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6 agosto - Trasfigurazione di NSGC

S. Vangelo sec. Matteo (17, 1-9)

In quel tempo, Gesù prese con Sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E fu trasfigurato in loro presenza: il suo volto brillò come il sole, e le sue vesti divennero candide come la neve. Ed ecco apparir loro Mosé ed Elia i quali conversavano con Lui. Pietro prese a dire a Gesù: Signore, è bene che noi stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende: una per Te, una per Mosé e una per Elia. Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li circondò, ed una voce dalla nuvola disse: Questo è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto; ascoltatelo. E i discepoli, udito ciò, caddero col viso a terra, e furono presi da gran timore. Ma Gesù, accostatosi, li toccò e disse: Levatevi, e non temete. Ed essi, alzati gli occhi, non videro se non Gesù tutto solo. Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest'ordine: Non parlate di questa visione ad alcuno, finché il Figlio dell'uomo sia risuscitato dai morti.


ANALISI - dagli scritti di P. Marco M. Sales

Secondo un'antica tradizione, riferita da S. Cirillo di Gerusalemme e da S. Gerolamo, il monte della trasfigurazione sarebbe il Tabor, che sorge a dieci chilometri a S.E. di Nazareth e si alza in forma conica a 780 metri sopra il lago di Tiberiade.

Gesù apparve come trasformato, e questa trasformazione fu sensibile all'occhio. L'Evangelista la descrive in due tratti: il volto di Gesù divenne splendido come il sole e le sue vesti bianche come la neve.

L'anima di Gesù, unita personalmente al Verbo, godeva della visione beatifica, di cui è effetto naturale la glorificazione del corpo. Durante la sua missione sulla terra, Gesù impedì che la gloria della sua anima ridondasse nel corpo; ma al momento della trasfigurazione permise che qualche raggio di gloria della sua anima santissima si trasfondesse nel suo corpo.

Mosé ed Elia sono i due personaggi più importanti dell'Antico Testamento: il primo rappresenta la Legge, il secondo i Profeti. Con la loro presenza, attestano che Gesù è il fine a cui era ordinata sia la Legge che i Profeti. Infatti, Mosé legislatore testimonia che Gesù non ha violato e non viola la Legge, come invece asserivano i Giudei; Elia, zelante per la gloria di Dio e operatore di prodigi, attesta che Gesù non è reo di bestemmia quando attribuisce a Sé la gloria di Dio, e compie miracoli in virtù della sua potenza divina, e non per qualche potenza demoniaca come era accusato dai Giudei.

Ciò che dicevano tra loro, è riportato nel Vangelo di Luca: Gesù parlava con Mosé ed Elia della sua dipartita dal mondo per mezzo della sua Passione, da compiersi in Gerusalemme.

Certamente, alla presenza di Gesù-Dio gli Apostoli dovettero provare una gioia inestimabile, perciò Pietro, sempre ardente e pieno di buone intenzioni, desiderando di prolungare quel soavissimo momento, si propone per costruire tre tende; egli però, come scrive l'Evangelista Marco, non si rendeva conto di ciò che chiedeva.

La nuvola che appare e che avvolge tutti è il segno della presenza di Dio; infatti, si sente la voce che parla di Gesù come Figlio suo. E' la stessa voce che era intervenuta al principio della vita pubblica di Gesù, cioè al suo Battesimo, e che ora si fa nuovamente sentire per confermare che Gesù è il Figlio diletto che ha la missione e il comando del Padre di versare il suo Sangue per la salvezza degli uomini. Il Padre ordina anche di ascoltare Gesù, perciò Lo presenta come legittimo Legislatore della Nuova Alleanza.

Il motivo per cui Gesù ordina agli Apostoli di non svelare agli uomini ciò che avevano visto e udito, è quello di impedire ai Giudei di trascendere a sommosse violente, cosa che sarebbe successa se si fosse detto loro che Gesù era il Messia: i Giudei infatti erano persuasi che il Messia dovesse essere un grande conquistatore politico.

