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Una Chiesa definitiva (4)

Oggi che la Chiesa è avvolta dalle nebbie e dai fumi dell'infernale modernismo, confessare la fede nella Chiesa, nei suoi dogmi e nei suoi Sacramenti, consiste nel mantenere intatte le definizioni ed i riti tradizionali, perché questi sono leali e veritieri e non danno adito a nessuna ambiguità.

Confessare la fede nella Chiesa di fronte al modernismo, essere contenti di poter soffrire per rendere una bella testimonianza alla Chiesa ovunque tradita, significa vegliare con lei nella sua agonia o vegliare con Gesù, che continua, nella sua Chiesa afflitta e tradita, la sua agonia dell'Orto degli Olivi. Nella misura in cui saremo fedeli nel vegliare, inaccessibili al timore mondano e allo sconforto, sapremo per esperienza che la Santa Chiesa è un mistero di forza soprannaturale e di pace divina. 

[…] Il Signore ha fondato al sua Chiesa non quale istituzione religiosa provvisoria, destinata a trasformarsi poi indefinitamente, ma come la società definitiva di salvezza, costituita una volta per sempre, con i suoi poteri di celebrare il culto della nuova Legge e di trasmettere agli uomini la grazia e la verità; soprattutto con la carità, che scaturisce dalla Croce e dai sette Sacramenti; la carità che arderà nel cuore della Chiesa fino alla Parusìa e per l'eternità.

D'altro canto, l'umanità, che la Chiesa ha la missione di convertire e salvare, non è in preda ad un divenire indefinito; si sviluppa certamente, ma non conosce vero sviluppo se non regolato da determinai limiti. Se disprezza queste leggi – diciamo pure: se disprezza il diritto naturale – se tenta, come il mondo moderno, di uscire da questi limiti, si ha inevitabilmente il caos, la desolazione, uno spaventoso regresso.

Vediamo perciò che non è soltanto la perfezione della sua origine divina ad imporre alla Chiesa di essere definitiva ed immutabile, ma è anche la stabilità dei caratteri propri della specie umana, che essa ha la missione e il potere d'illuminare e di salvare.

Così la chiesa di Cristo, la Chiesa cattolica, la Chiesa unicamente vera, non può annunciare agli uomini la verità soprannaturale se non accettando le leggi proprie dello spirito umano per definire e trasmettere la Verità. Egualmente, non può comunicare la grazia con sacri segni se non accettando le leggi della significazione, che esistono nelle umane società, e curando perciò di non abbandonare questi segni all'arbitrio individuale.

Infine la Chiesa non potrebbe dirsi una società se fosse retta da una costituzione, che misconosce le esigenze di lealtà e di giustizia proprie di ogni società umana bene ordinata. Il che significa che la sua costituzione, benché tutta soprannaturale, trova analogia in un regime onesto delle società terrene, e non in un regime rivoluzionario di menzogna e di inganno.

Evidentemente la Chiesa cresce e si sviluppa: esplicita i dogmi; arricchisce talvolta la liturgia, fa nascere ogni giorno nuovi Santi. Essa però si sviluppa in eodem sensu, nello stesso senso e nella medesima linea. Così il grano di senape diviene un albero immenso, capace di ospitare tra i suoi innumerevoli rami una folla di passeri, quando si scatena un furioso uragano, ma quell'albero immenso resta sempre di senape.

Non c'è, non ci sarà mai Chiesa nuova. Gli assurdi sogni preconciliari o le perverse manovre moderniste non cambieranno questa verità. Ogni Chiesa che si voglia nuova, che si contrapponga, come fa la Chiesa “aggiornata”, alla Chiesa dei primi venti Concili non sarà che una pseudo-Chiesa. 

[…] Dire – il che è vero – che le definizioni della Fede si sono esplicitate nel corso della storia della Chiesa non significa dire – il che è falso – ch'esse sono riformabili. Esse, infatti, si sono esplicitate sviluppando il loro significato in eodem sensu, in eadem sententia, non sostituendo un significato ad un altro.

Quando vedete la rosa aprirsi ai primi soffi d'aprile o di maggio, voi non dite che la rosa si riforma; e se il grappolo in fiore, così fragile e tenero nelle dolci mattine primaverili, diviene un pesante grappolo negli ultimi giorni dell'estate questo non accade perché è riformabile, ma perché è vivo.

Così l'esplicitazione dei dogmi nel corso dei secoli: dogma della Trinità e dell'Incarnazione; dottrina relativa al peccato originale, al Santissimo Sacramento o alla Vergine Maria. La Tradizione trasmette in modo vivente, talvolta esplicita, ma non trasforma mai. La Tradizione trasmette come verità viva dei misteri tutto ciò che in essi vi è di più netto e di meno sfuggevole; di qui la nettezza tagliente delle formule, che esprimono il dato rivelato, e gli anatemi, che chiudono la porta alle interpretazioni eretiche. La Tradizione trasmette l'immutabile e piena verità divina, la Rivelazione divina soprannaturale e totale, alla ragione umana anch'essa immutabile come la nostra natura. Non dico alla ragione immobile, incapace di progredire; dico: alla ragione immutabile nelle sue intuizioni prime e nel cogliere i princìpi fondamentali.

Ecco perché i vocaboli e i concetti, che la Tradizione fa propri, eleva, rende duttili ai misteri soprannaturali, cono i concetti e i vocaboli colti immediatamente dal nostro spirito, i concetti e i vocaboli del senso comune, quelli di cui dispone facilmente ogni essere umano, tranne che non impazzisca, oppure, come i nostri aberranti modernisti, sconfini al di là del vero e del falso e soffochi così la luce primordiale che brilla in ogni cuore retto. 

Sì, le idee e le parole che servono da strumento alle definizioni della Fede sono tratte dal senso comune, salvo l'aver beneficiato di una certa elaborazione filosofica; sono perciò accessibili ai più umili, ai più sprovveduti d'istruzione, perché basta essere uomo, aver ereditato la natura umana per comprendere, ad esempio, che cos'è una persona, anche se si è incapaci di fornire un'esposizione argomentata; per comprendere allo stesso modo che esista una natura degli esseri, che gli accidenti non sono la sostanza, che siamo dotati di libertà e di una libertà fallibile; per comprendere, insomma, le diverse nozioni messe in opera dall'analogia fidei.  

 

Padre R.T. Calmel  

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