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La cultura dominante e i rapporti prematrimoniali

La cultura dominante, quella veicolata dai mezzi di comunicazione sociale, ritiene che il problema dei rapporti sessuali prima del matrimonio sia ormai superato. I rapporti prematrimoniali, sono generalmente tollerati, propagandati, sollecitati, al punto che un ragazzo o una ragazza ancora vergini si sentono quasi anormali, nel contesto di una società che arriva perfino a deridere chi crede ancora a “certi valori”…

La mentalità oggi diffusa è quella secondo cui i rapporti sessuali fra due ragazzi che si vogliono bene sono la normale espressione di quest’affetto, l’autenticazione di un amore, sono il frutto di una spontaneità e dello “star bene insieme”.

Certamente, non si può negare che l’incontro sessuale riveste una grande importanza nell’ambito della vita di coppia, quale linguaggio sublime dell’amore dei coniugi. Si tratta, però di capire cosa s’intende per “amore”, giacchè questa parola ai nostri giorni è largamente abusata. Una volta chiarificato il significato della parola “amore”, allora si può ben comprendere perché non sono leciti i rapporti prematrimoniali.

Si pensa che “amore”, ad esempio, voglia significare “star bene insieme”. Ma è proprio così? Lo “star bene insieme” è davvero l’essenza dell’amore? Se questo fosse vero allora si dovrebbe concludere che quando non si sta bene insieme, non ci si ama più. Comprendiamo bene che, in una prospettiva del genere, non trova collocazione la fatica, la lotta, la capacità di superare le crisi e le difficoltà che esistono in ogni rapporto. Tutto si fonda sulla gratificazione dello stare insieme, sicchè quando questa finisce, anche il rapporto si interrompe e ci si sente liberi di intraprenderne magari un altro, da vivere con la stessa logica.

In questo modo, si tende ad impostare la relazione di coppia, principalmente sugli aspetti dilettevoli e non su una progressiva assunzione di responsabilità, che abiliti all’impegnativa vita matrimoniale. Nell’ambito di una tale concezione di vita, il rapporto sessuale ha ovviamente una grande importanza, ma non in termini di responsabilità, quanto piuttosto in termini di spontaneità gratificante. In poche e più chiare parole si ragiona così: il rapporto sessuale è facile da farsi, piacevole, attraente; si pensa perciò che se funziona questo aspetto della vita di coppia, automaticamente anche tutto il resto andrà bene… Le cose ovviamente non stanno così, perché un conto è condividere solo alcuni momenti del rapporto di coppia (quelli più facili e piacevoli), un altro conto è invece stare insieme tutta una vita, affrontando quotidianamente i problemi, le difficoltà, come anche le gioie e i progetti.

Il rapporto sessuale va invece collocato in questo contesto di totalità d’impegno e di definitività della relazione, fondata su un amore che esprime la volontà di donarsi totalmente e per sempre alla persona con cui si pensa di condividere la propria vita e di costruire qualcosa di bello non solo per sé, ma anche per tutti gli altri. Il matrimonio costituisce questo contesto d’impegno e di definitività di donazione. Svincolata da questa visione, esercitata prima e al di fuori del matrimonio, l’attività sessuale rischia di ridursi a gesto meccanico, talvolta perfino schiavizzante, portatore di pietose bugie: offre infatti l’illusione che tutto vada bene, quando invece, magari le cose vanno male.

Il diffondersi di rapporti sessuali prima e fuori del matrimonio è frutto di una particolare concezione secondo la quale, la relazione di coppia costituisce essenzialmente un fatto privato, privo di ogni dimensione sociale e istituzionale. Non sono poche le coppie che ritengono meglio convivere che sposarsi, in quanto, si ritiene il matrimonio un’istituzione superata, anche perché – si pensa erroneamente - quanto accade nella coppia riguardi solo i due interessati.

Il rifiutare il valore sociale del rapporto trova riscontro – quale logica conseguenza - nel diffuso rifiuto della procreazione, ritenuta come un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Ecco dunque che la coppia rimane chiusa nel proprio egoismo, risulta dominata da una “mentalità contraccettiva”, che finisce con lo sterilizzare le menti e i cuori, prima ancora che il proprio potenziale procreativo.

Una coppia dominata dall’egoismo, una coppia che vive senza slancio di apertura all’esterno, finisce facilmente – prima o poi - con lo “scoppiare”.

Per la coppia che vive il proprio amore nel quadro della fede, il rapporto sessuale rappresenta l’espressione sublime della ri-presentazione efficace dell’amore di Cristo-Sposo per la Chiesa sua Sposa. “Prima del matrimonio”, per il credente, non significa perciò prima di una semplice cerimonia o di un fatto formale e burocratico. In questo caso si tratta di vivere l’amore di coppia come segno sublime dell’amore di Dio, che si manifesta in Cristo e viene riversato nei cuori dallo Spirito Santo. Nell’unione dei corpi i due sposi cristiani esprimono l’unione dell’intero loro essere, ma anche l’unione al Dio dell’amore.

Ecco perché alla celebrazione del Sacramento del Matrimonio ci si prepara con una vita casta, che non va interpretata come rifiuto o disprezzo della sessualità , bensì come progressiva purificazione da ogni scoria di egoismo e quale abilitazione ad amarsi “nel Signore”, e quindi nella totalità, nella definitività, nell’apertura feconda al dono del figlio e al bene di tutti i fratelli.

 

Padre Addolarato di Maria (dalla rivista IL SETTIMANALE DI PADRE PIO)

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