L'Apostolo Pietro parlerà della Trasfigurazione di Cristo solo dopo la Risurrezione di Gesù, nella sua prima Epistola.


COMMENTO

Gesù prese con Sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte...

I tre apostoli sono quelle tre persone, delle quali Samuele disse a Saul: “Quando arriverai alla quercia del Tabor, ti verranno incontro tre uomini che stanno salendo a Dio in Betel: uno porta tre capretti, il secondo tre forme di pane, il terzo un’anfora di vino” (1Re 10,3). La quercia del Tabor e il Tabor stesso sono figura della sublimità della vita santa, che giustamente viene chiamata e quercia, e monte, e Tabor: quercia, perché è costante e irremovibile fino alla perseveranza finale; monte, perché è elevata e sublime fino alla contemplazione di Dio; Tabor – che s’interpreta “splendore che viene” –, perché diffonde la luce del buon esempio. Nella sublimità della vita santa sono richieste queste tre qualità: che sia costante in se stessa, immersa nella contemplazione di Dio e luce che illumina il prossimo. “Quando dunque verrai”, cioè stabilirai di venire o di salire alla quercia o al monte Tabor, ti verranno incontro tre uomini, che stanno salendo a Dio in Betel. Questi tre uomini sono Pietro, colui che riconosce, Giacomo, colui che soppianta o sradica, e Giovanni, la grazia di Dio. Pietro porta tre capretti, Giacomo tre forme di pane, Giovanni un’anfora del vino. Pietro, cioè colui che si riconosce peccatore, porta tre capretti. Nel capretto è simboleggiato il fetore del peccato; nei tre capretti le tre specie di peccati nei quali più frequentemente si cade, cioè la superbia del cuore, l’impudenza della carne, l’attaccamento alle cose del mondo. Quindi chi vuole salire al monte della luce deve portare questi tre capretti, cioè riconoscersi colpevole di queste tre specie di peccati. Giacomo, cioè colui che soppianta o sradica i vizi della carne, porta tre forme di pane. Il pane simboleggia la bontà dell’animo, che consiste nell’umiltà del cuore, nella castità del corpo e nell’amore alla povertà; nessuno può avere questa bontà se prima non ha sradicato i vizi. Quindi porta tre forme di pane – vale a dire la triplice bontà dell’a­nimo – solo colui che reprime la superbia del cuore, che frena l’impudenza della carne e che rigetta l’avarizia del mondo. Giovanni, cioè colui che con la grazia di Dio – che previene, accompagna e coopera – conserva tutte queste cose con fedeltà e costanza, porta veramente l’anfora del vino. Il vino nell’anfora rappresenta la grazia dello Spirito Santo, infusa nella volontà di fare il bene. - Sermoni, S. Antonio

 

E fu trasfigurato in loro presenza: il suo volto brillò come il sole, e le sue vesti divennero candide come la neve...

A stornare le astuzie di Satana e le insidie dei futuri, e non ignoti a Dio Padre, nemici del Verbo Incarnato, Dio avvolse di aspetti comuni a tutti i nati di donna il Cristo non solo sinché fu "il fanciullo e il figlio del falegname" ma anche quando fu il Maestro. Soltanto la sapienza e il miracolo lo distinguevano dagli altri. Ma Israele, sebbene in minor misura, conosceva altri maestri (i profeti) e operatori di miracoli. Ciò doveva servire a provare anche la fede dei suoi eletti: gli apostoli e i discepoli. Essi dovevano "credere senza vedere" cose straordinarie e divine. Così vedevano l'Uomo dotto e santo che faceva anche miracoli ma che per tutto il resto era simile a loro nei suoi bisogni umani. Però, a confermare i tre, dopo che l'annuncio della morte futura di croce li aveva turbati, Egli ora si svela in tutta la gloria della sua Natura Divina. Dopo ciò il dubbio che la predetta morte di croce aveva insinuato nei suoi più prossimi seguaci, non poteva più sussistere. Essi avevano visto Dio. Dio nell'Uomo che sarebbe stato crocifisso. Era la manifestazione delle due Nature ipostaticamente unite. Manifestazione innegabile che non poteva lasciare dubbi. E al Figlio-Dio che si manifesta tale si unisce il Padre-Dio con le sue parole e il Cielo rappresentato da Mosé ed Elia. Dopo aver scosso la loro fede con il preannuncio del suo morire, Gesù ristabilisce, anzi aumenta tal fede col suo trasfigurarsi.

