Home / Dottrina Cattolica / Scritti dei Santi / La Croce di Gesù

La Croce di Gesù

Molti desiderano la gloria del Regno celeste di Gesù, ma pochi prendono volentieri la sua croce; molti desiderano le consolazioni, pochi vogliono i dolori; molti compagni ha Gesù nella mensa, ma pochi nell'astinenza; tutti desiderano di godere con Lui, ma quasi nessuno vuol soffrire per amor suo; molti lo seguono fino al momento dello spezzar del pane, pochi giungono a bere con Lui il calice della Passione; molti ne ammirano i miracoli, pochi lo seguono nell'ignominia della crocifissione; molti lo amano fin tanto che non sorgano contrarietà, e lo lodano e lo benedicono finché ricevono le consolazioni; ma se Gesù per poco si nasconde e li lascia soli, si mettono tosto a lamentarsi o si abbattono profondamente.

Invece coloro che amano Gesù per se stesso, e non per qualche loro particolare soddisfazione, lo benedicono tanto nelle tribolazioni e nel dolore, quanto nei momenti di gioia. E anche se Egli non desse loro mai alcun conforto, tuttavia essi lo loderebbero e ringrazierebbero sempre.

Oh, quanto può l'amor di Dio, se è puro e non mescolato con qualche interesse od amor proprio! Non dovrebbero esser chiamati mercenari tutti coloro che tendono sempre alle consolazioni? Non si dimostrano forse più amanti di sé che di Cristo, quelli che hanno di mira soltanto i loro comodi e la loro utilità? Dove si trova un uomo disposto a servire Dio senza compenso?

Raramente s'incontra persona tanto perfetta spiritualmente, che sappia privarsi di tutto. Chi troverà infatti un vero povero di spirito, completamente staccato da ogni cosa creata? Grandissimo sarebbe il suo pregio, e “bisognerebbe cercarlo lontano, agli estremi confini del mondo” (Prv 31, 10).

Se l'uomo desse ai poveri ogni suo avere, farebbe ancor poco; se facesse asprissima penitenza, non sarebbe gran che; se acquistasse ogni sapere, sarebbe tuttavia lontano dalla meta. E se pure avesse gran virtù e fervido spirito di pietà, gli mancherebbe ancor molto, cioè quell'unica cosa che gli è necessaria più di ogni altra. Che cosa mai? Che dopo aver rinunciato a tutto, rinunci a se stesso, trascuri completamente se stesso e rinneghi ogni amor proprio. E quando avrà fatto tutto ciò, riconosca di aver fatto ben poco.

Non faccia stima di ciò che sembra grande, ma si riconosca sinceramente servo inutile, secondo che disse la stessa Verità: “Quando avrete fatto tutto ciò che vi è prescritto, dite: noi siamo servi inutili” (Lc 17, 10). Allora veramente potrà dirsi povero e libero di spirito, esclamando col Profeta: “Ora sono veramente povero e solo” (Sal 24, 16). Nessuno però è più ricco, più potente, più libero di colui che sa abbandonare se stesso e tutto, e porsi all'ultimo posto.

A molti sembrano dure queste parole: “Rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù” (Mt 16, 24). Ma assai più duro sarà per loro il sentire un giorno la sentenza inesorabile: “Lungi da me, maledetti; andate nel fuoco eterno” (Mt 25, 41). Poiché quelli che ora ascoltano volentieri, e seguono il precetto di portare la croce, non temeranno allora d'aver a udire la sentenza dell'eterna condanna. Questo segno della croce apparirà nel cielo quando Iddio vorrà giudicarci. Allora tutti coloro che hanno seguito la croce, e conformata tutta la loro vita a quella di Cristo crocifisso, si accosteranno a Cristo giudice con gran fiducia.

Perché dunque temi di addossarti la croce, con la quale si ascende al Regno di Dio? Nella croce sta la salvezza, la vita, la difesa dai nemici; essa ci dà il dono delle gioie celesti, la forza della mente, il gaudio dello spirito; in essa compendiano tutte le virtù e la perfezione della santità. Non vi è per l'anima salvezza, né speranza di vita eterna, che nella croce. Prendi pertanto la tua croce, segui Gesù ed arriverai alla vita eterna. Egli andò innanzi portando sulle spalle la croce, e su quella è morto per te, affinché tu porti la tua croce, e desideri fervidamente di morire su di essa. Se tu morrai con Cristo, con Lui avrai la vita, e se sarai suo compagno nel soffrire, lo sarai pure nella gloria eterna.

