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Quand'è che abbiamo perso la voglia di avventura?

Quand’è che abbiamo perso la voglia di avventura, la voglia di frontiera? Quella forza che ci faceva sfidare il vento e fremere e gridare contro il cielo? Quella caparbietà di conquistare metro dopo metro la nostra storia?

Quand’è che abbiamo sostituito la speranza con la comodità, il ventre pieno, l’assenza di moto? Che peraltro ci hanno ingannato, perché questa calma piatta, questa fine della storia, non esiste, è menzogna: una volta fattici stendere sul divano, spenta ogni voglia di crescere, ci hanno prosciugato, gettato nell’aridità. E siamo rimasti prigionieri del divertimento, questo folle distogliere lo sguardo dalla vita per piombare nella sfrenata prigionia dei sensi.

Quand’è che abbiamo bruciato quell’amore che asciugava il mare che voleva vivere volare che toglieva il fiato?   Perché anche l’amore abbiamo violentato, privandolo dei suoi lati migliori. L’abbiamo castrato riducendolo alla fisicità e privandolo anche del suo nome: oggi non si fa più l’amore, si fa sesso. E siccome nelle parole c’è un senso, qui ce n’è molto da comprendere.

Perché oggi l’amore non più un’avventura alla conquista della felicità, da raggiungere insieme, camminando passo dopo passo nella frontiera, ma un prodotto da banco, un inscatolato da supermercato, con tutto scritto anche la data di scadenza. Un’assicurazione con rimborso, una taglia sull’infelicità. Una garanzia da esigere per contratto.

Trovo su Sette l’ennesimo test di compatibilità per coppie: ne abbiamo visti infiniti in questi anni, scorciatoie per l’anima gemella, l’altra metà della mela. Questa volta la conformità da ricercarsi è quella alcolica: dimmi cosa bevi e ti dirò se sei compatibile con me. Anzi, non compatibile, sovrapponibile, congruente. Insomma se posso contare che sei esattamente quella/o che fa per me. E mi prende un dubbio: cercare a tutti costi chi fa esattamente per noi non è forse nuovamente un segno di egoismo disperato? Non vogliamo rischiare, né comprendere che amare è cambiare insieme per essere sempre più uno. Non esserlo in partenza.

Vogliamo trovare l’amore precostituito invece che costruirlo: nell’epoca in cu anche i mobili vanno assemblati pretendiamo che l’amore ci sia garantito prima, da contratto. Abbiamo dimenticato che amare vuol dire donarsi per migliorare insieme, per cambiarsi insieme, per insieme superare le asperità e diventare pienamente umani, l’uno per l’altra.

Che un amore non si trova, si costruisce. E la sua costruzione spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane. La costruzione di un amore però ripaga del dolore perché è come un altare di pietra sulla roccia.

E c’è del bello,del sublime in questo lavorare insieme senza fine, giorno dopo giorno, ad arrotondare spigoli, a colmare vuoti. È questo l’amore: fare e rifare insieme. Ma comporta tempo e pazienza. Oggi vogliamo tutto subito. E garantito. Senza fatica, senza dolore. Con questo presupposto è la fine che è garantita. A breve. Basta sbagliare ad ordinare un cocktail.

 

Paolo Pugni (COSTANZAMIRIANO.com) 

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