Questo è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto; ascoltatelo...

Dice Gesù: "Io ho detto: "Non temete. Alzatevi. Andiamo. Andiamo fra gli uomini perché sono venuto per stare con essi. Siate santi, forti e fedeli per ricordo di quest'ora.". Lo dico anche a te e a tutti i miei prediletti fra gli uomini, a quelli che mi hanno in maniera speciale. Non temete di Me. Mi mostro per elevarvi, non per incenerirvi. Alzatevi: la gioia del dono vi dia vigoria e non vi ottunda nel sopore del quietismo, credendovi già salvi perché vi ho mostrato il Cielo. Andiamo insieme fra gli uomini. Vi ho invitati a sovrumane opere con sovrumane visioni e lezioni perché possiate essermi di maggiore aiuto. [...] Non siate come gli antichi rabbini che insegnavano la Rivelazione e poi non le credevano al punto da non riconoscere i segni dei tempi e i messi di Dio. Riconoscete i precursori di Cristo nel suo secondo avvento, poiché le forze dell'Anticristo sono in marcia e, facendo eccezione alla misura che mi sono imposta, perché conosco che bevete a certe verità non per spirito soprannaturale ma per sete di curiosità umana, vi dico in verità che quello che molti credevano vittoria sull'Anticristo, la pace ormai prossima, non sarà che sosta per dare tempo al Nemico del Cristo di ritemprarsi, medicarsi delle ferite, riunire il suo esercito per una più crudele lotta. Riconoscete, voi che siete le "voci" di questo vostro Gesù, del Re dei re, del Fedele e Verace che giudica e combatte con giustizia e sarà il Vincitore della Bestia e dei suoi servi e profeti, riconoscete il vostro Bene e seguitelo sempre. Nessun bugiardo aspetto vi seduca e nessuna persecuzione vi atterri. La vostra "voce" dica le mie parole. La vostra vita sia per quest'opera. E se avrete sorte, sulla Terra, comune al Cristo, al suo Precursore e ad Elia, sorte cruenta o sorte tormentata da sevizie morali, sorridete alla vostra sorte futura e sicura che avrete comune con Cristo, con il suo Precursore, col suo Profeta." - L'Evangelo come mi è stato rivelato/v. 5, Maria Valtorta

Gesù diede loro quest'ordine: Non parlate di questa visione ad alcuno, finché il Figlio dell'uomo sia risuscitato dai morti.

Gesù Cristo, leggendo nei loro cuori l'ansia di parlare dell'avvenimento grandioso della Trasfigurazione, lo vietò fino a dopo la Risurrezione. La divulgazione di un fatto così importante, per il malanimo degli scribi e farisei sarebbe servita solo ad aumentarne l'ostilità e li avrebbe resi maggiormente rei. Ad essi, come a gran parte del popolo, ignorante e prevenuto, sarebbe apparsa una fiaba, e si sarebbe così svalutato un dono di Dio. La parte del popolo che ci avrebbe creduto si sarebbe abbandonata a dimostrazioni politiche, rendendo vano in tante anime il disegno di Dio e concentrandole in una falsa aspirazione temporale. Gesù, dunque, volle che non se ne parlasse se non quando la gloria inoppugnabile della Resurrezione l'avresse reso non solo credibile ma salutare per le anime. - I Quattro Vangeli, don Dolindo Ruotolo

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