Ecco che tutto consiste nel portare la croce, nel morire su di essa, né vi è altra via che conduca alla Vita ed alla vera pace del cuore, fuori della santa croce e della quotidiana mortificazione. Va' dove vuoi, cerca quanto vuoi, ma non troverai altra strada più sublime in alto, né più sicura in basso, della via della croce. Disponi pure e ordina tutto secondo il tuo volere e il tuo giudizio, e troverai sempre che, volentieri o no, dovrai sopportare qualche tribolazione e così troverai sempre la croce. Infatti o proverai dolori del corpo, oppure soffrirai pene spirituali.

Talora sarai abbandonato da Dio, talora molestato dagli uomini, e – quel che è peggio – sarai sovente di peso a te stesso, né potrai trovare alcun rimedio o sollievo che ti liberi e ti conforti, ma dovrai sopportare finché a Dio piacerà. Poiché Dio vuole che tu impari a tollerare le tribolazioni senza sollievo, che ti assoggetti completamente a Lui, e le pene ti renderanno più umile. Nessuno sente più profondamente nel cuore la Passione di Cristo, di colui che avrà sofferto qualche cosa di simile. La croce è sempre pronta, e ti attende ad ogni angolo del mondo. Ovunque ti volga, non potrai sfuggirle, perché in ogni luogo porti teco te stesso, e ritroverai sempre te stesso. Volgi lo sguardo in alto o in basso, fuori o dentro di te; dappertutto troverai la croce, dappertutto dovrai portare pazienza, se vorrai avere la pace interna nel cuore, e meritare il premio eterno.

Se porterai di buon animo la croce, essa a sua volta porterà te, e ti condurrà al desiderato fine, là dove terminerai di soffrire. Se invece la porterai malvolentieri, essa ti si aggraverà sempre più, e in ogni modo ti toccherà ugualmente portarla. Se tenti di gettare una croce, ne troverai subito un'altra forse più pesante.

Credi tu sfuggire a ciò cui non è mai sfuggito alcuno dei mortali? Quale Santo mai fu senza afflizioni e senza croci in vita? Nemmeno Gesù Cristo Signor nostro, finché visse fra gli uomini, fu pure un'ora senza dolore di Passione. Disse Egli stesso: “Era necessario che Cristo soffrisse, risorgesse dalla morte e così meritasse di entrare nella sua gloria” (Lc 24, 26). E come vuoi tu cercare un'altra via, diversa da quella regale, che è la via della santa croce?

Tuttavia la vita di Cristo fu croce e martirio; e tu vorresti per te riposo e allegrezza? Sbagli, se cerchi altra cosa fuorché sopportare contrarietà, poiché tutta questa vita mortale è piena di miserie e disseminata di croci. E quanto più l'uomo farà progressi nel perfezionamento spirituale, tanto più gravi saranno le croci che incontrerà, poiché la pena in questo esilio cresce a misura del crescere dell'amor di Dio.

Però chi è tribolato da tante pene, non è mai privo di sollievo e di consolazioni, poiché sente che sopportando la croce ottiene gran frutto morale. Infatti, quanto più egli è disposto a soffrire, tanto più ogni peso si cambia per lui in fiducia nel conforto divino. E quanto più la carne è macerata dal dolore, tanto più lo spirito si sente rinvigorito per la grazia interiore. Anzi, spesso tanto si conforta nel desiderio della sofferenza e dell'avversità per conformarsi a Gesù crocifisso, che non vorrebbe mai trovarsi senza dolore e tribolazione, essendo convinto che quanto più avrà sopportato i travagli per Gesù, tanto più accetto a Dio sarà il suo sacrificio. Questo però non avviene per virtù dell'uomo, ma per grazia di Dio, la quale non di rado opera cose tanto grandi nella povera carne mortale, che per fervore di spirito le fa abbracciare ed amare ciò che essa naturalmente aborrisce e vorrebbe sempre sfuggire.

