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Dio&famiglia, non è questione da sacrestia

Prima fu il Messaggio per la Giornata della Pace 2013, poi il Discorso alla Curia romana in occasione del Natale, ma il tema è sempre lo stesso: la famiglia. Benedetto XVI, in un crescendo intenso, mostra che nell’attacco alla famiglia naturale c’è di mezzo una vera e propria “rivoluzione antropologica”, cioè riguarda la “questione di cosa sia l’uomo e di cosa occorre fare per essere uomini in modo giusto”. E sottolinea che non si tratta di questione di fede.

Come diceva Chesterton oggi viviamo in un’epoca per cui sembra necessario dover “tirar fuori le spade per dimostrare che in primavera le foglie sono verdi.” La famiglia è ormai una realtà sempre più nebulosa, al punto che ci si chiede se a difenderla non si faccia la fine di quel soldato giapponese sull’isola che crede ancora di essere in guerra quando ormai è finita da tempo. Ma nonostante la quasi assoluta sordità intellettuale agli argomenti della morale naturale, questi rimangono autentici nella loro profonda razionalità. Come ha giustamente sottolineato il Papa nel suo Messaggio per la Pace “il bene comune” non può prescindere da principi che non sono verità di fede, ma “sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione”.

Purtroppo moltissime persone – anche nelle assemblee legislative – non sono più sensibili al discorso. E’ di pochi giorni fa la notizia data dal ministro dell’interno francese Manuel Valls per cui il governo d’oltralpe si appresta a tenere sotto osservazione alcuni gruppi sospetti di “patologia religiosa”, cioè gruppi – sono parole del Ministro – che mostrano di voler vivere “separatamente dal mondo moderno”. Tra questi gruppi vi è anche quello di ispirazione cattolica (Civitas) che sarebbe sotto osservazione in quanto “movimento politico ispirato alla legge morale naturale e alla dottrina sociale della Chiesa…”.

Al di là di ogni possibile considerazione resta il fatto che di questo passo anche il Papa finirà sotto osservazione visto che scrive a chiare lettere che la cosiddetta teoria del gender è “profondamente erronea” perché con essa l’uomo “nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela”. E’ in atto una gnosi di massa, una vera e propria inversione e confusione dei piani fondamentali che costituiscono l’uomo: la ragione abdica in nome dell’emozione e, conseguentemente, lo spirito non è più incarnato, ma inesistente, o qualcosa di divino in sé, indipendentemente da ogni altro dato, e così il corpo diventa mero strumento.

Il motivo di fondo di questa situazione è molto semplice: come si può riconoscere ragionevole l’amore coniugale fra un uomo e una donna se si resta indifferenti alla “questione di Dio”?
Da tempo la “questione di Dio” è stata buttata fuori dal salotto buono della cultura, per relegarla in un vago sentimentalismo che ha pervaso ogni cosa, invece, l’esistenza di Dio occupa un posto d’onore tra le cose riconoscibili dalla ragione umana con le sue sole forze. Oggi, purtroppo, mancano all’appello uomini ragionevoli perché – come diceva Pascal – “non vi sono che due generi di persone che possono essere definite ragionevoli: coloro che servono Dio con tutto il cuore, perché lo conoscono, o coloro che lo cercano con tutto il cuore, perché non lo conoscono”.

Quindi dire che tra Dio e famiglia c’è un legame inscindibile, non è fare operazione da sacrestia, ma affermare una verità antropologicamente fondamentale, ossia che tra uomo e Dio c’è un legame costitutivo, quello che in definitiva dà ragione sull’origine. Il nostro tempo si ostina a rimuovere la domanda sull’origine, oppure trucca le carte del problema, e ovviamente rimuove anche la domanda sul Bene che orienta l’agire, così rimane solo “il proprio io e le sue voglie”, quella “dittatura del relativismo” che Benedetto XVI ha condannato più volte.

Le nuove etiche alla moda però, per quanto si sforzino, non riusciranno mai a rimuovere la domanda sul Bene ultimo, l’unico che permette di placare quella sete di felicità che altrimenti non trova pace. In questo rapporto con il Sommo Bene l’uomo scopre che la libertà non è uno spazio senza confini, ma un dono immenso da giocarsi per il proprio bene con le regole stabilite da Colui che è il Bene. Far finta che non ci sia conduce inesorabilmente dentro quella “rivoluzione antropologica” che stiamo vivendo.

 

Lorenzo Bertocchi (PROLIFENEWS.Iit)

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