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La malattia del biritualismo: letale per il sacerdote e il fedele

Poche idee ma confuse: è la condizione di quei sacerdoti biritualisti che celebrano la santa “Messa di sempre” alternandola con quella modificata dal Concilio Vaticano II. Ma celebrare due Messe diverse significa celebrare due liturgie diverse, anzi due riti diversi, quindi due religioni diverse.

Come il fedele non può assistere a due riti estremamente opposti tra di loro ma è obbligato a scegliere drasticamente o la Fede o la pseudo-fede, così deve essere soprattutto per il Sacerdote che più di tutti deve conoscere che nella S. Messa sta compiendo il Sacrificio (effondendo grazie e benefici) mentre nella pseudo-messa sta dissacrando il Santo dei Santi! Non si può celebrare e l'una e l'altra senza cambiare continuamente pensiero e comportamento nell'una e nell'altra: si rasenta la schizofrenia! Frasi del tipo “i due riti si arricchiscono vicendevolmente” sono la prova della devastazione intellettuale che questo atteggiamento doppiogiochista causa nelle menti di quanti persistono nel voler tenere i piedi in due scarpe. Infatti, è fin troppo chiaro come i due riti non abbiano nulla di che spartire tra loro, eppure i biritualisti sono convinti del contrario. Da qui, il dubbio che non si tratti solo di confusione mentale, ma anche di qualcos'altro, ben peggiore...

Per non parlare di quante volte si sente dire che il Vetus Ordo è la forma straordinaria della Messa, mentre il Novus Ordo è quella ordinaria. Qui la confusione raggiunge vette altissime perché la verità dice precisamente l'esatto contrario.

Certo la nuova pastorale (alias Concilio Vaticano II) vuol convincere che il nuovo sia sempre meglio del vecchio, per cui tutto ciò che è innovativo è sempre “ordinario” e tutto ciò che è sempre rimasto tale e quale è presto derubricato a un qualche cosa di vecchio e stantio che, se proprio dovesse essere riesumato, dovrà specificatamente muoversi sotto l'etichetta di “straordinario” (ovviamente nel senso più negativo del termine). È questo il linguaggio usato dalla neo chiesa: confusionario oltre che menzognero, subdolo, ambiguo, velenoso... conciliare.

Così pure accade che dagli amboni si sente pronunciare non poche volte: “Non bisogna imporre il rito straordinario” perché “è sbagliato forzare la sensibilità dei fedeli”, perché “il vecchio rito divide”... e così via, in un delirio di storpiature e scemenze che potrebbero persino far sorridere se non fosse che non vi è nulla di cui ridere se si pensa che sono parole proferite non da improvvisati cabarettisti ma da coloro che dovrebbero “curare” le anime...

Nelle omelie di questi sacerdoti biritualisti si rivela di fatto il loro pensiero schizofrenico, caotico, ingarbugliato in tante parole che non hanno valore: le omelie sono vuote se non sconclusionate, parlano e parlano per non dire esattamente niente (si dà in lunghezza quando non si sa dare in profondità), quasi volessero sopperire a parole ciò che non fanno con le azioni. È evidente che la loro poca chiarezza deriva dalla loro saltuaria e poca fede, un po' in una un po' nell'altra messa. La conclusione, è un pastore che guida il gregge a volte nei prati e a volte nel burrone...

“Non bisogna imporre il rito straordinario”: ripetono, compiaciuti, davanti ai fedeli, di vestire i panni del saggio insegnante. Come detto, poche idee ma confuse.

Primo: l'utilizzo del verbo “imporre” è usato a sproposito. Non è certo la S. Messa tridentina ad essere stata imposta, semmai è stata sostituita: il Vaticano II ha imposto, questo sì! la pseudo messa. Di più: lo ha fatto violentemente, tant'è che in ogni dove è giunto l'obbligo di sostituire il rito tradizionale con quello nuovo.

Secondo: posto che si sappia il significato della Messa e posto che si conoscano le impressionanti differenze tra Vetus e Novus Ordo Missae, preoccuparsi di non diffondere la celebrazione della Messa tridentina equivale a quel padre cattivo che, pur sapendo che un cibo è salutare, non offre al figlio ciò che lo farà stare bene ma addirittura, in molti casi, persino ciò che gli può nuocere. Un padre siffatto come verrebbe descritto se non un pessimo e perfido pater familias?

Terzo: nel proferire quelle parole gravissime, non ci si accorge nemmeno della bestemmia che ne è insita. Non voler diffondere la Messa di sempre, codificata nella storia della Chiesa e tramandata fino a noi, significa non voler diffondere la Tradizione, e perciò equivale ad una precisa scelta di campo: no alla Chiesa di sempre, sì a quella conciliare. No alla Chiesa di Gesù Cristo, sì alla chiesa dell'uomo. No alla religione della certezza, sì a quella del dubbio. No alla Chiesa che insegna la santità, sì a quella che propone la mondanità.

Il Venerabile Fulton J. Sheen scriveva: “Nessun uomo può servire due padroni. Ciò malgrado il Sacerdote tenta a volte di conciliare alla meno peggio il Simone e il Pietro che sono in lui. Ma questa soluzione al Cristo non va. Nel suo Sacerdote non vi è posto per calcoli del più e del meno. Nostro Signore esige un amore smisurato, non una natura che vuole il compromesso. […] Ogni cattivo Sacerdote può facilmente divenire un buon Sacerdote; ogni buon Sacerdote corre sempre il pericolo di divenire un cattivo Sacerdote. La linea di demarcazione fra sanità e peccato è sottilissima ed è molto facile attraversarla e chi l'attraversa può rapidamente guadagnare velocità sia in una direzione che nell'altra. San Tommaso disse che ogni cosa aumenta il proprio movimento a mano a mano che la sua mèta si approssima. I santi crescono rapidamente in santità; i cattivi si corrompono altrettanto rapidamente. Questa verità la possiamo vedere nel confronto tra Pietro e Giuda. Per molto tempo non sembrò esservi tra loro grande diversità, e tutto a un tratto vi fu la diversità che esiste tra l'essere un santo e l'essere un demonio”.


L'Alfiere

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