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Unioni gay, gender e il gravissimo attentato nelle scuole ai bambini: l'analisi del Card. Caffarra e un nostro breve commento

[Editoriale n.9 - luglio 2015]

In un'intervista concessa a Luigi Amicone su Tempi il 19 giugno 2015, il Card. Carlo Caffarra si è così espresso:

«Io ho fatto diversi pensieri a partire da quella mozione votata al Parlamento europeo. Il primo pensiero è questo: siamo alla fine. L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità. Faccio un inciso: qualcuno potrebbe osservare che nessuna civiltà si è mai spinta ad affermare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E invece bisogna ricordare che la nobilitazione è stata qualcosa di più del matrimonio. Infatti l’aggettivo usato dal Levitico per giudicare la nobilitazione della omosessualità attraverso il rito sacro è: “abominevole”. [...]». 

«Tanto è vero che le uniche due realtà civili, chiamiamole così, gli unici due popoli che hanno resistito lungo millenni [...] sono stati quei due popoli che soli hanno condannato l’omosessualità: il popolo ebreo e il cristianesimo. [...]. Questo è stato il mio primo pensiero. Siamo alla fine». 

«Secondo pensiero, di carattere prettamente di fede. Davanti a fatti di questo genere io mi chiedo sempre: ma come è possibile che nella mente dell’uomo si oscurino delle evidenze così originarie, come è possibile? E la risposta alla quale sono arrivato è la seguente: tutto questo è opera diabolica. In senso stretto. È l’ultima sfida che il satana lancia a Dio creatore, dicendogli: “Io ti faccio vedere che costruisco una creazione alternativa alla tua e vedrai che gli uomini diranno: si sta meglio così. Tu gli prometti libertà, io gli propongo la licenza. Tu gli doni l’amore, io gli offro emozioni. Tu vuoi la giustizia, io l’uguaglianza perfetta che annulla ogni differenza”». 

«Apro una parentesi. Perché dico “creazione alternativa”? Perché se noi ritorniamo, come Gesù ci chiede, al Principio, al disegno originario, a come Dio ha pensato alla creazione, noi vediamo che questo grande edificio che è il creato, si regge su due colonne: il rapporto uomo-donna – la coppia – e il lavoro umano. Noi stiamo parlando adesso della prima colonna, ma anche la seconda si sta distruggendo. Vediamo, per esempio, con quanta difficoltà oggi si possa ancora parlare del primato del lavoro nei sistemi economici. [...] Siamo dunque di fronte al tentativo diabolico di edificare una creazione alternativa, sfidando Dio nel senso che l’uomo finirà col pensare che si sta meglio in questa creazione alternativa. Si ricorda la Leggenda del Grande Inquisitore?». 

«Il terzo pensiero mi è venuto in forma di domanda: “Fino a quando Signore?”. E allora risuona sempre nel mio cuore la risposta che dà il Signore nell’Apocalisse. Nel libro si narra che ai piedi dell’altare celeste ci sono gli uccisi per la giustizia, i martiri, che dicono continuamente “fino a quando Signore non vendicherai il nostro sangue?” (cfr. Ap 6, 9-10). E così, mi viene da dire: fino a quando Signore non difenderai la tua creazione? Ed ancora la risposta dell’Apocalisse risuona dentro di me: “Fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni”. Che grande mistero è la pazienza di Dio! Penso alla ferita del Suo cuore, diventata visibile, storica, quando un soldato ha aperto il costato a Cristo. Perché di ogni cosa e creatura creata la Bibbia dice “e Dio vide che era cosa buona”. Infine, al culmine della creazione, dopo quella dell’uomo e della donna, “e Dio vide che tutto era molto buono”. La gioia del grande artista! Adesso questa grande opera d’arte è totalmente sfigurata. E lui è paziente e misericordioso. E dice, a chi gli domanda “fino a quando?”, di aspettare. “Fino a quando il numero degli eletti non è compiuto”». 

