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La sacramentalità del matrimonio (seconda e ultima parte)

Dobbiamo adesso parlare in particolare di uno dei sette sacramenti, del sacramento del matrimonio. […]. Vi ho detto: i sacramenti sono gli strumenti (diciamo così) datici da Dio per inserirci nell’Evento pasquale del Signore così da esserne realmente toccati, coinvolti e resi partecipi. Dunque il matrimonio è lo strumento dato agli sposi perché essi possano inserire la loro vita coniugale nella morte e risurrezione del Signore, così che la loro vita coniugale medesima ne sia realmente toccata, coinvolta e resa partecipe. […] Come concretamente i due sposi sono realmente inseriti nella morte e risurrezione del Signore? […].

La morte e risurrezione manifesta una perfezione di Cristo., al grado sommo. Vi ricordate come l’Evangelista S. Giovanni introduce il suo racconto della Passione: “…avendo amato i suoi…li amò fino all’estremo”. Ecco; si ha qui la rivelazione perfetta dell’amore di Cristo. Un amore del quale non se ne può pensare uno più grande: è l’amore infinito, oltre il quale non si può andare. Cristo rende partecipi gli sposi di questo suo amore. L’amore coniugale con cui i due sposi si amano è lo stesso amore con cui Cristo ha donato se stesso sulla Croce, sia pure in un grado limitato. […]. Ci eravamo chiesti: concretamente come i due sposi sono realmente inseriti nella morte-risurrezione del Signore? Ora possiamo rispondere: vi sono inseriti in quanto l’amore stesso con cui il Signore ha amato quando ha donato se stesso sulla croce è effuso nel cuore dei due sposi. […]. Ora comprenderete perché S. Paolo chiama il matrimonio un “grande mistero”, e perché la Chiesa si prende tanta cura di esso.

Prima di procedere, però, dobbiamo liberare subito la nostra mente da un possibile equivoco che potrebbe rovinare tutto. Non si deve interpretare quello che ho detto nel modo seguente: Cristo è il modello e io, sposo/sposa, devo imitarlo. Non è di questo che stiamo parlando. Il sacramento del matrimonio non è in primo luogo uno sforzo dell’uomo: è un dono del Signore. Non sei tu che ti devi sforzare di copiare un modello: non ne sei capace. È il Signore che ti fa dono della suacapacità di amare. Tu puoi solo accettare o rifiutare il dono. Dunque non pensiamo in questo modo. Proseguiamo ora la nostra riflessione.

Il Signore, col suo Spirito, rende il cuore degli sposi capace di amare come Egli ama. Ma il Signore non trova il cuore degli sposi allo stato puro. È un cuore in cui abita il peccato. O meglio: in cui abita l’incapacità di amare. Il primo miracolo che il Signore compie è di guarire il cuore degli sposi. La Chiesa chiama questa malattia, presente nel cuore degli sposi, “concupiscenza”. Non pensate subito alla sessualità. Non è di essa che stiamo parlando in primo luogo. È qualcosa di più profondo. È l’incapacità di vedere la persona dell’altro nella sua pura dignità; è il tentativo continuo di dominarla, di farne uso per sé; è l’impossibilità di vedere nel corpo la bellezza e la preziosità della persona che merita stupore e venerazione, il tentativo di separare il corpo dalla persona, per farne oggetto di godimento. […] Ebbene, la prima grazia del sacramento del matrimonio ha un carattere medicinale. È la medicina che può guarirci da questa terribile malattia della concupiscenza. […].

Ora chiediamoci: quando la sacramentalità del matrimonio raggiunge la sua perfezione? Ormai non dovrebbe essere difficile rispondere. Poiché il sacramento del matrimonio è lo stesso amore coniugale in quanto partecipa dell’amore di Cristo; poiché la più alta manifestazione dell’amore coniugale è quando i due sposi diventano “una sola carne” nel dono totale reciproco, allora la perfezione del sacramento del matrimonio si ha precisamente nell’atto della perfetta unione spirituale e fisica degli sposi. Vedete quanto è grande la dignità del matrimonio!

Conseguenze.[…]. Chi può dire la fedeltà indissolubile dell’amore del Signore? Egli non ci ama perché e a condizione che noi lo amiamo. Egli ci ama con una fedeltà assoluta. Allora come deve essere la fedeltà degli sposi?

Chi può descrivere tutta la forza del perdono presente nel cuore di Cristo? Quante volte Egli è disposto a perdonare? Sempre. Allora come deve essere la capacità di perdono reciproco nel cuore degli sposi? Totale, anche di fronte alle più gravi infedeltà!

Molti sentendo parlare della grandezza del matrimonio cristiano, da una parte potrebbero concludere che per vivere il sacramento del matrimonio bisogna essere santi, e dall’altra potrebbero non vedersi in questa condizione. Il punto è importante. Sì, è vero: la vocazione degli sposi è la vocazione alla santità. Niente di meno: alla santità. Tuttavia, in che cosa consiste la santità degli sposi? Semplicemente nell’essere fino in fondo, interamente, sposi. Non devono cercare la santità fuori dal matrimonio. Ma è importante, a questo punto, non dimenticare che questo cammino di santità è sostenuto precisamente dal sacramento del matrimonio, cioè dalla presenza dell’amore di Cristo che guarisce ed eleva. Agli sposi è chiesto solamente di non fare resistenza, di lasciarsi trasportare dal Signore.

 

Card. Carlo Caffarra (CAFFARRA.it)

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