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Matrimonio o vita consacrata? Le due scelte di vita

Lo scopo della vita umana è la gloria di Dio. Nel creato si trovano vari gradi di perfezione tramite cui Dio viene glorificato: l’intero universo, non avendo anima né razionalità, glorifica il suo Creatore in virtù della sua mera esistenza e della altre perfezioni di Dio a cui partecipa, poiché Dio è la somma di ogni Perfezione. il creato Lo glorifica dunque tramite la sua esistenza, la sua bellezza, la sua vita (quando si tratta di un essere vivente). Gli angeli e gli uomini, invece, essendo dotati di anima e razionalità, glorificano Dio in modo più completo e perfetto, perché imitano la conoscenza e l’amore di Dio.

Sappiamo infatti che Dio conosce e ama se stesso: nella SS. Trinità: il Padre conosce e ama il Figlio proprio come il Figlio conosce e ama il Padre, e lo Spirito Santo è il loro amore reciproco. Dio è un mistero di conoscenza e di amore, dunque, e per gli uomini il modo migliore di glorificare Dio, Essere razionale come noi, è imitarne la conoscenza e l’amore tramite la fede e la carità. La fede e la carità sono necessarie per amare Dio in modo giusto, in modo sovrannaturale. Sono tutte e due determinanti per la nostra Vita Eterna, anche se quaggiù la fede serve piuttosto come condizione necessaria della carità. Di questa, la più grande virtù, dice S. Giovanni della Croce: “Alla sera della nostra vita saremo esaminati nella carità”.

Ora, La perfezione della carità è la santità. Ogni persona può santificarsi in questo mondo.

La Chiesa specifica che esistono due tipi particolari di vita in cui una persona si santifica: la vita matrimoniale o la vita consacrata. Queste due scelte di vita sono considerate dalla Chiesa la completezza della vita umana, per cui le persone né sposate né consacrate non si sono realizzate pienamente nella visione della Chiesa.

Oggigiorno, la vita consacrata e il matrimonio vengono considerate come due diverse vocazioni: non è corretto. In realtà, esiste solo un tipo di vocazione, che è la vita consacrata: essendo una conseguenza di una chiamata immediata di Dio per trascendere le possibilità della natura umana e per realizzare - tramite l’unione a Dio - scopi sovrannaturali, come santificare la propria vita e quella altrui. Invece il matrimonio può essere considerato solo come soggetto di una chiamata mediata di Dio tramite la natura, per compiere scopi inerenti a quella natura, cioè la procreazione.

IL MATRIMONIO

Quello che la Tradizione della Chiesa insegna è che il matrimonio ha come fine ultimo la procreazione e l’educazione dei figli. Dio avrebbe potuto creare l’uomo già adulto, come fece con Adamo ed Eva, senza la necessità della procreazione; invece, Egli ha voluto che gli uomini collaborassero tra di loro per procreare e per crescere i propri figli nell’educazione morale e spirituale, prima ancora di insegnare loro un mestiere o le varie conoscenze (scolastiche, ad esempio). Sant’Agostino afferma: “Lo scopo del matrimonio è la procreazione.” In seguito, la Chiesa ha insegnato che nel matrimonio esiste anche un secondo scopo (che completa il primo): l’assistenza reciproca degli sposi, chiamato anche amore matrimoniale.

Esistono due tipi di matrimonio riconosciuti dalla Chiesa: naturale e sacramentale.

Il matrimonio naturale è il tipo di matrimonio che Dio creò nel Giardino dell’Eden, quando diede l’ordine ad Adamo ed Eva: “Moltiplicatevi e crescete”. Questo tipo di matrimonio, il matrimonio in generale, è necessario perché crea la famiglia: i figli hanno bisogno di una famiglia, dell’amore reciproco tra i due genitori per vivere felici. Pio XI dice che “Lo scopo ultimo del matrimonio è quello di popolare il Cielo”. Effettivamente, questo è il fine per il quale siamo stati creati: per conoscere, amare, servire Dio e santificarci quaggiù per poi entrare un giorno nel Cielo; ed il matrimonio è uno strumento necessario per questo fine.

Il matrimonio sacramentale è lo sposalizio tra un uomo e una donna di cui tutte e due sono battezzati (anche se non cattolici). Il matrimonio sacramentale comprende la caratteristiche di quello naturale, ma ne aggiunge degli altri, tre in particolare:

- i genitori sono obbligati ad educare i figli nell’Unica Vera Fede e dunque ad onorare ed esercitare il culto verso Dio, la Santissima Trinità e Gesù Cristo.

- l’unione tra i due sposi è segno dell’unione tra Cristo e la sua Chiesa, dunque gli sposi devono imitare l’amore che Cristo ha per la sua Chiesa: intimo, immenso, speciale, santo, puro. Inoltre, così come Cristo è capo della sua Chiesa, così il marito ha un ruolo più importante rispetto alla moglie, che è quello di reggere la sua famiglia. Lo regge nel senso di servizio così come al papa è stato dato di reggere nel senso di servire la Chiesa di Dio.

- il matrimonio è segno e dono della Grazia. Tramite i Sacramenti, Dio ci dona la Grazia per compiere gli scopi per cui ogni Sacramento è stato istituito. Dunque, anche nel Matrimonio vengono elargite le Grazie necessarie ai genitori per procreare ed educare i loro figli, per amarsi ed aiutarsi a vicenda e per superare i problemi familiari. Queste Grazie che sono proprie del Sacramento non sonno accessibili a quelli che sono uniti nel matrimonio naturale.