«Ed ecco l’ultimo pensiero. Un giorno, quando ero arcivescovo a Ferrara, mi trovavo in uno dei paesini più sperduti, nel delta del Po. Un posto che sembra la fine della Terra, in mezzo a una di quelle gincane che fa il grande fiume, che va un po’ dove vuole prima di andare in mare. Vi incontrai per motivo di catechesi un gruppo di pescatori, gente che letteralmente passa la maggior parte della sua vita in mare. Uno di loro mi fece questa domanda: “Lei pensi al mondo come a uno di quei vasi cilindrici in cui noi mettiamo i pesci appena pescati, ecco il mondo è questa specie di barile e noi siamo come pesci appena pescati. La domanda è: il fondo di questo barile come si chiama, che nome ha?”. Pensi, un pescatore che pone la domanda che è all’inizio di tutta la filosofia: come si chiama il fondo di tutte le cose? E allora io, molto colpito da questa domanda, gli risposi : “Non si chiama caso, il fondo; si chiama gratuità e tenerezza di uno che ci tiene tutti abbracciati”. In questi giorni ho ripensato alla domanda e alla risposta che diedi a quel vecchio pescatore perché mi chiedo: tutto questo tentativo di sfigurare e distruggere la creazione, ha una tale forza che alla fine vincerà? No. Io penso che c’è una forza più potente che è l’atto redentivo di Cristo, Redemptor Hominis Christus, Cristo redentore degli uomini». 

«Ma faccio un’altra riflessione, suscitata proprio dai pensieri di questi giorni. Ma io, come pastore, come faccio ad aiutare la mia gente, il mio popolo, a custodire nella mente e nella coscienza morale, la visione originaria? Come faccio a impedire l’oscuramento dei cuori? Penso ai giovani, a chi ha ancora il coraggio di sposarsi, ai bambini. E allora penso a cosa si fa normalmente nel mondo comune quando si deve affrontare una pandemia. Gli organismi pubblici responsabili della salute dei cittadini cosa fanno? Agiscono sempre secondo due direttrici. La prima: intanto curano chi è malato e cercano di salvarlo. Seconda, non meno importante e, anzi, decisiva, cercano di capire perché e quali siano le cause della pandemia, in modo da elaborare una strategia di vittoria. Così adesso la pandemia è qui. E come pastore ho la responsabilità di guarire e di impedire che le persone si ammalino. Ma nello stesso tempo ho il grave dovere di avviare un processo, cioè un’azione di intervento che esigerà pazienza, impegno, tempo. E la lotta sarà sempre più dura. […] Dunque, stiamo parlando di un processo lungo e che ci vedrà impegnati in un combattimento duro. Ma insomma, siamo chiamati a fare entrambe le cose: pronto intervento e lotta di lunga durata, una strategia d’urgenza e un lungo processo educativo». 

«Ma chi sono gli attori di quest’ultimo, cioè di un’impresa per la quale occorrerà tempo e capacità di sacrificio? Sono fondamentalmente due, a mio avviso: i pastori della Chiesa, più precisamente i vescovi. E gli sposi cristiani. Per me questi saranno coloro che ricostruiranno le evidenze originarie nel cuore degli uomini».

«I pastori della Chiesa: perché loro esistono per questo. Hanno ricevuto una consacrazione finalizzata a questo, la potenza di Cristo è in loro. “Sono duemila anni che in Europa il vescovo costituisce uno dei gangli vitali, non soltanto della vita eterna, ma della civiltà” (G. De Luca). E una civiltà è anche l’umile, magnifica vita quotidiana del popolo generato dal Vangelo che il vescovo predica. E poi gli sposi. Perché il discorso razionale viene dopo la percezione di una bellezza, di un bene che tu vedi davanti agli occhi, il matrimonio cristiano». 

«Debbo confessare che io stesso mi trovo in difficoltà. E questo perché non raramente mi viene a mancare l’alleato che è il cuore umano. Penso alla situazione tra i giovani. Vengono e mi chiedono: “Perché dobbiamo impegnarci definitivamente, quando non si è neppure sicuri di arrivare a volersi bene fino a sera?”. Ora, di fronte a questa domanda io ho solo una risposta: raccogliti in te stesso e pensa a che esperienza hai fatto quando tu hai detto a una ragazza o a un ragazzo “ti voglio bene, ti voglio veramente bene”. Hai forse pensato nel tuo cuore: “Dono tutto me stesso a un’altra, ma solo per un quarto d’ora o al massimo fino a sera”? Questo non è nell’esperienza di un amore, che è dono. Questo è nella natura di un prestito, che è calcolo». 

