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La questione della pedofilia nella Chiesa tra attacchi strumentali e verità

E’ già da tempo che se ne parla, ma ogni tanto la questione torna alla ribalta prepotentemente. Ci riferiamo alla pedofilia nella Chiesa. E’ bene dunque avere degli argomenti per cercare di capire il perché di tale questione e soprattutto come eventualmente rispondere da un punto di vista apologetico. E’ evidente che in tal senso si tratta tanto di un’apologetica da offrire a chi è lontano quanto a chi -come noi- già ama indegnamente la Chiesa e vuole continuare ad amarla. 

La diffusione della pedofilia è esito della “rivoluzione sessuale”

Prima di tutto va detto che la pedofilia è presente in tutti gli ambienti e in tutte le categorie sociali. E’ un fenomeno che -è bene saperlo ed è bene dirlo- è in aumento. La causa è nella cosiddetta rivoluzione sessuale; tanto nella sua dimensione teorica (negazione dell’oggettività della morale e di conseguenza esaltazione di una sessualità da vivere unicamente come fonte di piacere, ovvero in una prospettiva istintiva e ludica) quanto in quella pratica (promuovendo costumi di evidente liberazione sessuale). Nel ’68 si diffuse un celebre slogan che diceva: “Inventate nuove perversioni sessuali!”

Insomma, la rivoluzione sessuale, concependo la sessualità come pura istintività, conduce inevitabilmente anche ad una “giustificazione” di qualsiasi perversione sessuale. Cosa dovrebbe frenare gli istinti sessuali se non la ragione e la volontà, ma come possono la ragione e la volontà operare questo se sono stati già fatti fuori in una concezione della sessualità che non conferisce ad essi più alcuna autorità? Inoltre, venendo meno la norma naturale con la legittimazione dell’omosessualità, non si capisce quale possa essere l’elemento che impedisca altre perversioni sessuali come, per esempio, la pedofilia. Lo stesso argomento che riguardasse l’immaturità dei bambini è un rifarsi a criteri naturali. E’ una contraddizione richiamare criteri di legge di natura dopo che gli stessi criteri sono stati fatti fuori per la pornografia e l’omosessualità. Il noto deputato del parlamento europeo, Daniel Cohn-Bendit, esponente di punta delle rivolte studentesche, processato per abusi su bambini commessi quando era maestro elementare in una scuola di Francoforte, si giustificò dichiarando che larivoluzione sessuale del ‘68 fece sì che anche le pratiche pedofile rientrassero nell’esaltazione di una completa libertà sessuale. (Cfr. F.MERLO, L’ex del ’68 e il diario di un pedofilo, in Corriere della Sera del 9.3.2001.) 

A tal riguardo va anche ricordato che la pedofilia può essere esito di un altro fenomeno: la “saturazione sessuale”. Una volta che si concepisce la sessualità solo ed unicamente sotto la prospettiva del piacere, alcuni soggetti, particolarmente predisposti, possono andare verso una “necessità” di provare esperienze sempre più nuove e diverse per poter rinnovare quel piacere che si ritiene essere l’unico fondamento e l’unica ragione della sessualità stessa.

Da ciò va detto che bisogna essere molto cauti nel parlare della pedofilia come una malattia. Se per “malattia” intendiamo ciò che va contro l’ordine naturale delle cose, è evidente che la pedofilia sia una malattia gravissima; ma se con il termine di “malattia” si vuole intendere (così come sembra da parte della cultura dominante) un impulso talmente irrefrenabile da non poter essere controllato dalla ragione e dalla volontà, e che quindi la sua esplicazione sarebbe al di là della responsabilità individuale, allora si afferma qualcosa di totalmente sbagliato. Qualcosa –badate bene- che è esito di convinzioni tipicamente freudiane e post-freudiane: la vita dell’uomo sarebbe del tutto condizionata da impulsi irrazionali, piuttosto che dal dominio della ragione e della volontà. 

I casi di pedofilia nel clero

Dette queste cose, veniamo alla pedofilia nella Chiesa. E’ evidente che l’esistenza di tale aberrante fenomeno in tutti gli ambienti non ne rende meno grave l’esistenza nel clero. Anzi, in un certo senso lo rende ancora più grave. Per almeno due motivi. Primo: perché addolora che un sacerdote, che è sacramentalmente alter Christus, possa comportarsi in maniera così indegna da offendere l’innocenza intoccabile dei bambini. Secondo: perché la presenza di un tale fenomeno anche nel clero dimostra come alcuni ambienti ecclesiastici si siano talmente appiattiti sul mondo e sulla cultura dominante da esserne di fatto influenzati. E’ evidente che se si trattasse di un caso, sarebbe un conto. Il problema è che non è solo un caso!

