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La purezza

Per capire cosa è la purezza partiamo da un brano paolino (Colossesi 3): “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi.” 

La purezza è “cercare le cose di lassù”. La purezza è ciò che rende l’uomo davvero uomo, è il segno che il suo essere non è solo il suo corpo, bensì che questo (il corpo) ha avuto il grande dono di accogliere lo spirito e di essere governato dallo spirito. L’uomo è uno “spirito incarnato”. 

La grandezza del corpo (che il Cristianesimo tiene a sottolineare) è proprio nel suo essere “tempio dello Spirito Santo”: altra espressione paolina, precisamente è nella Prima Lettera ai Corinti. 

A riguardo va detto che l’attenzione al corpo che ha sempre contraddistinto la civiltà occidentale non si deve solo al fatto che il corpo è dall’antropologia cristiana considerato come elemento costitutivo della persona umana, ma anche perché questo è chiamato ad essere “tempio dello Spirito Santo”.

Ebbene, la purezza è l’unica possibilità affinché il corpo umano possa essere se stesso, possa essere grande … appunto: “tempio dello Spirito Santo”! 

La purezza è il segno distintivo, ontologico (perché interiore ed essenziale) e formale (perché riscontrabile esteriormente), dell’uomo come creatura che è stata chiamata alla vita soprannaturale della Grazia, che è stata chiamata a rendersi “capace di Dio”, cioè a contenere Colui che nemmeno l’universo intero può contenere.   

La concezione errata della sessualità

C’è una grande questione che è la diffusione della sessualità pre ed extra coniugale. Questione su cui i cattolici non sempre sanno argomentare. 

Prima di affrontare il discorso in merito alla sessualità prematrimoniale, è necessario spiegare cosa è la sessualità secondo il Cristianesimo. Per il Cristianesimo la sessualità è un valore, perché creata e quindi voluta da Dio. Per il Cristianesimo non è valore ciò che è conseguito dal peccato, ma ciò che Dio ha iscritto nella natura, in questo caso nella natura dell’uomo. 

L’essere umano non è stato voluto da Dio come una sorta di angelo, cioè con una natura esclusivamente spirituale, bensì come unione di spirito e di corpo. Ora, la sessualità altro non è che la dimensione corporea della reciproca donazione di quell’uomo verso quella donna e di quella donna verso quell’uomo, che si sono uniti nel vincolo indissolubile del matrimonio-sacramento. 

Da ciò si capisce l’illegittimità della sessualità prematrimoniale (e ovviamente anche di quella extra-coniugale). Infatti, tale sessualità non può essere vissuta nella dinamica della donazione. La donazione, infatti, ha bisogno della definitività. Non è definitivo ciò che è ancora temporaneo e provvisorio. Nessuno può negare il fatto che il fidanzamento non sia definitivo … se è fidanzamento è proprio perché non c’è alcuna definitività.

Né ha senso fare un’obiezione di questo tipo: Ma chi ci dice che il matrimonio sarà definitivo? Obiezione che non regge: ci sarebbe contraddizione in ciò che afferma la Chiesa se essa ammettesse la solubilità del matrimonio, cosa che invece non è. 

La castità prematrimoniale è la capacità di rimaner fedeli al proprio marito e alla propria moglie ancor prima di conoscerli. Chi si sente di negare quanto sia importante rimaner fedele al proprio marito e alla propria moglie, al proprio fidanzato e alla propria fidanzata? E allora perché negare quanto sia importante la fedeltà anche nella prospettiva del futuro? Perché ritenere che la fedeltà sia un valore solo nella contemporaneità –conoscendo il marito o la moglie- e non anche nella prospettiva del futuro, cioè quando ancora non si sa chi sarà il compagno di vita che la Provvidenza vorrà? 

In merito alla questione dei rapporti prematrimoniali un’altra obiezione che solitamente vien fuori è questa: Ma perché privarsi del piacere della sessualità? Non è Dio stesso che l’ha inserita nella natura umana? La risposta non è difficile. Certamente Dio ha inscritto il piacere nella sessualità così come ha iscritto il piacere in ogni bisogno importante della natura umana. Ha iscritto il piacere anche nel mangiare. Si immagini cosa accadrebbe se non provassimo piacere a mangiare. Faremmo questo ragionamento: Adesso devo muovere le mandibole … chi me lo fa fare. Mangerò stasera … e poi anche la sera posticiperemmo al giorno dopo e così via … e intanto moriremmo di inedia. E così anche per la sessualità: se non ci fosse la dimensione del piacere, l’umanità si sarebbe già estinta. Ma –e qui sta il punto- un conto è apprezzare la dimensione del piacere, altro è fare del piacere la componente e il criterio fondamentali. Per ritornare all’esempio del mangiare: se devo mangiare per alimentarmi, va bene apprezzare il piacere del mangiare; ma se in quel momento non è bene che mangi per non danneggiare l’organismo, non posso e non devo mangiare solo per soddisfare un piacere che poi si trasformerà in un danno per la mia salute. 