«Ora se riesci ancora a guidare la persona a questo ascolto interiore (Sant'Agostino), tu l’hai salvata. Perché il cuore non inganna. La grande tesi dogmatica della Chiesa cattolica: il peccato non ha corrotto radicalmente l’uomo. Questo la Chiesa l’ha sempre insegnato. L’uomo ha fatto dei disastri enormi, però l’immagine di Dio è rimasta. Io vedo oggi che i giovani sono sempre meno capaci di questo ritorno in se stessi. Lo stesso dramma di Agostino quando aveva la loro età. In fondo Agostino da che cosa fu commosso alla fine? Il vedere un vescovo, Ambrogio; il vedere una comunità che cantava con il cuore più che con le labbra la bellezza della creazione, Deus creator omnium, l’inno bellissimo di Ambrogio».

«Oggi questo è molto difficile con i ragazzi, però secondo me questo è l’intervento d’urgenza. Non ce n’è un altro. Se perdiamo questo alleato, che è il cuore umano – il cuore umano è l’alleato del Vangelo, perché il cuore umano è stato creato in Cristo in corrispondenza a Cristo –, se perdiamo dicevo questo alleato, io non vedo più strade». 

«Un’ultima cosa vorrei dire. Più sono andato avanti nella mia vita, più ho scoperto l’importanza che hanno nella vita dell’uomo, in ordine ad una vita buona, le leggi civili. Ho capito quello che dice Eraclito: “Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città”. Più sono invecchiato e più mi sono reso conto dell’importanza della legge nella vita di un popolo. Oggi sembra che lo Stato abbia abdicato al suo compito legislativo, abbia abdicato alla sua dignità, riducendosi a essere un nastro registratore dei desideri degli individui. Con il risultato che si sta creando una società di egoismi opposti, oppure di fragili convergenze di interessi contrari. Tacito dice: “Corruptissima re publica, plurimae leges”. Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto. Quando lo Stato è corrotto si moltiplicano le leggi. È la situazione di oggi». 

«È un circolo vizioso perché da una parte le leggi sembrano appunto ridursi a nastro registratore di desideri. Questo inevitabilmente genera un sociale conflittuale, di lotta, di supremazia del più prepotente sul più debole, cioè la corruzione dell’idea stessa del bene comune, della res publica. Allora si cerca di rimediare con le leggi dimenticando che non ci saranno mai delle leggi così perfette da rendere inutile l’esercizio delle virtù. Non ci saranno mai. Qui, secondo me, noi pastori abbiamo una grande responsabilità, di aver permesso la irrilevanza culturale dei cattolici nella società. L’abbiamo permessa, quando non giustificata. Quando mai la Chiesa ha fatto questo? Quando mai i grandi pastori della Chiesa han fatto questo?». […] 


Abbiamo riportato l'analisi del Card. Caffarra che presenta a nostro avviso una lucida e coraggiosa presa di consapevolezza su ciò che sta accadendo in questi tempi tanto bui e tribolati. La stima e l'affetto che nutriamo verso il Cardinale Caffarra crediamo siano testimoniate dai numerosi articoli pubblicati sulla Corsia riportanti le profonde riflessioni del Cardinale.

Tuttavia ci permettiamo, con molto rispetto e in virtù di quell'affetto che proviamo verso l'Arcivescovo di Bologna, di far notare che la disamina condotta dal Cardinale (simile a quella di altri sacerdoti) appare come un discorso interrotto, lasciato a metà, nel senso che si è preso coscienza del fatto che ci sia qualcosa che non quadra nella società di cui facciamo parte, ci si pone domande sul perché accadano certi fatti tragici e inquietanti, ma le loro cause e i rimedi per correggere tale sfacelo appaiono ancora lontani dall'essere realmente individuati.

Eppure la soluzione è lì, davanti agli occhi: lo stesso Cardinale, forse senza persino accorgersene (ma è così?) la richiama: quando dice - Nel libro dell'Apocalisse si narra che ai piedi dell’altare celeste... - e - Io penso che c’è una forza più potente che è l’atto redentivo di Cristo, Redemptor Hominis Christus, Cristo redentore degli uomini – ebbene, si sta indicando la soluzione delle soluzioni: la Santa Messa.

Perché è lì che si verifica l'atto redentivo di Cristo che monda i peccati degli uomini. Spesso si sono richiamate le parole di Padre Pio: “...il mondo può rimanere anche senza sole, ma mai senza Messa” a significare in cosa consiste l'essenziale.

Dunque, quando il Cardinale si chiede - Ma io, come pastore, come faccio ad aiutare la mia gente, il mio popolo, a custodire nella mente e nella coscienza morale, la visione originaria? - ci aspettiamo una sola cosa: che celebri la Santa Messa, perché è un sacerdote, dunque l'unica persona che può celebrarla e perché senza Messa il mondo crolla, si autodistrugge, si eclissa.