E allora adesso chiediamoci nel dolore (che però non deve mai essere abbattimento paralizzante) cosa si può fare. Forse per poter dare una risposta a questa domanda dovremmo prima di tutto porcene un’altra: perché il Signore ha permesso che la Sua Chiesa si sporcasse talmente? Ricordiamo le parole che l’allora cardinale Ratzinger scrisse in occasione della meditazione per la nona stazione della Via Crucis del 25 marzo 2005: “Signore spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. (…) Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; (…).” 

Perché il Signore ha permesso?

Dunque -dicevamo- perché il Signore ha permesso (il che ovviamente non significa ‘voluto’) tale sporcizia? Diamo indegnamente ed umilmente una riposta. Una risposta che dividiamo relativamente alle accuse e relativamente al fatto in sé.

Per quanto riguarda le accuse, affinché chi è chiamato a maggiori responsabilità capisca che i nemici della Chiesa esistono e stanno facendo di tutto per distruggerla. Come abbiamo già detto la pedofilia è diffusa dappertutto, ma –stando ai media- sembra che sia presente maggiormente se non unicamente nella Chiesa Cattolica. E questa sembra proprio una grande operazione di mistificazione. [...].

Insomma, il Signore vuol far capire che tutto quell’entusiasmo nei confronti del mondo, da addirittura porre la Chiesa in ascolto del mondo stesso (modernismo teologico), ha fallito nei fatti. Il mondo -se può- divorerebbe la Chiesa. Papa Leone XIII, nella enciclica Inimica Vis (8.12.1892), scrive: “(C’è) una forza nemica che, sotto l’istigazione e l’impulso dello spirito del male, non ha smesso di combattere il nome cristiano, e si è sempre associata a certi uomini per riunire e dirigere i loro sforzi distruttori contro le verità rivelate da Dio, e, per mezzo di funeste discordie, contro l’unità della società cristiana. Sono là, come le coorti disposte per l’attacco, e nessuno ignora quanto, in tutti i tempi, la Chiesa ha avuto a soffrire dei loro assalti. Ora, lo spirito comune a tutte le sètte anteriori che sono insorte contro le istituzioni cattoliche, ha ripreso vita nella sètta che si chiama ‘massonica’, e che, fiera di potere e di ricchezza, non teme di attizzare con una violenza inaudita il fuoco della guerra, e di portarlo in tutti i campi più sacri.”

Per quanto riguarda, invece, non le accuse infondate ma il fatto in sé, cioè la sporcizia reale, ci sembra che il Signore la stia permettendo affinché si possa capire quanto la Chiesa sia necessaria per la salvezza. Sembra un paradosso ma è così. Se la Chiesa non fosse l'unica realtà in cui poter davvero incontrare il Salvatore (parlare di pienezza dei mezzi salvifici questo significa) non si capirebbe il motivo per cui doverla amare. Ci sarebbe qualcos’altro per cui davvero amare la Chiesa? No. Solo questo. Ed è per questo che va totalmente amata, costi quel che costi e succeda quel che succeda. La Chiesa va amata perché è il prolungamento di Cristo nella storia degli uomini. La Chiesa va amata perché Cristo stesso l’ha amata e ha dato la sua vita per lei. In un discorso del 3 marzo del 1983 Giovanni Paolo II disse: “La Chiesa è l’opera di Cristo, nella quale Egli si prolunga, si riflette ed è sempre presente nel mondo. Essa è la sua sposa, e ad essa si è dedicato con pienezza…Pertanto, se Gesù amò la Chiesa fino a morire per lei, ciò significa che essa è degna di essere amata da noi.”

Un altro motivo potrebbe essere nel fatto che il Signore vuole che si ritorni ad una fede integra. Benedetto XVI nella lettera indirizzata al clero d’Irlanda disse che alla base di una tale degenerazione vi è soprattutto la perdita della Fede. Quando si parla della perdita della Fede si intende tutto, anche e soprattutto la perdita della Fede nel giudizio di Dio, nella condanna eterna: nell’inferno! Il peccato di pedofilia è di una gravità terribile. Il Signore lo dice: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina al collo e venga gettato nel mare.” (Marco 9, 42) Ovviamente il Signore per piccoli intende i “semplici”, ma a maggior ragione tra i “semplici” vi sono i più indifesi che sono i bambini. E’ un peccato che certamente il Signore, nella sua infinita misericordia può perdonare, ma che ha bisogno di una vita di estrema penitenza.

