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L'unica unione che Dio benedice

Il peccato impuro contro natura conosce purtroppo anche una variante che coinvolge le relazioni ordinarie e naturali tra uomo e donna. Si tratta di materia particolarmente scabrosa, che va affrontata senz’altro con linguaggio estremamente sobrio, nella consapevolezza che al lettore attento non sfuggirà ciò a cui ci si sta riferendo, ma anche in modo assai chiaro, per evitare di rimanere nel vago o nell’ignoranza con gravissimi danni per le anime dei coniugi.

Questa materia introduce il discorso sul crimine odioso e vomitevole della pornografia, che di tali atti fa la propria bandiera e che ne rappresenta uno degli strumenti di maggiore incentivazione e diffusione. Quando una coppia, come ci ricordava san Paolo nella Lettera citata nel precedente articolo, si unisce in modo non naturale, compiendo atti innominabili e degradanti (gli stessi che compiono per procurarsi il piacere venereo le coppie omosessuali), commette un gravissimo atto impuro contro natura, che non è certamente consentito dal fatto che i coniugi siano uniti dal sacramento del Matrimonio.

Tale comportamento, che è intrinsecamente, gravemente e sempre disordinato, costituisce colpa grave, anzi gravissima (per il suo intrinseco carattere degradante la dignità della persona), anche quando fosse compiuto senza la volontà che da questi atti consegua, in maniera causale e diretta, il raggiungimento del piacere sessuale, di modo che non sono mai e in nessun caso leciti, nemmeno – checché ne dica, ahinoi, qualche sconsiderato (pseudo)moralista – quando fossero compiuti in vista dell’atto coniugale.
La confessione di tali indegni e ignominiosi atti, si badi, deve essere fatta bene, come ricorda il decreto del Concilio tridentino sul sacramento della Penitenza.

Occorre inoltre ricordare che non è affatto vero l’adagio in base al quale all’interno del Matrimonio sacramento tutto sarebbe lecito. Né le donne, spesso vittime di richieste “strane” da parte dei rispettivi coniugi, devono pensare che sia loro dovere far contenti gli sposi anche dinanzi a tali pretese. Lecito è e rimane solo l’atto coniugale e aperto alla vita, compiuto in modo naturale, onesto e umano.

Nessuna forma alternativa di ricerca del piacere fisico può essere, mai e in nessun caso, direttamente cercata o scelta, salvi, come insegnano i teologi moralisti di sana dottrina, gli atti che servono a preparare le condizioni affettive e fisiche dell’atto coniugale (sempre nel rispetto della dignità della persona) e le effusioni e manifestazioni affettive, anche quelle che possono coinvolgere la materia venerea in senso proprio (tanto per riallacciarci a un esempio concreto fatto nelle puntate precedenti, il bacio profondo all’interno del Matrimonio è ovviamente sempre consentito).

Su questa materia i coniugi devono aiutarsi reciprocamente, ricordando che non è mai lecito, per nessun motivo, accondiscendere o cedere su questi punti (come, del resto, sul tema della contraccezione, affrontato a suo luogo), perché l’obbedienza a Dio e alla sua Legge viene sempre prima e al di sopra di tutto e nemmeno in nome dell’amore coniugale (che in questi casi sarebbe falso e disordinato) è possibile trasgredirla. Il rispetto reciproco tra i coniugi e la reciproca sottomissione a Dio è condizione e salvaguardia dell’autenticità e della bellezza dell’amore sponsale e condizione indispensabile perché sul Matrimonio scendano copiose le benedizioni e le grazie dell’Altissimo.

Purtroppo la bassezza raggiunta dalla nostra sciagurata cultura in questa materia è sotto gli occhi di tutti. La violenza oscena del linguaggio della pornografia, vero spettacolo di degradazione, avvilimento e abbrutimento dell’uomo e della donna e delle loro reciproche relazioni; la diffusione sempre più capillare di un erotismo sfrontato, presente anche in non pochi spot pubblicitari; la vastissima diffusione di materiale pornografico di ogni tipo attraverso i canali del web, purtroppo conosciutissimi e frequentatissimi dai più giovani; un uso improvvido e scellerato dei social network, dove vengono incautamente pubblicati e messi in piazza foto e video tutt’altro che edificanti; tutto questo ha contribuito a creare una pseudo-cultura pansessualista, dove l’unica cosa che sembra importante è “la soddisfazione e la gratificazione sessuale”, da ricercarsi in ogni modo e a tutti i costi, senza limiti e senza “paletti” e senza che nessuno possa osare dire mezza parola in merito.

Ribadiamo, tuttavia, con forza le esigenze della Parola di Dio, contenuta nel monito di san Paolo: «Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, [...] orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal 5,19-21).

E ricordiamo anche i moniti del grande San Pio da Pietrelcina che ricordava come in questa materia, chiunque, anche minimamente, cooperi e collabori all’esecuzione o alla diffusione (anche l’operaio che mette un chiodo su un set dove si gireranno scene immorali...), dovrà vedersela con la giustizia severa dell’Altissimo.

 

Don Leonardo M.Pompei (Dalla rivista IL SETTIMANALE DI PADRE PIO)

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