Il Cardinale dice anche - prima cosa: intanto (i pastori, ndr) curano chi è malato e cercano di salvarlo. Seconda, non meno importante e, anzi, decisiva, cercano di capire perché e quali siano le cause della pandemia, in modo da elaborare una strategia di vittoria. - È qui che sta il problema vero, profondo, reale: posto che è la Santa Messa ciò di cui il mondo e la società abbisognano per la salvezza e per la costruzione di una vita terrena vissuta nella verità, cioè secondo i dettami del Creatore, resta da chiederci: chi è il vero malato oggi?

In un'intervista rilasciataci prima di morire, il compianto Mario Palmaro ci ha detto: “...quando si è di fronte ad un guasto l’ingegnere controlla per prima cosa la centralina dell’impianto, il suo organo principale. Così è per la crisi che stiamo trattando: se voglio capire e riparare il guasto che affligge la Chiesa devo esaminare il suo organo principale: la Messa. [...] ma l’uomo concreto, se non si aggrappa ai sacramenti, come fa ad avere la vita di grazia? Come fa perciò a salvarsi? -

E' inutile quindi girarci intorno: il vero problema che sta a monte è la Messa, sfiguarata, manipolata, cambiata, resa altro dal Concilio Vaticano II. Sabotata la Messa, il male, non trovando più resistenza, ha avuto campo aperto per propagarsi in ogni dove, dal campo della morale fino a quello economico e sociale.

Ma, per i pastori in modo particolare, prendere coscienza di questo significa fermarsi e dire: signori, abbiamo sbagliato tutto, abbiamo smarrito la strada, dobbiamo tornare indietro...

E per dire questo, per fare questo atto d'ammenda, costa forse parecchio al proprio orgoglio... non è mai facile ammettere i propri errori. Il problema sta tutto qui. Ma il noto proverbio ammonisce: sbagliare è umano, perseverare diabolico... Alla fine, se non ci si ravvede, si diventa persino alleati del demonio e attori attivi dei suoi progetti distruttivi. 

Le parole di un acuto pastore come il Cardinale Caffarra indicano giustamente chi sarà chiamato a battersi contro il demonio per ricostruire la civiltà cristiana: - i pastori della Chiesa, più precisamente i vescovi. E gli sposi cristiani. Per me questi saranno coloro che ricostruiranno le evidenze originarie nel cuore degli uomini..I pastori della Chiesa: perché loro esistono per questo. Hanno ricevuto una consacrazione finalizzata a questo, la potenza di Cristo è in loro -. Tuttavia siamo persuasi del fatto che i pastori della Chiesa non verranno meno a tale compito solo se ritorneranno al loro ruolo, da molti smarrito e persino tradito nella Chiesa odierna: difendere e ritornare alla Tradizione, tornando a celebrare la Messa di sempre, unico luogo dove si rivive il Sacrificio di Cristo per la salvezza delle anime.

E che il sacerdozio oggigiorno stia vivendo una tremenda crisi d'identità è fuor di dubbio, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Si leggano gli scritti di Mons. Lefebvre sul sacerdozio: non è necessario essere "lefebvriani" (come etichettano i maligni) per capire come stanno certe cose.

Il card. Caffarra indica anche gli sposi cristiani quali secondi attori della rinascita: ne siamo convintissimi anche noi perché essi sono la dimostrazione vivente, con la testimonianza dell'amore che li unisce sacramentalmente e con lo sguardo fisso a Maria Santissima, del rispetto e della lode alla legge naturale così come voluta da Dio stesso: in fondo, rappresentano una costante preghiera, un inno ininterrotto al Dio Creatore affinché su di essi e le loro famiglie non venga mai meno la benedizione del Cielo.

Ma anche gli sposi cristiani non possono prescindere dai pastori quali loro punto di riferimento. Perciò, riassumendo: oggi più che mai siamo alla ricerca di preti veri, di preti santi, con il coraggio della Fede stampato in fronte, pronti a battersi con la vita per la difesa di ciò che è essenziale al mondo (la Santa Messa) e per la salvezza del gregge a loro affidato. La Chiesa, il mondo intero, di questo hanno urgentemente bisogno.

Che il Buon Dio ci faccia trovare sacerdoti di siffatta risma! 

La Redazione

 

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