Ma oltre a tale motivo, i rapporti prematrimoniali sono illeciti anche perché sono sempre irresponsabili. Il ragionamento è molto facile: il metodo contraccettivo più sicuro è la pillola antifecondativa, la quale ha una percentuale di “successo” (rattrista utilizzare questa terminologia, ma lo facciamo per farci capire) non superiore al 90%. Il che significa che i metodi anticoncezionali occasionali (quelli che solitamente si usano tra i giovani) hanno una percentuale di “successo” ben al di sotto del 90%. Ciò vuol dire che la sessualità fuori del matrimonio è sempre comunque irresponsabile: si “gioca” con una terza vita che non solo ha il diritto di nascere qualora venisse concepita, ma che ha anche il diritto di trovare un nucleo familiare stabile, un papà e una mamma. 

Dunque, la sessualità pre ed extra matrimoniale è, oltre ad un grave peccato (e già questo dovrebbe bastare per capire), un atto sempre e comunque irresponsabile. 

Un errore diffuso tra i cattolici: trascurare il valore della purezza 

Anche negli ambienti cattolici si incontra una diffidenza verso una reazione a questo problema. Tant’è che per coloro che insistono sull’importanza del rispetto integrale della Legge di Dio è stata coniata la definizione di “cattolici eticisti”. Una definizione, questa, che ovviamente non ha senso. 

Chiediamoci: che cosa è la morale nell’ambito della teologia cattolica? Il Dio Logos è un Dio che non è al di là del bene e del male, ma che è costitutivamente buono; per cui la legge morale non è una decisione arbitraria di Dio ma la sua stessa natura. 

I Comandamenti, per esempio, altro non sono che la natura stessa di Dio codificata per la vita quotidiana dell’uomo. Dunque, rispettare la legge di Dio vuol dire aderire alla Sua natura, abbracciare Dio; per cui, di converso, non è possibile scegliere e convivere con Dio se non si rispetta la Sua Legge. 

In questo non c’è nulla di moralistico, perché il moralismo è un’accettazione senza motivi persuasivi della legge morale, convincendosi tutto sommato che la morale è una pura astrazione e decisione intellettuale che è in un modo, ma poteva anche essere in tutt’altro modo. 

I Santi invece hanno capito che non c’è Dio senza Legge morale e non c’è Legge morale senza Dio. Definire eticista il comportamento di chi è attento alla Legge morale e invita tutti a fare altrettanto significa contraddire il comportamento dei Santi. Che dire, per esempio, di un San Pio da Pietrelcina (1887-1968) e della sua risaputa intransigenza. Gesù parla chiaro: Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. (Matteo 5,19)

Ecco perché Benedetto XVI insisteva molto sui cosiddetti principi non-negoziabili, perché dal giudizio concreto sulla vita, da come ci si rapporta a quelle grandi questioni che danno il tono del tempo attuale (per esempio Benedetto XVI definì l’ideologia del gender come la più grave sfida a cui la Chiesa di oggi deve fare fronte) si esprime la testimonianza e l’amore del cristiano a Colui che è l’unica Via, l’unica Verità, l’unica Vita. 

Bisogna proclamare la Verità tutt’intera; in questo caso proclamare la gravità dei peccati della carne. La Madonna alla piccola Giacinta di Fatima lo disse chiaramente: I peccati che fanno andare più all’inferno sono i peccati della carne. 

Certamente i peccati della carne, tra i peccati mortali, non sono quelli più gravi; ma sono quelli che non solo possono essere commessi più facilmente, ma anche quelli che più pervertono il pensiero. Bestializzando il comportamento, bestializzano anche il ragionamento. Si può dire: Non si agisce come si pensa, ma si finisce sempre col pensare come si agisce, parafrasando la famosa frase con cui Paul Bouget conclude il suo romanzo Il demone meridiano: “Bisogna vivere come si pensa, se non si vuole finire col pensare come si vive.” Insomma, una volta fatta fuori la Legge di Dio dal comportamento, si farà fuori Dio stesso dalle proprie convinzioni e dal proprio giudizio di vita. 

Bisogna combattere per la Verità e testimoniare la verità costi quel che costi. A riguardo non deve esserci alcuna moderazione. Non c’è sequela di Cristo senza dimensione eroica; e l’eroismo non è legato alla singola disposizione al coraggio o alla singola capacità di essere naturalmente forti. Se così fosse, solo gli adulti potrebbero essere martiri. No. L’eroismo è legato alla volontà che corrisponde alla Grazia. Ed ecco perché anche i bambini possono essere martiri.