Tutto questo ci fa capire che non ha senso invocare un'eliminazione del celibato sacerdotale. Non solo perché il celibato è elemento costitutivo del sacerdozio (si legga il bel libro del cardinale Alfons Stickler, Il celibato ecclesiastico. La sua storia e i suoi fondamenti teologici,Libreria Editrice Vaticana, Roma 1994), ma perché -come abbiamo già detto- la pedofilia è presente in tutti gli ambienti; e anche perché essa è l’esito della perdita della Fede. Dire il contrario o affermare che la castità completa possa condurre a forme di degradazione sessuale, vuol dire sposare la già citata impostazione post-freudiana secondo cui le nevrosi sarebbero l’esito della repressione degli istinti. Affermazione, questa, che è stata smentita dalla società contemporanea, laddove parlare di repressione degli istinti è un po’ difficile eppure le nevrosi sono in aumento! 

Tre punti importanti per concludere

1.A riguardo viene da pensare alle tante sciocchezze che sono state dette negli anni del cosiddetto post-concilio: questa primavera della Chiesa avrà sì come conseguenza una diminuzione di vocazioni sacerdotali, ma è molto meglio puntare sulla qualità che sulla quantità. Altro che: abbiamo perso la quantità ed anche la qualità! Perché? Perché -e torniamo al punto fondamentale- è diminuita la Fede. La qualità delle vocazioni è data dalla vita di Grazia e dalla vita di preghiera, se queste passano in second’ordine a favore di uno snaturamento dei seminari e della vita sacerdotale in senso sociologio è del tutto prevedibile che diminuisca anche la qualità sacerdotale.

2.E qui veniamo ad un punto su cui qualche altra volta abbiamo già insistito. Come è possibile trovare autentiche vocazioni sacerdotali facendo passare implicitamente (e qualche volta anche esplicitamente) la convinzione secondo cui ogni religione sarebbe buona per la salvezza. Facciamo un esempio. Vi è un giovane che pensa di avere la vocazione al sacerdozio. Sa che si tratterà di una vita di rinunce. Poi gli fanno capire che, in realtà, tutti si salvano indipendentemente dalla religione che si professa. E’ naturale che qualche dubbio gli venga. Ma chi glielo fa fare? Se ogni religione è buona, a che serve il sacerdozio cattolico? Si potrebbe obiettare: ma nessuno deve credersi indispensabile. Verissimo. Ma ciò vale per la propria persona, non per la funzione che si ricopre. Ci spieghiamo. Don Tizio deve essere sì consapevole della sua inutilità (siamo tutti “servi inutili”), ma non può ritenere inutile –anzi!- il suo sacerdozio. L’inutilità vale per la propria persona non per il ruolo che si ricopre nella Chiesa. D’altronde la bellezza del sacerdozio cattolico sta proprio nel portare a tutti la Grazia per donare il Paradiso. Il Santo Curato d’Ars diceva:“Quando vedete un sacerdote, dovete dire: ‘Ecco colui che m ha reso figlio di Dio e mi ha aperto il cielo per mezzo del santo Battesimo, colui che mi ha purificato dopo il peccato, colui che nutre la mia anima.’ Il sacerdote è per voi come una madre, come una nutrice per il neonato: ella gli dà da mangiare e il bimbo non deve far altro che aprire la bocca. La madre dice al suo bimbo: ‘Tieni, piccolo mio, mangia’. Il sacerdote vi dice: ‘Prendete e mangiate, ecco il Corpo di Gesù Cristo. Possa custodirvi e condurvi alla vita eterna’. Che belle parole! Il sacerdote possiede le chiavi dei tesori del cielo: è lui ad aprire la porta; egli è l’economo di Dio, l’amministrazione dei suoi beni.” Tolto questo, che rimane? Su cosa si coagulerà l’attrazione di un giovane? Su altro che non costituisce l’essenza del sacerdozio.

3.Non è un caso che la Provvidenza abbia donato alla Chiesa, proprio in questi tempi di forte crisi del sacerdozio, un gigante di santità sacerdotale qual è stato san Pio da Pietrelcina. Un sacerdote che si è santificato non facendo il sociologo, il capo-manifestazione, il sindacalista o il difensore del “politicamente corretto”, ma confessando per ore, celebrando bene la Messa e portando nelle sue carni la sofferenza del Crocifisso per la conversione dei peccatori.

 

Corrado Gnerre (itresentieri.it)  

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