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Messe o sceneggiate?

Ho sotto gli occhi alcune fotografie, pubblicate da giornali cattolici, che rappresentano la messa così come spesso oggi viene celebrata. […] Un tratto comune viene in luce da queste vedute scandalose: l'Eucarestia vi è degradata al rango di un atto quotidiano, nella volgarità dell'ambientazione, delle suppellettili usate, degli atteggiamenti, delle vesti indossate. Orbene: le riviste designate col nome di cattoliche, vendute sui banchi delle chiese, non sciorinano tali foto per stigmatizzare questo andazzo, bensì invece per raccomandarlo. Una di esse, […], giudica perfino che non basti ancora. Avvalendosi come al solito di estratti di lettere di lettori, per dire quel che pensa senza impegnarsi in merito, scrive: “La riforma liturgica dovrebbe andare ancora oltre... le repliche, le formule stucchevolmente ripetute, tutto questo armamentario fissato dalle rubriche, non fanno che frenare la vera creatività”. Cosa dovrebbe quindi essere in realtà la Messa? “I nostri problemi sono molti, le nostre difficoltà aumentano, e la chiesa sembra ancora restarne assente. Si esce dalla messa spesso infastiditi; c'è come uno stacco fra la nostra vita, le nostre preoccupazioni del momento, e ciò che ci propongono di vivere la domenica”.

Rimaniamo certamente infastiditi da una messa che si è sforzata di scendere al livello degli uomini invece di elevarli verso Dio e che, mal compresa, non permette di risolvere e superare i “problemi”. L'incoraggiamento a spingersi ancora più lontano mostra una volontà deliberata di distruggere il sacro. Il cristiano viene così derubato di qualcosa che gli è necessario, a cui aspira, perché portato a onorare e a riverire tutto ciò che ha una relazione con Dio. E a maggior ragione le materie del Sacrificio destinate a diventare il suo Corpo e il suo Sangue! […] La desacralizzazione si estende alle persone votate al servizio di Dio, con la scomparsa dell'abito ecclesiastico per i preti e i religiosi, col chiamarsi per nome, con l'uso del tu, col modo di vita secolarizzato in nome di un nuovo principio, e non, come si cerca di far credere, per necessità pratiche. […]

La perdita del sacro conduce perfino al sacrilegio. […] Non ho intenzione di fare un elenco degli abusi in cui ci si imbatte, bensì solo di dare qualche esempio mostrando perché i cattolici di oggi hanno tutto il diritto di sentirsi perplessi e anche scandalizzati. Non svelo alcun segreto: la televisione stessa si incarica di diffondere nelle famiglie, nella trasmissione della domenica mattina, l'inammissibile disinvoltura che i vescovi mostrano pubblicamente nei riguardi del Corpo di Cristo. Com'è avvenuto nella messa mandata in onda […] in cui la pisside era stata sostituita da panieri che i fedeli si passavano l'un l'altro e che infine sono stati deposti a terra con ciò che rimaneva delle Specie Eucaristiche. […] I concerti di musica profana organizzati nelle chiese sono ora generalizzati. Si accetta pure di prestare i luoghi di culto per audizioni di musica rock, con tutti gli eccessi che esse causano abitualmente. Chiese e cattedrali sono state date in concessione alla dissolutezza, a lordure di ogni genere; e il clero locale non ha indetto cerimonie di espiazione, ma solo gruppi di fedeli si sono giustamente rivoltati a questi scandali. Come fanno i vescovi ed i preti che hanno favorito queste aberrazioni a non temere d'attirare su se stessi e sull'insieme del loro popolo la maledizione divina? Essa appare già nella sterilità che colpisce le loro opere. Tutto si perde e si disgrega perché il Santo Sacrificio della Messa, profanato com'è, non distribuisce più la grazia, né la propizia. Il disprezzo della Presenza Reale di Cristo nell'Eucaristia è il fatto più evidente attraverso cui si esprime lo spirito nuovo che non è più cattolico. Anche senza giungere fino agli eccessi vistosi di cui ho appena parlato, lo si può constatare ogni giorno. Il Concilio di Trento ha affermato esplicitamente, senza possibilità di dubbio, che Nostro Signore è presente nelle più piccole particelle dell'Ostia consacrata. E allora, cosa pensare della comunione nella mano? Quando ci si serve di un piatto, anche se le comunioni non sono numerose, rimangono sempre dei frammenti. Di conseguenza, questi frammenti finiscono per restare nelle mani dei fedeli. La fede di molti ne esce scossa, soprattutto nei bambini.

Il nuovo spirito non può avere che una spiegazione: si viene alla Messa per spezzare il pane dell'amicizia, del pasto comunitario, della fede comune, e quindi è normale che non si prendano eccessive precauzioni. Se l'Eucarestia è un simbolo che materializza il semplice ricordo di una avvenimento passato, ossia la presenza spirituale di Nostro Signore, è perfettamente logico che ci si preoccupi poco delle briciole che possono cadere a terra. Ma se si tratta invece della presenza di Dio stesso, del nostro Creatore, come vuole la fede della Chiesa, come si può reputare accettabile una tale pratica e ammettere che perfino la si incoraggi, a dispetto ancora dei più recenti documenti romani? L'idea che ci si sforza di insinuare è un'idea protestante, contro cui i cattolici non ancora contaminati si ribellano. Per meglio imporla, si obbligano i fedeli a comunicarsi in piedi. E' conveniente che si vada a ricevere senza il minimo segno di rispetto o di deferenza il Cristo davanti al quale, dice S. Paolo, ogni ginocchio si piega il cielo, sulla terra e negli inferi? Molti preti non si inginocchiano più davanti alla Santa Eucarestia; il nuovo rito della messa ve li incoraggia. Io non vi scorgo che due ragioni possibili: o un immenso orgoglio che ci fa trattare Dio come se fossimo suoi pari, o la certezza che non è realmente presente nell'Eucarestia. Faccio alla pretesa “chiesa conciliare” un processo alle intenzioni? No, non invento niente […].


Mons. Marcel Lefebvre (cap. III Lettera aperta ai cattolici perplessi)

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