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Come conservare la fede?

[Editoriale n.19 - ottobre 2018] 

Alla luce di quanto sta accadendo nel mondo cattolico da ormai più di cinquant'anni, ci si chiede cosa debba fare un fedele che intenda conservare la fede e vivere fedelmente il Magistero perenne della Chiesa cattolica così come è stata voluta e fondata da Nostro Signore Gesù Cristo.

Ebbene, risulta assai utile ricordare le parole, contenute nel libro “Breve apologia della chiesa di sempre”, del domenicano padre Roger Thomas Kalmel, teologo e contemplativo di solida formazione tomista, grande servitore della Chiesa che ha lasciato un insegnamento straordinario di fermezza nella fede: “Innanzitutto raddoppiare la preghiera in pace e amore”.

Quindi “dobbiamo a qualsiasi costo perseverare nello studio delle Sacre Scritture, mentre si moltiplicano gli ostacoli per impedire di approfondirle e nutrircene”.

Soprattutto, confessare la fede, a maggior ragione di fronte ad autorità corrotte, significa rifiutare ogni equivoco sia nei riti che nella dottrina il che “significa innanzi tutto continuare a celebrare la Messa di sempre”, aderire alla vera Messa che è tridentina.

Da qui l'esortazione del padre domenicano: “Non dobbiamo esitare ad affrontare dei disagi per andare saggiamente in aiuto di quei sacerdoti che celebrano la Messa di sempre”.

Qui sta il nodo del problema: sono assai pochi infatti i sacerdoti che sono rimasti fedeli a Nostro Signore, i sacerdoti che hanno fatto una scelta chiara, senza compromessi, una scelta di vera fede, accettando persecuzioni, calunnie, rinunce, sacrifici e difficoltà di ogni genere.

Sono questi i sacerdoti ai quali il fedele si deve stringere, ai quali ci si deve rivolgere per la propria salute spirituale.

Proprio riguardo ai sacerdoti, Padre Kalmel, al suo tempo, mise in guardia dalla doverosa scelta di rimanere fedeli ad un solo rito della Chiesa cattolica, l'unico indubitabilmente cattolico. Ma, oggi, un ulteriore problema si manifesta: il biritualismo, ossia lo scadimento e l'appiattimento di due riti (Messa tridentina e messa nuova) posti sullo stesso piano, celebrati da sacerdoti che hanno volontariamente accolto i veleni di una neo-chiesa che impone il ridimensionamento della Liturgia e della Dottrina. Il risultato, come nella nuova messa, è l'assistere a celebrazioni tridentine svuotate del Sacro, ridotte troppo spesso a vere e proprie pagliacciate.

Anche in questo caso valgono le parole di padre Kalmel: “Apriamo gli occhi e guardiamo. Senza che sia mai stata abolita la Messa tradizionale, diventa sempre più frequente che la Messa venga celebrata nell'equivoco e profanata nel sacrilegio. Senza che mai taccia la predicazione della sana dottrina, avviene tuttavia che spesso la predicazione sia resa incerta dagli pseudo-profeti e dai teologi della menzogna. E similmente, benchè la santità permanga zampillante e pura, non è raro che venga travestita e caricaturizzata da contraffazioni vilissime”.

In altre parole se si accetta la celebrazione di un sacerdote biritualista, che considera cioè ininfluente celebrare Messa in un rito piuttosto che in un altro, che rinnega di fatto l'esclusività della liturgia tradizionale, significa essere impegnati, in forma di questo cedimento, sul cammino di quel rinnegamento in atto. 

"Vi è, al contrario, il dovere di smascherare gli stratagemmi di sacerdoti che si sono corrotti, far vedere che questi eretici mentono quando sostengono di non toccare la Chiesa ma di aiutarla soltanto a rinnovarsi e ad espandersi. In realtà la tradiscono, vogliono farla morire, vogliono de-spiritualizzare, perché il loro fine è quello di imporre un modo di dire e un tipo di magistero che la muterebbero in una pseudo-profetessa diabolica, che impartisce al mondo una dottrina infinitamente fluida in una fraseologia vagamente cristiana".

Questi lupi spesso travestiti da agnelli si applicano a spogliarla di tutto ciò che la fa vera: “vogliono toglierle tutti i mezzi indispensabili e tradizionali che la fanno essere vera: soprattutto la Messa è esposta all'invalidità per l'alterazione dei riti poiché la liturgia risulta trasformata in una misera impresa di rappresentazioni sedicenti religiose. La santità infine si dissolve in fantasticherie umanitarie in forza dello pseudo messianismo”.

Certo per conservare la Fede oggi, come in altre epoche del passato, sono richiesti sacrifici, eroismo, perseveranza... ma occorre non dimenticare, come sottolinea padre Kalmel, "che in periodo di rivoluzione, mantenere integra la Tradizione non significa non vivere, ma vivere nell'ordine, perché l'insieme del territorio è sistematicamente abbandonato all'anarchia. Vivere nell'ordine è l'opposto di sonnecchiare, mugugnare senza far niente, consumarsi di rabbia impotente e di disgusto.Significa fare, nei limiti che ci impone la rivoluzione, il massimo di ciò che possiamo fare per vivere della Tradizione con intelligenza e fervore”.

La Chiesa è viva poiché ancora vi sono veri sacerdoti che si prodigano affinché lo sia. É a questi uomini della Provvidenza che curano il gregge a loro affidato dal Buon Dio, che occorre riporre tutta la nostra attenzione, stima e riconoscenza, e con esse il nostro aiuto e le nostre preghiere.


La Redazione

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