Non è secondo la natura umana portare la croce, amare la croce, castigare il corpo e ridurlo in schiavitù; fuggire gli onori, sopportare volentieri le ingiurie, disprezzare se stessi e quasi desiderare che gli altri ci tengano in nessun conto, tollerare con pazienza dolori e danni, e non desiderare qualsiasi prosperità del mondo. Se guardi te stesso, vedrai che da solo non puoi fare nessuna di queste cose; se però confidi nel Signore, ti verrà dal Cielo l'aiuto, e vedrai assoggettarsi al tuo spirito il mondo e la materia. E neppure temerai il Nemico infernale, se sarai armato di fede e contrassegnato dalla croce di Cristo.

Adattati quindi, da buono e fedele servo di Cristo, a portare con coraggio la croce del tuo Signore, che per tuo amore volle esservi crocifisso; preparati a sopportare molte avversità, e molti disagi in questa misera vita, poiché così ti accadrà sempre, e troverai dolori in qualunque parte vada a rifugiarti. È necessario che ciò accada, né v'è altro modo per sottrarti alle afflizioni e alle contrarietà, se non tollerarle con pazienza. “Bevi volentieri il calice amaro di Dio” (Mt 20, 23), se vuoi essere amico suo, e partecipare un giorno al Regno celeste. Rimettiti a Dio, per le consolazioni, e lascia che Egli ne disponga a suo beneplacito. Ma quanto a te, sii sempre pronto a sopportare le tribolazioni, anzi a giudicarle come grandi gioie, poiché, se anche da solo dovessi sopportarle tutte, devi considerare che “la sofferenza della vita presente è minima in confronto della gloria futura” (Rm 8, 18).

Quando crederai di aver fatto tanto che i travagli ti sembrino lievi e quasi graditi per amor di Dio, pensa di star bene con te medesimo, poiché avrai trovato il Paradiso in terra. Ma fino a quando ti dispiacerà soffrire, e cercherai di evitarlo, ti troverai sempre male, mentre la tribolazione che tu vuoi sfuggire ti seguirà invece in ogni luogo.

Se farai ciò che è tuo dovere, cioè vorrai soffrire per Cristo e rinnegare te stesso, ti sentirai presto migliore, e troverai la pace. Se anche tu fossi rapito con san Paolo al terzo cielo, non dovresti per questo crederti dispensato dal sopportare qualche avversità. Disse Gesù: “Io ti mostrerò quanto tu debba ancora soffrire per amor mio” (At 9, 16). Tu devi dunque patire se vuoi amare Gesù e servirlo in perpetuo.

Volesse il Cielo che tu fossi degno di soffrire per Cristo! Quale gloria eterna ti procureresti; quanta gioia ne sentirebbero i Santi di Dio; quanto edificato ne sarebbe il prossimo! Tutti invero lodano la pazienza, sebbene non tutti vi si adattino di buon animo. E tu dovresti esser disposto a sopportare volentieri per amor di Gesù qualche pena, vedendo che molti soffrono per amor del mondo sacrifici ben più gravi.

Convinciti che la tua vita deve essere una continua morte a te stesso; e tanto più presto ciascuno incomincia a vivere per il Signore, quanto più è disposto a morire a se medesimo. Nessuno è adatto a comprendere le cose divine, se prima, per amore di Gesù, non si rassegna al dolore. Nulla è più gradito al Signore, e più giovevole a te stesso su questa terra, che il soffrire volentieri per Cristo. E se tu potessi scegliere, dovresti preferire di essere travagliato per Gesù, che di essere colmato di gioie, perché così riusciresti ad essere più simile al Salvatore, e più conforme all'esempio dei Santi. Il nostro merito e il perfezionamento nella virtù non consiste nell'avere consolazioni e soddisfazioni dello spirito, ma piuttosto nel rassegnarsi ai dolori e alle avversità.

Se veramente vi fosse stata un'altra via migliore e più conveniente per la salvezza degli uomini che la sofferenza, certo Cristo con le parole e con l'esempio ce l'avrebbe mostrata. Ed Egli invece, ai discepoli che lo seguivano ed a tutti coloro che desideravano imitarlo rivolse soltanto l'ammonimento di portare la croce, dicendo: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24).

Esaminato e ponderato tutto ciò, sia questa la conclusione finale: “Soltanto per mezzo di molte tribolazioni si può entrare nel Regno di Dio” (At 14, 21).


L'imitazione di Cristo (Ammonimenti per la vita interiore, XI-XII)

Share |