Santa Faustina Kowalska ebbe questa visione che testimonia quanto sia importante la conservazione della purezza nei bambini: “(…) all’improvviso ho visto un gruppo di bambini, la cui età si aggirava dai cinque agli undici anni. Appena mi videro, mi circondarono e cominciarono a gridare ad alta voce: ‘Difendici dal male’ e mi fecero entrare nella cappella che c’era in quel convento. Quando entrai nella cappella, vidi Gesù martoriato. Gesù guardò benevolmente verso di me e mi disse che veniva ‘offeso gravemente dai fanciulli, Tu difendili dal male!’” (Santa Faustina Kowalska, Diario, 765)

E un’altra volta Gesù disse a santa Faustina Kowalska: “Ho una sofferenza ancora maggiore di quella che vedi” Poi racconta la Santa: “E Gesù mi fece conoscere per quali peccati si sottopose alla flagellazione: sono i peccati impuri. Oh, che tremende sofferenze morali patì Gesù, quando si sottomise alla flagellazione! Improvvisamente Gesù mi disse: ‘Guarda e osserva il genere umano nella situazione attuale’. E in un attimo vidi cose tremende: i carnefici si allontanarono da Gesù, e si avvicinarono per flagellarLo altri uomini, che presero la sferza e sferzarono il Signore senza misericordia. Erano sacerdoti, religiosi e religiose ed i massimi dignitari della Chiesa, cosa che mi stupì molto; laici di diversa età e condizione; tutti scaricarono il loro veleno sull’innocente Gesù. Vedendo ciò il mio cuore precipitò in una specie di agonia. Quando lo flagellarono le anime che ho menzionato sopra, Gesù chiuse gli occhi e dal Suo Cuore uscì un gemito represso, ma tremendamente doloroso. Ed il Signore mi fece conoscere nei particolari l’enorme malvagità di quelle anime ingrate: ‘Vedi, questo è un supplizio peggiore della morte.’” (Santa Faustina Kowalska, Diario, 445).

Nel brano con cui abbiamo aperto questo articolo, San Paolo afferma che l’impurità, insieme ad altro, attira l’ira di Dio: “Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono.”

La bellezza della purezza

Il XX secolo, il secolo che sarebbe stato segnato fortemente dalla degradazione morale, si apre con due bambini-giganti: due bambini-eroi. Due martiri della purezza. Quasi contemporaneamente (a due anni di stanza) due bambine, una nell’emisfero boreale, l’altra in quello australe, offriranno alla loro vita per la purezza.   

Nell’emisfero boreale santa Maria Goretti (1890-1902), assassinata da colui che voleva farla cadere in peccato. 

Nell’emisfero australe la beata Laura Vicuna (1891-1904), che offrirà la sua vita per ottenere dal Signore la grazia di poter rivedere sua madre, ch’era vedova ed era andata a convivere con uomo, riaccostarsi all’Eucaristia. 

Nella bellissima Chiesa di San Paolo Maggiore a Napoli, tenuta dai Padri Teatini, vi è un dipinto dello spagnolo Louis de Morales (1509-1586), chiamato Madonna della Purità. Il dipinto fu donato all’Ordine dei Teatini nel 1641 da padre Diego di Bernardo y Mendoza. Attualmente nella Cappella che ospitava la tela (Cappella chiamata ovviamente “della Madonna della Purità”) è esposta una copia mentre l’originale è custodito nel convento. 

L’immagine non mostra alcun particolare che possa ricondurre direttamente alla virtù della purezza, se non lo sguardo umile e rivolto in basso della Vergine. Ci sono però tre particolari che indirettamente riconducono alla bellezza di questa virtù:

La mela che Gesù Bambino ha nella mano sinistra

Lo sguardo di Gesù Bambino

La simmetria del disegno

Iniziamo con la mela che Gesù Bambino ha nella mano sinistra. Ovviamente si tratta del frutto che ricorda simbolicamente il peccato originale. Sappiamo che questo peccato è il Peccato in quanto tale; ebbene, il Divino Bambino sembra porre il frutto proibito nel Cuore della Sua Santissima Madre per far capire come ogni peccato trovi la sua soluzione e la sua purificazione nel Cuore Immacolato di Maria, cioè nell’Immacolatezza in quanto tale.

Il secondo elemento è lo sguardo di Gesù Bambino. Se si fa attenzione, si nota che è uno sguardo fiero, uno sguardo che non è tanto di stupore e meraviglia come solitamente sono gli sguardi dei piccoli, bensì uno sguardo che indica e che spiega. Indica la Madre e spiega quanto Ella sia quella “soluzione” di cui abbiamo parlato prima, la soluzione di ogni peccato nel Cuore Immacolato della Vergine. Il tutto nella santa fierezza del Bambino che sembra dire: quanto sono felice di avere una Madre così!

Il terzo elemento è la simmetria del disegno. La purezza è ordine, è il Logos che produce il kosmos. Il peccato è disordine, è la disobbedienza che produce il khaos. Il dipinto, al di là della cornice esterna, presenta una cornice nel dipinto stesso. Tutto è simmetrico e tutto è ordinato anche nei più piccoli particolari; ai quattro angoli tutto si ripete simmetricamente.

Il dipinto del de Morales ci parla chiaramente della bellezza della purezza … anzi ci dice che non può esserci Bellezza senza il Bene, perché il Bello è sempre estetica del Vero e del Bene.  

La purezza si traduce in bellezza. Scrive santa Faustina Kowalska: “Ora comprendo, tutte le vergini si distinguono per una bellezza particolare; da loro irradia una bellezza speciale.”( Santa Faustina Kowalska, Diario, 1251).

 

Corrado Gnerre (ILGIUDIZIOCATTOLICO.com) 

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