontefici tutti “ispirati” dai nuovi imput imposti in nome del Vaticano II.  

Papa Bergoglio ha semmai acuito la crisi della chiesa, mettendoci certamente del suo (come non sottolineare ad esempio la sua azione improntata alla soppressione di ogni parvenza di spiritualità nell'animo umano...) col risultato di imprimere un'accelerazione al programma conciliare già ben avviato da chi lo ha preceduto al soglio di Pietro con atti altrettanto e talvolta assai più gravi poiché volti ad intaccare la fede e persino a corromperla. Senza Bergoglio la chiesa sarebbe dunque in piena salute? Non prendiamoci in giro.

I fatti, storici e oggettivi, raccontano di Papa Giovanni XXIII che ha voluto fortemente portare all'interno della chiesa il cavallo di Troia del modernismo mascherato sotto il vessillo di un concilio, il Vaticano II;

di Paolo VI che ha inflitto un fendente mortale alla sacra liturgia realizzando sorprendentemente l'obiettivo che i nemici della Chiesa hanno sempre tentato invanamente di centrare: la soppressione della Messa di sempre;

di Giovanni Paolo II che ha umiliato la regalità di Cristo con le adunanze di Assisi sdoganando un falso quanto malevolo ecumenismo;

di Benedetto XVI che, oltre alle sue sconcertanti dimissioni, ha indetto il Summorum Pontificum per ridare vigore alla liturgia ma a patto che si riconosca e si accetti incondizionatamente il Vaticano II che proprio alla Sacra Liturgia è in ferma opposizione...  

Considerare quindi il devastante operato di Papa Francesco dimenticando al tempo stesso quello dei suoi predecessori significa chiudersi in una contraddizione dalla quale non si vuole uscire perché svelerebbe delle responsabilità evidenti e scandalose da parte di quel clero e di quei laici che hanno assecondato e difeso per anni senza se e senza ma l'operato dei pontefici conciliari ante Bergoglio.

Con queste premesse, è bene non farsi illusioni: la crisi della chiesa è destinata ulteriormente a peggiorare poiché è un continuo avvitarsi su se stessa; umanamente si è giunti ad un punto tale che è pressoché impossibile sbrogliare una matassa così ingarbugliata.

Nonostante ciò, resta il dovere di vivere da cattolici, di resistere al clima avverso, di perseverare nella preghiera, di testimoniare la Verità, di affermare l'appartenenza alla nostra unica salvezza: Nostro Signore Gesù Cristo. Costi quel che costi.    


La Redazione 


Documento stampato il 24/03/2019