LA VITA CONSACRATA

La vita consacrata dell’uomo è la vita sacerdotale o la vita di un religioso - membro di un ordine -. Una persona può essere consacrata quando, tramite voto privato o pubblico, decide di vivere più seriamente tutte le virtù, vivendo distaccata dal mondo. Per una donna la vita consacrata è quella della suora, soprattutto in una comunità, come ad esempio una monaca. La vita religiosa comprende anche la vita di un eremita, la vocazione più difficile; questa vita tuttavia non è per molti, perché l’uomo tende a volere una vita comunitaria, fraterna.

Si è detto prima che lo scopo di tutto il creato è glorificare Dio; in particolare, gli uomini danno gloria a Dio per mezzo della loro santificazione, possibile per tutti in qualunque stato di vita, indipendentemente dal mestiere che la persona conduce. La vita consacrata, però, è il modo migliore per santificarsi. Dice S. Tommaso d’Aquino: “E’ la strada più diretta, più facile per il Cielo: per questo se puoi farlo, devi farlo. Si deve esitare solo nella scelta della comunità.”.

Quali sono le caratteristiche della vita consacrata? Soprattutto sono i tre voti: la povertà, la castità e l’obbedienza. Chiunque vive questi voti, vive la vita di perfezione, perché essi contrastano le tre fonti di peccato che sono racchiuse nella carne e che si chiamano insieme ‘carne’ La carne è uno dei tre nemici dell’uomo, il nemico interno. I due nemici esterni sono il mondo ed il demonio.

Le tre fonti di peccato racchiuse nella carne si chiamano:

- la concupiscenza degli occhi: caratterizzata in modo particolare dall’avarizia e dalla curiosità, che provengono entrambe dal desiderio di possedere. La povertà combatte questa fonte di peccato tramite il rinuncio di proprietà.

- la concupiscenza della carne: nasce dal desiderio di soddisfare la carne - come il bere, il mangiare, gli affetti -. La castità, dal latino castìgo (castigare), combatte la concupiscenza della carne dandoci il giusto controllo di noi stessi e dei nostri pensieri.

- la concupiscenza della propria eccellenza, o ‘superbia della vita’, è la ricerca di sé stessi, portandoci a mettere il proprio io al centro del mondo. La superbia è molto difficile da estirpare: viene chiamata anche vizio sottile perché si insinua nell’anima senza la nostra volontà, portandoci a fare le cose per soddisfare noi stessi. L’obbedienza sconfigge la superbia tramite l’umiliazione di noi stessi nel fare tutto ciò che ci viene detto, senza lamento né alcun rimorso.

Questi tre voti dunque richiedono una costante battaglia contro noi stessi. “Con la povertà per il religioso o la religiosa Gesù Cristo diviene l’unica Ricchezza, con la castità Gesù Cristo diviene l’unico Amore, con l’obbedienza Gesù Cristo diviene l’unico Maestro dell’anima.”

Tramite la vita religiosa, la persona si occupa di Dio solo, mentre il cuore dello sposo è ‘diviso’dice san Paolo: per questo la monaca o la religiosa si chiama sposa di Cristo, e anche il religioso considera la sua anima come sposa di Cristo.

Il Concilio di Trento dice, in un dogma infallibile, che la vita religiosa è qualcosa “beatius et melius” del matrimonio, cioè più benedetta e migliore, più felice. In quale senso più felice? La felicità deriva dal possesso di un bene; dunque tutti i piaceri che una persona ha vengono dal possedimento di un bene, o ciò che essa considera un bene. La vita consacrata dona una felicità tutta particolare al religioso perché egli possiede - più pienamente - Dio, che è il più gran bene in assoluto, seguendoLo in tutto tramite i tre voti: di conseguenza, la felicità della vita consacrata diviene più grande ed anche più stabile.

In Cielo la felicità è piena e definitiva: completamente stabile, perché saremo poi in possesso pieno del Bene Assoluto, senza alcuna possibilità di perderLo.

Qualche ulteriore considerazione.

S. Tommaso dice: “Per scegliere la vita consacrata sono necessarie due cose: la magnanimità e la devozione.” Magnanimità nel senso di generosità, devozione nel senso di devoti a Dio. La devozione deriva dalla carità e porta alla carità.

Perché un’anima sappia cosa è chiamata a fare, ci deve essere una preghiera costante a Dio affinché la illumini, perché sappia la volontà di Dio o affinché Dio la indirizzi verso il suo desiderio. Sicuramente il primo passo, quello di entrare nella vita religiosa, è quello più difficile.

Un ultimo pensiero. Noi abbiamo una sola vita, che è breve - in oltre non sappiamo quando finirà - e questa vita ci è stata data solo per santificarci: dunque bisogna che ogni giovane consideri la possibilità della vita consacrata. Tutto ciò che facciamo in questa vita ha un significato eterno; tutte le nostre azioni sprofondano nell’eternità e avranno una conseguenza eterna: più viviamo per il Signore, più siamo con Lui, più Lo glorifichiamo quaggiù, più possiamo adorare le sue eterne perfezioni in cielo che è il fine ultimo della nostra esistenza.

 

Padre Konrad Zu Loewenstein

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